Pensieri Sparsi

Addio 2018.


Mancano poche ore alla fine di questo anno ed io mi ritrovo qui a scrivere invece che in giro ad ubriacarmi, significherà pure qualcosa? Che frequenti gente di merda, che sei una cretina e che senza resoconto di fine anno proprio non ci riesci a stare.

Ma cerchiamo di non tergiversare.
E’ da quando mi sono svegliata questa mattina che cerco di immaginare cosa potesse essere appropriato scrivere in questo post, cosa avrei voluto ricordare, cosa sarebbe stato giusto annotare e rendere eterno di questo anno trascorso. Ho scorso le immagini dei 365 trascorsi e mi sono resa conto che, come ogni anno, le esperienze vissute sono sempre superiori alle aspettative.

E’ stato un anno strano,complicato ed estremamente intenso.Un anno in cui sono cresciuta e cambiata; un anno in cui ho acquisito una nuova consapevolezza di me stessa; in cui ho capito, ancora una volta, che i limiti esistono solo per essere superati.

Il mio 2018 è iniziato con la finta consapevolezza che l’ansia non avrebbe più preso decisioni al posto mio; una sorta di presa di coscienza di quello che avrei voluto per me. Ma tra il dire e il mare c’è di mezzo il mare ed ammettiamolo pure: i primi mesi di questo anno non sono stati proprio una passeggiata per me e la mia povera testa. Avere la consapevolezza di stare meglio e non riuscire ad esserlo a pieno può essere davvero frustrante.


Era una giornata di febbraio e c’era la neve (qui non è così normale essere bloccati dalla neve al mattino per andare in ufficio) quando questo anno ha preso una svolta differente, un bivio che non avrei mai potuto calcolare ma che, come mi è stato fatto notare, in fin dei conti avevo desiderato fin dal principio. Un cambiamento al lavoro, una nuova opportunità. Un qualcosa così lontano da quanto avessi studiato, così vicino a quelle che sono le mie attitudini più profonde.

Ho compiuto 33 anni. Sono davvero tanti eh se penso a quanto mi ero ripromessa avrei fatto entro questa età. E da marzo ad oggi è stato un treno in corsa su cui sono salita probabilmente senza neanche rendermene conto per davvero.

E’ stato l’anno del mio primo viaggio in Florida, la mia seconda crociera. L’anno della vita in vacanzacantata ed urlata a squarciagola con quell’amica pazza come te. L’anno del vento tra i capelli e la sensazione di leggerezza crescente Mojito dopo Mojito.

Scorro le foto e vedo te. Anche quest’anno la parte migliore di questi 12 mesi. I tuoi sorrisi, i tuoi baci, i tuoi abbracci, il tuo tutto che forse resta un po’ troppo per me. Una me troppo incredula ogni volta, una me che adesso è terrorizzata all’idea di rivederti. Un me che ha paura di averti deluso, di non essere stata abbastanza, di non essere stata all’altezza delle tue aspettative.

E’ stato l’anno del mio primo Salone Nautico a Cannes, del mio primo giro in elicottero. L’anno in cui per la prima volta mi sono detta che sono davvero brava, in cui mi è stato detto che sono stata brava. L’anno in cui ho capito che, se voglio, posso fare tutto.

E’ stato un anno in cui ho gettato le basi per 365 giorni futuri così intensi da fare quasi paura.

Mancano poche ore alle fine di questo 2018…ed io non so se sono pronta all’anno nuovo e a tutto quello che ha in serbo per me.

Pensieri Sparsi

Addio, 2016!!!


Mancano poche ore alla fine di quest’anno che, giusto per essere originale fino alla fine, ho deciso [anche se non mi sembra proprio il verbo più corretto da utilizzare in questo caso, eh] di chiudere in bellezza divenendo della stessa sostanza della Tachipirina, maledetta influenza, e io sono ancora qui di fronte al mio IPad cercando di tirare le somme di questo anno un po’ strano; un anno contro cui la gente ha passato più tempo ad inveire anziché capire come cercare di viverlo al meglio.Con tanto di forconi in mano, al grido di anno bisesto, anno funesto [che tanto deve aver scaldato i cuori di chi, per beffa del destino, ha messo piede in questo mondo il 29 febbraio] sono stati spiegati e/o
giustificati tutti gli avvenimenti nefasti accaduti in questi 12 mesi.   

Ha fatto più morti questo 2016 che la peste nera.

Come se tutti gli attentati che hanno costretto al cambiamento della foto profilo gli utenti di Facebook più scrupolosi in segno di rispetto, empatia o esibizionismo, le morti di personaggi più o meno famosi che hanno reso tutto il popolo del web esperti di musica/cinema/teatro, i terremoti che hanno scosso più e più volte la nostra Italia un pò a causa degli omosessuali un pò a causa di Dio, fossero colpa di quel giorno in più sul calendario.  

