Pensieri Sparsi

Caro 2020…parliamone!


Solitamente mi rifiuto di stilare una lista di propositi per il nuovo anno, ma il 2020 come numero ha un qualcosa che mi ispira simpatia (e so che mi pentirò di aver scritto questa cosa) e a sto giro voglio fare le cose diversamente. Hai visto mai che funzioni.

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  1. Non parlarne più.
    Tu sai di cosa. E’ il primo step per liberarsene.

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  1. Non dare importanza a chi non te ne dà.
    Non sarebbe neanche da spiegare, ma magari ti distrai. Non ha senso stare a rimuginare su chi, quando tu provi a far capire che c’è qualcosa che non va, ti risponde con foto di cibo o, peggio mi sento, con frasi di circostanza.
    [Hai fatto bene stesse felice da sola.] …ma cosa???

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  1. Smettere di lamentarmi.
    Non è che se attacchi la lagna dopo ogni telefonata che ti fa girare i coglioni, le cose cambiano. Cioè non è che stai li a lamentarti per ogni cosa che ti fa spostare il sistema nervoso, e sono tante, la situazione per magia si ribalta. Sei solo noiosa…e le persone noiose a te non piacciono.

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  1. Utilizzare meno i social, non sei Chiara Ferragni.
    Non ti sto dicendo di sparire del tutto dai radar, ma anche meno.
    Le foto instagrammalibi te le concedo, ma non credo sia possibile che tu ne abbia una ogni due giorni eh.

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  1. Meno Nick Carter.
    E’ palese che c’è qualcosa che non va quando pure i parenti finiscono per chiederti di Nick; quando tu hai la guerra in testa ma per il mondo il vero problema della tua vita è Nick Carter. C’è qualcosa che palesemente non funziona.

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  1. Piccola Blair, ricorda di lasciar lavorare il Karma.
    Lo so, la tua indole vendicativa ne soffre in questo momento, ma hai davvero tempo ed energie da sprecare per vendicare ogni torto subito. Lasciati scivolar tutto addosso e vai avanti, niente distrazioni inutili.

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  1. Tornare ad essere Candy Candy…ma non dimenticare di essere Lilith.
    Nessuno ti sta dicendo di diventare scema tutto in un colpo, ma non è necessario palesare al mondo che di indole sei una stronza: aria da svampita e sorriso da Pollyanna. Bisogna confondere il nemico, sempre.

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  1. Meno chiacchiere inutili.
    E’ decisamente collegato al punto 3, ma non solo. Non ti perdere il ragionamenti che non portano a nulla, illazioni e masturbazioni mentali sono solo inutili perdite di tempo.
    Ti deludono? Non stare a fare comizi.
    Hai paura? Ascolta te stessa e razionalizza.
    Ti manca? Ha senso? Parlarne cambierà qualcosa?

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  1. Più organizzazione.
    Non perdere di vista gli obiettivi che ti sei prefissata, non lasciare alle cose inutili di distrarti. La testa tra le nuvole non ha mai portato risultati.

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  1. Non diventare una pallina.
    Va bene il piacersi, ma non aver rinnovato l’abbonamento in palestra non è il giusto pretesto per arrivare a Luglio rimbalzando.

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Direi che 10 punti possano bastare. Ah dimenticavo:
Non dimenticare di essere felice.
Non sempre sarà facile, ma puoi farcela.
Gioisci delle piccole cose, sorridi quando c’è il sole e vedi il mare, piangi quando ne hai bisogno. La cosa più importante del tuo mondo sei sempre e solo TU, non dimenticarlo mai.

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E voi? Avete propositi per questo nuovo anno?

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30 Days Writing Challenge – 15


