Pensieri Sparsi

Caro 2020…parliamone!


Solitamente mi rifiuto di stilare una lista di propositi per il nuovo anno, ma il 2020 come numero ha un qualcosa che mi ispira simpatia (e so che mi pentirò di aver scritto questa cosa) e a sto giro voglio fare le cose diversamente. Hai visto mai che funzioni.

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  1. Non parlarne più.
    Tu sai di cosa. E’ il primo step per liberarsene.

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  1. Non dare importanza a chi non te ne dà.
    Non sarebbe neanche da spiegare, ma magari ti distrai. Non ha senso stare a rimuginare su chi, quando tu provi a far capire che c’è qualcosa che non va, ti risponde con foto di cibo o, peggio mi sento, con frasi di circostanza.
    [Hai fatto bene stesse felice da sola.] …ma cosa???

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  1. Smettere di lamentarmi.
    Non è che se attacchi la lagna dopo ogni telefonata che ti fa girare i coglioni, le cose cambiano. Cioè non è che stai li a lamentarti per ogni cosa che ti fa spostare il sistema nervoso, e sono tante, la situazione per magia si ribalta. Sei solo noiosa…e le persone noiose a te non piacciono.

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  1. Utilizzare meno i social, non sei Chiara Ferragni.
    Non ti sto dicendo di sparire del tutto dai radar, ma anche meno.
    Le foto instagrammalibi te le concedo, ma non credo sia possibile che tu ne abbia una ogni due giorni eh.

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  1. Meno Nick Carter.
    E’ palese che c’è qualcosa che non va quando pure i parenti finiscono per chiederti di Nick; quando tu hai la guerra in testa ma per il mondo il vero problema della tua vita è Nick Carter. C’è qualcosa che palesemente non funziona.

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  1. Piccola Blair, ricorda di lasciar lavorare il Karma.
    Lo so, la tua indole vendicativa ne soffre in questo momento, ma hai davvero tempo ed energie da sprecare per vendicare ogni torto subito. Lasciati scivolar tutto addosso e vai avanti, niente distrazioni inutili.

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  1. Tornare ad essere Candy Candy…ma non dimenticare di essere Lilith.
    Nessuno ti sta dicendo di diventare scema tutto in un colpo, ma non è necessario palesare al mondo che di indole sei una stronza: aria da svampita e sorriso da Pollyanna. Bisogna confondere il nemico, sempre.

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  1. Meno chiacchiere inutili.
    E’ decisamente collegato al punto 3, ma non solo. Non ti perdere il ragionamenti che non portano a nulla, illazioni e masturbazioni mentali sono solo inutili perdite di tempo.
    Ti deludono? Non stare a fare comizi.
    Hai paura? Ascolta te stessa e razionalizza.
    Ti manca? Ha senso? Parlarne cambierà qualcosa?

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  1. Più organizzazione.
    Non perdere di vista gli obiettivi che ti sei prefissata, non lasciare alle cose inutili di distrarti. La testa tra le nuvole non ha mai portato risultati.

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  1. Non diventare una pallina.
    Va bene il piacersi, ma non aver rinnovato l’abbonamento in palestra non è il giusto pretesto per arrivare a Luglio rimbalzando.

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Direi che 10 punti possano bastare. Ah dimenticavo:
Non dimenticare di essere felice.
Non sempre sarà facile, ma puoi farcela.
Gioisci delle piccole cose, sorridi quando c’è il sole e vedi il mare, piangi quando ne hai bisogno. La cosa più importante del tuo mondo sei sempre e solo TU, non dimenticarlo mai.

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E voi? Avete propositi per questo nuovo anno?

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

You think you know, but you have no idea. 2.0


You think you know, but you have no idea.
Sono anni che questa frase risuona nella mia testa ogni qual volta i miei pensieri si soffermano su quella parte della mia vita che ormai mi caratterizza da quando ero poco più che una bambina, quell’aspetto che mi rende così diversa da troppe mie coetanee da farmi sentire spesse volte a disagio con me stessa e con gli altri a mano a mano che gli anni passano e le prospettive di vita inesorabilmente cambiano.

