Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You think you know, but you have No idea!


Non avrei mai creduto sarebbe stato così complicato mettere nero su bianco quello che mi ha regalato questa esperienza, di viaggi ne ho fatti tanti eppure nessuno mi ha mai lasciato questo profondo senso di smarrimento che provo dentro. Nessuno mi ha mai proiettato per 4 lunghissimi giorni in una realtà così da sogno da non sembrarmi reale neanche adesso che le emozioni stanno pian piano diventando ricordi. E’ come se tutti i miei pensieri fossero incastrati, li sento sovrapporsi e scontrarsi nel vano tentativo di prendere forma, il raffreddore che mi accompagna da stamattina non mi rende facile il metterli in ordine rendendomi ancora più tonta ed ovattata di quanto non fossi da quando sono scesa da quella nave.

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Come si fa a tornare alla realtà, dopo aver vissuto in un sogno?
Sono giorni che me lo domando costringendomi ad accettare che tutte le emozioni vissute nei giorni scorsi siano stati follemente reali e non meramente frutto della mia fervida immaginazione; la verità è che quando la realtà supera la migliore delle fantasie si fa davvero fatica a realizzare che non si trattava dell’ennesimo sogno ad occhi aperti in cui ti sei smarrita quando la concretezza della vita vera inizia ad andarti un pò stretta.

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Quando poco più di un anno fa ho prenotato questo viaggio non avevo la benché minima idea dello stato mentale in cui sarei ricaduta al suo termine, come mai avrei potuto? Oh certo, potrebbe sembrare un collegamento immediato quello che sto per presentarvi ma, credetemi, non lo è stato; insomma se scegli di prendere parte ad una crociera nel Mediterraneo in compagnia del tuo gruppo preferito forse, e dico forse, potresti quanto meno immaginare che non ne saresti uscita con una discreta lucidità mentale. Voi magari potreste, io a quanto pare no.

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Ero così dannatamente scettica e spaventata da questo viaggio da aver rischiato di rinunciarvi ancor prima di effettuare la prenotazione, al primo intoppo riscontrato; quando le paure si travestono da razionalità l’unico rimedio è avere qualcuno che ti prende per mano e ti costringe a saltare fregandosene se la rete di sicurezza è stata posizionata sotto i vostri piedi. Ho ancora vivida nella mia memoria quella telefonata: Adesso voglio solo sentirti urlare. Sento ancora l’umidità delle lacrime incredule che erano straripate dai miei occhi. Ero stata spinta in un vortice che non avrei potuto più fermare.
Chiudi gli occhi e salta. Tutto il resto vien da se.

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E’ stato un anno di attese e aspettative, di ansie e paure che mi tenevano sveglia di notte costringendomi ad incubi dal sapore raccapricciante, è stato stress nella sua più pura delle forme. Non volevo assolutamente ricevere una delusione da questa esperienza, sentivo di non potermi concedere fantasie e rischiare di cadere rovinosamente dalla nuvoletta rosa dei sogni beati in cui mi rifuggivo.
Quante masturbazioni mentali una persona può farsi in un anno? Oh, voi non ne avete la benché minima idea.

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Il nocciolo della questione è che a me ha sempre fatto paura la felicità.
Capirete da soli quanto diviene complicato, in questa prospettiva, decidere di regalarsi una dose infinita di felicità e decidere di farlo utilizzando quanto avessi guadagnato con le vendite del mio libro. Nella mia testa era un pò come se avessi deciso di puntare i piedi a terra contro il destino costringendolo a donarmi quanto meritassi. Almeno per una volta. Al destino tale posizione probabilmente non deve essere piaciuta così tanto se, soltanto nel mio secondo giorno di vacanza, ha deciso che avessi un telefono troppo figo da poter utilizzare in nave e che, di conseguenza, fosse giusto farne dono alla popolazione spagnola. #fanculo

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Questo piccolo imprevisto avrebbe potuto compromettere tutto il mio viaggio ed è inutile fingere che, se non fosse stato per le persone meravigliose che riempiono la mia vita, ci sarebbe riuscito perfettamente; sono bravissima a frignare chiudendomi nella nuvola nera della commiserazione ed il sentirmi nell’occhio del ciclone della sfiga non ha certamente aiutato il mio già labile stato mentale.
Volevo tornare a casa! Temevo non sarei mai riuscita a vivere serenamente i giorni che mi attendevano con quel senso di perdita che mi tormentava, mi sentivo violentata nella costrizione di dire addio a tutto quello di personale fosse contenuto nel telefono.
Eppure sono riuscita a stupire me stessa, e non posso esimermi dal ringraziarmi per averlo fatto.

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Salita su quella nave non sapevo cosa aspettarmi, tutta quella mole di gente con cui condividevo passione e desideri, in realtà, mi spaventava; sarei riuscita a vivermi a pieno la mia esperienza, nonostante tutto?
Ancora una volta la mia ansia costringeva la mia mente a sottovalutarmi, ed ancora una volta le mie compagne di viaggio sono state le mie fatine turchine facendomi capire sin da subito come sarebbe stato il nostro viaggio: una figata!

