Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Il giochino nuovo


Il fatto che a 31 anni io affronti il mondo ancora come se fossi una bambina, appassionandomi alle cose esattamente come farebbe una bimba con un giocattolo nuovo, deve finire. O forse no.
E’ che non posso farci nulla: non riesco a non farmi ammaliare dal fascino della novità, dall’euforia della scoperta, dal luccichio che solo le cose nuove possiedono; non riesco a resistere a quella sensazione di stupore che ancora certe cose riescono a regalarmi.

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Non sto parlando del nuovo gioco per cui tutto il mondo sta impazzendo, per il quale inutile sottolineare che anche io mi sono rincretinita ritrovandomi a cercare e catturare Pokemon nella mia pausa pranzo ed a raccogliere sfere Pokè nel percorso abituale verso la mia macchina quando esco dall’ufficio.

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La mia nuova droga, il mio nuovo giochino, si chiama Twitter; esattamente il social network dall’uccellino blu, non avete letto male. Uhmm sento il coro di Buuuh levarsi in automatico nelle vostre menti e il naso storcersi con fare saccente:
Come può un social network creato nel 2006 essere oggetto di stupore e novità?
A sto giro, cara psicopatica, hai dimostrato di essere un pò arretrata. Sarà che stai perdendo colpi?

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Nulla di più sbagliato.           
Devo sottolineare che, pur facendone parte dall’ormai lontano Febbraio 2009, il social network con l’uccellino non è mai stato tra i miei preferiti; per una logorroica come me l’imposizione del 140 caratteri per esprimere il proprio pensiero equivale ad una sorta di condanna da scontare; il dono della sintesi non è mai stato il mio forte e l’idea di tornare a scrivere utilizzando quei vecchi stratagemmi utilizzati quando gli SMS erano gratuiti solo in periodo di Christmas Card [o Summer Card che dir di voglia] non ha mai stuzzicato la mia fantasia.

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Inizialmente non mi era ben chiaro il concetto per cui avrei dovuto lasciar fluttuare nella rete un mio pensiero random, senza alcuna foto o video [inizialmente Twitter lo permetteva], senza possibilità di avviare una vera e propria discussione visto l’impossibilità di commentare come invece era possibile fare su Facebook; il tutto tenendo ben presente il discorso sulla privacy che personalmente ci ho messo un poco ad accettare. Il vero senso di Twitter è l’integrazione mondiale attraverso un social network, io scrivo un pensiero seduta bellamente alla scrivania del mio ufficio e PincoPallo dall’altro lato del mondo senza avere idea di chi sia io ma attraverso l’hashtag che sicuramente avrò utilizzato [lingua permettendo] potrà leggere il mio pensiero ed eventualmente rispondere ad esso. Figo.

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Oh certo, a meno che io non decida di proteggere i miei Tweet manco fossero l’anello trasportato da Frodo rendendo, in tal caso, i miei pensieri leggibili esattamente solo ad io, mammeta e tu o, per dirla in maniera più consona, rendendo i miei tweet accessibili solo a chi mi followa. Mi sembra più che giusto mi direte voi. Certo, peccato che tale restrizione valga esattamente per tutti: sento il bisogno impellente di comunicare a PincoPallo che i pantaloni con i risvolti indossati nell’ultima foto postata sono tremendi? A meno che PincoPallo sia un mio follower, e visti i terribili pantaloni ne dubito fortemente, devo rassegnarmi a far abortire il mio pensiero e lasciare a PincoPallo la libertà di continuare a commettere crimini di moda andando in giro così conciato.

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Eppure, nonostante tutto, dopo ben 7 anni dalla mia iscrizione a questo social network che proprio non riuscivo a capire non posso non ammettere di adorarlo letteralmente…esattamente come un giochino nuovo.

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Il motivo è decisamente molto pù semplice e banale di quanto possiate immaginare: sono figlia degli anni ’90, cresciuta a pane e cazzate scritte sul Cioè, costretta a credere a tutto quello che mi veniva raccontato su giornaletti da due lire su quel mondo magico e distante contornato da boyband e teen idol.
Sono cresciuta con l’impensabile desiderio di scovare l’indirizzo di casa dei Signori Carter per inviare una lettera al figlio e dichiarargli tutto il mio amore [quanto è stato duro avere 13 anni è difficile da raccontarlo], ho passato l’adolescenza ad ascoltare i racconti della mia compagna di classe che passava i pomeriggi interi a telefonare a tutti i Cremonini di Bologna e dintorni solo per poter dire a Cesare che un giro sulla sua 50Special lo avrebbe fatto volentieri.