E anche questa settimana è arrivato il Lunedì [leggesi anche OdiaDì, come l’ho soprannominato da un bel pò ormai] ed è stato più strano e complicato del solito: nonostante il tenero risveglio grazie al solito amore di NC, oggi mi aspettava l’ennesima prova di questo periodo da superare. L’ennesima dimostrazione che a piccoli passi forse davvero si possa andare un pò più lontano.
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Una giornata intensa, non c’è che dire, fatta di piccoli tasselli che pian piano stanno andando al loro posto. Nel giro di poche ore mi sono trovata ad affermare Anche questa è fatta! E credetemi, in questo periodo, non è roba da poco.
tumblr_lp7ant9bxi1qacyb2o1_500Sciroccata, guarda che è mercoledì oggi!!!
In verità, ne sono consapevole; semplicemente volevo sottolineare quanto io ci avessi davvero provato a rispettare i tempi ma poi qualcosa deve essere andato storto. Adesso due sono le cose: o fingiamo che sia Lunedì [ma non ci penso proprio eh] o ci illudiamo di vivere in una parallelismo spazio temporale nel quale oggi è esattamente il giorno dopo il 14esimo e andiamo avanti.
In fin dei conti anche oggi la giornata è iniziata con il solito amore di NC, quindi, direi che si può fare.
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Giorno 15 – Descrivi la tua giornata punto per punto.
Davvero credete che possa interessare a qualcuno?
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La mia sveglia, dal lunedì al venerdì, suona alle 7:29 non un minuto prima nè uno dopo e la prima cosa che faccio, ancora con gli occhi semichiusi, è quella di afferrare il mio telefono per staccarla prima che Nick Carter inizi a cantare decretando ufficialmente l’inizio di una pessima giornata. Nonostante la consapevolezza di avere solo 30 minuti, 35 al massimo, per prepararmi ed uscire di casa, mi ostino puntualmente ad utilizzare almeno una decina di essi per la passeggiata social del mattino.
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Faccio ammenda chinando il capo ma, non importa a che ora io sia andata a letto la sera prima, difficilmente riesco a mettere piede fuori dal letto se prima non ho controllato: Twitter, Instagram, Facebook, Bkstg, i risultati delle sfide di Covet Fashion, come stiano vivendo nella mia città di Sim City; hai visto mai possa essere accaduto qualcosa di assolutamente sconvolgente ed imperdibile nelle ore che ho dedicato al sonno.
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Trovata la forza di abbandonare il letto [Piumone mio adorato, ti amo. Non mi dimenticherò di te.] e di affrontare una nuova giornata, prima ancora di capire di essere viva per davvero sento lo spasmodico bisogno di caffè; fosse possibile farei delle vere e proprie iniezioni endovena di caffeina [se solo gli aghi non mi terrorizzassero cpsì tanto] per abbandonare lo stato catatonico simlZombie con cui mi affaccio ad un nuovo giorno.
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Capirete anche voi che, a questo punto, il tempo che mi resta per lavarmi, vestirmi e smettere di essere uno zombie si riduce ad una decina di minuti, quindici al massimo; sconfiggere lo scorrere inesorabile delle lancette del mio orologio è il mio obiettivo quotidiano e, oh no, non ci pensate proprio: svegliarmi prima o smettere di perdere tempo sui social non è assolutamente contemplato.
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Recuperato il cibo per il pranzo, salutati gatto, madre e ovviamente nonna, che ogni mattina mi raccomanda alla Madonna che mi possa accompagnare nel mio cammino, dato il buongiorno al cane ed imprecato contro chi ha parcheggiato in modo da rendermi complicato uscire di casa con l’auto, inizia ufficialmente la mia giornata o, per meglio dire, circa quelle 11 ore quotidiane in cui una sola domanda riempie la mia mente: Perchè diavolo ho abbandonato il mio amato piumone questa mattina?
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Un’ora di macchina, quattro ore di lavoro, un’ora di pausa pranzo, quattro ore di lavoro, un’ora di macchina.
Telefonate, mails, documenti, attestati, faldoni, visite mediche, DPI, noia, finti sorrisi, distrazioni facili [Twitter e NC segneranno la mia fine prima o poi], odio, ancora noia, bisogno di scappare. Manca poco ormai.
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E’ circa alle 18:00 che ritorno a vivere. Una telefonata a farmi compagnia nel mio ritorno a casa, piacevole routine a cui non potrei più rinunciare, una voce amica per tornare alla vita lasciandomi alle spalle ansia e stress, pensieri cupi e frustrazioni, per tornare a ridere e pensare alla leggerezza della vita, per sentirmi meno sola, meno grande e meno noiosa/annoiata.
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La mia giornata punto per punto, davvero qualcuno ancora sta leggendo?
Oh bene, siamo arrivati all’entusiasmante momento del mio ritorno a casa. Yaaaaay. Al mio saluto ai nonni che da quando hai cambiato lavoro ci manchi a casa, il racconto delle rispettive giornate e dei miei progetti accanto alla stufa mentre il nonno mangia e la nonna si lamenta che oggi fa più freddo degli altri giorni, tutti i giorni.
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E’ in queste ore che durante la mia settimana si concentra, in fin dei conti, per davvero la mia vita: shopping fatto al volo, recupero di telefilm, organizzazioni varie ed eventuali, cazzeggio con l’iPad e/o con i miei fratelli, ingozzamento di patatine e/o caramelle, chiacchiere, lagne e tanta fantasia.
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E’ prima di tornare dal mio amato piumone che, fantasticando sull’arrivo del weekend, colleziono attimi di vita, mi lascio uccidere dalle ansie e pianifico come salvarmi dalla routine sperando di incontrare un uomo ricco ed affascinante che finalmente mi regali la vita da Paris Hilton che ho sempre meritato.
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Uhmm, c’è ancora qualcuno lì?
Se si, battete un colpo.
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★ 37 ★


