Pensieri Sparsi

Mi salvi chi può.


Come fate a capire cosa scrivere quando avete la testa piena zeppa di cose che vogliono trovare posto sul foglio vuoto dinanzi a voi?
Sembra quasi che solo adesso che, finalmente, dopo un’eternità io abbia trovato voglia e tempo di sedermi di fronte a questo spazio bianco i pensieri nella mia testa abbiano deciso di mettersi a ballare una rumba rendendomi complicato il tentativo di metterli in ordine.

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Avrei così tanto da raccontare…ma non so da dove iniziare. Oh, sai che novità.
La verità è che è un mese che succedono cose per cui mi ritrovo a pensare questa cosa qui devo assolutamente raccontarla sul blog e poi semplicemente di sera arrivo così stanca e infastidita dal rumore dei tasti sulla tastiera del mio pc che aggiornare il blog diviene l’ultimo dei miei pensieri. Arrivo così stanca che non riesco neanche più a trovare forza e voglia di andare in palestra (regaliamoli i soldi di questo abbonamento eh), così stanca che non riesco più a seguire decentemente una serie televisiva (ci credereste se vi dicessi che prima ne seguissi almeno 15 diverse a settimana?), così stanca che troppo spesso le parole di chi mi circonda non trovano spazio nella mia testa.

tumblr_inline_nafspk2cuu1slto11Il punto è che da quando ho cambiato mansione a lavoro sono decisamente più stanca, più esaurita (io ancora mi domando perché le barche non si spostino da sole eh), più ansiosa rispetto alle cose da fare il giorno dopo, più maniaca del controllo con i miei post-it, i miei evidenziatori, la mia agenda e i miei mille quaderni, spesso più confusa (devo decisamente migliorare il mio switch italiano/inglese)…eppure sono decisamente più soddisfatta.

tenor_zpskulamuq6Ed è strano sapete? Perché, per quanto io sia consapevole di aver studiato per essere un architetto da grande, nell’ultimo mese credo di aver assunto le mansioni più svariate: sono stata un pò avvocato, un pò facchino, un pò agente di viaggi, un pò assicuratore, un pò segretaria, un pò ragazza del caffè, un pò la nuova tizia dell’ufficio marketing e comunicazione, un pò social media manager, un pò controllore, un pò l’assistente del capo,  un pò trasportatrice di brochure e cassette degli attrezzi vari…si ok, a tratti brevi, sono stata anche un poco architetto.

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Lo sto facendo di nuovo, anche qui: quando smetto di lavorare…parlo di lavoro. 
AIUTATEMI!!!
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Mi rendo conto che dopo tutto questo delirio vi sarà complicato credere che ho delle distrazioni inquietante questo periodo, che avrei mille e trecento cose a cui pensare quando finalmente lascio l’ufficio/il cantiere/la barca/l’ennesimo posto in cui sono dovuta andare. 
Ma se vi dicessi che le distrazioni attualmente mi mettono più ansia cosa mi rispondereste?

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Questo post è un delirio ma è il frutto della consapevolezza che i prossimi 19 giorni saranno un’unica ed infinita corsa, perché mi sono resa conto solo oggi che mancano appena 19 giorni e ho ancora fin troppe cose per pensare anche solo lontanamente di essere pronta ad affrontare tutto questo.

Rachel-AHHHHHHHH

Mi salvi chi può!

 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

❣ Anywhere for you ❣


I’d go anywhere for you, anywhere you asked me to.
I’d do anything for you, anything you want me to.

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Chiudo gli occhi e nella mia mente continuano a risuonare dolcemente le note di questa canzone che ha sempre avuto il sapore di una promessa per me; una promessa che, ormai, direi di aver onorato per davvero.

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Mi piacerebbe raccontarvi di come questa volta io abbia deciso senza esitazione di essere felice, di come in maniera impulsiva e del tutto irrazionale io abbia ignorato le mie ansie e abbia fregato la mia razionalità prenotando senza battere ciglio questo viaggio ai limiti della follia; ma volete ascoltare la mia storia o quella di qualcun altro?

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Ogni viaggio ha inizio nel momento in cui si decide di intraprenderlo, nel preciso istante in cui, arrendendosi al volere dei propri desideri, si prende coscienza dell’inevitabilità di assecondare quella decisione che in cuor nostro avevamo già preso da tempo. Nel mio caso, in realtà, pare abbia  inizio nell’esatto momento in cui tutti sembrano aver capito ancor prima di me che prenoterò quel volo, che comprerò quei biglietti…che ancora una volta volerò da lui… loro.

