Pensieri Sparsi

Potere alle ciacione!!!


Tutte le donne sono belle: alte, basse, magre, grasse,bianche, nere, gialle o a pois, con i fianchi larghi, con il culo grosso, con i lineamenti mascolini, con i tratti da bambine, chi più ne ha più ne metta. Ogni donna è unica nel suo genere, ogni suo piccolo difetto ne è in realtà una sua caratteristica peculiare che, in un certo qual modo la rende speciale.
Ogni donna è perfetta semplicemente nel suo essere donna!
tumblr_njn1lyrrjo1qdgudso1_500Esplicitato questa sorta di pseudo manifesto femminista da due soldi, e sottolineato quanto io stessa sia lontana anni luci da poteressere considerata un femminone esagerato [anche se, ve lo posso giurare con la mano sul cuore, dal basso del mio metro e sessanta, la vita non è poi così malaccio] con i miei fiancotti larghi e i capelli in continua autogestione, posso trattare a cuor più leggero la questione pungente che, da ieri sera, mi solletica i pensieri:
Secondo voi, tutta questa storia del Politically Correct non sta sfuggendo un pò di mano?

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Trovo estremamente assurdo specificare quanto questo post non voglia risultare offensivo verso nessuna categoria, che poi già a parlare di categorie a ma personalmente sembra di fare discriminazione. Insomma, vivrò nel fantastico Mondo delle Meraviglie di Alice ma mi piace pensare alle persone semplicemente come essere umani, e come tali mi piace pensare che mi possano stare simpatici o collocarsi esattamente su quegli attributi che per conformazione naturale non posseggo ma che in casi eccezionali possono spuntare anche a me [per ben intenderci: a me dire mi stai sulle ovaia genera proprio l’orticaria].
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Per farla breve: che tu, mio caro prossimo, sia bianco, nero, arancione, a stelle o a strisce, che a te piacciano le donne, gli uomini o gli animali, che in camera da letto tu voglia essere legato come un insaccato o che ti scandalizzi al solo pensieri di finirci in una camera da letto, che tu sia bassa o dannatamente alta, che tu sia magra o che tu sia grassa, che sia fissata per la palestra o per la pancetta, che tu sia sferica, quadrata o ovale, insomma che tu sia un pò come cavolo ti pare io ho tutto il diritto di amarti o di odiarti semplicemente perchè sei tu.
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Magari, o mio caro prossimo, hai detto una frase sbagliata, magari il tono della tua voce mi urta il sistema nervoso, magari hai articolato le parole in modo armonico, forse hai sorriso nell’istante perfetto per farti entrare nelle mie grazie, forse non c’è un motivo preciso che ti abbia collocato nella lista di quelli che mi stanno a cuore o di quelli che vorrei sottoterra.
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Un solo fatto è poco più che certo: non è una questione di categoria umana!
Perchè, credetemi, è avvilente nel 2017 sentir ancora parlare di discriminazioni sessuali se si esprime un opinione diversa rispetto ad un omosessuale o discriminazione fisica se si esprime un parere estetico su una persona in sovrappeso, bassa, alta, troppo magra che magari semplicemente si è vestita al buio al mattino.
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Sia chiaro: non giustifico offese gratuite e, per l’appunto discriminazioni di alcun genere, ma difendo il sacrosanto diritto di un confronto sano e costruttivo: per quanto mi concerne, quando parlo con una persona dialogo con la sua mente non con la sua bellezza o con la sua sessualità, se tu che sei dall’altra parte poni fisicità e sessualità tra di noi come strumenti da manipolare nella discussione, con me, hai perso in partenza. Ma questa sono io.
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Ma perchè tutto questo sproloquio direte voi? Chi ha fatto cosa a questa povera psicopatica? Che problemi avrà mai questa volta?
Torniamo al nocciolo della questione e vi spiegherò tutto; dicevamo: tutte le donne sono belle e noi, a società moderna estremamente Politically Correct, non basta essere a conoscenza di tale verità per vivere bene. No, assolutamente.
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Noi società moderna estremamente Politically Correct abbiamo bisogno di indignarci e prendere posizione a favore di tutto e tutti [contro tutto e tutti, oserei direi io] per nutrire le nostre coscienze e/o il nostro bisogno di approvazione.
Ed è per questo motivo che uno spazio puramente ludico diviene piazza per la difesa dei diritti della bellezza delle donne di ogni forma, colore ed etnia.
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Vi avevo già accennato in qualche post precedente della mia nuova fissazione per un giochino di moda che consiste, nè più nè meno, nel creare outfit ideali per occasioni specifiche sfidando le altre fashioniste nella creazione del Top Look; in sostanza un mix tra il giocare con le Barbie ed una sorta di Gira la Moda moderno in cui perdersi esattamente come delle bambine un pò troppo cresciute che spendono soldi che non posseggono, indossano abiti, borse e accessori vari che non si possono permettere, presenziando ad occasioni surreali terreno fertile per la fantasia di chi, come me, un red carpet lo può solo sognare.
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Un gioco. Un passatempo. Un qualcosa di ludico con cui distrarsi. Errore!!!
Noi, società moderna estremamente Politically Correct, non possiamo assolutamente sottostare ad un giochino che mostra la donna come una bambolina, una modella dal corpo perfetto [nb: i fianchi erano comunque belli larghetti eh], uno stereotipo di bellezza dannoso per l’autostima della donna qualunque.