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E’ stato proprio senza sapere cosa aspettarmi che mi sono trovata a fare il giro del solarium con Kevin che non riusciva a capire dove fosse l’ingresso della Spa, ad abbracciarlo con le mie amiche e fargli fare una foto con il mussillo [dicesi anche bocca a culo] anche se lui la bocca non è proprio che ce l’abbia.

E’ stato per l’orribile maglia con la scritta CIAONE di Deb che Nick, curioso come una scimmia, si è avvicinato a noi al Sail Away Party regalandoci una schiacciatina di amore [e uno scombussolamento di ormoni]. Perchè aldilà delle foto scattate, è stato un momento bellissimo essere noi tre strette [schiacciate dalla folla] tra le sue braccia.

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E’ stata fortuna [o forse il Karma pagato profumatamente con il mio telefono] se la sera del primo party noi ci siamo ritrovate in prima fila senza aver fatto neanche 10 minuti di attesa; è stata la loro dolcezza e la loro disponibilità se quella serata abbiamo riso come se non ci fosse un domani nonostante fossimo schiacciate come delle sardine [forse il cocktail offerto da Nick, la birra da Howie e la vodka dallo staff ha aiutato, ma sono dettagli], è stata la carineria di Leighanne nel fare le foto a bimbominchia come una ragazzina insieme a noi, la pazienza di Brian nello scattare foto e fare video, i calzini orribili di Howie ed il suo tentativo di muoversi in maniera sensuale; è stata la presenza delle migliori amiche che potessi desiderare con me li in quel momento a rendere quella serata esilarante.

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E’ stato grazie ad un bisogno fisiologico se ho potuto stampargli un bacio sulla guancia anche quando era decisamente una roba brutta da guardare vestito da Principessa Leila; è stata l’assenza di neuroni a farmi strofinare la mano sulla guancia per togliere il segno del mio rossetto rosso sul suo viso mentre sorridendo mi diceva di non preoccuparmi. E’ stata la sua dolcezza nel riuscire a darmi un bacio sulla guancia nonostante il marasma di gente gli rendesse complicato passare.

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I ricordi si sovrappongono nella mia mente rendendomi complicato ricordare tutto quello che è successo, è stato tutto così intenso e compresso in un lasso di tempo così breve che giorno e notte si accavallano nella mia mente, si confondono creando un’unica linea temporale scandita dalle emozioni più che dalle lancette dell’orologio.
Tutti i ricordi portano a lui.13256116_10209391463933814_1097103883437920635_n.jpg

Che io sia monotematica sull’argomento credo che ormai lo sappiano anche i muri, e come potrebbe essere diversamente; per quanto io adori i Backstreet Boys come gruppo, per quanto trovi Brian, Alex, Kevin ed Howie degli uomini straordinari, nessuno di loro può anche solo pensare di competere con il biondino che mi ha rubato il cuore quando ancora non avevo idea che un cuore potesse battere così forte da fare male.

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Questo post chilometrico pregno di deliri di una quindicenne forse troppo cresciuta è in realtà per me stessa, per placare la mia pace di dimenticare tutto quello che ho vissuto! Per quanto sia vero quello che dal primo istante non ho smesso di ripetere a chiunque io abbia raccontato quello che ho vissuto, per quanto sia vero che sono sconvolta da me stessa per essere riuscita a vincere le mie paranoie costringendomi a ricordare di avere una voce e di sapere usarla, la verità più intima e nascosta è che non so se riuscirò mai a superare lo stupore che sia accaduto proprio a me. Le cose belle mi fanno paura, le cose belle succedono così raramente che non sono abituata a viverle.

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E’ probabilmente questo il motivo per cui, quando Nick si è avvicinato all’ingresso del Privè dicendo che avrebbe portato dentro tre ragazze, non mi sono stupita neanche un pochino nel vedere che la terza fosse esattamente quella che si era infilata poc’anzi avanti a me. Nella mia mente risuonavano già le note di Ironic di Alanis Morrisette, colonna sonora perfetta del #maiunagioia grosso come una casa che mi era caduto in testa in quel momento, quando la mia mano gelida è stata afferrata da qualcosa di caldo e la sua voce ha ribadito al buttafuori che deve entrare anche lei, solo lei e basta.