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Era fine settembre quando, dopo una settimana di telefonate e masturbazioni mentali, mi sono decisa ad assecondare quel desiderio che aveva iniziato a bruciarmi dentro.
The only limit is the sky…e le mie ansie che avevo deciso di raggirare con il solito meccanismo di difesa “intanto prendo i biglietti, poi decido davvero cosa fare!”. Bugiarda!?! Non avrei rinunciato per niente al mondo a questo viaggio, ma ancora non lo sapevo.

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Come se avessi avuto bisogno di una conferma per quanto appena affermato, in una notte in cui non riuscivo a prendere sonno, è arrivata una mail che sembrava urlarmi di essere felice.

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Io che non ho mai vinto il premio che volevo neanche quando da bimba pescavo i cigni al luna park, mi sono ritrovata con gli occhi lucidi dalla felicità esattamente come ad una bambina a cui hanno regalato il biglietto per la fabbrica di cioccolato: il pass per la felicità.


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Organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo mentre si è intenti a capire che direzione stia prendendo la propria vita non è una delle cose più semplici da fare al mondo, ve lo assicuro. Chi segue questo blog da un poco ben conosce il mood che ha accompagnato i miei giorni negli ultimi mesi, tutte le ansie che mi hanno rubato il sonno di notte e bloccato il respiro di giorno, quel senso di vuoto che pian piano si stava impossessando della mia essenza più nascosta. Prenotare alberghi, studiare percorsi, ricordarsi di effettuare tutte quelle noiose cose burocratiche mentre con la colla e con lo scotch si cerca di non far andare a pezzi la propria vita e la propria sanità mentale dovrebbe essere inserito come disciplina olimpica. Eppure ce l’ho fatta.

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Ero terrorizzata.
I giorni prima della partenza credo l’unica vera sensazione che riuscissi a provare fosse terrore, di tanto in tanto l’eccitazione veniva a bussare alla mia porta ma trovava la mia testa sin troppo piena per riuscire a soggiornare al suo interno.
Le mie ansie mi ansiavano.
Avevo aspettative troppo alte per questo viaggio e la paura di restare delusa stava pian piano schiacciando tutto il mio entusiasmo; credo di essermi maledetta in aramaico un giorno si e l’altro pure man mano che si avvicinava la data della partenza; un tira e molla emotivo che si è protratto fino al momento di sistemare tutti gli outfits, che avevo meticolosamente scelto appositamente per l’occasione, nel mio trolley fuxia.

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Credo che sia stato solo quando tutto aveva trovato il giusto posto per la partenza che ho iniziato a realizzare che:

– sarei partita per la California e avrei visitato Los Angeles;

– sarei stata a Las Vegas;

– lo avrei abbracciato di nuovo;

– non c’era posto per ansie e paranoie nel mio bagaglio, bisognava lasciarle a casa.

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13 ore di aereo e varie turbolenze dopo, io e le mie amiche abbiamo messo finalmente piede sul suolo californiano…e riabbracciato le nostre valigie.
Non era la mia prima volta in America, eppure, ogni volta, ho un sussulto al cuore; ogni volta è la realizzazione di un piccolo sogno.
Tra stanchezza e intontimento da jet-lag, ha avuto davvero inizio il nostro viaggio ed io avrei dovuto capire sin dai controlli per l’immigrazione quanto questo viaggio sarebbe stato ai limiti del delirio.

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Banale e scontata, la nostra prima tappa è stata la Walk of Fame.
Non avrei mai immaginato il senso di orgoglio che ha attraversato la mia anima fissando quella stella lercia sul marciapiede della strada più famosa di Hollywood; come se un pezzettino di quell’astro rosa fosse, in un qualche modo, anche una cosa mia, mi sono ritrovata a sorridere felice mentre, contrariamente a tutte le mie ansie da germi vari ed eventuali, mi sono ritrovata con il sedere per terra a cercare la posa perfetta per immortalare il momento.