Lo scorso anno, in questo giorno, mi interrogavo su come fosse stato possibile che il tempo fosse trascorso così velocemente, le cose fossero così cambiate così come le nostre età. [qui, se siete curiosi].tumblr_nd1swnybp11txeruoo1_500

Quest’anno osservo quel numero e penso che le cose in realtà non cambieranno mai: oggi i miei occhi ti osservano sempre con lo stesso amore di quando io avevo 13 anni e tu eri un ragazzino brufoloso con un improbabile taglio di capelli a metà tra una femminuccia e Nino D’Angelo.

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Probabilmente sarà così per sempre, o almeno mi piace pensarla così.

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Buon Compleanno,

mio piccolo grande uomo.

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La coccolosità va ricordata!?!


/ì·do·lo/: Oggetto di un’ammirazione o di una dedizione gelosa o fanatica.

Partendo dal presupposto che l’unica persona per cui nutro una dedizione gelosa o fanatica sono io, e neanche mi sto propriamente sempre simpatica, non credo di essere portata realmente per questa forma di venerazione divina verso qualcuno e/o qualcosa [ammesso che questo qualcosa non siano Skittles].

E come la definiresti la tua fissazione malata per quel coso biondo di quella boyband che manco si sente più? Ah ma non si sono sciolti?
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A me non piace dare definizioni alle cose, perché mai dovrei eh?

E’ una cosa talmente irrazionale che, io per prima, ho smesso di pormi domande a riguardo, ho smesso di considerarmi sciroccata e/o infantile [a secondo della giornata], ho smesso di chiedermi se sia giusto o meno continuare ad essere una ragazzina quando si tratta di lui.

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Quindi perchè scrivere l’ennesimo post sullo stesso argomento?

Tralasciando il fatto che sul mio blog in fin dei conti ci scrivo un pò quello che mi pare, questo post è un semplice Promemoria di Coccolosità che, se non bastasse la piacevolezza del suono dovuto all’accostamento delle due parole, è semplicemente un modo per ricordarmi di aver scelto di essere irrazionale per una persona che, non so per quale congiunzione astrale, riesce a dare segni di vita sempre quando ce n’è più bisogno.

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Per quanto qualche parola in più rispetto a tutte queste emojii sarebbe gradita, continua a farmi tenerezza il pensiero che 20 anni fa [come suona male, mamma mia] non avrei mai immaginato possibile una roba del genere.
I poster possono digitare messaggi? Ma per davvero?
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E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. E io non riesco a non sorridere per quello stupido cuore e a domandarmi, ogni maledetta volta, come l’immagine di biondino stronzetto e spocchioso si riesca a sposare perfettamente con la dolcezza che, a modo tuo per carità dimostri ogni volta. Non riesco a capire come gli altri non riescano a vedere quello che vedo io quando ti guardo, come possano definirti odioso o scostante, come possano non avere semplicemente voglia di perdersi in un tuo abbraccio prima di tornare alla vita reale [perchè non sono ancora rincoglionita del tutto, ve lo giuro].
E’ solo uno stupido cuore. Un tuo stupido cuore. Ma a me piace assai quello stupido cuore.
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Perchè la verità è io sarò una piccola stalker ma lui resta l’amore.
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Se proprio dovessi salvare qualcosa….


​​in questo assurdo anno ormai agli sgoccioli, beh non avrei dubbio alcuno: salverei voi…salverei TE.