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Potrei farmi figa e dire che in fin dei conti lo sapevo che mi avrebbe fatto entrare o che mi sono sentita come in quei film che guardavo da ragazzina in cui la Popstar nota la ragazzina regalandole una notte da sogno…la verità è che quando la sua mano ha preso la mia per farmi entrare in quel privè tutta la razionalità di questo mondo è andata a puttane e il mio unico pensiero era cerca di non piangere, risparmiati questa figuraccia te ne prego. Non avere le mie amiche con me mi ha mandato in panico e non so per quale connessione mentale l’abbraccio di cui avevo bisogno in quel momento l’ho chiesto a lui, forse perché se proprio dovevo morire volevo morire su quella camicia bianca che spero di non aver sporcato di fondotinta. Il problema di fondo è che lui lo sa che tu stai morendo e si diverte troppo a farti morire lentamente, non so dare altra spiegazione al modo in cui mi ha stretta in quell’abbraccio, al modo in cui mi ha riempita di bacini il viso mentre io cercavo di ricordare come si facesse a respirare evitando di fare facce da pesce lesso.

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Il vero dramma è che lui ti fissa negli occhi quando ti parla, ed è così che mentre mi chiedeva conferma del fatto che io fossi italiana, tenendo il viso ad una distanza troppo pericolosa per i miei ormoni, io pensavo che avrei dovuto sistemare le mie sopracciglia che erano decisamente un disastro in quel momento.
Mai nella vita avrei sognato di parlargli, ma parlargli davvero; di ritrovarmi a scherzare sulla sua età e sul suo sentirsi così giovane da poter essere un One Direction; mai avrei immaginato di percularlo per la sua poca conoscenza geografica e di raccontargli candidamente che per regalarmi questa esperienza sono rimasta praticamente al verde; mai avrei immaginato di parlargli di suo figlio e osservare i suoi occhi alle mie parole. Mai avrei immaginato di ricevere così tanti abbracci da sentirmi sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente [si chiama amore adolescenziale] come se di colpo il mondo intorno a me avesse perso tutti i colori, come se l’unica cosa ad avere senso fosse la sua voce. Ed io odio la sua voce.8726514

Tutte abbiamo bisogno di sentici speciali, c’è poco da girarci intorno, ed il modo in cui lui riesce a regalarti quell’illusione è un qualcosa difficile da spiegare a parole.
Me lo ha dimostrato ancora una volta la mattina successiva [sarebbe più corretto parlare di poche ore dopo] quando, dopo che l’ho abbracciato stile koala, prima che potessi sporcargli la guancia di rossetto rosso come mio solito ha anticipato i miei movimenti con un bacio morbido e lento all’angolo della bocca. Sia chiaro, probabilmente è stata la mia mente a regalarmi tutta la scena come se fossi finita in una sorta di filmato slow motion in cui le mie connessioni mentali erano praticamente azzerate, oppure la sensazione di vivere a rallentatore mi ha salvato dal perdere il famoso battito di cuore come accade nelle migliori fan fiction. Insomma, se già volevo morire, quando mi ha sussurrato all’orecchio “It’s nice to see you again!” sarei rimasta abbracciata come stavo e avrei iniziato a frignare come una bimba piccola a cui hanno regalato la casa delle Barbie più figa dell’intero universo.

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Ed è esattamente senza capire nulla che mi sono messa in posa per quella che sarebbe stata la foto ufficiale dell’intera crociera, dopo aver dormito mezz’ora la notte precedente e con i capelli non propriamente puliti perché l’acqua della nave non va molto d’accordo con i capelli ricci; è così che mi sono appena accorta che stava cercando di spostare i capelli dal mio viso per regalarmi una foto che non smetterà mai di farmi sorridere ogni qual volta i miei occhi cadranno su di essa.

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E’ irrazionale, privo di qualsiasi logica o buon senso, quello scontro di emozioni che avviene nella mia essenza quando le sua braccia si stringono intorno al mio corpo; per una frazione di secondo mi consento di sognare, per una frazione di secondo mi cullo nell’illusione di un’effimera felicità, per un istante dal sapore infinito mi lascio rapire dall’illusione che se il mondo dovesse finire in quel preciso istante io mi sentirei a casa.

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Tornare alla vita reale non è mai stato così difficile, eppure forse è proprio questo contrasto tra sogno e realtà a rendere tutto così magico ogni volta; è questo il motivo per cui, quando durante il concerto hanno cantato le canzoni che ascoltavo da bambina fantasticando su come un giorno avrei incontrato Nick Carter, non sono riuscita a trattenere l’emozione e ho lasciato che le lacrime rigassero il mio viso lasciandomi travolgere, senza alcuna protezione sentimentale, dalla scarica emotiva che mi ha scosso il cuore. Guardarsi intorno e vedere le stesse emozioni colorare i volti di chi gremiva il teatro mi ha fatto sentire meno sola, meno pazza in questo viaggio eccezionale che è la vita di una fan di un gruppo che sta insieme da 23 anni e che, ormai, è parte essenziale della mia vita.

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You think you know, but you have No idea. 

Pensieri Sparsi

BuongiorNO!


Buongiorno, tesoro, come va?
È lunedì!

