Pensieri Sparsi

11 giorni. Per alcuni di più, per altri meno.


11.
Come i giorni trascorsi da quando la mia vita è stata messa in una sorta di stand by forzato.
Per qualcuno sono trascorsi più giorni, per altri meno. Alcuni ancora non hanno compreso cosa stia accadendo, altri non hanno potuto ancora farlo. Per qualcuno il mondo sta finendo, per altri è già finito.

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Quando tutto questo è iniziato nessuno di noi lo aveva davvero preso sul serio: sta accadendo qualcosa in Cina. La Cina è un posto lontano da dove vivo io e poi in Cina sono così tanti che è normale che muoia così tanta gente. Normale. Come se la morte anche di una sola persona potesse considerarsi una cosa normale, sottovalutabile.
Poi però è successo qualcosa, la Cina non era poi così lontana come sembrava. Si stava avvicinando, silenziosamente…e forse ci illudevamo lo stesse facendo con lentezza.
La colpa era dei Cinesi. La colpa era di chi in Cina ci era stato per lavoro o forse per diletto.
Eppure era tutto ancora così lontano.

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Perché fino a che il male non parla la tua lingua in fin dei conti non è davvero cosa tua.
Le cose sono cambiate il 21 Febbraio, quando tutto di colpo è diventato così così vicino eppure ancora così lontano. Un solo contagiato, così lontano da casa mia. Si poteva ancora fare ironia sull’intensa vita sociale del paziente 1; si poteva ancora ridere su qualcosa che iniziava a fare un po’ più paura. Iniziava a sembrare sempre un po’ più vera.
Era un tempo diverso, i problemi erano altri: le troppe cose da fare a lavoro, il collega che ti aveva dato noia, i kg di troppo che segnava la bilancia…l’odiato compleanno che anche quest’anno stava inesorabilmente arrivando, la prenotazione per la cena e il post cena da organizzare per quel weekend saltato quando la paura iniziava ad avere un odore più acre.
Era ancora un problema lontano. Qualcosa che stava iniziando a condizionare la nostra vita lentamente, qualcosa che si stava insinuando nella nostra normalità.
Eppure si poteva ancora ridere di quei divieti quasi bislacchi: niente baci o abbracci, niente strette di mano, stiamo ad un metro di distanza.
Quel virus arrivato dalla Cina sembrava avesse imparato a parlare la mia lingua tenendo tutto a distanza. Anche le amiche.

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Nessun viaggio per il mio compleanno. Quel problema da lontano rischiava di avvicinarsi troppo, meglio stare a casa. Meglio rimandare le risate e le sbronze a tempi migliori. Perché ci saranno giorni migliori. Ma non sapevamo ancora cosa ci aspettasse: era ancora qualcosa di lontano, qualcosa che aveva iniziato a rinchiudere le mie amiche lontane. Qualcosa che iniziava a sembrare reale. Reale per davvero.
Fingevamo che le nostre vite fossero intoccabili, che avremmo avuto tutto il tempo del mondo per affrontare il problema o che forse saremmo stati tanto fortunati da non doverlo affrontare affatto. Nord e Sud sembravano vivere a due velocità diverse, andare in due direzioni diverse.
Siamo bloccate a casa da giorni. Sono uscita tardi dall’ufficio. Inizio ad avere paura. Sta arrivando la bella stagione. Finirà presto. Qui non arriverà.

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Ci credevamo davvero. Credevamo a tutto. E poi pian piano, regione dopo regione, provincia dopo provincia, si è preso tutto il nostro paese.
Quel virus lontano che proveniva dalla Cina, ha iniziato a parlare a voce alta in Italiano.
1. 5. 10. 30. 80. 100. 140. 220. 450. 660. 880. 1000. 1350. 1760. 2050. 2300. 2450….10350. 15450. 23970. 34560. 43890. 54060.
E poi abbiamo smesso di contare i contagiati per iniziare a contare i morti.
E poi abbiamo iniziato a stilare grafici.
E poi abbiamo iniziato a guardare delle curve alla ricerca del picco più alto per poter iniziare a vedere la fine di tutto.
Era tutto così lontano. E adesso non lo è più.

