Pensieri Sparsi

Addio 2019…e grazie!


Quando negli ultimi giorni dell’anno ormai concluso ti ritrovi a ripercorrere i mesi trascorsi con un velo di tenera malinconia, quasi sicuramente vuol dire che è stato un anno buono, uno di quelli da ricordare con il sorriso sulle labbra.
Difficilmente potrei affermare il contrario.

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Le premesse, in realtà, c’erano tutte: ho iniziato l’anno con già in tasca i biglietti della felicità sapendo che sarei stata dall’altra parte del mondo; ancor prima di mettere piede nel nuovo anno ero consapevole che, nonostante tutto, avrei avuto i miei attimi di gioia…ma non potevo immaginare quanto questo anno avesse in serbo per me.
In fin dei conti dopo aver passato la prima notte dell’anno a vomitare anche l’anima, davvero non riuscivo ad immaginare un risvolto negativo.
Cosa? Sarebbe stato più logico pensare se questo è l’inizio figuriamoci il resto?
Ma quando mai i miei pensieri seguono una logica comune?

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Come ogni anno mi ritrovo con la voglia di analizzare ogni più piccolo avvenimento e il bisogno di non perdermi in post chilometrici che non leggerà mai nessuno, forse neanche io.
Puntualmente mi ritrovo a buttare un occhio sui resoconti degli anni passati (2015, 2016, 2017, 2018) per poi scoprire, quasi con stupore, quanto sia cambiata di anno in anno per poi restare sempre la stessa.

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Il dono della sintesi non è mai stata una delle mie migliori qualità, e mai come questa volta me ne sto rendendo conto. Ripenso ai 365 giorni trascorsi e mi domando:
questa volta da dove inizio?

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Potrei iniziare semplicemente da me…da quella mania di fotografare me stessa e tutto ciò che mi circonda che mi permette di arrivare a fine anno ed avere almeno una mia foto per ogni mese dell’anno e scoprire che ricordo con esattezza il momento in cui è stata scattata ogni singola foto, riconosco ogni sfumatura che si cela dietro ogni sorriso e percepisco esattamente i pensieri che accompagnavano la me di quel momento.

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Chiudo gli occhi e cerco di fare chiarezza, di cercare un ordine, una logica, per accompagnare voi, e me, in questo viaggio lungo 365 giorni alla scoperta di una me che a volte è stata travolta dagli eventi e a volte li ha governati.
Quante cose succedono in un anno? A volte decisamente troppe…ed è questo il motivo per cui ormai non riesco a fare a meno di questi resoconti annuali: non voglio perdermi neanche un pezzo di questo folle puzzle che è la mia vita.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…forse ho trovato la giusta chiave di lettura di questo anno.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho viaggiato!!!
E direi che ho viaggiato davvero tanto; adoro gli anni così.

Gennaio: Roma
Febbraio: —
Marzo: Roma – Madrid
Maggio: Milano
Giugno: Zurigo – Praga
Luglio: Albenga
Agosto:Los Angeles – Salento
Settembre: Cannes
Ottobre: —
Novembre: Londra
Dicembre: Dortmund – Monaco di Baviera

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho fatto pace con Nick Carter.
Il punto è che non abbiamo mai litigato davvero ma era esattamente dalla crociera del 2018 che vivevo con la convinzione che ormai mi odiasse profondamente (non osate litigare con la mia mente eh) ed è stato assolutamente liberatorio, per una volta, rendermi conto di essere in errore.
La sua espressione e la linguaccia che ha seguito il suo saluto sono stati il lasciapassare per un anno pieno di ricordi meravigliosi.

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È stato l’anno di Hello, Kitty…Hey…ma tu alla fine di dove sei?…italianoooo…è sempre un piacere vederti…devo raccontarti una cosa troppo divertente…il mio secondo nome è italiano…
È stato l’anno in cui ogni abbraccio è stato migliore di quello precedente, in cui il suo sorriso ha dato un senso a tanti giorni bui, in cui la prospettiva di vederlo mi ha dato la forza ogni qual volta pensavo di non volercela fare più.
L’anno in cui, ancora una volta, mi ha fatto sentire speciale, il puntino che cerca tra la folla…il sorriso che rende più splendente la mia vita.