 

Io vorrei capire le persone che si svegliano con la voglia di vivere di lunedì che sostanze stupefacenti usano perché ne ho chiaramente bisogno anche io. Non lo faccio per me, sia ben chiaro: la mia è una forma di gentilezza verso il prossimo, potrei definirlo quasi un atto caritatevole verso chi riceve in questo giorno [in particolare modo di mattina] riceve un grugnito in risposta ad un buongiorno, una smorfia ad un sorriso, una minaccia di morte ad una battuta sbagliata. 
Non ho bisogno davvero di tutto ciò: la Redbull la potete tenere voi ✌🏻️

Parole e Storie

Fallen in love with an Angel #2.0


Bravo, James, complimenti davvero! A volte riesco a sorprendere anche me stesso per la mia tremenda incapacità  di giudizio, vittima di qualche sordido sortilegio che mi impedisce di evitare stronzate come quella appena fatta. Bravissimo, davvero.
“A fine serata sarà mia.”
Le parole mi sono scivolate via troppo veloci, il mio cervello, anche questa volta, non le ha filtrate, le ha lasciate libere e selvagge, e loro, come se non stessero aspettando altro, sono uscite via così, senza chiedere il permesso. La mia barca, un pezzo della mia vita. La mia dignità, non posso perderla. Guardo per un attimo Angel, vittima immolata in questo squallido gioco di rivalsa tra me e Tom, mando giù l’ennesimo bicchiere di rhum e scuoto veloce la testa per allontanare definitivamente quella vocina che disperatamente mi urla di desistere. Troppo tardi. Il regista di questa storia ha già urlato a squarciagola “Azione!” e a me povero attore non tocca che interpretare il mio ruolo.
“Puoi ancora rinunciare, Parker!”
“Prepara le chiavi e il casco, Tom.”Con arroganza, prendo il bicchiere che Kirsten ha tra le mani e lo porto dritto alla bocca, ho bisogno di sentire l’alcool scorrere tra le vene o forse sto solo preparando il terreno per la squallida giustificazione di cui so di aver bisogno quando tutto questo teatrino sarà finito.
Mi alzo spedito, senza guardare i volti inebetiti dei miei compagni di questa serata, e mi dirigo verso la mia preda, sorride felice tra le braccia del suo primo vero amore. E’ bellissima. Sfodero il sorriso più seducente di cui dispongo e, dosando bene la voce, attiro in poche battute l’attenzione della cameriera. Dunkan mi guarda con sguardo di sfida e stringe forte a se la sua fragile bambolina, sembra intenzionato ad inglobarla nel suo corpo pur di tenerla lontano da me. Sento l’odore della sua paura, il suo volto non riesce a nascondere il turbamento dei suoi pensieri; teme che questa volta io abbia le carte giuste per portargliela via. La terra vacilla  sotto i piedi dello spavaldo gradasso che era un tempo; ne è passata di acqua sotto i ponti da quando un suo solo sguardo era sufficiente per rilegarmi nell’angolino più nascosto pregando di essere invisibile ai suoi occhi; la sua mano chiusa a pugno non riuscirebbe più a trovare con facilità il mio viso e questa consapevolezza lo dilania dall’interno. Angel si volta lentamente al suono della mia voce, mi scruta curiosa e non riesco a non sorriderle con dolcezza;  è ancora più bella di quanto riuscissi a ricordare, ancora più bella di quanto fossi riuscito a notare sotto queste luci frenetiche. Resto incantato ad analizzare le fattezze del suo viso per un attimo che mi sembra eterno, osservo il suo viso leggermente più truccato rispetto a qualche anno fa, i suoi lineamenti sensuali, ho una voglia tremenda di assaporare quelle labbra rosate che mi sorridono, che sorridono a me senza provare compassione, semplicemente per il gusto di farlo. Ordino una bottiglia di champagne per festeggiare il suo ritorno, guadagnandomi in questo modo un po’ di tempo qui con lei.
“Bentornata, Angel!”I suoi occhi mi scrutano attenti, non proferisce alcuna parola, forse si sta interrogando sull’identità dello sconosciuto che le sta dando il benvenuto, forse sta scavando nella sua memoria alla ricerca di un indizio che la riporti a me, o forse è solo meravigliata che, nonostante tutto, io sia ancora qui e mi ricordi di lei. Darei tutto per poter conoscere i suoi pensieri.
“Non dirmi che non ti ricordi di me?”
Sorride. Sembra imbarazzata, mordicchia le labbra senza smettere di sfregare le mani.
“Come potrei essermi dimenticata di te.”
Mi illudo le sue parole siano sincere, le sorrido malizioso e prontamente distoglie lo sguardo cercando Dunkan, bambolina tra le sue mani aspetta un suo cenno, una sua parola, un indizio su quello che deve essere il continuo di questa conversazione; nessun mutamento di espressione nella faccia di bronzo che continua a cingerle il viso, sorride sicuro del potere che ancora esercita su di lei. Buffone. Nulla può destabilizzare la sua convinzione che lei sia sempre pazza di lui, pronta a soddisfare i suoi assurdi desideri, ad annullarsi al suo volere. Languida la cameriera si intromette tra noi, mastica un chewingum in maniera sguaiata, continuando a mangiarmi con gli occhi vogliosa come non mai, mentre mi chiede cosa fare della bottiglia che ha tra le mani. Le faccio cenno di stapparla e riempire i nostri fluite e torno a studiare la mia piccola preda, non mi ha tolto gli occhi di dosso neanche per un solo istante. Che fama e successo facciamo effetto anche su di lei? Cassandra mi porge il fluite, si passa la lingua sulle labbra giocando a fare la sexy, non ci riesce neanche un po’, ma non voglio deluderla, le lancio un’occhiata maliziosa che aumenta i pensieri osceni nella sua testa e le provoca un leggero calore. Angel afferra il suo fluite sfiorandolo appena con le dita, scocca un’occhiata torbida alla cameriera  e torna ad indossare il classico atteggiamento da chi sa di non dover temere paragoni, di chi è unica per diritto di nascita.
“Brindiamo al ritorno della principessa!”
I suoi occhi continuano a specchiarsi nei miei, i nostri bicchieri si incontrano leggermente, cerco di sfiorarle la mano ma è troppo lesta ad allontanarsi, mi avvicino al suo viso dosando i miei movimenti, ho paura che scappi di nuovo, che mi respinga; resta immobile mentre le mie labbra si posano sulla sua guancia calda. Mi porto accanto al suo orecchio adornato da più orecchini di quanti ne ricordassi e le sussurro con voce roca:
“Mi sei mancata!”Mi allontano lento dal suo viso, osservo i suoi occhi che sembrano essere diventati più grandi, la sua bocca  semiaperta per lo stupore, le gote arrossate. Povera Angel. O povero me?