Perchè anche nei momenti più bui siete stati il mio pensiero felice, quel dolce promemoria che nella vita tutto può accadere…


Perchè voi siete semplicemente la mia FELICITÀ!!!

Pensieri Sparsi

Warning!!!


Non sono mai stata brava a valutare le persone, lo dimostra il fatto che la mia migliore amica è quella tipa un pò strana che mi divertivo a prendere in giro perchè troppo invadente e appiccicosa nei miei confronti, il mio ex storico era il più brutto della classe il primo giorno di scuola al liceo, e tutte quelle persone a cui nella vita ho dato fiducia a primo impatto si sono definite delle grandissime fregature.


Si dice che crescendo si impara e che tutti gli errori fatti nella vita servono per spiegarci lezioni che diversamente non avremmo mai appreso; mi rendo conto che due sono le cose:

– Non sono ancora cresciuta.

– Sono diversamente sveglia e non imparo dai miei errori di valutazione.


Fatto sta che se mi sentite dare giudizi positivi su qualcuno, beh fate attenzione: potrebbero essere dei serial killer e la vostra vita potrebbe essere seriamente in pericolo.

Io vi ho avvisato!

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Missing…


L’ultima persona a cui ho confidato di aver bisogno di un abbraccio era uno sconosciuto. Ha sorriso, fissandomi un istante tra il divertito e l’intenerito, e ha stretto le sue braccia intorno al mio corpo riempiendomi il viso di baci appena sfiorati. Non credo avesse idea dell’importanza di quel gesto, dettato probabilmente dalla troppa RedBull ingerita quella notte, eppure il suo sorriso mentre i suoi occhi fissi nei miei mi facevano lentamente morire era riuscito a scaldarmi il cuore come non accadeva da secoli ormai.
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Un istante prima ero in preda ad un panico che temevo non sarei stata in grado di gestire.
Un istante dopo avrei voluto il mondo smettesse di girare lasciandomi tra le braccia di quello sconosciuto.
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Non so perché questa notte la mia mente abbia deciso di farmi rivivere in loop quel millesimo di secondo in cui mi sono sentita fragile e vulnerabile, totalmente in balia delle mie emozioni, pienamente succube di una felicità di quelle che neanche utilizzando tutto il vocabolario riesci a spiegare a parole; non ho idea del motivo per cui adesso che tutto mi sembra così lontano e infantile mi sia venuto quel momento in cui, forse dopo troppo tempo, non mi sono sentita invisibile.
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It’s nice to see you again!
I need to see you again!
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You think you know, but you have No idea!


Non avrei mai creduto sarebbe stato così complicato mettere nero su bianco quello che mi ha regalato questa esperienza, di viaggi ne ho fatti tanti eppure nessuno mi ha mai lasciato questo profondo senso di smarrimento che provo dentro. Nessuno mi ha mai proiettato per 4 lunghissimi giorni in una realtà così da sogno da non sembrarmi reale neanche adesso che le emozioni stanno pian piano diventando ricordi. E’ come se tutti i miei pensieri fossero incastrati, li sento sovrapporsi e scontrarsi nel vano tentativo di prendere forma, il raffreddore che mi accompagna da stamattina non mi rende facile il metterli in ordine rendendomi ancora più tonta ed ovattata di quanto non fossi da quando sono scesa da quella nave.

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Come si fa a tornare alla realtà, dopo aver vissuto in un sogno?
Sono giorni che me lo domando costringendomi ad accettare che tutte le emozioni vissute nei giorni scorsi siano stati follemente reali e non meramente frutto della mia fervida immaginazione; la verità è che quando la realtà supera la migliore delle fantasie si fa davvero fatica a realizzare che non si trattava dell’ennesimo sogno ad occhi aperti in cui ti sei smarrita quando la concretezza della vita vera inizia ad andarti un pò stretta.

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Quando poco più di un anno fa ho prenotato questo viaggio non avevo la benché minima idea dello stato mentale in cui sarei ricaduta al suo termine, come mai avrei potuto? Oh certo, potrebbe sembrare un collegamento immediato quello che sto per presentarvi ma, credetemi, non lo è stato; insomma se scegli di prendere parte ad una crociera nel Mediterraneo in compagnia del tuo gruppo preferito forse, e dico forse, potresti quanto meno immaginare che non ne saresti uscita con una discreta lucidità mentale. Voi magari potreste, io a quanto pare no.