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Da settimane ormai nella chat del gioco, quella che avrebbe lo scopo di scambiarsi consigli di moda, la polemica infiamma: il sistema di votazione del gioco ha una politica di base corrotta e discriminatoria.
Quelle bionde hanno il punteggio più alto di quelle more.
Quelle bianche hanno il punteggio più alto di quelle nere.
Quelle con i capelli lunghi hanno il punteggio più alto di quelle con i capelli corti.
La gente che vota è razzista.
La gente che vota è discriminante.
Mi sento discriminata.
Il mondo è cattivo!
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Fatto sta che lagna di qua e lagna di là è stato apportato un aggiornamento al gioco: Celebriamo la bellezza in tutte le sue forme. Siamo orgolgiosi di presentarti, a partire da oggi, una nuova gamma di modelle Covet, ciascuna con la propria taglia, silhouette, altezza, carnagione e caratteristiche del volto. […] il nostro obiettivo è celebrare la bellezza in tutte le sue forme, non quello di paragonare una donna all’altra […] tutti i vestiti nel guardaroba e quelli che deciderai di acquistare si adattereanno automaticamente alla sua taglia, alla sua silhouette e alla sua altezza. Divertiti a provare i tuoi look preferiti sulle diverse modelle.

Noi, società moderna estremamente Politically Correct, non giochiamo più a vestire delle modelle alte, magre e della pelle del colore che meglio ci aggradava, mai e poi mai, noi giochiamo a vestire delle belle ciacione con gli stessi abiti che avevamo comprato per le modelle alte e magre che altro non fanno che sottolineare tutte le imperfezioni della bellezza dei corpi che esaltiamo evidenziando, ancora una volta, come a noi società moderna estremamente Politically Correct in realtà il bello piace, anche se è brutto ammetterlo, e, anche solo per finta in uno stupido giochino, non era poi così brutto vestire delle modelle alte, magre e della pelle del colore che meglio ci aggradava.

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Ma noi siamo Politically Correcte e forse non si può dire,
quindi: Potere alla Ciacione.
Pensieri Sparsi

Il girone dell’inferno dei gruppi su Whatsapp!


Se Dante Alighieri avesse scritto la sua Divina Commedia ai giorni nostri sono più che sicura che avrebbe dedicato un intero girone agli abusatori dei gruppi whatsapp, probabilmente vagando con Virgilio avrebbe incontrato Brian Acton e Jan Koum [si, mi sono andata a documentare sugli ideatori di Whatsapp per scrivere codesta idiozia] costretti a rispondere incessantemente ai settordicimila messaggi al secondo che riempiono di notifiche i propri smartphone mentre Zucherberg gli balla intorno lanciandogli coriandoli a forma di emoticon al suono di fastidiosissimi messaggi vocali pregni di sconcerie, rumori molesti e pipponi che funzionerebbero da sonnifero meglio del fuso della Bella Addormentata nel Bosco.

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Inutile negare quel senso di frivola gioia iniziale che la possibilità di creare gruppi Whatsapp ha donato in tutti noi orfani delle megachat di MSN; quella malinconica sensazione di poter tornare indietro nel tempo quando chiacchierare virtualmente in 20 persone regalava un nuovo senso di aggregazione abbattendo le distanze e avvicinando i cuori. Una visione forse un pò troppo poetica di quelli che restano ricordi di una tarda adolescenza condivisa attraverso uno schermo del computer con persone decisamente lontane da me ma con le quali condividevo un’immensa passione.

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Il punto è che ognuno di noi ha, inizialmente, gioito della possibilità di poter evitare il fastidioso copia ed incolla dello stesso messaggio per comunicare il luogo di ritrovo per una serata, di poter evitare di riportare pezzi di conversazioni per giungere ad un accordo sulla scelta del suddetto luogo, di poter evitare quel frustrante giro di messaggi/telefonate tipiche dell’organizzazione per la scelta e l’acquisto di un regalo di compleanno di gruppo per un’amica o, peggio mi sento, i dettagli di un viaggio.