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Prima di lasciare che le emozioni prendano possesso delle mie dita, prima di lasciar defluire quel fiume in piena di sensazioni che da quando ho rimesso piede in Italia cerco di arginare, prima di dimenticarmi totalmente di aver superato i trent’anni e lasciare che sia semplicemente ciò che sta facendo esplodere il mio cuore a parlare al posto mio, è doverosa una breve ma necessaria premessa.

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Nonostante tutte le promesse fatte a me stessa nel corso degli ultimi anni, nonostante il percorso fatto negli ultimi mesi e il costante lavorare su me stessa e sulla gestione delle mie ansie, tutto posso affermare tranne di aver governato in modo corretto tutta la fase di preparazione alla partenza. Lo so, ogni volta è sempre la stessa storia (e la prossima volta sarà anche peggio) eppure nonostante io abbia la consapevolezza che ciò che ti rende felice non può essere poi così sbagliato, la mia difficoltà nel vivere con leggerezza certi aspetti della mia vita resta un qualcosa di assolutamente enorme.
Enorme ma non insormontabile.
Me lo ripeto ogni qual volta decido di andare contro tutti quei pensieri fottutamente razionali che incasinano la mia mente quando devo effettuare l’ennesima prenotazione, contro tutte le ansie che fanno battere fin troppo forte il mio cuore togliendomi il respiro fino a farmi male, contro quella parte di me stessa che ha così paura di essere felice da rischiare ogni volta di restare paralizzata in quella nuvola nera che fin troppo spesso mi avvolge.

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Vorrei davvero poter dire che questo anno trascorso dal momento in cui ho deciso di perdermi nuovamente per 4 lunghi giorni su una nave da crociera sia stato una passeggiata di salute, che il pensiero felice di quanto mi aspettasse sia stato il faro nelle mie notti buie. Chi ben mi conosce sa che non è stato così, che il solo pensiero di dover partire mi terrorizzava fino alle lacrime, che non mi sentivo nel giusto mood e non volevo rovinare tutti i ricordi belli costruiti fino ad allora.
Può un pensiero così felice essere così terrificante? Vi basterebbe fare un giro nella mia testa per potervi dare una risposta.

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Eppure nonostante tutto, nonostante me stessa, alla vigilia della partenza, dopo aver trascorso due settimane infernali a lavoro, mentre ero seduta da sola in un ristorantino di Roma a sorseggiare vino aspettando la cena ho deciso che sarebbe andato tutto bene. Ho deciso che io sarei stata bene. In quel preciso istante ho svuotato la mia valigia di tutte le ansie e di tutte le paure che mi avevano schiacciato nei mesi precedenti, questa volta sarei partita più leggera. E così è stato.

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Abbracciare le mie amiche in aeroporto mi ha dato la certezza che non stavo sognando ed 11 ore dopo i miei piedi avrebbero toccato nuovamente il suolo americano! Ero emozionata ed agitata, così tanto da inzuppare i miei jeans, e quelli del povero ometto seduto accanto a me, di vino. A mia difesa posso tranquillamente che sia stata colpa anche delle turbolenze eh.

IMG_4710Il sole caldo di Miami e il dolce sapore di Moijto ben hanno accolto la nostra voglia di staccare la spina prima che il delirio, quello vero, iniziasse. Abbiamo deciso di mettere ancora una volta da parte l’agitazione e goderci al meglio la vacanza e, credetemi, adoro il modo in cui ci siamo riuscite. Ho adorato ogni singolo istante di ogni singolo giorno vissuto in Florida: lo shopping sfrenato al Dolphin Mall, il barcaiolo di cui mi sono innamorata a Bayside, i capelli fuxia della signora mentre sorseggiavamo l’ennesimo drink della giornata prima del giro in barca, il giro in bus con il vento tra i capelli e l’odore di mare che inebriava i nostri sensi.

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Ho amato il giro sull’airboat all’Everglades nonostante l’acqua paludosa che ci ha schizzato un po’ ovunque facendoci temere di aver contratto la qualunque, l’aver preso in braccio un coccodrillo ed un serpente, il mio amico Emu che voleva beccare la mia mano per fregarmi i semini, il viaggio in auto fino a Key West cantando le canzoni di Cristina D’Avena mentre attraversavamo il lungo ponte in mezzo all’oceano.

