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30 Days Writing Challenge – 11


Buongiorno, bella gente!?!
Oddio, tra un pò inizierà a salutare offrendo il pugno e urlando Bella, Zio!!!
Assolutamente no, ma di tanto in tanto un saluto gioioso fa bene leggerlo pure qui!
Non datele retta, deve essersi drogata!
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Non perdiamo altro tempo in inutili covenevoli, che non sono neanche così brava a destreggiarmici, e vediamo subito subitissimo a quale complicata domanda mi tocca rispondere oggi.
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Giorno 11 – Qualcosa per cui hai sempre pensato “Cosa sarebbe successo se…”
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Con i se e con i ma la storia non si fa!

L’ho sempre saputo eppure, per anni, non sono riuscita a togliermi dalla testa alcuni interrogativi pregni di una malinconica curiosità. Nulla di eclatante, nessuna storia degna di un’ospitata da Barbarella Nazionale, nessuna morte scampata per poco e/o incidenti degni di nota che avrei potuto evitare se e solo se avessi fatto/non fatto una determinata cosa.

Per quanto raccontarvi di una vita senza rimpianti probabilmente mi renderebbe un bellissimo Unicorno, sarebbe soltanto una vile menzogna dietro cui nascondermi per non affrontare i demoni del passato. E non siamo fatte di questa pasta da queste parti, sia messo agli atti.

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Amore e Amicizia.
Due grandi Se hanno spesso alloggiato nella mente nelle giornate più tristi e malinconiche, due grandi Se legati entrambi ad un passato ormai remoto i cui graffi sulla mia anima probabilmente non spariranno mai; due grandi Se a cui un pò la vita, un pò il tempo e un pò io stessa giocando tanto di immaginazione, in fin dei conti, una risposta l’hanno avuta.

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Cosa sarebbe successo se quella sera di Gennaio tu non mi avessi lasciato?

Sarei una persona totalmente diversa da quella che ogni mattino osservo allo specchio, probabilmente sarei rimasta una bambolina perfettina nella sua bellissima casa dorata. Sarei meno indipendente, meno forte, molto più viziata e picciosa. Ad oggi, probabilmente, sarei stata sposata, forse avrei avuto un bambino o magari due, sperando che mi avresti convinta dal desistere nel chiamare la mia bambina Desideria. Sarei pur sempre un architetto, forse avremmo avuto uno studio insieme; avremmo frequentato sempre più i tuoi amici, sempre meno i miei, e mi sarei accontentata di una vita sicuramente più ordinaria ma forse più serena.
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Non non avrei avuto il bisogno di scappare dalla mia vita e, di conseguenza, non avrei mai incontrato le mie attuali amiche; non avrei i miei weekend da quindicenne, non sarei andata a tutti i concerti che negli anni mi sono regalata, non avrei mai incontrato Nick Carter e avrei smesso di essere una ragazzina nonostante la mia non più adolescenziale età.

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Non avrei mai abbracciato Nick Carter [questo va ripetuto per rafforzare quanto folle sia immaginare una vita in cui una roba del genere non fosse mai accaduta], non avrei mai creduto che anche i sogni impossibile possono realizzarsi.

Sarei stata moglie, mamma, bambolina sempre un pò più adulta, sarei stata tante cose….ma non sarei stata me.

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Cosa sarebbe successo se ci fossimo dati una possibilità?

Quando il tuo migliore amico, quasi di punto in bianco, ti confessa i suoi sentimenti per te dovresti avere tutto il diritto di sentirti sconvolta e confusa, dovresti avere tutto il tempo necessario per elaborare la notizia ed avere una reazione meno impanicata al suono della parola Noi che, senza alcun avviso, sembra aver assunto una connotazione diversa.
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Quando accade una cosa del genere, ad esempio, sarebbe carino che fattori esterni [quale il tuo ex fidanzato ti·lascio·ma·continuo·ad·impicciarmi·della·tua-vita·perchè·hai·visto·mai·dovessi·essere·felice] dovrebbero impicciarsi un pò meno dei fatti tuoi e lasciare che gli eventi facciano il suo corso, magari con delle tempistiche un pò più affini a quelle che hai stabilito nella tua mente.
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Quello che non è stato, semplicemente non doveva essere
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Arrivi tu…