“Tesoro, che ne dici di andare a prendere un po’ d’aria?”
L’espressione desiderosa di Angel non è passata inosservata al suo cavaliere che, ormai colmo di rabbia, si intromette banalmente tra noi nel vano tentativo di dissolvere l’elettricità che riempie l’aria; povero piccolo uomo, non sembra disposto a voler condividere il suo piccolo angolo di paradiso con nessun altro. Sciocco e prevedibile. Senza pensarci troppo afferro la sua spalle e la stringo forte con la mano, voglio che il significato delle mie parole sia ben recepito, voglio che abbia la consapevolezza di chi abbia il controllo della situazione.
“Puoi andarci anche da solo, amico. O hai paura del lupo cattivo?”
Lo lascio andare di scatto, allontanandolo da me. Dolci infermierine, Lauren e Jennifer, corrono prontamente a calmargli i bollenti spiriti, lasciando me e Angel finalmente soli.
Lei è qui di fronte a me. Non è scappata via a fasciare le ferite del suo dolce amore, è rimasta qui con me, i suoi occhi continuano a scrutarmi mentre, con disarmante naturalezza, inizia a raccontarmi di se, a chiedere di me, della mia nuova vita; è un fiume di domande a cui rispondo senza neanche pensare a cosa io stia realmente blaterando totalmente rapito dal movimento delle sue labbra sensuali, affascinato dalla gestualità di quelle sue mani affusolate che vorrei sentire sul mio corpo. Il tempo sembra aver acuito la mia voglia di lei, il desiderio di tenerla stretta tra mie braccia, di sentirla mia, di farla mia. Distolgo per un attimo lo sguardo per osservare i miei amici: Kirsten mi canzona con lo sguardo, Tom mi mima qualcosa di volgare facendomi il saluto da marinaio ricordandomi della nostra stupida scommessa. Perché sono stato così stupido? Riporto il mio sguardo su di lei, ondeggia la testa seguendo la musica completamente persa nei suoi pensieri; le prendo la mano e la tiro, con forza al mio corpo, mi sento eccitato e, da come sorride maliziosa, credo se ne sia accorta. Abbasso leggermente la testa, portandola vicina al suo orecchio, lo sfioro appena con le labbra per un lieve sussurro.
“Ti andrebbe di ballare, principessa? Sono migliorato come ballerino.”
“Come potrei rifiutare!”Le prendo la mano e la conduco al centro della pista, sento gli occhi di tutti puntati addosso come grossi fanali, attenti spettatori pronti a giudicare la mia performance. Non posso deluderli, non posso perdere. La stringo forte a me, vorrei essere in grado di farla  scomparire tra le mie braccia, proteggerla da me stesso. Il mio viso è accanto al suo, caldo, morbido, attraente; la mia bocca attratta da lei come da una calamita non riesce a non sfiorarla, a non tentare di assaporare quel dolce sapore che ho sempre e solo immaginato. Il mio cuore, da bravo batterista, ha iniziato a suonarle la serenata composta per lei, Angel sfiora leggiadra il mio petto, lievi carezze  come se volesse coglierne ogni nota. Sorride beata ed io, schiavo delle mie emozioni, non posso non avvicinarmi a quel sorriso sbocciato sulle sua labbra per me, per questi baci rubati, per queste sensazioni che non la lasciano indifferente. Sto bene. Era tanto che non succedeva, che non mi sentivo così. Vorrei non aver fatto quella stupida scommessa, vorrei aver avuto la lucidità necessaria per salvarmi da me stesso; è troppo tardi adesso per rimuginare sulle scelte sbagliate, da bravo attore indosso le vesti del mio patetico personaggio e continuo questa farsa.Baci sfiorati sulla pelle in questa corsa verso quelle labbra carnose che  si schiudono per me, in attesa di quel bacio che desidero con tutto me stesso, di quel bacio che non arriverà. Socchiude gli occhi attendendo il contatto che le ho fatto bramare; Kirsten attira il mio sguardo, provocante e odiosa sta tenendo banco nel privè prendendosi gioco di me. Il ricordo di ciò che Angel ha significato nel mio passato mi stordisce, le emozioni che mi pervadono, in questo momento, mi confondono le idee, l’alcool che circola dentro di me fa tutto il resto, ma poco mi importa adesso, non sarò umiliato di nuovo per colpa sua.
“Questa volta ti saresti fatta baciare, dovresti vedere la tua espressione: sembri una platessa!!!”
Ridono tutti intorno a noi, ma, questa volta, non ridono di me!Angel è completamente spiazzata dal mio gesto, un velo umido le ricopre quegli occhi che mi fissano sbigottiti, mordicchia le labbra cercando di riprendere il controllo delle proprie emozioni. I riflettori sono puntati su di me ed io non posso deludere il mio pubblico. Afferro di scatto la sua testa, non c’è niente di dolce nel mio gesto, nulla di romantico, guidato dall’eccitazione che mi sta facendo impazzire, una scarica di adrenalina che pervade ogni centimetro del mio corpo mentre lecco le sue labbra per rubare squallidamente quel contatto tanto desiderato. E’ rossa in viso, ma non saprei decifrare le emozioni che colorano il suo viso. Rabbia o eccitazione? Un movimento lesto della sua mano che mira dritta al mio viso, blocco il suo braccio una frazione di secondo prima dello scontro con la mia guancia. Non riesco a crederci, sento una fitta penetrare forte il mio cuore, un nodo mi blocca la gola, provo a deglutire ma niente, non va via. La fatina elfica. Dal bracciale, che adorna il suo braccio, pende triste il ciondolo di cui le feci dono la sera del ballo, non avrei mai creduto lo avesse ancora con se. I suoi occhi sono diventati lucidi, trattiene a stento le lacrime; non credo di averla mai vista piangere, nessuno ha mai visto Angel piangere. Lei sempre fiera e spavalda, arrogante e sicura di se, stasera sta per piangere per me. La fatina sembra guardarmi, ammonirmi con la sua inaspettata presenza, ricordandomi le dolci promesse di un ragazzo innamorato. Mi perdo nel luccichio delle sue iridi, mi sento un verme, ho solo voglia di andare via pur di non avvertire il suo sguardo disgustato su di me.
“Prova a dire che ti ha fatto schifo adesso!”
Mi allontano lasciandola alle mie spalle, da bravo codardo non ho il coraggio di affrontare la reazione provocata da quest’ultima mia frase infelice.
“Tom, domani la voglio trovare sotto casa mia: pulita e lucidata!”
Devo andare via, subito. Ho bisogno di stare da solo, di bloccare il flusso isterico dei miei pensieri.
Perdonami, Angel, perdonami almeno tu perché io non credo potrò farlo mai.

