Pensieri Sparsi

Pensavate che anche oggi facessi la vaga e saltassi la fantastica challenge in cui ancora mi chiedo perchè io mi sia imbattuta. Errore: eccomi qui, pronta a rispondere al quesito del giorno.
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Giorno 16 – Qualcosa che ti manca.
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Prendere coscienza della mancanza di qualcosa è un pò come rendersi conto di essere incompleti, guardarsi e riuscire a concentrarsi solo su quel piccolo, o grande, vuoto lasciato da:
– ciò che vorremmo e non abbiamo più,
– ciò che vorremmo ma non è mai stato nostro,
– ciò che vorremmo ma non sarà mai nostro.
Non amo concentrarmi sulle mancanze, è una di quelle sensazioni che ti logora lentamente dall’interno fino ad annientare una parte di te inesorabilmente.
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Eppure a tutti manca qualcosa, sempre.

E’ una di quelle condizioni del genere umano a cui nessuno riesce a sottrarsi, neanche la persona all’apparenza più felice della terra; forse troppo abituati a lagnarci e troppo poco a concentrarci sulla felicità siamo più bravi a cogliere l’assenza delle cose, delle persone, che la loro presenza.

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E’ così che ad oggi mi mancano i miei nonni, quelli che troppe volte mi dava noia passare a salutare; mi manca il tempo libero che prima non sapevo come impegnare; mi manca il caffè con quell’amica con cui a volte mi dava noia parlare; mi manca quel Buongiorno, Principessa di cui tanto mi lamentavo; mi manca quel sentirmi fintamente fragile e bisognosa di essere difesa che mi rendeva debole ed insicura. Mi manca tornare a credere che l’impossibile possa ancora accadere.

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E mi mancano le tue braccia in cui poter rifuggiare i miei sogni.

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Ma questa è un’altra storia.

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30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Un bel tentativo!?!


Io lo so che ormai avete smesso di credere alle mie parole, ma io ve lo giuro: ci provo con tutta me stessa al mattino di svegliarmi di buon umore, bella pimpante, raggiante e solare, in grado di fare tutte le mie cose con calma prima di uscire senza fare ritardo alcuno.02

Non fate quella faccia eh, ho detto che ci provo mica che ci riesco.

Il punto è semplice, partendo dal presupposto che odio il suono della mia sveglia [potete ascoltarlo qui], essere destata dal mondo dei sogni mi crea un profondo stato di irritazione che necessito di mitigare con il consueto giro veloce dei social network, con un’accurata valutazione dei risultati delle sfide di moda di Covet Fashion e un controllo oculato della mia città in SimCity.

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E’ ovvio che fai sempre tardi, sei una perditempo!
Direte voi, e chi ha mai pensato di contraddirvi? Oh io non di certo!!!
Il punto è che le mattine non mi piacciono, neanche dopo il caffè; e le persone al mattino mi piacciono anche meno, nonostante il caffè. Le persone non mi piacciono, in generale.
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Oggi, per lo più, piove!!!
E per quanto sia consapevole che tutti voi siete dotati di finestre per osservare le condizioni climatiche, sento lo spasmodico bisogno di lagnarmi di ciò semplicemente perchè sono giorni ormai che piove, che l’aria è pregna di una maledetta umidità che si concentra tutta bellmante nel mio simpatico ginocchio rendendomi quanto meno sull’isterico andante. Ma giusto un pochino, eh.
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La foto, ovviamente, è di ieri sera perchè il lusso di stare a casa al calduccio del mio lettino non potevo assolutamente concedermelo oggi [ne tantomeno l’ortopedico approverebbe questa mia concessione].
Mi sento, in ogni modo, in pieno diritto di lamentarmi oggi.
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Eppure, dopo una notte al limite del lagnoso causa posizione scomodo da ginocchio fasciato e impossibilità di dormire in posizione fetale, una sveglia fastidiosa e il rumore della pioggia ad accompagnare l’apertura dei miei occhi, come sempre arrivi tu al momento giusto.
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Le parole sono sopravvalutate.
Un bacino come buongiorno…un bel tentativo per oscurare il mio malumore mattutuino…giornaliero…settimanale…annuale…costante di questo periodo.

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Un bel tentativo!?!.
Pensieri Sparsi

Questione di dettagli


Buongiorno.
Buongiorno, un cazzo.
La prima telefonata del mattino quando, mentre sto cercando di convincere me stessa che non sono uno zombie, mi metto in macchina pregando in aramaico per non beccare traffico nel tragitto che mi conduce a lavoro inizia sempre più o meno così.