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Lockdown. Quarantena. #stateAcasa
È il 22 Marzo. È passato un mese da quando questo maledetto virus ha pronunciato il suo primo vagito italiano e stiamo completamente brancolando nel buio.
Sono passate due settimane da quando tutta l’Italia è diventata zona rossa eppure sembra sia passata una vita da quando la nostra solita routine ci dava noia.
Era poco più che un’influenza. Un’epidemia. È diventata una Pandemia.
Ci siamo raccontati che #andràTuttoBene, sono stati dipinti arcobaleni su lenzuoli e sventolare bandiere. Tutti hanno messo la mano sul cuore per sentirsi italiani ed intonare l’inno dal proprio balcone di casa. Siamo tutti italiani e l’Italia si rialzerà da tutto questo. Siamo un Paese forte, vincente e alla fine #andràTuttoBene. Lo ascoltiamo alla tv, lo leggiamo sui social, ce lo raccontiamo nel corso di una videochiamata. Lo ripetiamo sperando di crederci. Eppure i colori dell’arcobaleno iniziano a perdere vividezza.

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11 giorni. Per alcuni di più, per altri meno.
Abbiamo i telefoni pregni di meme che non fanno più ridere, di video commoventi che non guardiamo più, di avvertimenti su cosa fare e cosa non fare quando si mette piede fuori casa. I gruppi whatsapp pullulano di foto di pizze e dolci, di foto nostalgiche di momenti passati, di meme diversamente divertenti che ironizzano sui kg che stiamo accumulando, di promesse di aperitivi, grigliate o viaggi.
Siamo pieni di buoni propositi e nostalgia, di rimpianti e rivincite. Ci manca chi non dovrebbe mancarci, manchiamo a chi non impegna i nostri pensieri. Ci perdiamo nei silenzi o ci assordiamo di rumore.
Siamo persi nelle mura del nostro luogo del cuore, quello in cui siamo felici di tornare anche dopo il viaggio più bello mai fatto.
Siamo smarriti nelle nostre paure, bloccato in un tempo che non sappiamo come impegnare, immobilizzati nelle nostre incertezze.
Dicono che tutto andrà bene e, in fondo, alla fine sarà così. Deve essere così. Ma il cielo grigio di questa domenica immobile e senza suoni mette in pausa il mio ottimismo.

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11 giorni. Per alcuni di più, per altri meno.

Pensieri Sparsi

Una candelina in più!


Ed è quasi passato, anche per quest’anno…

Un anno in più, cosa vuoi che sia? Semplicemente un numero che non connota assolutamente tu chi sia e a che punto si trovi la tua vita. Solo un numero…Prima o poi capirò perché a me i compleanni non mi piacciono, perché mi lasciano sempre uno strano senso di tristezza.

Prima o poi, non adesso. 

Manca poco alla fine di questo giorno e posso concedermi un po’ di nostalgia….

Sono passati già 3 anni…ma degli auguri speciali come questi vanno sempre condivisi 💕