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Girare in un solo giorno una città immensa come Los Angeles equivale un pò a trotterellare per la città inseguendo le orme del Bian Coniglio di Alice rincorrendo le lancette dell’orologio nella speranza di non sprecare neanche un solo istante del tempo a propria disposizione; significa scontrarsi con la realtà di Uber e dei suoi punti di incontro confusionari che ti costringono ad attraversare venti volte lo stesso incrocio cercando di capire quale macchina sia giunta a recuperarti; significa dimenticarsi della tabella di marcia per fare un vero e proprio shooting fotografico a Beverly Hills.
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Significa girare su un pullman turistico frustrate dal vento e letteralmente bruciate dal sole; restare incantate dall’atmosfera che si respira sul Bubba Gump, fare un giro sulle montagne russe urlando all’oceano facendosi bloccare la carta prepagata, mangiare da Bubba Gump e bere una Coronarita Tropical aiutando la birra a scendere piu velocemente  per la troppa fretta mista al terrore di perdere la coincidenze per Las Vegas.

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Ritrovarsi immischiata in un viaggio del genere significa viaggiare di notte, sfruttando lo spostamento in bus per dormire almeno un pochino consapevoli di aver solo assaggiato la vera frenesia dei giorni che verranno; ritrovarsi in mezzo al nulla ad attendere l’ennesimo Uber della giornata, attraversare la Strip di Las Vegas alle 4 di mattina senza avere la benché minima percezione di che giorno sia e del perché si stia al mondo.

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Mi state accompagnando mano nella mano attraverso il mio viaggio, sbirciando nel delirio del susseguirsi di quelle ore che continuavano a rincorrersi veloci, troppo veloci, portandomi inesorabilmente al vero motivo di questa folle trasferta concedendomi, seppure in maniera fugace, di riuscire a dedicarmi allo shopping.
Perché un ricordino a casa non te lo vuoi portare?

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Riguardo le fotografie scattate in questi giorni e mi domando stupita quante ore avessero le giornate che ho vissuto ma soprattutto quanto sia stata io brava a gestire le mie ansie.
Se li incontriamo alle 5, posso andare in panico dalle 3. Giusto?
Credo sia stato per questo compromesso, e per la complicità degli oltre 40 gradi di Las Vegas, che sono riuscita a concedermi anche un tuffo in piscina prima di iniziare ad avvertire il panico incasinarmi testa e stomaco.

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Prima di continuare il racconto, che da questo punto in poi, con elevata probabilità, assumerà magicamente le sembianze di un post scritto da una quindicenne in piena crisi ormonale, è importante specificare una cosa: non importa quante volte tu abbia incontrato il tuo sogno, ogni volta sarà come la prima volta. 

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Se ci pensate solo un istante vi rendere conto voi stessi che non avrebbe senso nulla se così non fosse; se tutto divenisse semplice e privo di magia che senso mai avrebbe prendere un aereo e arrivare dall’altra parte del mondo solo per poterlo riabbracciare. Magari se la smettessi di parlare al singolare potrebbe essere una cosa carina, neh.

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La verità più assoluta è che, per quanto tu sia ben consapevole di potercela fare a non smettere di respirare di fronte a loro, ogni volta è una sfida contro te stessa. C’è un momento, l’istante esatto prima che tutto abbia inizio, che il cuore perde realmente un battito come nelle peggiori fan fiction; un solo istante in cui anche solo respirare sembra essere uno sforzo fuori dalla propria portata. È una frazione di secondo in cui il sorriso sul proprio viso si trasforma quasi in una smorfia di dolore, lo stomaco si contrae come accade prima di vomitare e le gambe iniziano a diventare un pochino più deboli.
Un solo infinitesimale attimo prima di perdersi in quegli abbracci che significano vita.

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Ci sono abbracci in cui semplicemente ti senti a casa, quelli in cui riesci a percepire, anche solo per un istante, il battito del suo cuore e inizi a temere che lui possa riuscire a sentire il tuo che sta battendo così forte da fare male. Sorridi. Non devi neanche pensare di farlo perché non riesci a fare diversamente, ti stringi tra quelle braccia che quasi ti tolgono il respiro e finisce che te ne freghi dei soldi spesi per quella maledetta foto, delle settimana passate a configurare la posa perfetta, l’outfit perfetto, le parole perfette. Sei li, schiacciata tra le sue braccia che bloccano le tue e ti costringono ad una posizione pessima, ma va tutto bene perché il mondo potrebbe anche finire in quel preciso istante, tu saresti felicemente a casa.