Come se le delusioni delle persone a cui tenevamo di più, i traguardi non raggiunti, i momenti in cui siamo inciampati sulle nostre stesse paranoie, le ansie e il panico che ci hanno abbracciato fino a stritolarci fossero un mero prodotto di quelle 24 ore di recupero posizionate alla fine di quel mese diversamente lungo che, se vogliamo dirla tutta, hanno anche ritardato di un giorno lo spegnimento delle mie candeline di compleanno. 

Ma siamo proprio sicuri che non ci sia nulla da salvare in questo anno del Mai Una Gioia Cosmico?

Se non ve ne siete accorti, vi sto offrendo una via di fuga dai deliri che questa seppur semplice domanda ha originato nella mia mente contorta, una possibilità di salvezza dall’impelagarvi in quello che è, fondamentalmente, una sorta di viaggio nel tempo attraverso i miei 12 mesi appena trascorsi.

Un resoconto del mio vissuto, né più né meno di ciò.


“Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!”

Ho deciso di iniziare questo mio viaggio esattamente dove lo avevo interrotto un anno fa quando, salutando il 2015 nelle sue ultime battute, avevo già deciso con quale mood avrei vissuto il mio nuovo anno…o quanto meno ci avrei provato.

Nessuna aspettativa, nessuna delusione!

366 giorni fa mi sembrava decisamente un ottimo piano, se solo fossi stata capace ad attuarlo per davvero perchè, siamo onesti, una cosa è dire [o scrivere] di voler avere un certo atteggiamento una cosa è modificare la propria essenza più profonda e riuscirci davvero.

Insomma, sarebbe tutto molto più facile se fossimo in grado di ascoltare gli ottimi consigli che sappiamo dispensare, ma poi cosa avremmo da raccontare?

Non posso in alcun modo negare che il 2016 sia stato per me un anno complicato, ho cambiato lavoro e stile di vita rendendomi conto che, se è pur vero che non c’è nulla, o quasi, che io non possa fare, non è detto che debba per forza piacermi; ammettere ciò forse è stata la cosa più difficile di questo intero anno. Insomma chiedere di avere un’opportunità di poter dimostrare di poter fare qualcosa di diverso e ritrovarsi ad ammettere che quel qualcosa non solo non ti piace ma ti fa letteralmente schifo credetemi non è stato per niente una passeggiata.


Non che ritrovarmi a riaffrontare crisi di ansia e lievi attacchi di panico sia stato più piacevole.

Immaginate di averci messo davvero tanto per uscire da un tunnel che avevate quasi iniziato ad arredare, di aver preso tutte quelle sensazioni negative e di averle inscatolate per benino e gettate in un angolo remoto della vostra memoria tra le cose da non voler ricordare, di essere riusciti a razionalizzare quelle sensazioni, ad imparare a dominarle o quanto meno a gestirle e poi…boom! Non c’è un perchè, non una vera motivazione, tutto vi è esploso nuovamente tra le mani trascinandovi prepotentemente in quel tunnel facendovi arrancare per cercare di ricordare come si fa a respirare, per riuscire ad aggrapparvi ad una luce e non farvi avvolgere dal buio. Non una passeggiata, ve l’ho detto.

Eppure in tutto questo buio ho avuto sempre la mia luce, il mio pensiero felice.

Lo so, su questo argomento sono dannatamente monotematica ma sticazzi, credo che potrei davvero urlarlo ai quattro venti tutto il giorno tutti i giorni; non saprei raccontare che sapore avrebbe la mia vita senza questi 5 uomini…senza di Lui. Nonostante questo anno il pensiero di non essere adeguata per questo mondo mi abbia accompagnato quasi come una costante, lui è riuscito a farmi sentire speciale per una sera, forse un istante, ricordandomi, ancora una volta, che basta poco per essere felici.

E’ triste e tenero allo stesso tempo pensare che l’abbraccio più bello l’ho ricevuto da uno sconosciuto, che forse tanto sconosciuto più non è, che per una sera ha deciso di rendermi l’eccezione; un menefreghista cronico che ha stretto la mia mano nella sua facendomi sentire una sciocca quindicenne e una strafiga da paura nello stesso tempo regalandomi uno di quei momenti più unici che rari nella vita. Insomma, se non sono morta tra le sue braccia mentre la sua bocca riempiva di bacini il mio viso probabilmente sono immortale e ancora non lo so.