Che ieri fosse stata una giornata psicologicamente impossibile, probabilmente, lo avrete intuito dal post delirante del mattino; quello che non vi avevo raccontato è che, ad accrescere lo stato di labilità del mio già precario equilibrio emozionale, ci aveva pensato un sogno. Non un incubo, forse più un ricordo o per meglio dire una proiezione di quello che sarebbe potuto essere se e solo se.
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Uno di quei sogni talmente vividi da lasciarti al risveglio in uno stato di stordimento emozionale pregna di sensazioni contrastanti che hanno un solo scopo: farti scendere dal letto con il piede sbagliato e la testa piena di pensieri confusi e nostalgici.

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Uno di quei sogni che ti tormenta l’anima riportandoti in un passato a cui sei sicura di aver voltato le spalle ma che, di tanto in tanto, torna a bussare ricordandoti cosa hai perso e rendendo effimero cosa hai trovato nel tuo nuovo percorso.

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Insomma uno di quei sogni che rendono la giornata semplicemente da archiviare perchè l’ultima cosa che ti serve, tra gli stessi 4 stramaledetti faldoni su quel maledetto tavolino del cavolo e immagini cruente di omicidi immaginari che sarei bravissima a commettere, è stare a rimuginare su quel maledetto sogno, sul perchè ti torni in mente ogni qual volta le cose sembrino non andare come le avevi programmate e sullo stato di ansia da catastrofe imminente che la sua presenza scatena da anni del tuo subconscio. Perchè, per quanto sia infantile e probabilmente poco intelligente, ormai non riesci a cancellare dalla tua mente il binomio che vede associato il suo viso allo scatenarsi di eventi che ti cambieranno l’umore e la giornata.

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Uno di quei giorni in cui avevo creduto di sbagliarmi, ma anche no!

Perchè alla fine arrivi tu…

 

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e la bimbominchia che è in me prende il sopravvento sulla lagnosa adulta che sono diventata in questi giorni mesi per ricordami che la vita può deve essere sempre un pò più leggera di come la viviamo.

Basta poco a cambiarmi l’umore e la giornata.

Basti tu!!!
 
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

18 anni d’amore


Warning: questo post contiene un elevato tasso zuccheroso, la lettura di questa vera e propria dichiarazione d’amore di una non più ragazzina dal cuore da quindicenne potrebbe urtare il vostro intelletto e provocarvi un elevato picco glicemico. 

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Oddio, l’ennesimo post su una boyband; ma non parlava d’altro questo blog?
Forse si, forse no…a chi importa? Questo è lo spazio e il tempo in cui i miei pensieri vengono imbrigliati, il mio punto di vista su ciò che mi circonda, piccoli frammenti della mia vita e se la mia vita è così profondamente legata a 5 ragazzotti dal sangue a stelle e strisce non ho alcuna intenzione di farmene una colpa!

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Sarà che ho cambiato lavoro da poco, ho cambiato di colpo orari e abitudini, ho perso parte del tempo che dedicavo alla me adolescente per lasciare che la me adulta si adeguasse al nuovo schema della vita; sarà la paura di crescere che mi porge la mano quando le responsabilità bussano alla mia porta; sarà l’istinto di scappare sull’isola che non c’è insieme a Peter Pan; forse sarà semplicemente nostalgica malinconia ma in questo giorno non posso non abbandonarmi alla dolce sensazione di sicurezza che mi regalano i miei ricordi.

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Avevo 13 anni, era il 26 Febbraio del 1998 ed ero a cena; nulla di diverso dal solito, nessuno strano presagio che mi informasse che da quella sera la mia vita sarebbe cambiata per sempre. C’era Sanremo in TV, mi ha sempre annoiato a morte eppure quando all’annuncio degli ospiti fatto da Raimondo Vianello mio padre aveva osato cambiare canale gli avevo cordialmente chiesto di non farlo:
“Voglio vedere che faccia hanno questi cretini per cui tutte le mie amiche a scuola impazziscono! Sono rincretinite, non parlano d’altro!”