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Capirete che quando arriva un social network che ti mette, allo stesso tempo, liberamente in contatto con PincoPallo dagli orribili risvoltini e il tuo gruppo preferito, l’iscrizione ad esso parte in automatico. Quanto poi sia facile o meno riuscire ad avere quel contatto tanto desiderato è decisamente un discorso molto più articolato; il motto la speranza è l’ultima a morire è decisamente uno dei pilastri fondamentali del popolo di Twitter.

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Quando mi sono iscritta al social network dell’uccellino mai avrei realmente immaginato che i miei sciocchi tweet random avessero  avuto una risposta da un personaggio più famoso del succitato PincoPallo ovviamente; la certezza di questa convizione, fomentata dalla presa coscienza di quanto avessi avuto ragione ad elaborare un tale pensiero, aveva fatto si che relegassi Twitter ad ameno luogo per un silente stalkeraggio.
La noia insomma, dopo ben poco tempo.

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Si ma sono pur sempre passati 7 anni da quando hai iniziato ad usare Twitter, cosa vuoi con questo post oggi?
La verità è che stamane mi sono resa conto che stavo twittando mentre mi lavavo i denti [si, lo so: il disagio proprio] e la cosa mi ha fatto tanto ridere pensando a come considerassi questo social network fino a poco tempo fa. Mi sono chiesta come sia possibile che adesso ci fossi entrata in fissazione e la risposta più logica è stata quella del giochino nuovo.

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E io adoro i giochini nuovi…
…finchè non mi annoio!!!

Pensieri Sparsi

Explanation…


E’ quando ho iniziato a chiedermi se ne valesse davvero la pena, che ha smesso di valerne.
Non me ne sono mai preoccupata davvero dando per scontato che un pò di mal di stomaco fosse il male minore, mettendo a tacere quella vocina che già da un pochino mi suggeriva la visione giusta delle cose.

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Ho bisogno di chiarire.
Non ho voglia di chiarire.

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Voi avreste altro da aggiungere?

Pensieri Sparsi

Final Destination


I believe that everything happens for a reason.

Oggi è uno di quei giorni in cui, nonostante sia lunedì e il mio corpo mi ricorda che sono donna, non posso fare altro che guardare al cielo e dire Grazie perché se sono qui senza un graffio [e con la noia da ufficio addosso] a scrivere questo post è solo perché qualcuno deve averci messo lo zampino.

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Non so se avete mai visto la saga Final Destination, avete presente no?
E’ quella serie di film in cui, scampati al mega disastro iniziale grazie a delle premonizioni, i protagonisti cercano quasi sempre invano di scampare alla loro inevitabile morte disgustosa e paradossale. Una saga da Oscar, oserei dire. Insomma, essendo un’amante delle trashate sin da ragazzina, è inutile dirvi che ho visto quasi tutti i film della saga lasciandomi traumatizzare da ogni assurda morte pessimamente rappresentata sullo schermo.

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Tra tutti gli scenari apocalittici però quello che più ha lasciato traccia nella mia mente è sempre stato quello che da inizio al secondo film della saga [ovvero questo qui]; per chi non lo avesse visto [o fosse troppo pigro per cliccare sul link che ho messo] ve lo riassumo in due battute o poco più: su mega autostrada americana viaggia un grosso automezzo che trasporta tronchi dalle dimensioni abnormi che, di colpo, si slacciano dal veicolo invadendo totalmente la strada distruggendo, e uccidendo, a destra e a manca tutto quello che incontrano nella loro folle corsa verso la libertà.

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 Partendo dal presupposto che il primo film si apriva con un disastro aereo in uno scenario apocalittico e io non disdegno l’utilizzo dell’aereo come mezzo di locomozione per i miei spostamenti; non mi sono mai spiegata perché una cosa altamente improbabile come il folle rotolamento di tronchi in autostrada avesse turbato così tanto la mia psiche a tal punto da crearmi delle vere e proprie paranoie quando sono io stessa ad essere al volante. Facendola breve, da quando ho visto quella scena sullo schermo, ogni qual volta mi ritrovo in strada un qualsiasi automezzo su cui sono collocati degli oggetti, di qualunque natura essi siano, mi si crea uno stato di ansia tale che sono costretta a cambiare corsia, sorpassare il suddetto veicolo o quanto meno mantenere una distanza di sicurezza a misura di albero killer rotolante che mi faccia sentire quanto meno al sicuro.
Grazie a Dio, sono una povera paranoica.