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato qualcosa di grande.
Abbiamo realizzato qualcosa di grande!!!
Nonostante tutti gli impegni e la stanchezza, mi sono ritrovata incastrata in un progetto che troppe volte mi era sembrato più grande di me.
Sei mesi di duro lavoro, di telefonate e scleri, di ansie e litigate, di entusiasmo e speranza…un istante fatto di pura magia.
La consapevolezza di avercela fatta!!!

Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che probabilmente finalmente ho trovato la mia strada.
Avere un titolo dinanzi al proprio nome ma sentire che non ti rappresenta può far paura, decidere che quel titolo è solo un appellativo in più rispetto a quello che hai scelto (ti hanno indirizzato) di fare, non ha prezzo!
È questo il motivo per cui, ancora oggi, quando mi chiedono quale sia il mio lavoro non riesco a non affermare: Sono un architetto, ma in realtà mi occupo di marketing e comunicazione…che nel mio caso significa occuparmi anche di logistica, amministrazione, post vendita, service…insomma se c’è un problema sono quella che se ne occupa, o quanto meno ci prova.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho assistito al mio primo varo.
Quello ufficiale di un nuovo modello e mi sono emozionata. In cui ho organizzato i miei primi shooting fotografici e ho ricevuto i complimenti perché sembrava lo avessi sempre fatto e non si notava per niente che fosse la mia prima volta. In cui ho seguito il mio primo rebranding, il rifacimento di sito e brochure, i primi comunicati stampa seri.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho organizzato totalmente da sola il mio primo Salone Nautico…ho seguito la realizzazione dello stand…la conferenza stampa ed il catering.
L’anno del primo concorso nautico…del primo premio vinto e dell’emozione travolgente che ne è seguita.
L’anno in cui il tempo trascorso in fiera ha avuto un sapore diverso, fatto di alcol e serate al limite dell’assurdo, di salsedine e…tante risate.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di essere un robottino senza anima e ho sorriso senza un vero motivo (ok, il motivo era anche bello grosso direi). L’anno in cui sono tornata quindicenne e ho trovato chi assecondasse questa follia.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito che basta un vestito carino ed un sorriso in più per ricordare che sei una donna a chi forse non ti ha mai visto come tale. E che a te basta anche meno per capire che non è un uomo chi pensa si illude di poterti classificare come una tra le tante.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui... sono andata ad un matrimonio a Los Angeles e c’era uno dei Backstreet Boys!
Si ok, chi se lo incula Aj…ma spiegatelo alla me 15enne che fissava sognante i poster alla parete che un giorno sarebbe finita ad un matrimonio con uno dei tizi dei poster.
Tanto non li incontrerai mai. [cit.]

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho capito tanto di me stessa e di chi mi sta intorno.
Ho capito che, nonostante il mio carattere, piaccio alla gente, forse proprio per il mio carattere.
Ho capito che ho dato troppa fiducia alle persone sbagliate e troppa poca a chi poi mi ha stupito; ho capito che sono amabile, anche se adoro essere odiabile; che so mettermi in gioco e che, quando lo faccio, piaccio per davvero. Ho capito che c’è un mondo intero dentro di me che per troppo tempo ho tenuto sopito ma che quando schiudo la porta esce fuori un arcobaleno ricco di colori.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho smesso di aver paura dei silenzi.
Ho imparato ad ascoltare i miei pensieri senza volerli per forza addomesticare, ho imparato a provare a sentire un po’ di più quello che ho paura di provare perché a volte anche il dolore è necessario per rivedere il sole. Ho imparato a non aver bisogno di nessuno ma ad apprezzare la compagnia di chi vuole esserci davvero.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che so stare da sola, ma quando si è in compagnia si sorride di più.
E ho imparato che non è da perdenti ammettere di provare malinconia, di avere delle mancanze…e a volte mi manca avere qualcuno accanto, quel qualcuno che ti fissa solo perché mi piaci…qualcuno che non voglio che tu abbia problemi…qualcuno con cui abbattere ogni difesa.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…ho realizzato che non tutti possono comprendere cosa stai passando e fargliene una colpa è sbagliato, ma nessuno ha scritto da alcuna parte che bisogna accontentarsi delle amicizie a metà; che chi non ti ascolta non ti merita, chi non capisce i tuoi silenzi non merita le tue parole, chi pretende la tua presenza ma non ti concede la sua probabilmente merita la tua assenza.