Questo 2016 è stato anche l’anno del mio ritorno nella città che già 5 anni fa mi aveva rubato il cuore: la mia New York! Credo che solo chi abbia messo piede sul suolo newyorkese possa capire quanto questa città ti entri diritto nell’anima rubandotela, diviene parte di te fino ad arrivare a mancarti quasi fosse una persona. Tornare nella Grande Mela e farlo con la mia famiglia è stato un regalo inaspettato; a quasi 32 anni non mi vergogno nel trascorrere le vacanze estive con la mia famiglia perchè quando si ha la fortuna di avere genitori e fratelli come quelli che ho io ogni momento trascorso insieme è un dono divino, nulla di più.

E’ un post senza capo ne coda, me ne rendo conto, forse il peggior resoconto che io abbia mai fatto ma abbiate compassione per me, la febbre continua a non darmi tregua e il mio gatto continua a farmi da supervisore per evitare che io finisca per lo scrivere delle castronerie.


Ancora poche per per dire addio a questo 2016!

Non mi sento pronta a fare una lista delle cose che non sono arrivate in questo anno, di quelle che ho perso, di quelle che ho creduto di avere ma erano solo delle sciocche illusioni. Niente ringraziamenti, se non per me stessa e per chi mi è stato vicino nonostante i miei momenti bui, nonostante io non lo abbia reso facile neanche un pò.


Ed esattamente come lo scorso hanno non voglio fare una lista di buoni propositi. 

Hey vita, io sono qui: sorprendimi!!!


Non so se qualcuno sia arrivato davvero fino a qui giù, beh se ci sei: ti stimo…e a te vanno i miei migliori auguri di Buon Anno.


E cmq il 17 è sempre stato il mio numero preferito, non smentirmi.




Pensieri Sparsi

🤦🏼‍♀️


Si dice che si raccoglie cosa si semina ed evidentemente come contadina io devo essere proprio una frana; perchè non riesco a spiegare diversamente il vuoto che ho intorno ogni volta che sono io a stare male, ogni volta che io avrei bisogno realmente di qualcuno al mio fianco.

La triste verità è che con le parole sono così dannatamente bravi tutti, ma a conti fatti restano solo vuote chiacchiere che hanno iniziato a far sanguinare le mie orecchie e smesso di far lacrimare i miei occhi.


Non ho bisogno di nessuno! Non ci sarò più per nessuno!

Pensieri Sparsi

Ciao ciao, 2015!


Quando un anno praticamente perfetto sta volgendo al termine e le premesse per quello che deve arrivare sono tutt’altro che  rosee è davvero difficile trovare qualcosa per cui festeggiare la notte di Capodanno; il 2014 era stato un anno talmente carico di emozioni e piacevoli avvenimenti che lo scorrere lento delle ultime ore della sua ultima giornata le ho trascorse ripetendo come una litania la stessa frase: non voglio che finisca!
Le mie speranze per questo 2015 ormai giunto al termine erano praticamente nulle: avrei compiuto 30 anni, non sarebbe stato un anno Back, molto presto il mio gruppo di amici avrebbe subito dei cambiamenti e troppi pochi eventi riempivano la mia agenda!
Sarebbe stato un disastro, ne ero sicura…eppure alla fine non è andata proprio così!

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Il bello della vita è che quando meno te lo aspetti sceglie di sorprenderti, prende le carte che hai in mano e le sconvolge regalandoti una nuova giocata, a volte più fortunata altre un po’ meno ma sempre completamente diversa da come l’avevi immaginata!
Questo 2015 è stato esattamente così e avrei dovuto capirlo dal primo giorno dell’anno quando, mentre, ero in fila per prendere delle patatine ho letto del primo cambio di rotta di questo anno: dopo tutto non sarebbe stato totalmente un anno non Back!

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Penserete che come prima reazione nell’apprendere che avrei beccato i Backstreet Boys a Londra, viaggio appena prenotato per celebrare al meglio i miei 30 anni, io abbia fatto i salti di gioia e ringraziato il fato magnanimo per questo inaspettato regalo! Nulla di più sbagliato!
Per quanto avessi adorato il sentigli cantare per me Happy Birthday lo scorso anno, il mio odio per gli imprevisti non mi ha lasciato gioire a pieno di questo inaspettato regalo: chi li aveva invitati anche quest’anno al mio compleanno? In fondo, capitemi, era il mio compleanno sarei dovuta essere io la protagonista del weekend, non loro eh!