Di tanto in tanto, mi fa piacere condividere i miei mondi di fantasia con voi;
spero di non avervi annoiato.
Buona domenica.

Parole e Storie

Può un bacio essere letale?


Questa volta era troppo anche per lei, la sua mente non poteva sopportare oltre. Lo aveva capito dal primo istante, lo aveva sentito nel profondo della sua essenza. Credeva di essere forte, lei. Pensava di poter gestire tutto, lei. Si era illusa di essere molto più di quanto, sempre più, ormai sapeva di essere. Lei. Un’anonima e comune mortale. Si era vista protagonista di una favola che mai più avrebbe potuto essere sua. Un dolore lancinante le lacerava il petto mentre una profonda voragine prendeva dimora al suo interno. Vuota. Non le sarebbe bastato urlare come una psicopatica di notte per alleviare l’atroce sofferenza che si era impadronita di lei, a nulla sarebbe servito stalkerare madre natura dalla finestra della sua camera durante il magico evento del susseguirsi dei mesi, a nulla sarebbe servito cercare di farsi violentare in vicoli oscuri, diventare crema di se stessa spalmata sull’asfalto in una rovinosa caduta in moto, sfracellarsi dall’alta scogliera della riserva.

Lui non sarebbe più stato più suo. Lei non lo avrebbe più guardato con gli stessi occhi.

Ora, più che mai, le era chiaro il vero motivo per cui non voleva che lei diventasse come lui, non avrebbe potuto continuare a fingere per l’eternità.