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Il 2019 è stato l’hanno in cui…senza accorgermene,  mi sono amata un poco in più!
In cui ho amato un poco in più.

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E dal 2020 cosa vorrei?
Non chiedo nulla, come sempre: sorprendimi!!!
Dimostrami che sono brava a sbagliare.
Ricordami che posso amare.
Insegnami che non devo smettere di sognare.

365 days of me

𝟼/𝟹𝟼𝟻


𝙰𝚕 𝚍𝚒𝚊𝚟𝚘𝚕𝚘 𝚕𝚎 𝚏𝚊𝚜𝚑𝚒𝚘𝚗 𝚋𝚕𝚘𝚐𝚐𝚎𝚛 𝚌𝚘𝚗 𝚕𝚎 𝚕𝚘𝚛𝚘 𝚐𝚒𝚊𝚌𝚌𝚑𝚎 𝚊𝚙𝚎𝚛𝚝𝚎 𝚎 𝚒 𝚖𝚊𝚐𝚕𝚒𝚘𝚗𝚌𝚒𝚗𝚒 𝚜𝚌𝚘𝚕𝚕𝚊𝚝𝚒, 𝚒𝚘 𝚒𝚕 𝚏𝚛𝚎𝚍𝚍𝚘 𝚕𝚘 𝚊𝚏𝚏𝚛𝚘𝚗𝚝𝚘 𝚖𝚎𝚝𝚝𝚎𝚗𝚍𝚘 𝚍𝚊 𝚙𝚊𝚛𝚝𝚎 𝚕𝚊 𝚍𝚒𝚐𝚗𝚒𝚝𝚊̀ 𝚒𝚗𝚏𝚒𝚕𝚊𝚗𝚍𝚘 𝚒𝚕 𝚙𝚒𝚐𝚒𝚊𝚖𝚊 𝚗𝚎𝚒 𝚌𝚊𝚕𝚣𝚎𝚝𝚝𝚘𝚗𝚒 𝚙𝚎𝚕𝚞𝚜𝚌𝚒𝚘𝚜𝚒.

Non ho ancora capito perché non sia consentito andare in giro in pigiama, perché non si possa vivere in pantofole, perché non sia lecito andare in letargo nel periodo invernale e tornare alla vita solo quando maglioni e cappelli sono un lontano ricordo.

Voi sapete spiegarmi il perché?

365 days of me

𝟷/𝟹𝟼𝟻


𝚄𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚙𝚎𝚛 𝚘𝚐𝚗𝚒 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚍𝚒 𝚚𝚞𝚎𝚜𝚝𝚘 𝚗𝚞𝚘𝚟𝚘 𝚊𝚗𝚗𝚘.

𝚄𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚛𝚊𝚌𝚌𝚘𝚗𝚝𝚒 𝚚𝚞𝚊𝚕𝚌𝚘𝚜𝚊 𝚍𝚒 𝚖𝚎.

𝚄𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚙𝚊𝚛𝚕𝚒 𝚍𝚒 𝚚𝚞𝚊𝚕𝚌𝚘𝚜𝚊 𝚍𝚒 𝚏𝚎𝚕𝚒𝚌𝚎 (𝚙𝚘𝚜𝚜𝚒𝚋𝚒𝚕𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎).