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Ero così dannatamente scettica e spaventata da questo viaggio da aver rischiato di rinunciarvi ancor prima di effettuare la prenotazione, al primo intoppo riscontrato; quando le paure si travestono da razionalità l’unico rimedio è avere qualcuno che ti prende per mano e ti costringe a saltare fregandosene se la rete di sicurezza è stata posizionata sotto i vostri piedi. Ho ancora vivida nella mia memoria quella telefonata: Adesso voglio solo sentirti urlare. Sento ancora l’umidità delle lacrime incredule che erano straripate dai miei occhi. Ero stata spinta in un vortice che non avrei potuto più fermare.
Chiudi gli occhi e salta. Tutto il resto vien da se.

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E’ stato un anno di attese e aspettative, di ansie e paure che mi tenevano sveglia di notte costringendomi ad incubi dal sapore raccapricciante, è stato stress nella sua più pura delle forme. Non volevo assolutamente ricevere una delusione da questa esperienza, sentivo di non potermi concedere fantasie e rischiare di cadere rovinosamente dalla nuvoletta rosa dei sogni beati in cui mi rifuggivo.
Quante masturbazioni mentali una persona può farsi in un anno? Oh, voi non ne avete la benché minima idea.

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Il nocciolo della questione è che a me ha sempre fatto paura la felicità.
Capirete da soli quanto diviene complicato, in questa prospettiva, decidere di regalarsi una dose infinita di felicità e decidere di farlo utilizzando quanto avessi guadagnato con le vendite del mio libro. Nella mia testa era un pò come se avessi deciso di puntare i piedi a terra contro il destino costringendolo a donarmi quanto meritassi. Almeno per una volta. Al destino tale posizione probabilmente non deve essere piaciuta così tanto se, soltanto nel mio secondo giorno di vacanza, ha deciso che avessi un telefono troppo figo da poter utilizzare in nave e che, di conseguenza, fosse giusto farne dono alla popolazione spagnola. #fanculo

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Questo piccolo imprevisto avrebbe potuto compromettere tutto il mio viaggio ed è inutile fingere che, se non fosse stato per le persone meravigliose che riempiono la mia vita, ci sarebbe riuscito perfettamente; sono bravissima a frignare chiudendomi nella nuvola nera della commiserazione ed il sentirmi nell’occhio del ciclone della sfiga non ha certamente aiutato il mio già labile stato mentale.
Volevo tornare a casa! Temevo non sarei mai riuscita a vivere serenamente i giorni che mi attendevano con quel senso di perdita che mi tormentava, mi sentivo violentata nella costrizione di dire addio a tutto quello di personale fosse contenuto nel telefono.
Eppure sono riuscita a stupire me stessa, e non posso esimermi dal ringraziarmi per averlo fatto.

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Salita su quella nave non sapevo cosa aspettarmi, tutta quella mole di gente con cui condividevo passione e desideri, in realtà, mi spaventava; sarei riuscita a vivermi a pieno la mia esperienza, nonostante tutto?
Ancora una volta la mia ansia costringeva la mia mente a sottovalutarmi, ed ancora una volta le mie compagne di viaggio sono state le mie fatine turchine facendomi capire sin da subito come sarebbe stato il nostro viaggio: una figata!

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E’ stato proprio senza sapere cosa aspettarmi che mi sono trovata a fare il giro del solarium con Kevin che non riusciva a capire dove fosse l’ingresso della Spa, ad abbracciarlo con le mie amiche e fargli fare una foto con il mussillo [dicesi anche bocca a culo] anche se lui la bocca non è proprio che ce l’abbia.

E’ stato per l’orribile maglia con la scritta CIAONE di Deb che Nick, curioso come una scimmia, si è avvicinato a noi al Sail Away Party regalandoci una schiacciatina di amore [e uno scombussolamento di ormoni]. Perchè aldilà delle foto scattate, è stato un momento bellissimo essere noi tre strette [schiacciate dalla folla] tra le sue braccia.