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Ho amato Nick il receptionist e lo champagne che ci ha regalato perché Elena si sposa, il tramonto con lo sguardo sognante verso l’oceano, quella serenità che ha disteso i miei muscoli e riscaldato i miei sensi donando nuovi colori alla mia essenza più profonda, i galli per strada e i gatti di Hemingway, il vento tra i capelli e la sabbia tra le dita dei piedi, la musica che accompagnava ogni nostro movimento.

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Ho amato scoprirmi in grado di poter guidare in America nonostante le mie paure, il tempo che si è oscurato appena un certo qualcuno ha twittato di essere arrivato a Miami, la cena in costume per un fottuto contrattempo [sta roba della sfiga ci avrebbe anche un po’ stancato eh], i cocktail giganti sulla Ocean’s Drive contando le ore dal momento che probabilmente aspettavo da quando ho messo piede sull’aereo.

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Credo sia stato quando eravamo a pranzo, dopo essere state rimproverate dal Signor Mitch Buchannon perché stavamo giocando con le sue cose di salvataggio alla torretta, che abbiamo capito che avremmo potuto continuare a nasconderlo quanto volessimo ma il panico ormai la stava iniziando a fare da padrone tra noi e che la cosa migliore da fare sarebbe stata iniziare a prepararci per la serata.
Ma come diavolo ci si prepara per una serata per cui non si è preparati?
Che fossimo in panico l’ho già accennato, quanto lo fossimo lo lascio alla vostra immaginazione.

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E’ che semplicemente vorrei capire perché quando mi aspetta qualcosa di importante il mio corpo decide che è il momento di riempirsi di strane macchie, lividi di varie forme e nature, brufoli orripilanti, capelli di merda, borse agli occhi che potrebbero essere inserite nella nuova collezione di Micheal Kors…e di tutti quei difetti vari ed eventuali che non fanno altro che aumentare panico ed insicurezze.
Per una sola volta, non chiedo così tanto eh, non potrei guardarmi allo specchio e vedere una strafiga stratosferica pronta ad affrontare la serata?
Anche quella sera il riflesso allo specchio rimandava semplicemente il mio viso, sfatto ed emozionato; una ragazzina impaurita con gli occhi lucidi ed il cuore in gola.

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È da qui che davvero la parte razionale che ancora dava un senso alle mie parole fino ad ora è stata mandata in vacanza; siete ancora liberi di salvarvi da questo delirio adolescenziale che sta per inondare questo spazio, liberi di continuare a leggere questo blog senza pregiudizio alcuno sulla mia persona. Giuro che non mi offendo se decidete di scappare. Forse anche io lo farei.

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Chiudo gli occhi, penso a te e sento il cuore battere più forte.
Sapevo che sarebbe stato difficile parlarne questa volta, non immaginavo di certo di sentire le dita formicolarmi al solo pensiero di scrivere di te.

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E’ complicato descrivere una serata speciale senza rischiare di essere noiosi e ridondanti; è difficile non risultare mielose e sdolcinate quando l’unica parola degna di essere usata resta sempre e soltanto una: Perfetto.
Il party all’Hard Rock di Miami è stato a dir poco perfetto.
Lui era perfetto. Noi eravamo perfette, a modo nostro.
Le nostre coroncine di fiori erano perfette.
Per terminare la celebrazione dell’addio al nubilato di Elena, quella sera, serviva solo la foto perfetta e Nick non poteva farci regalo migliore.

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Io sarò di parte, ormai credo che lo sappiano anche i muri, ma come diavolo si fa a non considerarlo un amore di essere umano? Come si fa a non sciogliersi nella dolcezza di un suo abbraccio? A non morire quando la sua voce ti sussurra all’orecchio? A non lasciarsi travolgere dalla sua follia e ritrovarsi a ridere felici senza ricordare nemmeno il perché?

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Per una sera mi hai reso una principessa. La principessa di Robin Hood. [e chi osa contraddirti?]
Per pochi istanti lo sei stato anche tu.
Ed il mondo ha ripreso a girare per il verso giusto.