Fragile e insicura, aveva deciso per la prima volta di smettere di essere un’ameba in balia degli eventi e di prendere realmente in mano la sua vita. Aveva scritto una mail a sua madre, era sicura che Renee avrebbe in parte capito la sua decisione, aveva sempre sperato di riuscire a vedere una scintilla di personalità nel grigiume della sua unica figlia. Un misero bigliettino per Charlie, poche righe per ringraziarlo dei suoi silenzi e del suo aver evitato di buttare soldi mandandola da un bravo analista, dissipare il patrimonio degli Swan per inutili cure per salvarla dal suo destino le avrebbe distrutto l’esistenza. Aveva fissato il cellulare, scorrendo lentamente i numeri della sua rubrica nell’inutile speranza di trovare qualcuno a cui inviare un messaggio, qualcuno a cui davvero potesse interessare cosa avesse da dire, che folle paranoia avesse accompagnato i suoi pensieri questa volta, aveva optato per Mike, quanto meno avrebbe potuto comunicargli che lei non sarebbe andata a lavoro quel pomeriggio. Non aveva avuto il coraggio di dirgli che lei non sarebbe più andata a lavoro, cosa avrebbe pensato sua madre? Stava per inviare un telegramma ad Alice quando si era accorta che stava semplicemente procrastinando il momento. Non aveva più tempo. Sentiva i brandelli del suo povero cuore frantumato bruciarle nel petto, dopo tanto tempo qualcosa le bruciava dentro….e non era la voglia di farsi possedere brutalmente sul letto della sua cameretta, che tanto l’aveva vista disperarsi per quell’amore nato sotto una stella sbagliata!!!

Faceva male, troppo male.

Non poteva più sopportare quel dolore. Non voleva più sopportarlo.

Le era servita una rapida ricerca su Google per trovare la soluzione al suo male, il degno epilogo di quella travagliata sofferenza. Aveva sviscerato le varie opzioni nella vana speranza di riuscire a scegliere quella più epica…ci aveva miseramente rinunciato. Non le importava più il come, le importava farlo. In quel momento. Subito. Non doveva aspettare oltre.

Era corsa nel bosco, quello stesso bosco in cui lui l’aveva lasciata la prima volta, lo stesso in cui lo aveva visto brillare come la fatina di Peter Pan, lo stesso in cui si era sentita prelibato bocconcino per denti aguzzi. Era lo scenario perfetto, giunta nel bel mezzo della radura se ne era convinta. Si era adagiata su delle foglie secche, cercando di trovare la migliore postura che la sua goffaggine le consentiva, voleva sentirsi bella almeno in quel momento. Aveva respirato a pieni polmoni l’aria umida che la stringeva come una pesante cappa, si era concentrata sui rumori che la circondavano sentendosi parte integrante del paesaggio, si era resa conto che era proprio quello il modo in cui aveva vissuto la sua vita: era sempre stata parte della scenografia, mai della scena.

Un lungo respiro. Dolore.  La lama conficcata nel suo petto. Un dolore reale. Le mani ancora strette sull’impugnatura del coltello da cucina che aveva preso poco prima di uscire di casa. Acuto dolore. Il sangue che le aveva tinto di vermiglio la maglietta scolorita.

Si sentiva viva, mentre la vita lentamente si stava allontanando da lei.

Isabella Marie Swan aveva finalmente preso una decisione nella sua vita. 

Un’amaro sorriso si era disegnato sul suo volto mentre con poca grazia il suo corpo si accasciava nella nuda terra pronta ad accoglierla. Aveva atteso dolorante di esalare l’ultimo respiro, crogiolandosi nel dolore che aveva accompagnato la sua esistenza.

Dolore infinito.

La sua mente masochista aveva continuato a prendersi gioco di lei anche negli ultimi momenti della sua vita riproponendole, come un film drammatico, quelle immagini che le avevano distrutto l’esistenza, quelle immagini che le avevano lacerato l’anima portandola a quell’estrema decisione. Quelle immagini che l’accompagneranno anche nel suo riposo eterno.

Si era svegliata decisamente presto quel giorno stupendosi di non trovare gli occhi di Edward, come su fanali, incollati su di se; si sentiva inquieta e sola, abituata a sentirsi osservata per l’intera notte, non riusciva a muovere un passo senza i suoi occhi fissi sul suo esile corpo. Aveva inspirato a fondo l’aria poco profumata della sua stanza, prendendo il coraggio di alzarsi per aprire la finestra. I vampiri posso sentire gli odori? Non le era ancora chiara tutta la faccenda. A mala voglia si era avvicinata all’infisso aprendo lentamente un’anta, una folata di vento aveva spostato la tenda svelandole la raccapricciante scena: le labbra di Edward stavano baciando una bocca che non era la sua, le sue mani si muovevano su una schiena che non era la sua, le sue braccia avvolgevano un corpo che non era il suo. Era rimasta incollata a fissare la scena, sentendo uno strano calore nascere nelle sue viscere. Non aveva mai visto Edward abbandonarsi a una tale passione, fremere di desiderio al tocco di quelle mani che no, non era le sue.