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Ho sempre creduto nel Karma e, deduco senza alcuna ironia, che quella sera tutte le prese in giro verso quelle ragazzine fissate per l’impossibile mi si siano rivoltate contro.
Avevo sentito parlare di quel gruppo musicale probabilmente da Raimondo e tutto il mondo, ne conoscevo le movenze ed i nomi, ero a conoscenza addirittura dei problemi cardiaci di uno di loro ma non avevo assolutamente mai avuto la curiosità di vedere né di che faccia avessero questi tizi che avevano rubato la sanità mentale alle mie amiche né di ascoltare che musica facessero. Presuntuosa e fastidiosa li avevo etichettati come roba inutile per ragazzine. Fino a quella sera.

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Non so bene spiegare cosa sia successo, mai mi sono posta realmente il problema a dirla tutta. E’ stata magia, uno strano sortilegio che mi ha ipnotizzato alla Tv sulle note di quella canzone che profumava di casa, un profumo che avrei imparato presto a riconoscere. Sarebbe tenero, e perché no anche romantico, dire che in quei pochi minuti mi avevano colpito i suoi occhi azzurri, il suo caschetto dorato o la sua bocca a cuore; raccontare di come fossi rimasta folgorata dal suo sguardo o dal modo in cui la lingua accarezzava le labbra ogni tre parole pronunciate.

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La verità è che quella sera ero rimasta affascinata dall’aria di porello disadattato che, tra i cinque, aveva il biondino; quell’espressione da cucciolo smarrito tendenzialmente sfigato che, sin da subito, la mia mente aveva associato al suo nome. La mia mente aveva iniziato a tessere la sua storia di povero disagiato facendo di me l’unica eroina in grado di salvarlo dalla cattiveria del mondo [ho sempre avuto una fervida immaginazione, non posso negarlo].

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Avevo 13 anni e non riuscivo a dare un nome a quella sensazione di calore che avevo sentito dentro nel fissare la sua immagine alla Tv, a quella voglia di conoscere tutto di quel biondino dai tratti femminei, a quella voglia di averlo nella mia vita come se fosse la cosa più naturale del mondo; non potevo sapere che quei pochi minuti dinanzi ad un televisore avrebbero condizionato in maniera così radicale la mia vita.

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Sono passati 18 anni da quella sera e, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare come fosse la mia vita prima di allora; come riuscissi a vivere senza il mio pensiero felice a tenermi compagnia; non riesco a capacitarmi di come il tempo sia trascorso, di quanto connessa sia stata la mia vita con quella di cinque perfetti sconosciuti che me l’hanno salvata più volte senza averne coscienza alcuna.
Solo chi si è perso, perso per davvero, può comprendere quanto calore possa dare il sentirsi a casa, quanta dolcezza possano regalare quelle note di una familiare spensieratezza.
Solo chi ha temuto di non ritrovarsi può capire quanto un sorriso familiare possa scaldare il cuore facendo riaffiorare emozioni che credevi sopite.

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Si dice che la musica salvi le persone, le guarisce con delicatezza, le prende per mano e le accompagna fuori dall’oblio. Per me è stato così! Ero persa e non lo sono più, avevo bisogno di un appiglio per ricominciare a parlare con la Vera me stessa e sono ripartita dall’unica cosa che mi ricordava chi fossi, quella passione che fosse mia e soltanto mia; avevo bisogno di credere che la felicità potesse essere facile ed effimera.

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Non chiedetemi come sia accaduto!
Non li incontrerai mai. Mi dicevano; ed io sono passata dal collezionare loro fotografie a collezionare fotografie con loro, a nutrire la mia anima di quei fuggenti attimi di felicità che solo un grande sogno può donare.

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Per gli altri saranno sempre i Backstreet Boys, per me sono Nick, Brian, Alex, Kevin e Howie. Cinque amici un pó lontani nel cui abbraccio adoro perdermi come fosse la cosa più naturale del mondo .

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Perché quando dopo 18 anni ancora ti batte il cuore
come quando ne avevi 13 non può che essere amore:
Un eterno amore!