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Descrivere l’esatto momento in cui i nostri piedi hanno toccato l’ingresso della nave è quasi imbarazzante: sei felice, eccitata, impaurita ed estremamente agitata. Non sono pronta. Te lo ripeti fino alla nausea mentre lo stomaco si contorce per l’emozione. Non sai come sarà la tua cabina, che tipologia di mare troverai, con che esemplari di esseri umani ti scontrerai a questo giro…di che umore saranno loro.
Perché inutile girarci intorno: in questi 4 giorni sono loro 5 il centro di tutto il mondo tuo e delle tue amiche. Non è una cosa surreale?

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 Lo so, ci sto girando intorno dall’inizio di questo post e ancora non vi ho fatto salire con me su quella nave. Ho riletto il post che avevo scritto due anni fa nella speranza di aiutarmi a non sembrare troppo idiota, mi sono accorta che ancora una volta è tutto così diverso che è impossibile fare una comparazione.
Avete presente le montagne russe?
Sai cosa ti aspetta quando ti metti in fila per salire sul trenino, scegli il posto migliore per sentire al meglio l’adrenalina e ti lasci avvolgere dalle imbracature di sicurezza. Nel preciso istante in cui il trenino inizia a muoverti si insinua nella tua testa un solo pensiero: ormai non posso più scendere, cosa diavolo mi ha detto il cervello? Lentamente arrivi al punto più alto, quello da cui non avrai più tempo di pensare e il cuore ti finisce in gola. Non sono pronto. Te lo ripeti come fosse un mantra. È una frazione di secondo ed inesorabilmente inizia la discesa e tutte le paure che ti avevano annebbiato il cervello di colpo spariscono e sei pronto per fare un secondo giro. È così ogni volta per me.

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È stata una folle corsa, iniziata sin dalle prime ore che abbiamo preso possesso della nave. Uno stupido nascondino che ci ha regalato il premio più bello di tutti: la prima foto con il ciacione del mio cuore. E poco importa se per poco non faceva cadere il mio IPhone X a terra per sfilarmelo da mano ed essere lui a scattare il nostro selfie, se per ogni foto mi sbilancia rischiando di farmi inciampare. Un abbraccio veloce, il mondo potrebbe anche finire in quel preciso istante e tutto andrebbe bene.

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Dovrei raccontarvi dei noiosi giochi stile villaggio turistico che si ostinano a fare, delle nuove canzoni che ci hanno fatto ascoltare, dello spumante con cui Nick mi ha praticamente fatto la doccia nel tentativo di farmi semplicemente bere, della meraviglia del vederli cantare le canzoni che hanno accompagnato la mia vita, delle corse lungo le scale cercando di mantenere un contegno ogni qual volta i suoi occhi si scontravano con le nostre figure ansimanti, delle corse a perdi fiato che mi hanno fatto ringraziare i giorni passati in palestra, delle attese semplicemente per vederli passare.

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Dovrei raccontarvi di ogni singolo istante in cui ho assaporato la felicità, quella vera.
Dei balletti del granchietto fatti con le amiche lungo i corridoi di quella nave che era diventata un po’ casa nostra, dei profumi vaginali e dei riti scaramantici, di quei cinque battuti ad ogni piccola conquista. Degli abbracci silenziosi pregni di significato e dolcezza con quelle amiche che sono diventate ancora più essenziali istante dopo istante.

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Di un Kevin che sembrava spuntare da ogni dove, apparire esattamente come Gesù Cristo e distribuire la sua parolae la sua immagine al popolo con quel fare calmo e serafico nettamente in contrasto con tutto ciò che stava accadendo intorno. Della porta dell’ascensore chiusagli in faccia perché semplicemente di trovarcelo tra i piedi non ne potevamo più, delle confessioni dell’ultima serata/mattinata. Di un Keith che tra il rassegnato e il divertito scuote la testa ogni qual volta uno dei nostri volti intercetta un suo sguardo, per poi salutarti con un lungo abbraccio quando tutto ormai è quasi finito ed è arrivato il tempo di dirsi Ciao.

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 Di un Howie costantemente ubriaco e pronto a fare la pipì [sia benedetta la sua Santa pipì], della sua disponibilità e della nostra capacità di considerarlo tutto tranne che un Backstreet Boys.