Tanti auguri a me 💕

Mondo Tag · Pensieri Sparsi

30 Days Writing Challenge – 18


Lunedì di pioggia e malinconia.
E’ strano come il pensiero di lasciare qualcosa che sappiamo non ci mancherà possa comunque lasciare una strana tristezza addosso.
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In maniera altalenante cerchiamo di proseguire con questa challenge, neanche vi sto più a spiegare la mia incostanza. In fondo, l’importante è portarla a termine, no? E io non ho alcuna intenzione di non farlo.
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Giorno 18 – Scrivi 30 cose su te stessa.
DIte la verità: lo fate per farmi perdere followers eh.
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※ 1 – Mi chiamo Angela e a breve gli anni che dovrò dichiarare saranno 32.
※ 2 – Odio i diminutivi/vezzeggiativi del mio nome. NO Angie! Peggio mi sento con Angioletta. Angelina mi provoca l’orticaria. L’unico che mi piace è Angel, perchè Angel è quella parte di me che più spesso mi dovrei ricordare di essere.
※3 – Sono un architetto, o almeno ci provo. La laura sembrava essere un punto di arrivo, ma è stata solo un punto di inizio e la strada da percorrere è lunga e, spesse volte, in salita…ma non molliamo.
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※4 – Sono ossessionata da Nick Carter, non il fumetto che mi renderebbe una nerd fighetta, ma il biondino dei Backstreet Boys. Sono 19 anni che soffro di questa malattia e, arrivata a questo punto, credo che non esista cura che mi possa regalare la guarigione. E neanche la voglio, sia chiaro.
※5 – Sono scesa a patti con la parte adolescenziale di me. Leopardi aveva il fanciullino, Anastasia Steele la dea interiore, io una bimbominchia che indossa la maglietta con una boyband stampata sopra. Ognuno ha il subconscio che si merita, eh.
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※6 – Da ragazzina suonavo il pianoforte, ero anche abbastanza brava ma odiavo il mio maetro motivo per cui, appena mi è stato possibile, ho mollato del tutto. Nonostante lo scorforto che aveva colorato il volto del mio maestro nell’apprensione che non mi sarei iscritta al conservatorio neanche sotto tortura, non credo di aver sottratto questo grande talento alla musica.
※7 – Ho un cane, Alice, ed un gatto, Tigro. Entrambi trovatelli, dipendesse da me adotterei tutti gli animali che vedo in strada, non riesco a capire come si possa decidere di darli via come giocattoli che non servono più. Che odio.
※8 – Il mio colore preferito è il rosa, anche se nell’ultimo periodo anche il giallo mi ha rubato il cuore.
※9 – Sono stonata come una campana, eppure da ragazzina con la mia migliore amica di quel tempo volevamo formare una girlband. Inutile dire che il progetto non ha mai preso vita.
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※10 – Sono SerieTv-dipendente. Ne seguo decisamente troppi per il tempo libero che mi resta, rigorosamente americani, da guardare in streaming in lingua originale ma sottotitolati [bisogna migliorare questa cosina qui].
※11– Ho una vera ossessione per il burrocacao, non esco mai di casa senza, neanche mi sposto nella stanza affianco senza averlo in tasta e non riesco a dormire se prima non ne ho passato uno strato sulle labbra.
※12 – Amo i rossetti, è l’unico trucco senza il quale non uscirei mai di casa. La ragazza dal rossetto rosso.
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※13 – Colleziono maialiani e tutto ciò che ha la loro forma. Ebbene si: a casa mia potreste trovare addirittura la caffettiera a forma di maialino.
※14 – Sono logorroica. Amo parlare e, soprattutto, odio i silenzi.
※15 – Non potrei vivere senza il mio iPhone, per quanto ultimamente mi stia facendo impazzire li sopra c’è praticamente tutta la mia vita. Sarei persa senza.
※16 – Amo viaggiare, sono spesso maniacale nell’organizzazione dei viaggi, ma odio prepare i bagagli e, ancora di più, odio doverli trasportare.
※17 – Il mio social network preferito è Twitter, oltre al fatto basilare che mi consente di stalkerare Nick Carter adoro la cognizione del tempo tra i tweet presenti nei vari hashtag in tendenza. Avete mai provato a guardare qualche trashata televisiva leggendo i commenti presenti sul relativo hashtag? Da morirci dal ridere proprio.
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※18 – Mi reputo una persona fin troppe volte isterica, non ne sono orgogliosa, ma ci sto lavorando su. Se solo il mondo non fosse così pieno di coglioni.
※19 – Odio le giornate di pioggia. Sono metereopatica, il mio bisogno di sole è direttamente proporzionale alla necessità di non ammazzare nessuno.
※20 – Sono una persona estremamente ansiosa. Stendiamo un velo pietoso.
※21 – Amo scrivere e spero di riuscire a trovare il tempo per lavorare al mio secondo libro. E’ lì che mi fissa per essere revisionato, ma non riesco a trovare la testa per farlo.
※22 – Odio il giorno del mio compleanno nonostante i bei ricordi che ho collezionato in quel giorno grazie alle mie amiche. i Backstreet Boys mi hanno cantato Happy Birthday dal palco e hanno continuato a farmi gli auguri quando mi sono avvicinata a fare la foto e poi di nuovo all’afterparty. Ma continuo ad odiare il giorno del mio compleanno.
※23 Ho una dipendenza da shopping, che io sia triste o felice fare shopping è sempre la soluzione giusta. Adoro comprare di tutto: vestiti, borse, scarpe, accessori, cazzate varie ed eventuali.
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※23 bis – Concedetemelo eh. Credo che prima o poi finirò in programmi come Selpoti in casa o Accumulatori seriali, insomma, per quanto io sia consapevole di non vivere in Burundi o di essere nel bel mezzo di una guerra se trovo qualcosa che mi piace sento il bisogno di farne scorta perchè: e se non lo trovassi più?
※24 – Le mie caramelle preferite sono le Skittles di cui le mie amiche sono divenute mie spacciatrici ufficiali.
※25 – Sono molto istintiva, nonostante i milioni di giri mentali in cui mi perdo, le mie decisioni sono quasi sempre dettate da quella vocina fastidiosa che sento dentro.