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È una sensazione strana quella che si prova ogni volta: ti aspetti di incontrare un sogno e finisci per avere la sensazione di riabbracciare dei vecchi amici.  Ti ritrovi a ringraziare per un complimento ai tuoi capelli che in realtà da mesi vorresti rasare perché di andare come vorresti tu proprio non ne vogliono sapere; a chiedere ancora un altro bacio perché quelli, è risaputo, non sono mai abbastanza e a  pensare come sia possibile che il suo viso sia così perfetto da sembrare che abbia un filtro beautyPlus applicato costantemente addosso. Voglio conoscere il trucco, maledetto.

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Finisci a brindare con lo chardonnay e fare photo booth idioti con le tue amiche di sempre, a nascondere una corsa per arrivare alla transenna, a gioire per un saluto rubato mentre sei intenta a commentare l’immensità del suo fondoschiena, ad analizzare ogni singola espressione di quell’ometto biondo che ha rubato il tuo cuore e incasinato la tua testa da troppo tempo ormai.

Canti felice quelle canzoni che hanno fatto da colonna sonora alla tua vita stretta in una morsa di amore che solo chi condivide la tua stessa passione può realmente comprendere; ti lasci trasportare in una dimensione parallela in cui tutto può succedere, fatta di fugaci momenti che comporranno un favoloso puzzle quando tutto quello vissuto diverrà solo un ricordo.

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Rincorro frenetica le emozioni mentre le parole prendono vita sotto le mie dita, forse sto scrivendo troppo perdendomi in dettagli che non interessano a nessuno ma poco importa: ho bisogno di mettere nero su bianco ogni istante di questo fantastico viaggio e, in un certo qual modo, ringraziare persone e luoghi che lo hanno reso tale.

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Come potrei non parlarvi della dolcezza infinita di Kristin? Del sorriso sbocciato sul suo viso quando ha sentito del nostro lungo viaggio, della tenerezza del suo salutarci con baci ed abbracci e dell’assurdità del momento in cui lei ha definito noi delle fighe.

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Tutto molto bello ma It’s fabulous Vegas, baby.
E sicuramente non era ancora arrivato per noi il tempo per fermarsi, non ancora. Dopo il concerto, nonostante fossimo sveglie da ore infinite ormai, bisognava assolutamente correre al party sul tetto sotto la Torre Eiffel…ma si sa no Nick, No sense and so No party e ben presto il richiamo del cibo ha avuto la meglio sul nostro spirito festaiolo facendoci ritrovare stanche e felici a rimpinzarci di hamburger e patatine alle tre del mattino.

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E’ così strano per me ritrovarmi adesso a fare un resoconto cronologico di quanto vissuto, in viaggi del genere, quando le ore di sonno sono sempre troppo poche per essere prese in considerazione, finisco sempre per avere la sensazione di aver vissuto un unico giorno lunghissimo. Che non avvertissi la stanchezza o il sole cocente che mi aveva cotta a puntino rendendomi una piccola aragostina sarebbe una grandissima bugia eppure l’adrenalina che scorreva nelle mie vene era tale da impedirmi di fermarmi., seppure sempre in ritardo sulla tabella di marcia.
Nuovo giorno, nuova corsa, nuove avventure…sarete mica già stanchi di leggere?

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Il nostro ultimo giorno a Las Vegas è trascorso di corsa, come tutto il viaggio del resto, tra foto buffe e boomerang, pesantissimo cibo americano per dare inizio all’operazione bella ciaciona, giri in alberghi così immensi da rischiare di smarrirsi al loro interno e vani tentativi di sfidare la buona sorte alle slot machine del casinò del New York New York. Fingersi turista per eludere il nuovo panico che, questa volta decisamanete prima delle tre, aveva iniziato ad impossessarsi della mia essenza.

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Ok, li avevo visti appena 24 ore prima [decisamente meno, smettila di mentire] ma l’idea di avere a disposizione ancora un momento prima di salutarli fino alla prossima avventura mi dilaniava da dentro.
Si può davvero essere tristi per paura che una cosa finisca ancor prima che questa cosa sia realmente iniziata?
Non provate a darmi una risposta, non credo ne possa esistere qualcuna che vi salverebbe dalle mie lagne. La verità è che, sabato forse ancor più che venerdì, avevo bisogno di perdermi tra le sue braccia; avevo bisogno di sentire il sapore della felicità.