𝚄𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚌𝚑𝚎 𝚜𝚎𝚖𝚙𝚕𝚒𝚌𝚎𝚖𝚎𝚗𝚝𝚎 𝚛𝚊𝚙𝚙𝚛𝚎𝚜𝚎𝚗𝚝𝚒 𝚒𝚕 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚟𝚒𝚜𝚜𝚞𝚝𝚘, 𝚙𝚎𝚛𝚌𝚑𝚎́ 𝚗𝚎𝚜𝚜𝚞𝚗 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚛𝚎𝚜𝚝𝚒 𝚗𝚎𝚕 𝚍𝚒𝚖𝚎𝚗𝚝𝚒𝚌𝚊𝚝𝚘𝚒𝚘.

𝙻𝚊 𝚙𝚛𝚒𝚖𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝚗𝚘𝚗 𝚙𝚘𝚝𝚎𝚟𝚊 𝚌𝚑𝚎 𝚎𝚜𝚜𝚎𝚛𝚎 𝚞𝚗𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝙼𝙸𝙰.

Non ho idea di quanta costanza impiegherò in questa cosa, mi illudo che sarò brava a mantenere l’impegno preso.

Un modo per tenere vivo ed aggiornato questo mio spazio anche quando le parole saranno poche e le giornate non proprio rosee.

E voi cosa ne pensate? Una buona idea o una cagata pazzesca?

Pensieri Sparsi

Addio 2018.


Mancano poche ore alla fine di questo anno ed io mi ritrovo qui a scrivere invece che in giro ad ubriacarmi, significherà pure qualcosa? Che frequenti gente di merda, che sei una cretina e che senza resoconto di fine anno proprio non ci riesci a stare.

Ma cerchiamo di non tergiversare.
E’ da quando mi sono svegliata questa mattina che cerco di immaginare cosa potesse essere appropriato scrivere in questo post, cosa avrei voluto ricordare, cosa sarebbe stato giusto annotare e rendere eterno di questo anno trascorso. Ho scorso le immagini dei 365 trascorsi e mi sono resa conto che, come ogni anno, le esperienze vissute sono sempre superiori alle aspettative.

E’ stato un anno strano,complicato ed estremamente intenso.Un anno in cui sono cresciuta e cambiata; un anno in cui ho acquisito una nuova consapevolezza di me stessa; in cui ho capito, ancora una volta, che i limiti esistono solo per essere superati.

Il mio 2018 è iniziato con la finta consapevolezza che l’ansia non avrebbe più preso decisioni al posto mio; una sorta di presa di coscienza di quello che avrei voluto per me. Ma tra il dire e il mare c’è di mezzo il mare ed ammettiamolo pure: i primi mesi di questo anno non sono stati proprio una passeggiata per me e la mia povera testa. Avere la consapevolezza di stare meglio e non riuscire ad esserlo a pieno può essere davvero frustrante.


Era una giornata di febbraio e c’era la neve (qui non è così normale essere bloccati dalla neve al mattino per andare in ufficio) quando questo anno ha preso una svolta differente, un bivio che non avrei mai potuto calcolare ma che, come mi è stato fatto notare, in fin dei conti avevo desiderato fin dal principio. Un cambiamento al lavoro, una nuova opportunità. Un qualcosa così lontano da quanto avessi studiato, così vicino a quelle che sono le mie attitudini più profonde.

Ho compiuto 33 anni. Sono davvero tanti eh se penso a quanto mi ero ripromessa avrei fatto entro questa età. E da marzo ad oggi è stato un treno in corsa su cui sono salita probabilmente senza neanche rendermene conto per davvero.

E’ stato l’anno del mio primo viaggio in Florida, la mia seconda crociera. L’anno della vita in vacanzacantata ed urlata a squarciagola con quell’amica pazza come te. L’anno del vento tra i capelli e la sensazione di leggerezza crescente Mojito dopo Mojito.

Scorro le foto e vedo te. Anche quest’anno la parte migliore di questi 12 mesi. I tuoi sorrisi, i tuoi baci, i tuoi abbracci, il tuo tutto che forse resta un po’ troppo per me. Una me troppo incredula ogni volta, una me che adesso è terrorizzata all’idea di rivederti. Un me che ha paura di averti deluso, di non essere stata abbastanza, di non essere stata all’altezza delle tue aspettative.