※26 – Sono scaramantica a modo mio; sia chiaro se vedessi un gatto nero per strada mi fermerei solo per adottarlo ma credo fermamente nella cattiveria della gente. Gli occhi addosso, l’invidia, il desiderio di vederti fallire/soffrire. E’ per questo che se devo fare qualcosa di importante ho imparato a tenerlo per me, almeno fino a che non accade.
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※27 – Sono egocentrica, forse un pochetto viziata. Ma in quella misura che non lede nessuno, o almeno credo.
※28 – Alcuni suoni ed alcuni toni di voce mi irritano dal profondo dell’anima. Il destino si è preso gioco di me stessa donando a Nick Carter un tono di voce che mi risulta udibile, senza provare il desiderio di staccargli le corde vocali, solo dopo una certa ora del mattino e sicuramente dopo il caffè. Carino eh.
※29 – Sono una ritardataria cronica, riesco ad essere in ritardo anche quando sono in anticipo.
※30 – Non ho una buona percezione degli odori, siano essi profumi o puzze. Tranne nei giorni in cui il mio organismo si ricorda che sono donna, ecco in quei giorni ogni odore potrebbe indurmi il vomito.
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Dopo queste fantastiche 30 cose su di me, è rimasto qualcuno a seguire questo blog?

Pensieri Sparsi

Welcome, February!


Tutti ad inveire contro Gennaio che sembrava non volesse finire mai, eppure a me sto Febbraio che deve arrivare non mi pare tutto sto Carnevale di Rio; insomma, se Gennaio è un pò come il Lunedì dell’anno, in fin dei conti, Febbraio altro non è che un Martedì.

E voi conoscete qualcuno a cui piace il Martedì?

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E’ un mese strano quello di Febbraio per me, sarà che è il mese prima del mio compleanno e io odio il mio compleanno, sarà che è un mese di cambiamenti e io ho difficoltà ad affrontare i cambiamenti, sarà che fa freddo e io odio il freddo; sarà che sono particolarmente lagnosa ed insofferente.
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Esattamente il 2 febbraio dello scorso anno mettevo per la prima volta piede in questo ufficio piena di ansie e aspettative, piena di speranze e paure. Esattamente ad un anno di distanza mi domando come io abbia fatto a sopravvivere un anno in questo posto senza impazzire e/o ammazzare qualcuno. [grazie fiori di Bach].
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Esattamente ad un anno di distanza attendo con ansia l’arrivo di San Valentino per vedere la fine del mio contratto di lavoro e poter, con un lungo sospiro di sollievo, voltare pagina.
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Cosa mi aspetta dopo ancora non lo so. Ok, teoricamente lo so, ma lasciatemi essere scaramantica questa volta.

Ho una valigia di sogni che mi trascino da troppo tempo dietro, speranze di cambiamenti, desideri da soddisfare…tutto nuovamente affidato al mese di Febbraio anche per quest’anno.
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Oh mio caro Febbraio,

non mi deludere. Non lo sopporterei.

Xoxo

A.




 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

★ 37 ★


Lo scorso anno, in questo giorno, mi interrogavo su come fosse stato possibile che il tempo fosse trascorso così velocemente, le cose fossero così cambiate così come le nostre età. [qui, se siete curiosi].tumblr_nd1swnybp11txeruoo1_500

Quest’anno osservo quel numero e penso che le cose in realtà non cambieranno mai: oggi i miei occhi ti osservano sempre con lo stesso amore di quando io avevo 13 anni e tu eri un ragazzino brufoloso con un improbabile taglio di capelli a metà tra una femminuccia e Nino D’Angelo.

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Probabilmente sarà così per sempre, o almeno mi piace pensarla così.

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Buon Compleanno,

mio piccolo grande uomo.

Pensieri Sparsi

Close your eyes and make a wish…


Per essere una persona che odia il compleanno, direi che anche quest’anno ho assaporato quel dolce sapore di infinito che ormai da qualche anno caratterizza il giorno in cui divento un più vecchia.