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Io non ho idea di come funziono queste cose, se davvero percepisce gli odori come i cani o se semplicemente i miei occhi che sorridono ancor prima delle mie labbra quando i miei occhi incrociano i suoi gli suscitano qualche strano moto di tenerezza; non ne ho idea del perché accada ma è quando più ne ho bisogno che lui tira fuori il meglio di se.

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Io lo so che in quella stanza c’erano 5 uomini, ma i miei occhi erano tutti per lui; non ricordo minimamente di come sia stato abbracciare Alex, lo osservavo sorridermi e l’unica cosa che cercavo di fare era non morire.
Hi beautiful
.
La sua mano sulla mia testa e io non ho capito più niente. Vi giuro che, da perfetta regista, nella mia mente avevo organizzato perfettamente come doveva svolgersi il tutto per avere il mio momento perfetto; eppure quando le sue braccia si sono strette alla mia vita non mi ricordavo neanche chi fossi. Come se fossi una bambolina mi ha posizionato dinanzi a lui, mi ha stretta e io ho sorriso con il cuore che mi esplodeva di felicità. Ho sorriso davvero.

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She’s got two photos.
Spiegare agli altri 4 che quello che avrei voluto era una semplice foto con un abbraccio di gruppo non si è rilevata cosa semplice, bloccata dalle sue braccia credo davvero di non essere stata così femminile nel cercare di sporgermi per chiedere cosa volessi.
She wants a group hug.
Senza liberarmi da quell’abbraccio che desideravo come l’aria per respirare, ha dato voce alla mia richiesta tirando a noi il povero malcapitato alla sua sinistra regalandomi la foto più bella che avessi potuto desiderare.

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L’ho abbracciato, si l’ho fatto ancora, avevo bisogno di portare quella sensazione dentro di me il più a lungo possibile e ho raggiunto la mia partner in crime per quella sera; colei che si è subita il mio panico estremo e la mia logorroicità pre e post Paradiso, colei che scambiando il suo biglietto con il mio mi ha regalato la serata più stupendamente assurda della mia vita.

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Ritrovarmi di nuovo nel pit per quella seconda sera è stato magnifico, sentirsi parte di un’unica famiglia con ragazze di continenti diversi è una sensazione che difficilmente a parole si riesce a spiegare, ballare con le proprie amiche sulle note di qualche stupida canzone, ridere di gioia e fissare con occhi innamorati la magia che prende forma su quel palco è pura poesia.
Sopravvivere a Nick Carter che decide che sia giunta la tua ora è… qualcosa di sovrannaturale.

Vivere un concerto all’estero è un’esperienza incredibile, le ragazze che hai intorno, quelle perfette sconosciute, diventano di colpo le tue amiche per una notte pronte a supportati quando troppo sconvolta dall’indicazione appena ricevuta sul dove dovresti andare (?) resti bloccata in un limbo senza sapere se ridere o piangere.
You had a moment with Nick. He is horny.

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Perfetto. Fisso il foglio per continuare questo mio racconto alla ricerca di una parola che riesca a definirlo e nella mia mente rimbomba altisonante un solo termine: Perfetto.
Tutto è stato perfetto. Tutti loro sono stati perfetti [ehmm Brian ti sto salvando per affetto, sappilo]. I ballerini sono stati perfetti [Teddy ti abbiamo amato dal primo momento]. Le mie amiche sono state perfette.
LUI è stato perfetto, nonostante io continui a chiedermi: ma da me sabato sera cosa diavolo volevi?

Mi hai bruciato l’anima con lo sguardo, bloccato il respiro e inibito ogni barlume di lucidità presente nel mio corpo in quel momento. Il mio mondo fatto di minipony rosa è stato raso al suolo dalla tua tenerezza e dalla mia insensata voglia di vedere il mondo intero sparire in quel preciso istante.

 

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Un viaggio semplicemente perfetto.
Se siete arrivati a leggere fino a questo punto non potete che essere d’accordo con me.
Siamo giunti quasi alla fine di questo post chilometrico, al momento in cui, finita la frenesia del racconto, sopraggiunge la malinconia del ricordo. Si dice che ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi, e io credo che mi lascerò cullare dai miei ricordi ancora per un pò.