E’ stato l’anno del mio primo Salone Nautico a Cannes, del mio primo giro in elicottero. L’anno in cui per la prima volta mi sono detta che sono davvero brava, in cui mi è stato detto che sono stata brava. L’anno in cui ho capito che, se voglio, posso fare tutto.

E’ stato un anno in cui ho gettato le basi per 365 giorni futuri così intensi da fare quasi paura.

Mancano poche ore alle fine di questo 2018…ed io non so se sono pronta all’anno nuovo e a tutto quello che ha in serbo per me.

Pensieri Sparsi

A te e famiglia…


Il mondo di internet in questi giorni sembra essere terrorizzato dall’avvento del temutissimo A te e famiglia, dalle pericolosissime foto di alberi di Natale decorati, dai video di piccoli cantori o di California Dream Man minuti di cappellini in posti improbabili, dalle odiose catene di Sant’Antonio che girano dai tempi di Megan Gale e la sua Christmas card, dalle foto delle tavole imbandite.
Come ogni anno la gente inizia a lamentarsi giorni prima di cose che, diciamocela tutta, finirà a fare mettendo il pilota automatico. Come ogni anno.

Sia chiaro: odio tutte le cose citate e le evito come la peste. Ma è davvero questo il vero problema del Natale?

Ci state pensando pure troppo per i miei gusti ed è evidente come stiate cercando di ricoprirvi di finto spirito natalizio provando a credere alla cazzata del a Natale siamo tutti più buoni.

La cosa più fastidiosa del Natale sono le domande dei parenti/amici che probabilmente incontrate puntualmente solo durante i giorni di festa e che sono lì a farvi da promemoria di tutte quelle cose che, soprattutto durante i giorni di festa, vorreste eliminare dalla vostra mente.

E la scuola come va? Stai studiando?
Ma quanti esami ti mancano alla laurea?
E il fidanzatino?
A quando il matrimonio? 
Ma quando il primo figlio? E il secondo?

E’ una sorta di tradizione, un po’ come la più antica delle diatribe: Panettone o Pandoro? Un po’ come il solito simpaticone che all’estrazione del primo numero urla Ambo con tanto di risata divertita. Esilarante. 
Ci passiamo tutti. Ogni santo Natale.

Per quanto riguarda me, dopo qualche anno ho capito di avere una versione personalizzata delle su citate domande che si racchiude in un’unica domanda:
Allora, quando ci dai una bella notizia?

Resto sempre un po’ tontolona di natura e non vi nascondo che, in un primo momento, poco capivo a cosa si riferissero.
Una bella notizia?
Cosa volevano sapere da me?
Quando sarei stata al prossimo concerto?
Quando avevo programmato il prossimo viaggio?
Quando avrei fatto shopping la prossima volta?
Ma poi bella notizia, per chi?

A 33 suonati e senza uno straccio di fidanzato all’orizzonte, ho capito che l’unica bella notizia che il mondo (Ok, sto esagerando ma compatitemi eh) sembra aspettare sia l’avvento di un uomo che mi porti all’altare perché gli anni passano e non posso aspettare ancora molto per essere al tuo matrimonio.

Ho imparato a sorridere a tale domanda capendo la tenera preoccupazione che si mal cela dietro questa inopportuna domanda, ho imparato a dare risposte sarcasticamente educate e a pensare che in fondo Natale arriva una volta l’anno.

E ho imparato ad amare quei parenti che, invece, mi domandano:
A quando il prossimo viaggio? Quale parte del mondo vedrai questa volta?

Buon Natale, a te e famiglia.
(E’ meno irritante adesso, no?)

Pensieri Sparsi

Ma ci ha provato?


Ma ci ha provato?
No. Sorrido. Forse troppo. No, davvero.
Cioè veramente ci ha provato?
No. Faccio spallucce. 
Ho capito. E’ un si.
Credevo di essere più brava a mentire. Credevo che la risposta fosse scontata. Credevo. Tante cose. Forse troppe.