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E’ stata fortuna [o forse il Karma pagato profumatamente con il mio telefono] se la sera del primo party noi ci siamo ritrovate in prima fila senza aver fatto neanche 10 minuti di attesa; è stata la loro dolcezza e la loro disponibilità se quella serata abbiamo riso come se non ci fosse un domani nonostante fossimo schiacciate come delle sardine [forse il cocktail offerto da Nick, la birra da Howie e la vodka dallo staff ha aiutato, ma sono dettagli], è stata la carineria di Leighanne nel fare le foto a bimbominchia come una ragazzina insieme a noi, la pazienza di Brian nello scattare foto e fare video, i calzini orribili di Howie ed il suo tentativo di muoversi in maniera sensuale; è stata la presenza delle migliori amiche che potessi desiderare con me li in quel momento a rendere quella serata esilarante.

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E’ stato grazie ad un bisogno fisiologico se ho potuto stampargli un bacio sulla guancia anche quando era decisamente una roba brutta da guardare vestito da Principessa Leila; è stata l’assenza di neuroni a farmi strofinare la mano sulla guancia per togliere il segno del mio rossetto rosso sul suo viso mentre sorridendo mi diceva di non preoccuparmi. E’ stata la sua dolcezza nel riuscire a darmi un bacio sulla guancia nonostante il marasma di gente gli rendesse complicato passare.

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I ricordi si sovrappongono nella mia mente rendendomi complicato ricordare tutto quello che è successo, è stato tutto così intenso e compresso in un lasso di tempo così breve che giorno e notte si accavallano nella mia mente, si confondono creando un’unica linea temporale scandita dalle emozioni più che dalle lancette dell’orologio.
Tutti i ricordi portano a lui.13256116_10209391463933814_1097103883437920635_n.jpg

Che io sia monotematica sull’argomento credo che ormai lo sappiano anche i muri, e come potrebbe essere diversamente; per quanto io adori i Backstreet Boys come gruppo, per quanto trovi Brian, Alex, Kevin ed Howie degli uomini straordinari, nessuno di loro può anche solo pensare di competere con il biondino che mi ha rubato il cuore quando ancora non avevo idea che un cuore potesse battere così forte da fare male.

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Questo post chilometrico pregno di deliri di una quindicenne forse troppo cresciuta è in realtà per me stessa, per placare la mia pace di dimenticare tutto quello che ho vissuto! Per quanto sia vero quello che dal primo istante non ho smesso di ripetere a chiunque io abbia raccontato quello che ho vissuto, per quanto sia vero che sono sconvolta da me stessa per essere riuscita a vincere le mie paranoie costringendomi a ricordare di avere una voce e di sapere usarla, la verità più intima e nascosta è che non so se riuscirò mai a superare lo stupore che sia accaduto proprio a me. Le cose belle mi fanno paura, le cose belle succedono così raramente che non sono abituata a viverle.

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E’ probabilmente questo il motivo per cui, quando Nick si è avvicinato all’ingresso del Privè dicendo che avrebbe portato dentro tre ragazze, non mi sono stupita neanche un pochino nel vedere che la terza fosse esattamente quella che si era infilata poc’anzi avanti a me. Nella mia mente risuonavano già le note di Ironic di Alanis Morrisette, colonna sonora perfetta del #maiunagioia grosso come una casa che mi era caduto in testa in quel momento, quando la mia mano gelida è stata afferrata da qualcosa di caldo e la sua voce ha ribadito al buttafuori che deve entrare anche lei, solo lei e basta.

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Potrei farmi figa e dire che in fin dei conti lo sapevo che mi avrebbe fatto entrare o che mi sono sentita come in quei film che guardavo da ragazzina in cui la Popstar nota la ragazzina regalandole una notte da sogno…la verità è che quando la sua mano ha preso la mia per farmi entrare in quel privè tutta la razionalità di questo mondo è andata a puttane e il mio unico pensiero era cerca di non piangere, risparmiati questa figuraccia te ne prego. Non avere le mie amiche con me mi ha mandato in panico e non so per quale connessione mentale l’abbraccio di cui avevo bisogno in quel momento l’ho chiesto a lui, forse perché se proprio dovevo morire volevo morire su quella camicia bianca che spero di non aver sporcato di fondotinta. Il problema di fondo è che lui lo sa che tu stai morendo e si diverte troppo a farti morire lentamente, non so dare altra spiegazione al modo in cui mi ha stretta in quell’abbraccio, al modo in cui mi ha riempita di bacini il viso mentre io cercavo di ricordare come si facesse a respirare evitando di fare facce da pesce lesso.