“Non possiamo continuare in questo modo, Edward, devi dirglielo!!!”

Non poteva credere a quello che stava vedendo, ancor meno a quello che stava ascoltando.

“Non è così facile, lo sai bene. Ne morirebbe!”

La voce di Edward non nascondeva il dolore di quella triste verità.

“Mi sento morire io ogni volta che ti vedo con lei. Non ci pensi a me?”

Non poteva essere vero. Era uno scherzo.

“Jake, sei tutta la mia vita, lo sai. Ho solo bisogno di tempo!!!”

Le labbra carnose dell’adorato amico di La Push avevano cercato con bramosia la gelida bocca di Edward. Si era sentita così stupida in quel momento, sapeva benissimo quanto Jacob soffrisse nel vederla insieme ad Edward ma si era scioccamente convita che fosse il suo amore per lei a tormentarlo, in un istante tutti gli sguardi da dolce cucciolo di Jake avevano assunto una sfumatura diversa.

“Ti amo, Edward!”

“Ti amo anche io, Jake!”

Quanto può essere letale un bacio?

Troppo!

Adesso Bella lo sapeva!!!

Momento leggerezza.

Ho sempre amato stravolgere la realtà, modificare i finali delle storie esistenti.

Spero di non avervi annoiato.

Parole e Storie

Il vento stava cambiando!


Luce  riusciva a percepire l’aria di cambiamento sfiorarle la pelle, scavare in profondità lacerando le sue deboli ossa, permeare inarrestabile fino nel profondo della sua anima. Strinse la braccia al proprio corpo, strette in un abbraccio consolatorio.

Nulla sarebbe più stato come prima. Sapeva che era giunta l’ora di lasciarsi trasportare.

Lo aveva sempre saputo eppure non riusciva a contrastare le lacrime che le solcavano il viso, come flebili carezze lambivano le sue guance bianchicce, scivolando lungo la linea del suo collo.

Un lungo sospiro per cercare di contrastare i singhiozzi che sentiva montarle dal profondo. Si sentiva una stupida, ancora una volta non era stata in grado di non lasciarsi coinvolgere, non aveva saputo restare abbastanza distante da quel fuoco che le stava lacerando l’anima.

Ancora una volta. Osservava il suo corpo bruciare, la sua pelle sciogliersi come cera mostrando la nudità delle sue ossa scarne. Gli occhi di Daniel pregni di lacrime e disperazione. Ancora una volta. Lacrime. Dolore. Sofferenza. Un alito di vento la scuote dal profondo.

Neanche il tempo di un bacio…e già era volata via.

Parole e Storie

Profumo di me


L’aroma della cannella si era confuso con il profumo di fragola e vaniglia della sua pelle.

Le sue dita avevano catturato le mie.

I suoi occhi avevano accarezzato il mio profilo.

“Hey, a che pensi?”

Aveva sfiorato la punta del mio naso con un dito.

“Sono innamorata di un uomo che si sporca ancora bevendo la cioccolata.”

Aveva riso e la terra aveva tremato sotto i miei piedi.

Sono innamorata. Non lo aveva mai detto.

Avevo annullato la distanza tra di noi.

Un bacio lungo e lento. Noi.

“Il nostro primo San Valentino insieme.

Spiegami come diavolo siamo finiti su un materasso

nel bel mezzo della cucina della mensa!”

Aveva borbottato adagiando le labbra sulla mia fronte

intrecciando le gambe alle mie.

“È la serata di Miranda.”

Avevo sussurrato senza smettere di tormentare la sua bocca.

“E non potevamo fare sesso al parco.”

“Fiori e cioccolatini. Perché le cose normali con te non funzionano mai?”

Aveva nascosto il viso nell’incavo del mio collo ispirando il mio profumo.

“Perché non sono una sfigatella romantica come te.”

Avevo sentito le sue labbra incurvarsi, la sua voce divenire un lieve sbuffo.

“Vorrei non arrivasse mai domani.”

Si era stretta più forte al mio corpo,

una lieve malinconia aveva oscurato il suo sguardo.

Un solo istante, ed era tornato il sereno.

Aveva infilato una mano nella borsa gettata a terra di fianco a noi,

mi aveva allungato un pacchettino sbilenco.

“Un regalo di San Valentino?”

“Sta zitto. E apri.”

Sorridendo avevo eseguito i suoi ordini

ritrovandomi a fissare una bottiglina dal contenuto roseo.

Aveva sorriso sfilando via il tappo di sughero

avvicinando il contenuto al mio naso.

Un intenso profumo di fragola e cannella mi aveva inebriato.

“Love Potion n.9. Profumo di me.”

Profumo di noi.

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Un pò di dolcezza fa sempre bene, anche a me.