 
Ancora una candelina da spegnere per me al suono di Tanti auguri a te, ancora un brindisi, ancora auguri, ancora dolci pensieri per me in questa serata piovosa dall’aria pungente.  Ancora un desiderio da esprimere…

 …e speriamo sia la volta buona.

Pensieri Sparsi

❤ Principesse e cucchiaini ❤


Non importa quanti anni tu abbia o di cosa tu stia blaterando in quel momento, se un bambino ti imbocca con un cucchiaino vuoto tu fingi di mangiare e dici pure che è buono!

Me lo ha insegnato la mia principessina mentre con un cucchiaino mi dava il caffè e con il ditino mi faceva leccare la panna della mia torta di compleanno, me lo ha insegnato mentre ci fingevamo Elsa tra le montagne di Arendelle sulle melodie di Let it go dimenticandoci di essere al tavolo di un ristorante vista mare.
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Me lo ha insegnato facendomi tornare bambina e nutrendomi del suono argenteo della sua risata quando giochiamo a fare i selfie come le amiche sceme della mamma. Me lo ha insegnato facendomi sentendomi felice ogni volta che pronuncia il mio nome e un dolce calore si insinua dentro il cuore.
Non avrei mai immaginato di poter amare in maniera così incondizionata una piccola pulce bionda, non avevo mai messo in conto di avere una nipotina spettacolare come la mia piccola Giulia.
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…e adesso aspettiamo Sara ❤
Pensieri Sparsi

Una candelina in più…cosa vuoi che sia?


Fermi tutti! Restiamo calmi e tiriamo un profondo respiro: sta accadendo di nuovo, è nuovamente arrivato quel giorno lì [fortunatamente, oserei dire con una certa enfasi]. Se mi concentro, posso farcela a superarlo indenne anche quest’anno.

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Lo so, non posso non ammetterlo, sono leggermente melodrammatica sull’argomento ma non riesco a farne a meno: non mi piacciono i compleanni [leggesi: odio i compleanno di tutti ma in particolar modo non riesco ad accettare il mio].

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Nessun trauma particolare da ricercare nei miei ricordi, nessun evento traumatico da cui poter partire con un’attenta psicanalisi, se tralasciamo la capacità del mio ex di farmi arrivare pessime notizie sempre nel giorno del mio compleanno e il pericolo scampato di dover condividere il mio giorno con i Carters. Insomma, parliamo di un’infanzia felice con torte di compleanno, candeline da spegnere e feste con amici in cui, non si sa perché o per come, mi ritrovavo sempre in lacrime.

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Per quanto, con il passare degli anni, ci abbiano provato tutti a farmi apprezzare questo giorno riempendolo sempre un po’ di più di affetto e sorprese, invadendomi casa per un weekend o festeggiandolo insieme a me in un locale trashissimo a Londra; per quanto c’è chi ha saputo renderlo davvero speciale realizzando uno dei miei sogni da bambina… 

  …credo che non riuscirò mai a liberarmi di quel senso di malinconia che accompagna questa giornata, di quel retrogusto amaro che mi ricorda che sto crescendo e non era come lo avevo immaginato.

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Insomma, anche se quest’anno non ho diademi da indossare, afterparty a cui andare, serate trash a cui partecipare, amiche con cui ballare; anche se quest’anno non riceverò i miei auguri speciali [dopo due anni avevo iniziato a prenderci gusto, lo ammetto] è pur sempre il mio giorno.
E il giorno in cui ho messo piede a questo mondo va celebrato, no?

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Buon Compleanno a me.

Pensieri Sparsi

Ma che fine ha fatto la nostra cara psicopatica?


Forse qualcuno se lo sta chiedendo o, molto probabilmente, non interessa una cippalippa a nessuno del perché questo blog sia diventato di colpo quasi silenzioso; personalmente, come al mio solito, mi faccio una domanda e mi do una risposta da sola, come se vivessi in un mondo tutto mio.

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Il mese di Febbraio è iniziato appena da qualche giorno, me ne lagnavo giusto qualche giorno fa della velocità con cui Gennaio è trascorso senza che me ne accorgersi persa come ero nella mia nuvola di ansie e malumore: un’amicizia importante in crisi, un lavoro che non mi andava più a genio, il compleanno che inesorabilmente si fa sempre più vicino, un mare di rimorsi e di rimpianti che si erano annidati nella mia mente in un groviglio intricato da cui avevo difficoltà a venirne fuori.
Ero bloccata, arrabbiata…semplicemente spenta.

