Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Di unicorni, seppie e pecorelle.


Con il tempo ho capito che non vi è alcuna debolezza nella candida ammissione di avere bisogno di qualcosa o di qualcuno in un determinato momento della propria vita; non è stato un percorso breve e/o semplice quello che mi ha condotto a questa deduzione eppure, per certi versi, è stato un qualcosa di a dir poco inevitabile.
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Quanto diffcile può essere, per una persona orgogliosa come me, ammettere di avere bisogno di qualcosa probabilmente solo chi mi conosce nel profondo può davvero capirlo. Eppure alla fine è accaduto.
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Avevo bisogno delle mie amiche, della leggerezza dei pensieri che affollano la nostra mente quando siamo tutte insieme, del suono sguaito delle nostre risate e dei nostri balletti scomposti; avevo bisogno di ricordarmi come ci si sente quando ci si allontana dal buio profondo della mia anima quando l’ansia divora ogni mia connessione mentale.
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Avevo bisogno di mangiare come se non ci fosse un domani con una bilancia pronta a giudicarmi, di bere come se avessi ventanni o fossi una teenagers americana persa nel suo mondo colorato fatto di party e cuori rosa; di ballare scordinata fino a sentirmi mancare il respiro.
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Avevo bisogno di credere negli uniconi e negli arcobaleni, salutare le pecorelle e raccogliere soldi,  inveire contro delle seppie e parlare di cose prive di senso come se fosse la normalità.
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Avevo bisogno di festeggiare compleanni, brindare all’amicizia e alle prime rughe che stanno facendo capolino sui nostri volti dai sorrisi sempre giovani; avevo bisogno di sentirmi ragazzina e donna perdendomi nella profondità di discorsi senza capo ne coda, in quei giri pindarici dai quali è difficile scappare.
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Avevo bisogno di tornare la Bimba un pò coccolata e un pò viziata, di cantare sigle dei cartoni animati a squaciagola sognando ad occhi aperti quei mondi che mi hanno accompagnato nella crescita, di sentirmi principessa con la consapelozza di essere una guerriera.
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Avevo bisogno di scattare fotografie, creare ricordi, lasciarmi trascinare dalle emozioni; di scattare selfie stupidi in un negozio o di fronte ad un monumento, stando ben attente a prendere solo noi per non far capire al mondo dove siamo finite questa volta.
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Semplicemente, avevo bisogno di Noi.
Pensieri Sparsi

Un post per dire che…


Questo è uno di quei post un pò così, uno di quelli che vuole dire tanto e vuole dire niente allo stesso tempo, uno di quelli sospesi a metà tra l’essere un promemoria ed essere un ricordo, uno di quelli che rileggerò tra qualche mese e ancora mi porterà il sorriso.

È una dedica, un ringraziamento.
La consapevolezza di essere circondata persone che leggono al di là delle parole che pronuncio [o scrivo], che guardano al di là della maschera che, a volte, indosso, che vedono quella parte di me che, ancora, mi illudo di nascondere e scelgono di essere parte della mia vita, nonostante tutto.

Non è la prima volta che scrivo di loro, ne ho piena consapevolezza. Il punto è che, nonostante io non sia tipa da smancerie gratuite [e ultimamente di smancerie ne ho lette un po’ su questo blog, devo salvarmi da me stessa], ci sono momenti in cui mi trovo a pensare a quanto siano cambiate le mie consapevolezze nel corso degli anni. Crescendo ho imparato a convivere con il mio carattere difficile [forse fino a qualche tempo fa lo avrei definito un brutto carattere ma ho imparato a starmi simpatica giorno dopo giorno], ad accettare i miei pregi e, a fatica, a farmi stare simpatici i miei difetti; eppure, nonostante questo mio percorso di crescita, resto sempre piacevolmente colpita dalle parole e dai gesti che, spesso inaspettatamente, le mie amiche mi regalano.

Da ragazzina vivevo, quasi, con ansia il momento delle vacanze, il momento del distacco con le mie amiche e la nostra routine quotidiana; adoravo l’idea di stare un mese lontano da tutto e tutte eppure non riuscivo a sfuggire alla paura dell’abbandono che, puntualmente, si insinuava dentro di me: se non ci fossimo sentite durante la mia lontananza? Se non avessero avvertito la mia assenza? Se al mio ritorno mi avessero sostituito con qualcuno nuovo? Paure sciocche dettate, meramente, dalle mie insicurezza.

Ripenso a quelle sensazioni con un velo di tenerezza nei miei confronti; probabilmente, quasi sicuramente, la me ragazzina farebbe fatica a provare la stessa sensazione di sicurezza e conforto che provo io, adesso, se penso ai rapporti che ho costruito in questi ultimi anni. Ossessionata, come ero, dal terrore dell’abbandono ci ho messo un po’ a fidarmi delle persone che avevo intorno, a concedere loro di parlare con la vera me [ancora oggi non sempre è quella che si presenta ai nostri incontri ma, credetemi, si nasconde molto meno ormai], a rendermi conto che bastava essere me stessa.

Questo gesto è un frammento delle sensazioni che ho oggi addosso, nessun gesto epico da ricordare [le mie amiche hanno saputo donarmi anche quelli ma ne parleremo in un altro post] semplicemente una sensazione di serenità che, proprio oggi, fa a cazzotti con l’ansia con cui mi sono risvegliata.

Telefonate che durano ore, brevi messaggi, semplicemente, per dire mi manchi, emoticon e messaggi vocali per dire sono qui, anche se mi senti meno; parole che rincorrono altre parole, l’affetto viaggia su messenger e whatsapp quando il tempo diviene tiranno e la lontananza inizia a farsi pesante. Amiche lontane ma sempre presenti, sorelle scelte per condividere un pezzo di strada insieme, magari per tutta la vita o quanto meno negli anni migliori, quelli che noi abbiamo deciso di rendere speciali, quelli che , a questo punto della storia, resteranno per sempre i nostri anni.
Quest post, forse, alla fine, è per dirvi che vi voglio bene, amiche.

Ps: se serve a Desy, tu, dalli quattro schiaffi…te ne sarà sempre grata.