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Questa lunga premessa era doverosa per spiegarvi come mi sento in questo momento.
Stamattina, con il mio adorabile mood da lunedi mattina, mi stavo recando a lavoro come ogni giorno; musica a tenermi compagnia e pensieri confusi nella testa esattamente come ogni giorno. Non c’era molto traffico, è una delle cosa che mi hanno fatto sorridere al pensiero che nonostante l’estate non sembri disposta ad arrivare il flusso di macchine è già mutato rispetto a qualche settimana fa. Dinanzi a me una macchina si è spostata per fare un sorpasso lasciando il posto ad un autocarro di media grandezza che trasportava lunghi assi di legno, non enormi tronchi killer, per carità, ma la mia testa in automatico mi riporta in mente quella scena e, non potendo sorpassare, decido di triplicare la distanza di sicurezza quanto meno nella speranza di non continuare a vedere un tronco che mi trancia la testa in loop nella mia piccola testa da psicopatica.

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Probabilmente mi stavo dando proprio della folle quando, in una frazione di secondo, ho visto la corda che teneva salde le assi all’autocarro colpire l’aria con una frustata e alcune assi volare via dal camion finendo a pochi metri dalla mia auto. Ho sbandato per un istante in preda al panico, un solo lunghissimo istante per cui ringrazio chi ha tenuto vuota la corsia di sorpasso evitandomi di diventare una palla da bowling.
Un solo lunghissimo istante…una manciata di metri.

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Se non fossi stata così tremendamente paranoica, se quella scena di quello stupido film non avesse traumatizzato la mia mente, se non fossi stata totalmente sveglia e pronta di riflessi probabilmente questo post non sarei riuscita a scriverlo oggi o, volendo essere meno catastrofica, forse non lo avrei scritto utilizzando le stesse parole, con la consapevolezza che sto bene e che sono stata davvero fortunata.

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Perchè io non so se voi crediate o meno negli angeli custodi,
io sono certa che al mio oggi è preso un coccolone.

Pensieri Sparsi

Bisogna ricominciare il viaggio.


Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:”Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.
La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in Primavera quel che si era visto in Estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.

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Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.

Pensieri Sparsi

Perdonatemi, è lunedì.


E’ lunedì mattina.
E so benissimo che non serve che ve lo ricordi io in quanto tutti siete dotati di calendario e orologio utili per collocare gli avvenimenti nel giusto arco temporale.
Mi sono accorta che è davvero tanto che non mi lamento per la mia avversione verso questo giorno, sia mai iniziaste a pensare che abbia iniziato a starmi a genio.
Non dire blasfemia, grazie. 

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Insomma, è lunedì mattina e, in preda ad un insensato, e quanto meno insolito, attacco di iperattività ho praticamente già fatto tutto che avevo programmato di fare durante questa giornata in ufficio e adesso mi ritrovo combattuta tra la non voglia di fare delle noiose scansioni e la voglia di fingere di leggere documenti importanti leggendo il seguito di Io prima di te, il tutto condito dal costante senso di fame e il desiderio di rimpinzarmi di patatine. Intanto, fingendo di aggiornare dei documenti [che in realtà ho già mandato pure in stampa] sono qui a blaterare parole a caso per il mero gusto di farlo.

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E’ lunedì mattina ed io sono reduce da un bel weekend, di quelli fuori porta ma comunque a casa, di quelli con le amiche che, seppur lontane, sono parte della mia quotidianità. Un weekend fatto di sorrisi e fotografie, di musica e lacrime di commozione, di abbracci e facce buffe, di un meraviglioso concerto inaspettato e della tenerezza di essere simili; un weekend fatto semplicemente di quel noi che serviva per smorzare la malinconia, per assopire quel triste gusto nostalgico che caratterizza le mie giornate da quando sono tornata a casa dal mio viaggio della vita, per smettere di pensare che probabilmente sarò ormai vecchia quando potrò nuovamente perdermi in un abbraccio di NC.

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 Insomma era palese a tutti, a me per prima, che avessi davvero bisogno di ricaricare le pile e, nonostante il sole abbia deciso che il mio colorito debba restare sul grigio chiaro andante e si sia quindi nascosto per tutto il weekend impedendomi di confrontarmi nuovamente con la temuta prova costume, direi che non posso assolutamente lamentarmi [strano, ma vero].

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Resta il fatto che oggi è lunedì e il primo pensiero della giornata è stato:
quanto manca esattamente al momento in cui potrò tornare a letto e mettermi a dormire?
Seguito a ruota dalla domanda che mi accompagnerà fino a venerdì:
quanto manca al weekend?

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Credo sia ancora tutto troppo lontano.

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

#thankYOU


La verità è che, nonostante tutta la razionalità che si possa avere a 31 anni suonati, nonostante la consapevolezza che si tratti di roba random senza alcun valore, nonostante la consapevolezza che sia un’abile mossa per far crescere la sua popolarità, nonostante tutto insomma, quando sembra che a tutto il mondo tu non vada a genio, ma a lui si…


…non si può evitare di sorridere.
#thankYOU

Pensieri Sparsi

Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!