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 Di un Brian sempre troppo Brian, con una voce messa sempre peggio e delle braccia che ti fanno dimenticare la sua afonia, anche nel cercare solo di parlare. Di sua moglie, sempre più di plastica, che lo tirava via con aria annoiata quando scattava l’ora di andare in camera e dare sfogo alle sue pulsioni sessuali. Della foto negata e del karma che lo ha punito sotto forma di palo in faccia appena 3 passi dopo.

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 Di un Alex entusiasta della nuova musica che forse questa volta ce la farà a prendere vita. Oddio davvero ho così poco da dire su di lui? 

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Degli outfit delle 4 serate, del tornare bambina e vestirsi da Sailor Moon o dell’indossare una divisa scolastica e sentirmi finalmente di nuovo un pochino Blair Waldorf, dell’essermi innamorata di un nerd ciacione e disagiato, del vederli indossare nuovamente gliabiti di quando mi hanno rapito il cuore, della loro trasformazione in Spice Girls e la presa di coscienza che passano gli anni ma resto innamorata di 5 perfetti idioti. Ed è la cosa che continuo ad amare di più.

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 Dovrei raccontarvi delle splendide amiche con cui ho condiviso questa esperienza; della giornata alcolica passata a Nassau, della pazza psicopatica che voleva pestarmi dopo che si stava portando via la mia Micheal Kors con il suo enorme culone da vacca, della ragazza spagnola che ci ha aiutato sconvolta di cotanta pazzia, della mamma strafiga che ci ha fatto desiderare di divenire come lei alla sua età. Della sorpresa di aver trovato fans italiane carine su quella nave, in netto contrasto con le solite cagne arrapate che hanno inquinato l’aria con la loro puzza di randagie.

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E lo so che dovrei raccontarvi di lui.
Mi si stringe il cuore al solo pensiero. Mi ero ripromessa di non utilizzare parole come coccoloso, morbidoso, cuccioloso ma non immaginavo potesse essere così complicato.
Come si fa a descrivere l’amore? Non credo di esserne capace.

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Chiudo gli occhi e penso a questa crociera passata, il suo sorriso si fa largo tra i miei pensiero. La mia crociera è stato lui. Lo è stato dal primo istante, dal momento in cui mi ha dato il primo abbraccio, in ogni mano sfiorata, in ogni linguaccia e ogni espressione strana, in ogni complimento e ogni giochino assurdo con cui hai sconvolto i miei pensieri in quei 4 giorni.

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Mi hai addomesticato, o forse io ho addomesticato te (come mi ha fatto notare qualcuno).
Sono passata dal non riuscire a non trattarti male a dovermi trattenere nelle dimostrazioni di dolcezza.
Io dolce? Hai capito cosa diavolo sei riuscito a fare?
Tu tenero? Il mondo è ormai alla fine dei suoi giorni.

IMG_2590 Tutti le emozioni che hanno pervaso la mia essenza sono già teneri ricordi. Sorrido ripensando alla dolcezza dei tuoi ultimi abbracci e al mio timore nel non riuscire a salutarti. Ancora una volta hai capito di cosa avessi bisogno. Ti sei divertito spruzzandomi con la vodka e inzuppandomi tutta la maglietta, hai riso come un cretino e poi mi hai abbracciato. Mi sono sentita schiacciata e felice, piccola e indifesa. Non ho mai desiderato così tanto che il mondo potesse finire in quell’istante. Una foto terribile: io sembro un koala e tu un ciccione. Mi hai abbracciato di nuovo e io non mi sarei mai più staccata. Hai sorriso e hai iniziato a farmi facce stupide [no, Carter, quelle non erano facce sensuali].
Hai reso tutto speciale, fino all’ultimo istante.

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Scrivo. Cancello. Riscrivo. Cancello.
Mi ritornano in mente le parole dell’oroscopo di Paolo Fox lette la sera prima di salire su quella nave, quel brivido che mi è corso lungo la schiena alla folle consapevolezza che non si sarebbe sbagliato neanche questa volta. Un insano pensiero che ancora adesso mi fa sorridere, come se la ragione avesse abbandonato del tutto il mio corpo lasciandomi in balia delle mie sensazioni. Come una magia che ti rapisce e ti proietta in un mondo in cui la realtà supera la fantasia.
Bisogna stare attenti a cosa si desidera, potrebbe avverarsi…e potresti non essere davvero pronto ad affrontarlo.