E’ sempre la stessa conversazione, sempre la stessa domanda. Sempre lo stesso imbarazzo. Vorrei vedere quello che vedono gli altri, osservare con i loro occhi, percepire attraverso le loro sensazioni.

Vorrei capire perché quella domanda sembri così assurda soltanto a me.


Perché quella risposta sembri impossibile soltanto a me.

Pensieri Sparsi

L’invasione dei bambini che fanno cose.


Io al fatto che un figlio ti cambia la vita ci credo eh. Ve lo giuro solennemente su tutto il giurabile che esiste al mondo. Ci credo davvero a quella storia dell’imprinting che avviene quando posi lo sguardo per la prima volta su quelle guanciotte rosee  [che poi, dai diciamoci le cose come stanno: appena nati i bambini piacciono solo ai genitori. Sono dei piccoli alieni, e se lo state negando state mentendo spudoratamente].

Non ho alcun problema neanche a credere che l’universo cambi baricentro, che l’intero sistema solare modifichi le sue orbite e scelga come fulcro intorno cui ruotare il sorriso sdentato del cucciolo d’uomo che è uscito dalla vostra patata. Ecco, capisco pure che tutto il dolore eventualmente provato durante il lieto evento sentiate il dovere di condividerlo con il mondo. Chi non vorrebbe sapere quanto larga è diventata la vostra vagina o che lavoro di punto a croce hanno dovuto ricamare su di essa? Chi non vorrebbe immaginare un melone spuntare tra le vostre gambe? Chi non vorrebbe immaginarvi urlanti e sudate imprecare in aramaico antico?

Certo, posso solo provare ad immaginare cosa possa significare smettere di dormire o addirittura di lavarsi, fare fatica ad andare in bagno o ad ascoltare il suono disperato dei propri pensieri. Quella stanchezza immane che paventate su Facebook deve essere davvero estenuante.

Posso solo provare ad immaginare la gioia indescrivibile percepita quando il frutto del vostro amore eterno finalmente vi lascerà dormire più di due ore consecutive o quando, dopo l’ennesima purghetta, finalmente il pannolino emanerà una puzza vomitevole che vi farà fare i salti di gioia.

Tutta questa sofferenza cosa sarà mai paragonata al sorrisino angelico che si disegna su  visino rotondo al suono della vostra voce isterica? Pura poesiaSono davvero una persona molto empatica, vorreste osare dire il contrario?

La verità è che per quanto possa capire e comprendere tutto, per quanto possa comprendere i grandi cambiamenti della vita di una madre faccio davvero fatica a capire in quale preciso momento dell’intero processo avvenga. 
Quando avviene cosa? Davvero ve lo state chiedendo?

La LOBOTOMIA. 

E’ importante capirlo in tempo eh. Oh, non che io abbia intenzione di sfornare una pagnotta a breve ma credo sia giusto arrivare preparate al momento; perché credetemi: sono terrorizzata!!! Non fate finta di non capire di cosa io stia parlando, smettiamola di fare i finti buonisti e buttiamo via le maschere: 
odiamo tutti quelle mamme che parlano solo dei loro figli.

Parliamone!!!
Sei in un gruppo WhatsApp? Che tu stia parlando di fisica quantistica o dei numeri di Rocco Siffredi puoi stare certa che, nel bel mezzo del discorso, arriverà una foto di un bambino sorridente che sta facendo cose. Non avevo la più pallida idea che i bambini facessero tutte queste cose. E’ quello il momento in cui: cala il gelo più profondo. Perché a te la foto di quel bambino che fa cose magari andava anche di vederla, ma sicuramente non in quel momento, non in quel contesto, non quando finalmente mi stavo concedendo 10 minuti di svago sparando puttanate o stavo per scoprire il senso della vita.

Ignorare il problema di chi ha una visione Bambinocentrica del mondo sarebbe come smettere di ridere leggendo le teorie dei Terrapiattisti: IMPOSSIBILE!?!
Il vero problema è che sono ovunque.
E’ una vera e propria invasione…e non siamo preparati al peggio.