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I gruppi Whatsapp sembravano destinati ad essere la chiave di volta di tutti quei problemi logistici che tanto ci davano noia prima della loro comparsa. Scrivo una cosa, la leggono in 10 in una volta sola, mi rispondono tutte nello stesso posto, ci confrontiamo: tutto risolto in 10 minuti, facile e veloce.
Oh che bella cosa l’illusione.

00007092La verità è che essere inserito in un gruppo Whatsapp è come entrare a far parte di una setta, si sa quando si entra ma non si ha mai ben chiaro come, quando e se si riesce ad uscire [quanto meno senza mandare al diavolo qualcuno o senza passarci per stronza maleducata]. 

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I gruppi Whatsapp rappresentano a pieno un esempio perfetto di sistema anarchico: non esistono regole da rispettare! [laddove esistessero, non andrebbero comunque rispettate…quindi perchè perderci tempo?]
Bisogna, però, ricordare giusto un paio di cosucce utili per non soccombere in questo mondo fatto di messaggi deliranti, screenshots inutili, messaggi audio irritanti:
  • Non bisogna mai farsi ingannare dal nome del gruppo perché esso rappresenta, il più delle volte, un mero specchietto per le allodole; insomma se vi inseriscono in un gruppo chiamato Regalo PincoPalla [dopo aver capito se PincoPalla davvero la conoscete e rientra nelle persone degne della vostra attenzione] potete stare tranquille che su 200 messaggi ricevuti forse solo 10 parleranno effettivamente del regalo in questione.
  • Silenziare un gruppo Whatsapp è sempre cosa buona e giusta per salvaguardare la propria salute mentale e la batteria del proprio smartphone.
  • Non dire alle persone partecipanti alla conversazione di gruppo che le avete silenziate ed intervenire di tanto in tanto con faccine random per fingersi presenti [quella che ride fino alle lacrime resta perfetta per ogni situazione].

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  • Bloccare il download automatico delle immagini per evitare di ritrovarsi la galleria del telefono piena di screenshot sgrammaticati, uomini mezzi nudi, outfits vari ed eventuali, in definitiva roba compromettente random.
  • Dotarsi di tantissima pazienza: più sono le partecipanti alla conversazione meno si riuscirà a capirsi in maniera logica e lineare; dall’esaurimento al ritrovarsi a rimpiangere il vecchio giro di telefonate il passo è breve.
  • Ignorare le conversazioni a cui non si è interessate evitando di lasciarsi andare a risposte acide [su questo punto ci sto ancora lavorando anche io].
  • Skippare le note audio di quelle che si divertono a mandarle a ripetizione, soprattutto se sei fuori casa.

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Ricordare che in fin dei conti: è solo l’ennesimo gruppo whatsapp.

Pensieri Sparsi

Basta poco!


Le domeniche in pigiama, o pantaloncini e canotta che di questo periodo è uguale, sono piacevoli quando fuori piove e fa freddo, quando la sola idea di indossare vestiti veri e tornare donna stanca a tal punto le nostre membra da farci rinunciare anche solo a prendere in considerazione l’idea; quando però il sole splende in cielo e l’eco di allegre giornate estive risuona nella tua mente il restare chiusa in casa ha un solo nome: spreco.

Il fatto di aver sprecato la mia domenica mi ha sicuramente reso poco carina oggi, oserei dire che se Satana avesse una figlia probabilmente avrebbe il mio nome in giornate come quella che, finalmente, sta volgendo al termine; l’idea che domani sia lunedì, in realtà, non credo mi consoli più di tanto anzi, adesso che mi ci soffermo a pensarci, mi confonde ulteriormente: meglio vedere questa giornata inutile volgere al termine o accettare la sicuramente terribile giornata che si presenterà domani?
Non provate a rispondere, la vostra risposta sarà comunque quella sbagliata!

Nei giorni così mi rendo conto che non sia felice starmi vicino, eppure basta così poco: una chiacchierata leggera, discorsi deliranti al limite della decenza, doppi sensi come se non ci fosse un domani, ricordi di viaggi e tanta voglia di partire per una nuova avventura. Basta poco per sentirsi vicine anche a kilometri di distanza, per estorcere un sorriso nonostante la nuvola nera che minaccia tempesta sopra la mia testa. Basta poco per esserci. Ritrovarsi a parlare in una chat come se fossimo sedute al tavolino di un bar, con il nostro drink tra le mani e la leggerezza del pensiero che disegna un sorriso sul nostro viso. Basta poco per mancarsi e sperare che il tempo scorra veloce per perdersi nuovamente nella tenerezza di un abbraccio, per essere nuovamente noi.

Grazie amiche mie.
Vi voglio bene.