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Passi la vita ad immaginare cose, a costruire attimi e momenti perfetti, a scrivere sceneggiature mentali che farebbero incetta di premi e poi… no, no…e no!
Il respiro ti manca davvero, le parole non escono dalla tua bocca e l’ansia ti paralizza facendoti desiderare di scappare.
E’ un solo istante. Tutto quello che hai sempre voluto, tutto quello che ti fa più paura.
Tutto o niente.
Ricordi l’immagine che avevi riflessa allo specchio e ti domandi come diavolo sia possibile. Prendi fiato e abbracci le tue amiche, respiri a fondo e cerchi di dominare il panico, allontani i pensieri e semplicemente speri che…a dir la verità cosa speri non lo sai neanche tu.

Elena_so_cute-2Sono arrivata alla fine di questo post chilometrico, mi viene difficile pensare che qualcuno possa essere davvero arrivato alla fine. Ho le lacrime agli occhi ed un peso sullo stomaco. Mi manca già tutto di quei giorni, mi mancano le mie amiche, mi mancano quei 5 idioti, mi manca la spensieratezza con cui ho vissuto lontana da tutto e da tutti.

IMG_6930 Nessun particolare ringraziamento conclusivo, rileggo le parole già scritte e mi rendo conto che ogni singola sillaba sia stata un immenso grazie a chi ha reso speciale questa vacanza sopra le righe.
Nessuno potrà mai capire cosa abbiamo vissuto su quella nave, nessuno potrà mai capire cosa spinge delle persone adulte a tornare quindicenni, nessuno potrà mai capire l’amore incondizionato per quei 5 uomini che hanno preso la mia vita in mano quando ero poco più di una bambina e l’hanno trasformata in quello che è adesso.
Nessuno potrà mai capire…ed è la cosa che amo di più di tutta questa storia.
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Si scrive fan, si legge amore.

 

 

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30 Days Writing Challenge – 2


BuongiorNO!
Per educazione mi tocca iniziare questo post augurandovi Buongiorno, ma non solo oggi è Lunedì, ed il che già la dice lunga sul mio stato emotivo, a quanto pare sembra che oggi sia l’ormai famoso lunedi più triste dell’intero anno, noto a tutti come Blue Monday: insomma Buongiorno un cazehmm, smetti di essere scurrile e maleducataBuong….non ci riesco ehwhatsapp-image-2017-01-16-at-15-32-29Heeeeey, eccovi nuovamente in questo favoloso spazio gestito da un bellissimo unicorno, pronti a rispondere al quesito del secondo giorno di questa sfida di scrittura.
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Giorno 2: Scrivi qualcosa che qualcuno ti ha detto su te stessa che non hai mai dimenticato.
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Letto il tema del giorno, mi sono ritrovata dinanzi ad un bivio: una risposta leggera e scanzonata o una risposta più introspettiva?
La prima scelta risulterebbe, senza ombra di dubbio, più facile, basterebbe citare qualche complimento lusinghiero ricevuto da un corteggiatore insistente, qualche commento positivo di un vecchio professore, un tenero ringraziamento di un’amica o un dolce messaggio ricevuto dalla mamma. Troppo facile.

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Nel mio caso poi potrei citare quella volta quando, probabilmente abbagliato dal grosso fiocco del mio fantastico cerchietto alla Blair Waldorf, Kevin dei Backstreet Boys, guardandomi negli occhi, mi ha sussurrato: You’re adorable in un modo così profondo e intenso da rendermi, quasi per magia, la persona più adorabile del pianeta per mesi.

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La verità, però, è che le cose che le cose che difficilmente dimentichiamo spesso sono quelle che ci fanno male; sono quelle che toccano corde sensibili della nostra anima facendole vibrare mentre una triste litania riempie la nostra mente. Sono quelle che ti porti dentro, nonostante gli anni che passano, nonostante la vita ti abbia più volte dimostrato che, per l’appunto, si trattava solo di stupide parole.