Entri in un qualsiasi gruppo Facebook, che sia incentrato sull’ortofrutta o su un gruppo musicale anni ’90, qualsiasi spunto di riflessione sarà quello giusto per postare una foto di un bambino che fa cose, per raccontare di un bambino che fa cose, per cercare di creare feeling con altre mamme di bambini che fanno cose e creare un esercito di mamme con bambini che fanno cose che conquisteranno il mondo, o quanto meno quello dei social network.

Il punto è che sarà pure adorabile avere bambini che fanno cose, ma anche se nessuno ha il coraggio di dirvelo quelle cose interessano solo a VOI.

Pensieri Sparsi

Io ci credo alla Magia del Natale…


Ci sono magie a cui personalmente non ho intenzione di smettere mai di credere…e il Natale è una di queste.

Ho 33 anni e credo ancora a Babbo Natale.

Ci credo ancora che qualcosa di magico possa accadere nelle strade illuminati da quelle lucine che sembrano stelle, che le canzoni di Natale siano state inventate per riscaldare il cuore e far nascere un sorriso anche sui visi più imbronciati. Ci credo che tornare a casa e trovare l’albero di Natale decorato ad aspettarmi disegna un sorriso sul mio viso ogni volta, come la promessa che qualcosa di magico possa accadere da un momento all’altro.

Non riesco a non sentirmi felice quando sono circondata da tutte quelle lucine in festa. Non riesco a non pensare che tutto andrà bene, anche quando l’ansia ancora bussa alla mia porta facendomi sentire troppo forte il rumore della gente che mi circonda, anche quando la gente affolla troppo i posti facendomi venire voglia di andare fuori e respirare. Non riesco a non guardare incantata gli ornamenti natalizi e desiderare di comprarli tutti.

Addobberei casa come se vivessi a Chi non so e vincerei assolutamente nella gara di addobbi luminosi e trash. Passerei le ore ad osservare le vetrine addobbate, mi perderei tra le bancarelle dei mercatini di Natale di tutti i paesi del mondo. Assaggerei tutti i dolci tipici di questo periodo (anche se niente e nessuno batte gli struffoli della mia mamma) e donerei bastoncini caramellosi a chiunque abbia bisogno di dolcezza.

Girerei per tutto il mese di dicembre vestita di rosso indossando maglioni morbisodi e cappelli peluchiosi (il bimbo di petaloso mi spiccia casa eh). Scriverei davvero a Babbo Natale per ricordargli che sono stata buona quest’anno e sotto l’albero vorrei trovare solo un po’ di quella magia a cui credo davvero.

Mangerei zucchero filato e berrei cioccolata calda riscaldandosi i piedi accanto ad un camino accesso. Fisserei paesaggi innevati e lascerei i miei sogni liberi di viaggiare verso luoghi lontani. Abbraccerei chi amo (si lo so, io odio gli abbracci ma è Natale) e riempirei la casa di profumo di cannella.

Sarò anche cresciuta ma io ci credo davvero che i Miracoli di Natale esistono e che basta solo crederci sul serio e prima o poi…

…Babbo Natale mi porterà al Polo Nord e mi assumerà come aiutante elfo. 💕

Pensieri Sparsi

Io ci credo alla Magia del Natale…


Ci sono magie a cui personalmente non ho intenzione di smettere mai di credere…e il Natale è una di queste.

Ho 33 anni e credo ancora a Babbo Natale.

Ci credo ancora che qualcosa di magico possa accadere nelle strade illuminati da quelle lucine che sembrano stelle, che le canzoni di Natale siano state inventate per riscaldare il cuore e far nascere un sorriso anche sui visi più imbronciati. Ci credo che tornare a casa e trovare l’albero di Natale decorato ad aspettarmi disegna un sorriso sul mio viso ogni volta, come la promessa che qualcosa di magico possa accadere da un momento all’altro.