Ero in macchina con delle amiche l’altro giorno, solite conversazioni futili e allegre che accompagnano quei giorni spensierati in cui quello della leggerezza è l’unico peso che si ha voglia di portare; la voce del navigatore flebile sottofondo alle canzoni a cui neanche stavamo prestando realmente attenzione. Si chiacchierava immaginando i giorni felici che ci attendono tra un pò, quelli che aspettiamo da circa un anno e che, al solo pensiero che manchi così poco, ci fanno tremare le gambe per l’ansia e l’emozione.

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Tutto aveva il dolce gusto della gioia fino a quando, con estrema nonchalance, è stata pronunciata la nefasta frase che, nonostante siano passati un paio di giorni, ancora risuona come una minaccia nella mia povera testolina:
Ricorda di mettere il costume da bagno in valigia!

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Sapevo che, prima o poi, sarebbe giunto il momento, semplicemente non ero pronta ad affrontarlo con tutto questo anticipo.
Siamo onesti, mentire non ci aiuterà in questo caso: nonostante i mille buoni propositi in cui ci rintaniamo a settembre, ogni anno si ripete la stessa tragedia.

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La verità è che, se ci ragionate bene, ne abbiamo colpa solo fino ad un certo punto, siamo vittime di un circolo vizioso dalla cui spirale malefica è complicatissimo venirne fuori.

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Ogni estate ci si guarda allo specchio con gli occhi pieni di lacrime di coccodrillo e lo stomaco ancora pieno della lasagna appena divorata, si notano tutti, e sottolineo tutti, i difetti che, fino a 5 minuti prima, avevamo ignorato di avere e, dopo una travagliata espiazione mentale dei propri peccati di sola, si arriva all’unica soluzione plausibile: l’accettazione.

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Quando è ormai troppo tardi per mutare la forma sferica assunta dal proprio corpo nel lungo periodo invernale e il costume da bagno sta scalciando dal cassetto in cui è riposto per essere portato finalmente a mare, ricordarsi di amarsi sempre e comunque (qualsiasi sia la propria forma) risulta essere fondamentale per non ritrovarsi a fissarsi i piedi sul bordo di un burrone interrogandosi su quanto farà male saltare giù.

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E’ un processo lungo quanto meno fino alla prima vera e propria abbronzatura perchè, si sa, il nero sfina e l’abbronzatura rende tutti più belli; una preoccupazione che sparisce tra un mojito ed uno spriz in compagnia quando i colori del tramonto e il luccichio del mare rendono tutto più magico ed etereo, quando la sagoma riflessa allo specchio diviene uno sbiadito ricordo di quando si era bianchicci e poco estivi.

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Puntualmente ci si ritrova a salutare l’estate ed il suo calore con la solita solenne promessa: il prossimo anno non mi troverai impreparata. 
Ci si crede veramente a quelle parole quando, con la mano sul cuore, le si pronuncia fissando il sole che tramonta portando via la spensieratezza dei giorni estivi; ci si crede a quella promessa fatta a se stessi di riuscire, almeno per questo nuovo anno, a non trasformarsi nella versione femminile di Winnie The Pooh durante i mesi invernali che sopraggiungeranno.

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Uno ci crede davvero; se non fosse che Settembre è troppo amico di agosto e del suo estivo tepore, ad Ottobre cosa vuoi che siano un paio di buste di patatine guardando le SerieTv che finalmente sono ricominciate, a Novembre ho bisogno di cibo perchè sta arrivando il freddo e mi mette tristezza.

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Vuoi iniziare la dieta a Dicembre? Hai dimenticato il Natale e tutte le calorie che pranzi e cenoni in famiglia ti costringeranno ad assumere? A Gennaio mica si possono cestinare i dolciumi delle calze portate dalla Befana, non diciamo eresia.

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Ovvio che, oltre mangiare meno, sarebbe carino provare a fare un pò di attività fisica per rendere il corpo tonico, ma la realtà dei fatti è che Febbraio è il mese più corto dell’anno, iniziare a mangiare meno o fingere di andare a correre a Febbraio mi sembrerebbe un’offesa bella e buona. A Marzo arriva la primavera, solo a me aumenta l’appetito e il senso di stanchezza? Aprile dolce dormire, non credo che bisogna aggiungere altro. Maggio

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Porca miseria: siamo già a Maggio?
Io non sono psicologicamente pronta a tutto quello che deve accadere.

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Non posso farcela.