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Non avrei saputo scegliere un solo ricordo, in fin dei conti nessuno ha specificato che avrei dovuto essere sintetica nel rispondere ai vari punti; filtrando tutte le situazioni che si sono affollate nella mia mente ho scelto 3 circostanze totalmente diverse tra loro, 3 età totalmente diverse tra loro, 3 tipologie di me stessa totalmente diverse tra loro.
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• Ero decisamente troppo piccola per ricordare questo episodio, ma sin da quando ho memoria è uno di quei ricordi che riecheggia nella mia mente. Una piccola premessa è doverosa [potrei autodefinirmi la Signora delle Premesse], non avevo ancora compiuto un anno di vita che già ero costretta a portare gli occhiali; ai giorni nostri è, purtroppo, normale vedere un bambino indossarli ben diversa era la situazione 30 anni fa ormai.
Ero in spiaggia con mia madre, per fatti nostri oserei aggiungere come se fosse necessario, ma si sa alla gente piace parlare a vanvera ed è così che una signora a qualche ombrellone di distanza, indicandomi sfacciatamente con il dito, aveva ritenuto logico e corretto usarmi a modello di confronto per la figlia riluttante ad assumere cibo.
“Mangia o diventi come quella bambina lì!”
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Quelle parole le ho ascoltate e riascoltate nei ricordi di mia madre, nella sua rabbia nel aver avuto la forza di rispondere a quella mentecatta e nel dolore di vedere che il mondo avrebbe guardato la sua bambina come qualcosa di diverso.
30 anni ed un’operazione dopo, non mi è ancora passato il desiderio di scoprire come è diventata quella bambina che non voleva mangiare.
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• Avevo 16 anni, poco meno o poco più, ed ero stata mollata da poco da quello che poteva essere definito come il mio primo fidanzatino; ad essere onesta non ricordo molto bene come fosse andata la cosa: dopo mesi di corteggiamento avevo ceduto alle lusinghe di questo ragazzetto ma dopo neanche 30 giorni avevamo capito che come amici funzionavamo alla grande ma come coppia facevamo leggermente pena. Non ricordo di aver sofferto per tale separazione, se non la giusta finzione da teen drama necessaria a dare enfasi al momento e non mostrarmi diversa dalle mie ben più navigate amiche. Eppure, anche in questo caso, c’è chi ritiene di saperne più di te e sente il bisogno di fartelo sapere.
Era un sabato sera quando, mentre chiacchieravo per cavoli miei con le mie amiche, che mi si avvicina un nostro amico [che definizione estremamente errata per una persona così spregevole], il sorriso sul viso era quello di chi aveva qualcosa di succulento da raccontare. La cosa triste è che per lui era davvero così.
Ho visto il tuo ex, era con un’altra. Sicuramente la nuova fidanzata! Beh devo dire che lo capisco, alla vostra età [n.b.: lui aveva qualche anno in più] anche io se dovessi scegliere tra la bellezza e i soldi, sceglierei la bellezza.”
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Premesso che non sapevo di essere milionaria, ma con una sola frase quello che oggi mi sento di definire solo come un emerito imbecille mi aveva fatto crollare il mondo addosso facendomi sentire inadeguata e sbagliata, addossandomi colpe che non avevo e dandomi della cessa senza troppi giri di parole. O forse si.
Inutile raccontare di come, non molti anni dopo, il povero sfigato con la ragazza con i soldi [se mi dicesse dove sono gliene sarei grata] e poca bellezza ci sarebbe uscito e di come, con estrema classe e ancor più soddisfazione, la ragazza poco bella lo ha mandato a spigolare.
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Ero prossima alla laurea, probabilmente era proprio la mia ultima correzione con quel professore che mi aveva fatto penare per due anni; stavamo lavorando alla presentazione Power Point che avrei esposto durante la discussione, modificandone per l’ennesima volta colori e spessori, quando nel silenzio dello studio era risuonata la sua domanda:
“Ti hanno mai detto che sei brava?”
Non capivo il senso della domanda posta in quel particolare momento e probabilmente l’espressione del mio viso malcelava i miei pensieri perchè, senza attendere alcuna replica, il Prof. aveva continuato dicendo:
“Non so se ti abbiamo mai detto: sei stata brava. Non so se i tuoi genitori lo abbiano mai fatto, ma ho la sensazione che tu stessa non lo abbia mai fatto. Non ti sei mai detta: sono stata brava. Sei troppo rigida con te stessa, il peggior giudice ti potesse mai capitare.”