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Non avevo voglia di scrivere, non riuscivo a farlo in realtà; non riuscivo a mettere nero su bianco i miei pensieri perché quei pensieri non volevo ascoltarli, non volevo rischiare di stare male ma male veramente, di quel male in cui finisci dentro come un buco nero che ti risucchia e la luce in fondo al tunnel diviene solo una mera utopia.
Avevo paura di stare male, fingevo di stare bene…non sentivo nulla.

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Non so spiegarvi poi cosa sia accaduto, probabilmente è vero che quando meno te lo aspetti il destino si ricorda di te e cambia le carte in tavola, forse è una questione di ruota che gira o di Karma che fa il suo lavoro; non ne ho idea e nemmeno voglio averla, sia ben chiaro, fatto sta che il mese di febbraio è iniziato da 3 giorni e la mia vita ha preso una direzione diversa.

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Ho un nuovo lavoro, adesso posso dirlo; una nuova sfida: nuovi colleghi, nuovi orari, nuovo posto, tanta strada da fare, tanto da imparare, tanto da dimostrare…la spinta giusta che mi serviva per uscire dal loop infernale in cui mi ero arenata.

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Quell’amicizia che sembrava perduta sembra aver trovato una nuova strada per esistere, o quantomeno per sopravvivere anche a questo; il viaggio che desidero da una vita sta prendendo forma outfit idiota dopo outfit idiota. 
Sembra che tutto stia cercando una sua collocazione, ed io imparerò anche a non perdermi usando il navigatore, ne sono certa.

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xoxo
Piccola Psicopatica

 

 

Pensieri Sparsi

Ciao ciao, 2015!


Quando un anno praticamente perfetto sta volgendo al termine e le premesse per quello che deve arrivare sono tutt’altro che  rosee è davvero difficile trovare qualcosa per cui festeggiare la notte di Capodanno; il 2014 era stato un anno talmente carico di emozioni e piacevoli avvenimenti che lo scorrere lento delle ultime ore della sua ultima giornata le ho trascorse ripetendo come una litania la stessa frase: non voglio che finisca!
Le mie speranze per questo 2015 ormai giunto al termine erano praticamente nulle: avrei compiuto 30 anni, non sarebbe stato un anno Back, molto presto il mio gruppo di amici avrebbe subito dei cambiamenti e troppi pochi eventi riempivano la mia agenda!
Sarebbe stato un disastro, ne ero sicura…eppure alla fine non è andata proprio così!

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Il bello della vita è che quando meno te lo aspetti sceglie di sorprenderti, prende le carte che hai in mano e le sconvolge regalandoti una nuova giocata, a volte più fortunata altre un po’ meno ma sempre completamente diversa da come l’avevi immaginata!
Questo 2015 è stato esattamente così e avrei dovuto capirlo dal primo giorno dell’anno quando, mentre, ero in fila per prendere delle patatine ho letto del primo cambio di rotta di questo anno: dopo tutto non sarebbe stato totalmente un anno non Back!

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Penserete che come prima reazione nell’apprendere che avrei beccato i Backstreet Boys a Londra, viaggio appena prenotato per celebrare al meglio i miei 30 anni, io abbia fatto i salti di gioia e ringraziato il fato magnanimo per questo inaspettato regalo! Nulla di più sbagliato!
Per quanto avessi adorato il sentigli cantare per me Happy Birthday lo scorso anno, il mio odio per gli imprevisti non mi ha lasciato gioire a pieno di questo inaspettato regalo: chi li aveva invitati anche quest’anno al mio compleanno? In fondo, capitemi, era il mio compleanno sarei dovuta essere io la protagonista del weekend, non loro eh!

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Eppure, nonostante le mille mila paranoie che hanno accompagnato le settimane precedenti alla partenza, il viaggio a Londra per i miei 30 anni è sicuramente uno dei ricordi che serbo con più tenerezza…e loro sono stati la ciliegina sulla torta o, per meglio dire, sui cupcakes della serata pop trash che io e le mie amiche ci siamo regalate per accogliere il mio ingresso negli -enta.
Cosa c’è di meglio di sentirsi ragazzina in momenti come questi? Assolutamente nulla!11081363_10206195633320046_6309600204601367040_n

E questa era solo la premessa…
In fin dei conti, quello di Londra era l’unico viaggio che avevo in programma a dicembre dello scorso anno! Ho sfogliato il mio album su Facebook dedicato a questo anno ormai finito [voi non potete saperlo ma tra la mia ossessione nel fotografare tutto e la mia paura di dimenticare le cose che vivo, ogni anno è catalogato a mo’ di promemoria del mio vissuto in uno specifico album sul mio profilo Facebook, con tanto di data e luogo in cui è stata scattata la foto] e, guardando tutti i posti in cui sono state scattate le varie foto, ho sorriso alla sensazione di staticità che mi attanagliava pensando al 2015 che doveva arrivare!