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Per anni mi sono tenuta debitamente a distanza da chi osava anche solo pensare di riuscire a rivolgermi la parola prima che io avessi avuto la possibilità di bere la mia sacrosanta tazzina di caffè; ho sempre evitato come la peste chi riteneva cosa buona e giusta invadere il mio spazio del mattino.
Per capire quanto seriamente prendessi questa mia filosofia di vita, vi basti pensare che ai tempi del liceo [come suona da vecchiarda una frase del genere, mamma mia] era ben noto a chi mi orbitava intorno che per evitare di ricevere pessime risposte era da considerarsi buona norma l’abitudine di rivolgermi domande dopo le 10:30.

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Non era stato facile farlo capire a quei compagni che già dalle 8 del mattino sprizzavano energia da tutti i pori riempendo il silenzio con sciocche frasi ascoltate da qualcuno più grande, parlando di musica che a me faceva schifo, dandomi fastidiosissimi pizzicotti sulle guanciotte morbidose per il semplice gusto di sentirmi ripetere puntualmente:
Oggi sono particolarmente nervosa, lasciami stare.

tumblr_lm8mpadjfv1qakrdzo1_500Farlo capire ai professori poi si era dimostrata un’impresa utopica trasformando ogni singola interrogazione della prima ora in una vera e propria sfida con me stessa, potete ben capire che se parlare in maniera umana potesse presentare delle difficoltà, rispondere a delle fastidiose domande cercando di non rovinare la tua media scolastica nel lasso di tempo che va dal momento in cui poggi la borsa sul banco nelle vesti della sorella minore dell’incredibile Hulk a quello in cui torni ad assumere i tratti somatici di Candy Candy è un impresa a dir poco epica.

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Sono lontani i tempi della scuola.
Non c’è bisogno che facciate i saccenti, ne sono ben consapevole da sola eh!
Il tempo passa e noi evolviamo con esso; me lo hanno ricordato ieri sera mentre, seguendo il flusso delle ansie che guidano i miei pensieri in questi giorni, mi lagnavo del mio sentirmi bloccata mentre tutto intorno a me scorre come un fiume in piena.

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Tutti cambiano, tranne me…ma forse non è poi così vero.
Anche quando tutto sembra uguale, sono le sfumature a fare la differenza, vestirsi di una nuova pelle partendo da quei piccoli dettagli, sorridere accarezzando con lo sguardo quei piccoli grandi particolari che solo chi ti conosce davvero può osservare, a volte anche meglio di te stessa.

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Non mi sono mai piaciute le persone che mi rivolgono la parola al mattino, eppure adesso è proprio nella quotidianità di quell’insolito buongiorno che riconosco quanto io stessa stia cambiando senza rendermene davvero conto; quanto sia diventato importante quell’insieme di chiacchiere che mi rende ragazzina e donna allo stesso momento mentre in un outfit sempre più simile a quello della cugina di Superman mi dirigo al lavoro.

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I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.

 

Pensieri Sparsi

Rottamina…ma mai ferma❣


Qualche giorno fa ho rivisto una mia vecchia amica per un caffè, compagna di scuola con la quale siamo passate dai pomeriggi a studiare insieme alle prime vacanze da sole arrivando a condividere poche ore di relax nella pausa da lavoro. Non ci vedevamo da circa un anno, nonostante i soli 20 minuti in auto a dividerci, troppo prese dal tempo tiranno che scandisce il ritmo delle nostre vite. Ci siamo date appuntamento ad un bar a metà strada e candidamente [che è la parola con cui sono palesemente in fissa in questo periodo] ho ammesso di aver scelto quel posto un po’ per abitudine e un po’, un bel po’, perché ormai esco davvero molto poco. 
 Non c’era alcuna punta di autocommiserazione nelle mie parole, una nera constatazione della realtà con cui mi ero trovata faccia a faccia qualche giorno precedente quando cercando di prenotare un tavolo ad un locale solito ho scoperto che lo avessero chiuso! Cose che capitano, direte voi; la realtà dei fatti è che quel locale non era più solito da un po’ e non me ne ero neanche resa conto.

   

 Non ci sei mai qui, ci credo che non esci più così tanto…qui!
La risposta che ho ricevuto mi ha fatto sorridere mettendo tutto in una prospettiva diversa; la mia vita è qui e altrove allo stesso tempo. Il mio tutto e il mio niente si spostano costantemente con me e il mio trolley fuxia ❤️

 
Sempre via per un po’! 

Esattamente come sto facendo adesso, nonostante il dolore alla schiena che mi sta facendo allegramente impazzire e il raffreddore pronto ad insidiarmi trasformandomi in un orrido clown dal naso rosso, nonostante il mondo che va a rotoli e la paura di partire e non fare più ritorno, nonostante non riesca a non starnutire senza tenermi la schiena per non provare dolore [lo so, l’ho già detto ma soffro troppo]…nonostante tutto oggi vado via! 