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Prima di scrivere la parola fine sento il bisogno di ringraziare le mie folli compagne di viaggio, quelle con cui ho vissuto h24 per i scorsi giorni, stressandole con la mia tabella di marcia e il mio posso andare in panico ora?, quelle con cui ho condiviso da bere e una mezza scottatura da sole californiano, quelle con cui stavo evaporando per fare le foto sotto l’insegna di Las Vegas e con cui ho attraversato il casinò del Cosmopolitan in ciabatte. Quelle del #maiunagioia sempre presente, che ormai è diventato uno stile di vita; quelle dei biscotti del hotel e il Kevin sull’aereo. Quelle senza le quali questo viaggio non avrebbe avuto lo stesso sapore.img_2432

Devo dire grazie al supporto da casa, a chi non ha dormito condividendo le mie ansie e facendole diventare un pò le sue, a chi mi ha urlato di essere felice e pensare a me stessa, a chi ha ascoltato i miei deliri pre viaggio, viaggio e post viaggio; alla mia famiglia che mi ricorda sempre che i soldi meglio spesi sono quelli per i viaggi, che collezionare ricordi è il miglior modo di vivere la propria vita. Alle perfette sconosciute che hanno fatto da comparsa in questo bellissimo film.

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Devo ringraziare Brian, Kevin, Alex e Howie per essere parte di qualcosa di perfetto, per la loro innata capacità di riuscire a non deludere mai le mie aspettative, per le emozioni che con le loro voci continuano a regalarmi da praticamente tutta la mia vita. Per l’onestà nel condividere le proprie emozioni riuscendo a riempire i miei occhi di lacrime al suono di parole che risuonano più o meno così:
“Leggiamo spesso nei messaggi che ci inviate che ‘vi abbiamo salvato la vita senza conoscervi’; non immaginate nemmeno quante volte siete state voi a salvarla a noi.”
*vi si ama incondizionatamente da sempre e per sempre*

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Devo ringraziare me stessa, per esserci riuscita ancora una volta a non farmi fermare dalle mie paure. per essere riuscita a dimenticarmi di tutto quello che nei mesi scorsi aveva spento il mio sorriso, per essermi concessa di essere ragazzina perdendomi in quell’abbraccio che riesce, ogni volta, a ricordarmi che sono viva.

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Come se l’intero post non fosse stato un continuo ringraziamento al creatore per averti messo su questa terra, devo ringraziare Te per come mi sento io quando sono con te.
Non smetterò mai di stupirmi di come la gente non riesca a percepire che persona meravigliosa tu sia, di quanta dolcezza ci sia nei tuoi gesti, di quanto tu sia capace di far sentire una persona speciale, donandole l’illusione di vivere in una favola.

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Tu sei l’amore, e io voglio vivere per sempre di quest’amore.

 

Pensieri Sparsi

Like a flower in the wind…


– È il vento che ci sta parlando!
– Cosa dice?
– Non lo so, non lo parlo il ventoso!

 ekt1od0Eppure sarei non poco curiosa di sapere cosa ha da urlare così tanto il vento oggi, cosa ha da lamentarsi in modo così rumoroso, perchè mai senta il bisogno di disperarsi così tanto da far oscillare le antenne e sbattere i panni stesi di chi, sfidandone l’ira funesta non è corso ai ripari battendo in ritirata.cliomakeup-capelli-brutto-tempo-pioggia-vento-soluzioni

Odio il vento, non che è pioggia mi faccia simpatia per carità, ma c’è qualcosa nel vento che mi mente ansia. Tutto ti mette ansia.
E’ come se ci fosse qualcosa, nella potenza del suo ululato, che annuncia l’arrivo di qualcosa che non va.   Il vento ha portato Mary Poppins, non dire cavolate.
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Sarà che finalmente è venerdì, uno di quei venerdì tanto attesi come l’acqua piovana dopo un lungo periodo di siccità; sarà che con tutto il sonno che mi trascino addosso da giorni questo tempo un pò sospeso non fa altro che dilatare lo spazio temporale che mi separa dalla fine fine della giornata, sarà che ho già finito tutto il lavoro in programma per oggi, sarà semplicemente che sono metereopatica ma questo grigiume proprio non aiuta. Non era il vento che ti irritava all’inizio del post?
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Quanto manca per tornare sotto il mio piumone?
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Dichiarazioni inaspettate


Mercoledì è stata una giornata un pò così, al centro di una settimana un pò così, caratterizzata da un umore decisamente così…e per quanto fossi ormai rassegnata ad andare a letto con la consapevolezza di essere stata brava nel non aver ammazzato nessuno e con la tristezza di aver passato una giornata praticamente inutile e di non aver ancora trovato neanche un Pikachu che avrebbe potrebbe risollevare il senso della mia esistenza avevo bisogno di qualcosa che mi facesse sorridere. E per fortuna è arrivata…anzi ne sono arrivate ben due.
Donna fortunata.