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Il vero dramma è che lui ti fissa negli occhi quando ti parla, ed è così che mentre mi chiedeva conferma del fatto che io fossi italiana, tenendo il viso ad una distanza troppo pericolosa per i miei ormoni, io pensavo che avrei dovuto sistemare le mie sopracciglia che erano decisamente un disastro in quel momento.
Mai nella vita avrei sognato di parlargli, ma parlargli davvero; di ritrovarmi a scherzare sulla sua età e sul suo sentirsi così giovane da poter essere un One Direction; mai avrei immaginato di percularlo per la sua poca conoscenza geografica e di raccontargli candidamente che per regalarmi questa esperienza sono rimasta praticamente al verde; mai avrei immaginato di parlargli di suo figlio e osservare i suoi occhi alle mie parole. Mai avrei immaginato di ricevere così tanti abbracci da sentirmi sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente [si chiama amore adolescenziale] come se di colpo il mondo intorno a me avesse perso tutti i colori, come se l’unica cosa ad avere senso fosse la sua voce. Ed io odio la sua voce.8726514

Tutte abbiamo bisogno di sentici speciali, c’è poco da girarci intorno, ed il modo in cui lui riesce a regalarti quell’illusione è un qualcosa difficile da spiegare a parole.
Me lo ha dimostrato ancora una volta la mattina successiva [sarebbe più corretto parlare di poche ore dopo] quando, dopo che l’ho abbracciato stile koala, prima che potessi sporcargli la guancia di rossetto rosso come mio solito ha anticipato i miei movimenti con un bacio morbido e lento all’angolo della bocca. Sia chiaro, probabilmente è stata la mia mente a regalarmi tutta la scena come se fossi finita in una sorta di filmato slow motion in cui le mie connessioni mentali erano praticamente azzerate, oppure la sensazione di vivere a rallentatore mi ha salvato dal perdere il famoso battito di cuore come accade nelle migliori fan fiction. Insomma, se già volevo morire, quando mi ha sussurrato all’orecchio “It’s nice to see you again!” sarei rimasta abbracciata come stavo e avrei iniziato a frignare come una bimba piccola a cui hanno regalato la casa delle Barbie più figa dell’intero universo.

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Ed è esattamente senza capire nulla che mi sono messa in posa per quella che sarebbe stata la foto ufficiale dell’intera crociera, dopo aver dormito mezz’ora la notte precedente e con i capelli non propriamente puliti perché l’acqua della nave non va molto d’accordo con i capelli ricci; è così che mi sono appena accorta che stava cercando di spostare i capelli dal mio viso per regalarmi una foto che non smetterà mai di farmi sorridere ogni qual volta i miei occhi cadranno su di essa.

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E’ irrazionale, privo di qualsiasi logica o buon senso, quello scontro di emozioni che avviene nella mia essenza quando le sua braccia si stringono intorno al mio corpo; per una frazione di secondo mi consento di sognare, per una frazione di secondo mi cullo nell’illusione di un’effimera felicità, per un istante dal sapore infinito mi lascio rapire dall’illusione che se il mondo dovesse finire in quel preciso istante io mi sentirei a casa.

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Tornare alla vita reale non è mai stato così difficile, eppure forse è proprio questo contrasto tra sogno e realtà a rendere tutto così magico ogni volta; è questo il motivo per cui, quando durante il concerto hanno cantato le canzoni che ascoltavo da bambina fantasticando su come un giorno avrei incontrato Nick Carter, non sono riuscita a trattenere l’emozione e ho lasciato che le lacrime rigassero il mio viso lasciandomi travolgere, senza alcuna protezione sentimentale, dalla scarica emotiva che mi ha scosso il cuore. Guardarsi intorno e vedere le stesse emozioni colorare i volti di chi gremiva il teatro mi ha fatto sentire meno sola, meno pazza in questo viaggio eccezionale che è la vita di una fan di un gruppo che sta insieme da 23 anni e che, ormai, è parte essenziale della mia vita.

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You think you know, but you have No idea. 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

23 anni di amore ❤️


Ero a lavoro ieri quando, fissando il calendario per segnare un appunto ed ignorando che se uso la bocca per esprimere i miei pensieri essi vengono ascoltati da altre persone, ho esclamato con una certa enfasi:
“Oh, ma domani è il 20 aprile.”
Sarà stato il suono stridulo della mia voce che ha rotto il silenzio o, forse, il sorriso incondizionato spuntato sul mio viso ma la curiosità del collega con cui divido la stanza ha avuto la meglio ed io mi sono ritrovata di fronte all’imbarazzante domanda:
Cosa ti ricorda di bello il 20 aprile? 