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So di aver detto che avrei citato solo tre momenti, ma mettendo nero su bianco queste mie parole mi è venuto in mente che non avrei mai potuto non citare le parole dell’uomo norvegese incontrato sul treno:
“Non devi aver paura di perdere nella vita, ogni volta che perdi qualcosa, in realtà, impari molto altro; impari che resti in piedi, nonostante tutto; impari che sei, comunque, più forte tutto. Le prime volte ci stai male, ma poi impari che alla fine tutto passa, che tu riesci a far passare tutto. Ci vuole tempo. Perdere aiuta a costruire la tua personalità, non farti spaventare dalle cose che non vanno come vorresti. Non aver paura di desiderare qualcosa, sai che, prima o poi, sei talmente testarda da ottenerlo.”
[Se vi va di leggere di questo lo trovate qui]
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Passano gli anni, ma le parole restano impriggionate nella mente; costanti promemoria di come possiamo apparire agli occhi della gente, di come sia facile perdersi in quegli stupidi giudizi, di come spesso, chi meno avremmo creduto, ha saputo guardare oltre quello che abbiamo mostrato.
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Anche oggi sono stata logorroica, me ne scuso.
Ma anche no.
 
 
 
 
 
 
 
 
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Quote challenge: una “sfida” a colpi di citazioni – 1° giorno


Da quanto tempo non partecipo ad un Tag, mamma mia!
Non che non mi faccia piacere riceverli, più che altro è sempre e comunque una questione di tempo: ricevo il Tag, penso anche a come svilupparlo ripromettendomi di farlo al più tardi nel weekend…e poi me ne dimentico perchè alla fine nel weekend mi ritrovo a fare tutt’altro, a scrivere sempre meno e a lasciare il Tag ricevuto tristemente nel dimenticatoio.

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Oggi, però, ho deciso di tenere fede alla silenziosa promessa fatta a me stessa quando ho visto il Tag di Una mamma canterina ed impegnarmi, per ben 3 giorni, in questa sfida.

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Le regole

  • 3 giorni ( non necessariamente consecutivi )
  • 3 candidati ogni  giorno
  • 3 citazioni

    Primo giorno

    – Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.
    [A.Baricco, Oceano mare]

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    – Chi dice che i soldi non fanno la felicità è perchè non sa dove fare shopping!
    [Blair Waldorf]

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    – Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco.
    [Josef Koudelka]

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E adesso le mie nomination:
Miss Pinky
Evaporata
Anubi

Alla prossima.

 

 

Pensieri Sparsi

Perepè qua qua, qua qua perepè


There are people who say what you wanna hear
Even on a rainy day, they’ll tell you the sky is clear

Non mi è mai piaciuta questa canzone, eppure sono giorni che il mio lettore mp3 continua impertinente a riprodurla mentre sono in macchina; per quando la skippi praticamente al suono delle prime note queste parole continuano a tormentare la mia testolina procurandomi un certo fastidio.

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Perché ci sono quelle persone che sanno sempre esattamente cosa l’altro voglia sentirsi dire e poi ci sono io che credo che dire la verità sia la migliore soluzione anche quando questa possa scontrarsi con i pascoli verdi e gli unicorni che vomitano arcobaleni di cui ci si popola la mente pur di non vedere la verità.

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Non era questo il tema di questo post, ma i due antistaminici che in corpo stanno iniziando a fare effetto e le parole escono a fatica seguendo un vero senso logico; potrei cancellare il tutto e rimandare a domani ma sarebbe così poco da me imbrigliare i pensieri a favore della logica quindi continuerò il mio delirio ignorando che qualcosa possa leggerlo e decidere di chiamare la neuro per farmi rinchiudere in una cella di isolamento.
Ricorda che hai promesso di fare la brava e di non uccidere nessuno che tanto non ne vale la pena.

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E voi preferite gli unicorni o la verità?