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 La prima è stata inaspettata, una di quelle cose che davvero non possono non regalarti un sorriso e farti ringraziare il cielo perchè ancora esistano persone del genere capaci di condividere liberamente un pensiero senza restare impigliato in schemi mentali gretti e antiquati.
Una vera e propria dichiarazione…un’ode alla follia delle mie parole. [leggi qui]
Grazie mille Luca.

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La seconda cosa che mi ha ridato il sorriso, invece, rientra nelle cose che a fine giornata ti accorgi di volere.

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E anche se non ce l’hai,
per fortuna che esitono.

Pensieri Sparsi

Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!


Ero in macchina con delle amiche l’altro giorno, solite conversazioni futili e allegre che accompagnano quei giorni spensierati in cui quello della leggerezza è l’unico peso che si ha voglia di portare; la voce del navigatore flebile sottofondo alle canzoni a cui neanche stavamo prestando realmente attenzione. Si chiacchierava immaginando i giorni felici che ci attendono tra un pò, quelli che aspettiamo da circa un anno e che, al solo pensiero che manchi così poco, ci fanno tremare le gambe per l’ansia e l’emozione.

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Tutto aveva il dolce gusto della gioia fino a quando, con estrema nonchalance, è stata pronunciata la nefasta frase che, nonostante siano passati un paio di giorni, ancora risuona come una minaccia nella mia povera testolina:
Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!

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Sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto il momento, semplicemente non ero pronta ad affrontarlo con tutto questo anticipo.
Siamo onesti, mentire non ci aiuterà in questo caso: nonostante i mille buoni propositi in cui ci rintaniamo a settembre, ogni anno si ripete la stessa tragedia.

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La verità è che, se ci ragionate bene, ne abbiamo colpa solo fino ad un certo punto, siamo vittime di un circolo vizioso dalla cui spirale malefica è complicatissimo venirne fuori.

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Ogni estate ci si guarda allo specchio con gli occhi pieni di lacrime di coccodrillo e lo stomaco ancora pieno della lasagna appena divorata, si notano tutti, e sottolineo tutti, i difetti che, fino a 5 minuti prima, avevamo ignorato di avere e, dopo una travagliata espiazione mentale dei propri peccati di sola, si arriva all’unica soluzione plausibile: l’accettazione.

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Quando è ormai troppo tardi per mutare la forma sferica assunta dal proprio corpo nel lungo periodo invernale e il costume da bagno sta scalciando dal cassetto in cui è riposto per essere portato finalmente a mare, ricordarsi di amarsi sempre e comunque (qualsiasi sia la propria forma) risulta essere fondamentale per non ritrovarsi a fissarsi i piedi sul bordo di un burrone interrogandosi su quanto farà male saltare giù.

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E’ un processo lungo quanto meno fino alla prima vera e propria abbronzatura perchè, si sa, il nero sfina e l’abbronzatura rende tutti più belli; una preoccupazione che sparisce tra un mojito ed uno spriz in compagnia quando i colori del tramonto e il luccichio del mare rendono tutto più magico ed etereo, quando la sagoma riflessa allo specchio diviene uno sbiadito ricordo di quando si era bianchicci e poco estivi.

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Puntualmente ci si ritrova a salutare l’estate ed il suo calore con la solita solenne promessa: il prossimo anno non mi troverai impreparata. 
Ci si crede veramente a quelle parole quando, con la mano sul cuore, le si pronuncia fissando il sole che tramonta portando via la spensieratezza dei giorni estivi; ci si crede a quella promessa fatta a se stessi di riuscire, almeno per questo nuovo anno, a non trasformarsi nella versione femminile di Winnie The Pooh durante i mesi invernali che sopraggiungeranno.

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Uno ci crede davvero; se non fosse che Settembre è troppo amico di agosto e del suo estivo tepore, ad Ottobre cosa vuoi che siano un paio di buste di patatine guardando le SerieTv che finalmente sono ricominciate, a Novembre ho bisogno di cibo perchè sta arrivando il freddo e mi mette tristezza.