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Ho sorriso scuotendo la testa e, moderna Giuda, ho mentito. Niente di importante. Ho abbassato la testa fingendo di concentrarmi sui documenti che avevo dinanzi provando, invano, a frenare il flusso dei miei pensieri.
Per quanto si possa essere orgogliosa delle proprie passioni, spiegare le emozioni che una semplice data può smuovere dentro senza perdere quel minimo di credibilità che ci si sta costruendo diviene davvero difficile.

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Ai più golosi il 20 aprile ricorderà la nascita della Nutella [e già solo per questo non capisco perchè questo giorno non sia stato dichiarato Festa Nazionale]; per quelle come me affette da questa strana malattia il 20 aprile è l’anniversario di una grande storia d’amore.

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Correva l’anno 1993, la storia racconta che alle due del pomeriggio del 19 Aprile, durante la sua lezione di Storia Americana, l’allora diciottenne Brian Littrell viene stato chiamato fuori dall’aula per rispondere ad una telefonata urgente. Suo cugino Kevin, fregandosene altamente che l’altro fosse a scuola, gli propone un’audizione per entrare a far parte di una boyband un gruppo Pop. Brian, entusiasta di saltare l’ora di Storia, decide di fare la sua audizione telefonica. 

E’ bastata quella telefonata a dare inizio alla magia: il pezzo mancante del puzzle perfetto era stato trovato. Brian prende il primo volo per Orlando e il 20 Aprile 1993 insieme ad altri 4 ragazzetti di età compresa tra i 13 e i 22 anni, probabilmente senza averne la benché minima idea, danno vita a qualcosa di meravigliosamente unico.

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Stamane Facebook mi ha ricordato questo post scritto di getto 3 anni fa:

“Il punto è che hai 28 anni e ti rendi conto che sei fan da così tanto tempo che quasi non ti ricordi come fosse la tua vita prima che loro ne facessero parte. Ti rendi conto che eri l’unica che non sapeva chi diavolo fossero e fingevi il contrario per non essere diversa. Ti rendi conto che tutti ti dicevano “sono solo poster, non li incontrerai mai”. Ti rendi conto che è dal primo concerto che ripeti: “Tanto è l’ultimo, si sciolgono e non li vedrò mai più.” E sei passata dal “devo entrare a scuola altrimenti non mi mandano al concerto” allo “speriamo che non ho problemi al lavoro per partire” passando per “prendiamo i vip e poi ripeto la tesi” il giorno prima della Laurea, sei passata dal papà che ti urla “non avvicinarti al cancello” ad essere una pseudobarbona sotto al sole per stare attaccata al cancello, sei passata dal gelato per non svenire tra la folla alla birra mentre suonano i tizi che aprono il concerto, sei passata dal “respiriamo la stessa aria <3” al rompergli un microfono rischiando di essere uccisa da Marcus.
Sei passata dall’essere bambina all’essere donna….e loro sono sempre la.
Nessuno che non ha vissuto le stesse esperienze può capire davvero questo delirio, nessuno può comprendere quella valigia sempre pronta e quei battiti accelerati che ti fanno sentire viva, viva come non lo sei mai stata, viva come molte volte avevi dimenticato di essere.
Sono emozioni e lacrime, gioie e dolori, affiatamento e gelosie.

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Sono passata dal collezionare foto dei Backstreet Boys a collezionare foto con i Backstreet Boys. Sono passati 23 anni da quel giorno e io non posso fare a meno di chiedermi:
Come sarei io adesso se a 15 anni fossi stata costretta a vedere la mia “isola felice” scossa da un terremoto del genere? Come sarei io adesso se la musica dei back non mi avesse salvato negli anni tutte le volte che mi sono sentita persa? Come sarei io adesso se tutto fosse finito con il loro quarto album? Come sarei io adesso se non avessi un nuovo album da ascoltare e una data di un concerto segnata in rosso sul calendario da attenere con ansia?
Sarei diversa. Forse un po’ persa. Semplicemente un’altra me. [leggi qui]

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Si scrive FAN…si legge AMORE.