Meno male che sei un piccolo rottame, altrimenti qui non ti vedremmo davvero mai!!! 

Pensieri Sparsi

Una di quelle giornate lì…


Oggi è una di quelle giornate lì, quelle che passeresti rintanata sotto il piumone tra caramelle gommose e programmi spazzatura, magari con un’amica di fianco e un tiramisù nel frigorifero che, in caso di emergenza  può sempre essere utile.È una di quelle giornate in cui, in realtà, ci sono 25 gradi e sotto il piumone finirei per coltivare funghi, fa caldo ma il cielo minaccia pioggia irradiando una luce odiosa che è una vera goduria per i miei occhi, un mal di testa lancinante ha iniziato a tormentarmi ancor prima della voce di Nick Carter che mi fa da sveglia [questo è masochismo, ne sono consapevole] e mi ritrovo a fissare con sguardo ebete lo schermo cercando un barlume di interesse per quello che sto facendo dovrei fare.È una di quelle giornate in cui ogni voce rimbomba nella mia testa e la mia voglia di comunicare con il mondo è pari a zero, l’operatore dell’Enel non risponde a telefono e il mio odio verso il mondo cresce in modo esponenziale ad ogni sillaba della voce preregistrata che mi rimbalza da un codice all’altro.

È una di quelle giornate in cui ho il viso gonfio, voglia di tiramisù, bisogno di caffè e coccole.

Necessito di silenzio e tenerezza.
Caffè, mi serve decisamente del caffè.

È una di quelle giornate in cui…
…forse era meglio se restavo a letto.

Pensieri Sparsi

Posso chiamarti?


A volte ho la sensazione che tutte le parole del mondo mi siano state date in dono e sia mio compito dare loro nuova vita in questo mondo.
Un modo romantico per giustificare quanto, in realtà, io ami parlare [o scrivere].

L’essere stata costretta [dalla paura di non poter parlare] ad aggiungere minuti al mio piano tariffario di questo mese, mi ha portato indietro nel tempo, quando le lunghe telefonate dal cellulare erano solo un miraggio e si aspettava di essere sole in casa per stare ore e ore al telefono con un’amica, pregando in aramaico e inventando scuse assurde ogni qualvolta il postino consegnava la bolletta. Maledetto.

“Ma sei ancora al telefono?”

Quante volte ho sentito mia madre urlarmelo dal piano di sotto, ogni qualvolta provava a fare una telefonata e, alzando il ricevitore, si ritrovata inondata dalla leggerezza delle mie chiacchiere adolescenziali. Non importava se avessi lasciato la mia migliore amica solo poche ore prima, la telefonata pomeridiana era un rito a cui non potevamo assolutamente rinunciare, un bisogno di connessione che  non riuscivamo a saziare con squilli e messaggi. Avevamo bisogno del suono delle parole, del rumore delle risate, dello stridore dei nostri pensieri che si scontravano.

Posso chiamarti?

Chiedo il permesso, resto una persona educata, ma al suono delle parole davvero non riesco a rinunciare, ora come allora. E’ di tendenza ricordarsi quanto sia bello parlare faccia a faccia dinanzi ad un bel caffè, sentirsi anticonformisti e guardare con disgusto la tecnologia che ci sta ammaestrando come scimmiette; eppure chi potrebbe davvero rinunciare ad una telefonata al giorno d’oggi? Io di certo no, potrei impazzire se non avessi la possibilità di raggiungere, almeno con la voce, le persone a me care.

Non riesco neanche ad immaginare un mondo in cui, in un momento di gioia assoluta, io non abbia la possibilità di sentire quelle voci a me amiche, non possa ricevere quegli abbracci virtuali, non possa annullare le distanze e ritrovarmi ad urlare di gioia come se fossimo l’una di fronte all’altra, come se attraverso la linea telefonica la mia felicità possa essere trasmessa con il solo trillare della mia voce.

Non riesco neanche ad immaginare un mondo in cui, quando la rabbia o la tristezza mi afferrano decise a buttarmi giù, io non possa fare la mia ultima telefonata, chiedere sostegno, trovare conforto, sentire che andrà tutto bene. Non posso pensare di ritrovarmi a piangere da sola quando lo sconforto arriva all’improvviso, non posso non consolare un’amica che ha bisogno di me solo perché tra di noi ci sono centinaia di chilometri di distanza.

Si dice che “Il caffè è una scusa per dire ad un amico che gli vuoi bene“….

…”Posso chiamarti?” potrebbe essere il nome di un buon caffè.