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Vuoi iniziare la dieta a Dicembre? Hai dimenticato il Natale e tutte le calorie che pranzi e cenoni in famiglia ti costringeranno ad assumere? A Gennaio mica si possono cestinare i dolciumi delle calze portate dalla Befana, non diciamo eresia.

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Ovvio che, oltre mangiare meno, sarebbe carino provare a fare un pò di attività fisica per rendere il corpo tonico, ma la realtà dei fatti è che Febbraio è il mese più corto dell’anno, iniziare a mangiare meno o fingere di andare a correre a Febbraio mi sembrerebbe un’offesa bella e buona. A Marzo arriva la primavera, solo a me aumenta l’appetito e il senso di stanchezza? Aprile dolce dormire, non credo che bisogna aggiungere altro. Maggio

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Porca miseria: siamo già a Maggio?
Io non sono psicologicamente pronta a tutto quello che deve accadere.

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Non posso farcela.

 

Pensieri Sparsi

Rubatemi le caramelle!!!


So benissimo che, visto il giorno, state aspettando con ansia un post delirante su quanto io odi questo maledetto lunedì, ed è proprio per questo motivo che potrei decidere di stupirvi…o forse no!

La verità è che mi ero messa al pc per scrivere tutt’altro, ho in mente un paio argomenti su cui delirare allegramente con voi, ma la mie mente e le mie dita hanno deciso di iniziare a scrivere tutt’altro, strano eh? Non accade praticamente mai!

E’ da stamane che, probabilmente per rendere questa giornata meno amara, mi ritrovo a rimpinzarmi di caramelle, quelle piccole e gommose, colorate e zuccherose, quelle che le guardi e sorridi semplicemente pregustandone il sapore.
Avevo davvero bisogno di zucchero, magari meno di diabete e carie varie ed eventuali; avevo bisogno di addolcire i pensieri di questo lunedì che, passato il mal di testa e la crisi isterica da rumori fastidiosi che mi rimbombavano nel cervello, tanto male alla fine poi non è stato.

In fondo, basta un poco di zucchero e la pillola va giù, e io avevo bisogno della dolcezza di quelle invitanti caramelle a forma di stellina mentre i miei pensieri inciampavano in quelle riflessioni dal retrogusto amaro che affollano la mia mente da un pò di giorni a questa parte. Non saprei realmente dare un nome a quelle sensazioni fastidiose ferme alla bocca del mio stomaco, quelle che mi fanno passare dall’isteria alla rabbia, passando per una malsana euforia, come se fossi seduta comodamente su un’altissima altalena.

Non sono triste, se lo state pensando; forse arrabbiata, probabilmente delusa…o forse ancora sento che dovrei esserlo se solo mi importasse davvero qualcosa. So solo che, in questo particolare momento della mia vita, gli stimoli esterni invece che spronarmi mi ansiano; che le decisioni mi ansiano; che le risposte mi ansiano e le domande pure. So che ho difficoltà a mettere insieme le parole come vorrei, o forse ho deciso di vedere difficoltà dove non ci sono solo per la mia solita pigrizia. So che queste frasi buttate a caso, forse, realmente hanno poco senso anche per me…figuriamoci per voi.

E, infine, so che mi piacciono le caramelle anche se fanno male, anche se so che fanno male e la loro dolcezza è solo un palliativo per il male che potrei sentire dopo se qualcosa andasse storto. Perché non riesco a smettere di pensare che qualcosa potrebbe andare storto? Perché c’è sempre qualcosa che va storto, prima o poi.

Rubatemi le caramelle, ve ne sarei grata.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Desiderio di San Lorenzo!


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Ha smesso di piovere ma non credo riuscirò a vedere la mia stella cadente; i più attenti ricorderanno che ne ho vista una qualche settimana dal terrazzo di casa mia e credo tantissimo in queste romanticherie da ragazzina.
Stanotte non starò col naso all’insù aspettando di esprimere il mio desiderio,   e, visto che oggi questo è diventato uno di stupidBlog, mi concedo di esprimerne uno qui.
Stanotte io andrò a dormire e, quando domani scenderò in spiaggia, troverò lui o uno come lui [sono una che si accontenta di poco].

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Mi raccomando, è un segreto!!!