Non riesco a non sentirmi felice quando sono circondata da tutte quelle lucine in festa. Non riesco a non pensare che tutto andrà bene, anche quando l’ansia ancora bussa alla mia porta facendomi sentire troppo forte il rumore della gente che mi circonda, anche quando la gente affolla troppo i posti facendomi venire voglia di andare fuori e respirare. Non riesco a non guardare incantata gli ornamenti natalizi e desiderare di comprarli tutti.

Addobberei casa come se vivessi a Chi non so e vincerei assolutamente nella gara di addobbi luminosi e trash. Passerei le ore ad osservare le vetrine addobbate, mi perderei tra le bancarelle dei mercatini di Natale di tutti i paesi del mondo. Assaggerei tutti i dolci tipici di questo periodo (anche se niente e nessuno batte gli struffoli della mia mamma) e donerei bastoncini caramellosi a chiunque abbia bisogno di dolcezza.

Girerei per tutto il mese di dicembre vestita di rosso indossando maglioni morbisodi e cappelli peluchiosi (il bimbo di petaloso mi spiccia casa eh). Scriverei davvero a Babbo Natale per ricordargli che sono stata buona quest’anno e sotto l’albero vorrei trovare solo un po’ di quella magia a cui credo davvero.

Mangerei zucchero filato e berrei cioccolata calda riscaldandosi i piedi accanto ad un camino accesso. Fisserei paesaggi innevati e lascerei i miei sogni liberi di viaggiare verso luoghi lontani. Abbraccerei chi amo (si lo so, io odio gli abbracci ma è Natale) e riempirei la casa di profumo di cannella.

Sarò anche cresciuta ma io ci credo davvero che i Miracoli di Natale esistono e che basta solo crederci sul serio e prima o poi…

…Babbo Natale mi porterà al Polo Nord e mi assumerà come aiutante elfo. 💕

Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Quando sei arrivata qui non ti sopportavo proprio!


"Quando sei arrivata qui non ti sopportavo proprio!"

Non è che avessi qualche dubbio a riguardo, eppure sentirlo ammettere candidamente dalla sua voce oggi mi ha provocato un effetto strano; una sorta di ammissione di colpa che ha dato un senso a tutte quelle volte che sentivo che il problema era null’altro che la mia presenza nella stanza.

E’ complicato da spiegare. Non so neanche quanto senso abbia farlo. Probabilmente se avessi avuto un paio di pon pon al suono delle sue parole avrei iniziato ad agitarli urlando: Lo sapevooo!!!


Ma dai! Non se ne era accorto nessuno.
Ho sorriso arricciando il naso e ho continuato a lavorare come se nulla fosse ignorando i commenti ironici sui giorni dei miei inizi, su quanto non rispecchiassi quanto si aspettava di trovare in ufficio e su come era stata una piacevole scoperta capire che sulla gestione del cantiere, sull’organizzazione degli eventi e sulla comuncazione sei davvero brava…anche se soffri di cali di attenzione eh.

Lo sguardo sarcastico dei miei colleghi ho solo finto di non averlo notato. Porelli. Li ho lasciati ironizzare su quanto e come io lavori, su quanto tutti si fossero accorti che non mi sopportava. Li ho osservati ridere mentre facevo notare loro il tempo al passato del verbo utilizzato.

Non possono sapere che una settimana fa sono stata convocata prima in ufficio ed ad aspettare proprio me c’era una busta di Micheal Kors. Non possono sapere che avevo gli occhi pieni di lacrime quando ho capito che si trattava di un regalo per me, quando ho sentito la motivazione di quel regalo e di come, trattenendo a stento l’emozione, ho capito di essere riuscita a fargli cambiare idea sul mio conto. Non possono sapere di quanto tempo sia stato impiegato per trovare quel regalo per me, di quante volte mi sia stato chiesto se era stato gradito.

L’ho fatto con piacere. Lo meriti !
Un abbraccio e grazie di tutto.

Ci sono dei grazie che valgono molto di più. Dei grazie che hanno il sapore della rivalsa. Dei grazie che semplicemente ti ricordano che alla fine ce la puoi sempre fare.

Devi solo volerlo. Ma volerlo per davvero.