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Il 2015 è stato l’anno dei viaggi: Londra, Praga, ancora Londra e, infine, Parigi; l’anno dei consueti weekend a Como e del Salone del Mobile di Milano, dell’estate in Puglia e in Liguria, del weekend sulla neve e del Museo di Barbie, della mansarda ad attendermi ad Ostia! L’anno degli infiniti weekend romani, del cibo spazzatura e la distruzione di Dirty Dancing️.

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Il 2015 è stato l’anno dei concerti: Backstreet Boys (seppure solo per venti minuti), Ligabue, Lindsey Stirling, Tiziano Ferro, Robbie Williams, Jovanotti e i Linkin Park. L’anno della trottolina in giro per l’Italia che prenota tutto troppo ravvicinate e si ritrova , puntualmente, a fare delle vere e proprie maratone.

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Il 2015 è stato l’anno del mio Eclisse e delle soddisfazioni che mi ha regalato; della gratitudine immensa verso chi ha creduto in me ancor prima che iniziassi a farlo io, verso chi ha dato fiducia alle mie parole e verso chi le mie parole non le ha gradite ricordandomi che nella vita non posso piacere a tutti, in fin dei conti non tutti possono avere buon gusto!

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Il 2015 è stato l’anno del “adesso voglio sentire un urlo!”; del calcio in culo quando per troppa razionalità e paura ho rischiato di rinunciare ad una cosa a cui tenevo tanto; del pianto di gioia attaccata ad un telefono quando tutte le difese sono crollate e l’emozione prende il sopravvento. L’anno in cui lo stupore di sapere che qualcuno avrebbe fatto qualcosa per me solo per il gusto di vedermi felice mi ha scaldato il cuore.

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Il 2015 è stato l’anno delle amicizie: quelle che giorno dopo giorno sono divenute indispensabili certezze, quelle assopite ma mai dimenticate, quelle riscoperte come una piacevole sorpresa, quelle che ti ricordano che non sei sola, quelle giunte al termine dopo 10 anni, quelle messe in discussione che ti fanno piangere come una cretina chiedendoti in cosa sei sbagliata. È stato l’anno della consapevolezza che ho scelto di avere intorno persone che mi capiscono, e che, quando non lo fanno, mi accettano così come sono.

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Il 2015 è stato l’anno in cui questo spazio virtuale ha preso vita e io ho ritrovato il piacere di mettere nero su bianco i miei pensieri, di non vergognarmi delle parole confuse che chiedono di trovare una collocazione, delle opinioni che non riesco a tacere, delle ansie che chiedono di essere ascoltate.

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Il 2015 è stato l’anno dell’operazione al mio occhio troppo pigro per guardare il mondo; l’anno in cui mi sono ricordata che da sola funziono alla grande ma non per questo devo fare tutto in solitudine.

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Il 2015 è stato un anno di cambiamenti: alcuni grandi e visibili, altri impercettibili ma fondamentali. È stato un anno di quelli che un po’ ti deludono, un po’ ti confondono, un po’ ti regalano sorrisi inaspettati e lacrime di gioia; uno di quegli anni colmo di momenti da fotografare e ricordare.

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Anche per quest’anno il mio principe azzurro deve aver smarrito la giusta via [dovevo chiedere a Babbo Natale di regalargli un navigatore nuovo, maledizione] e al suo posto sono arrivate delle fatine {lucciole poteva essere frainteso} che hanno illuminato anche i miei giorni più bui regalandomi un sorriso, che hanno combattuto contro i miei silenzi e distrutto i muri che nei giorni di pioggia sono brava ad indossare, che, proprio in quei giorni lì, hanno aperto il proprio ombrello offrendomi un passaggio finché non tornassi a vedere il sole.

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Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!

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Ma davvero qualcuno ha letto tutto questo papiro?