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Eppure, nonostante le mille mila paranoie che hanno accompagnato le settimane precedenti alla partenza, il viaggio a Londra per i miei 30 anni è sicuramente uno dei ricordi che serbo con più tenerezza…e loro sono stati la ciliegina sulla torta o, per meglio dire, sui cupcakes della serata pop trash che io e le mie amiche ci siamo regalate per accogliere il mio ingresso negli -enta.
Cosa c’è di meglio di sentirsi ragazzina in momenti come questi? Assolutamente nulla!11081363_10206195633320046_6309600204601367040_n

E questa era solo la premessa…
In fin dei conti, quello di Londra era l’unico viaggio che avevo in programma a dicembre dello scorso anno! Ho sfogliato il mio album su Facebook dedicato a questo anno ormai finito [voi non potete saperlo ma tra la mia ossessione nel fotografare tutto e la mia paura di dimenticare le cose che vivo, ogni anno è catalogato a mo’ di promemoria del mio vissuto in uno specifico album sul mio profilo Facebook, con tanto di data e luogo in cui è stata scattata la foto] e, guardando tutti i posti in cui sono state scattate le varie foto, ho sorriso alla sensazione di staticità che mi attanagliava pensando al 2015 che doveva arrivare!

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Il 2015 è stato l’anno dei viaggi: Londra, Praga, ancora Londra e, infine, Parigi; l’anno dei consueti weekend a Como e del Salone del Mobile di Milano, dell’estate in Puglia e in Liguria, del weekend sulla neve e del Museo di Barbie, della mansarda ad attendermi ad Ostia! L’anno degli infiniti weekend romani, del cibo spazzatura e la distruzione di Dirty Dancing️.

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Il 2015 è stato l’anno dei concerti: Backstreet Boys (seppure solo per venti minuti), Ligabue, Lindsey Stirling, Tiziano Ferro, Robbie Williams, Jovanotti e i Linkin Park. L’anno della trottolina in giro per l’Italia che prenota tutto troppo ravvicinate e si ritrova , puntualmente, a fare delle vere e proprie maratone.

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Il 2015 è stato l’anno del mio Eclisse e delle soddisfazioni che mi ha regalato; della gratitudine immensa verso chi ha creduto in me ancor prima che iniziassi a farlo io, verso chi ha dato fiducia alle mie parole e verso chi le mie parole non le ha gradite ricordandomi che nella vita non posso piacere a tutti, in fin dei conti non tutti possono avere buon gusto!

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Il 2015 è stato l’anno del “adesso voglio sentire un urlo!”; del calcio in culo quando per troppa razionalità e paura ho rischiato di rinunciare ad una cosa a cui tenevo tanto; del pianto di gioia attaccata ad un telefono quando tutte le difese sono crollate e l’emozione prende il sopravvento. L’anno in cui lo stupore di sapere che qualcuno avrebbe fatto qualcosa per me solo per il gusto di vedermi felice mi ha scaldato il cuore.

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Il 2015 è stato l’anno delle amicizie: quelle che giorno dopo giorno sono divenute indispensabili certezze, quelle assopite ma mai dimenticate, quelle riscoperte come una piacevole sorpresa, quelle che ti ricordano che non sei sola, quelle giunte al termine dopo 10 anni, quelle messe in discussione che ti fanno piangere come una cretina chiedendoti in cosa sei sbagliata. È stato l’anno della consapevolezza che ho scelto di avere intorno persone che mi capiscono, e che, quando non lo fanno, mi accettano così come sono.

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Il 2015 è stato l’anno in cui questo spazio virtuale ha preso vita e io ho ritrovato il piacere di mettere nero su bianco i miei pensieri, di non vergognarmi delle parole confuse che chiedono di trovare una collocazione, delle opinioni che non riesco a tacere, delle ansie che chiedono di essere ascoltate.

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Il 2015 è stato l’anno dell’operazione al mio occhio troppo pigro per guardare il mondo; l’anno in cui mi sono ricordata che da sola funziono alla grande ma non per questo devo fare tutto in solitudine.

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Il 2015 è stato un anno di cambiamenti: alcuni grandi e visibili, altri impercettibili ma fondamentali. È stato un anno di quelli che un po’ ti deludono, un po’ ti confondono, un po’ ti regalano sorrisi inaspettati e lacrime di gioia; uno di quegli anni colmo di momenti da fotografare e ricordare.

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Anche per quest’anno il mio principe azzurro deve aver smarrito la giusta via [dovevo chiedere a Babbo Natale di regalargli un navigatore nuovo, maledizione] e al suo posto sono arrivate delle fatine {lucciole poteva essere frainteso} che hanno illuminato anche i miei giorni più bui regalandomi un sorriso, che hanno combattuto contro i miei silenzi e distrutto i muri che nei giorni di pioggia sono brava ad indossare, che, proprio in quei giorni lì, hanno aperto il proprio ombrello offrendomi un passaggio finché non tornassi a vedere il sole.

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Propositi per questo 2016 ormai alle porte, in realtà, non ne ho, trovo sciocco farmi promesse che non riuscirò mai a mantenere o crearmi false aspettative che, con un’altissima percentuale, saranno deluse. Non mi aspetto nulla, ma sono pronta a lasciarmi sorprendere da tutto; credo possa bastare!

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Ma davvero qualcuno ha letto tutto questo papiro?