Pensieri Sparsi

IncontrandoMi!


Tutto quello che avevo intenzione di fare oggi [ovviamente invece di lavorare, perchè tutto quello che avevo in programma di fare l’ho già finito] era dedicarmi al mio resoconto di fine anni; volevo perdermi nei meandri di questi 12 mesi appena trascorsi lasciandomi rapire dai ricordi e dalle emozioni che mi hanno acompagnato in questi 366 giorni [363, ado oggi, lo so che siete estremamente pignoli].
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Il problema di fondo, però, è che non possiedo una buona memoria che mi consenta di evocare i momenti trascorsi senza correre il rischio di perderne di importanti, e questo non è una novità; in mio soccorso ho, quindi, scelto di chiedere aiuto alla sola persona che potesse ben raccontarmi, attraverso parole e emozioni, quest’anno ormai agli sgoccioli: me stessa.
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Non sono impazzita, o almeno non ancora del tutto!?!
L’unico vero modo per parlare realmente di me è quello di dialogare con me; e non credo esista un modo migliore per farlo se non attraverso i vari post di questo blog che, come briciole di un moderno Pollicino, hanno guidato il mio viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di quanto sia accaduto nei mesi passati…alla scoperta di quanto, senza accorgermene, io sia cambiata.
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Rileggendo le parole da me scritte appena 12 mesi mi presentano una persona così simile a me, ma così profondamente diversa; piena di malinconia, come sempre, ma carica di speranza e di aspettative per un futuro che, seppur non roseo, aveva smesso di promettere tempesta.
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Una me sarcastica e, forse a volte, un pò troppo pungente che non aveva paura di usare tutte la parole a disposizione per dare voce ai suoi pensieri; una me a cui non importava chi avesse letto queste parole perchè queste parole chiedono di uscire, non sono io che le scelgo.
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Una me arrabbiata, quello sempre un pò troppo, delusa e nostalgica che non nascondeva le proprie emozioni per paura di mostrare le proprie debolezze. Una me spensierata, sempre pronta a prendere il suo amato trolley fuxia e staccare la spina per un pò; una me che si sentiva a casa anche quando fisicamente a casa non era.
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Una me diversa, che ho letto sopirsi lentamente con lo scorrere di questi mesi; una me che è diventata cupa ed ad un certo punto si è un pò persa, una me che ha teso la mano e non ha trovato nessuno dall’altra parte a stringerla forte. Una me che pian piano ha chiuso le porte al mondo esterno passando il tempo a sospirare più che a sorridere, a singhiozzare più che a ridere.
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Ho incontrato una me,
diversa da me,
che voglio torni ad essere me.
Pensieri Sparsi

🤦🏼‍♀️


Si dice che si raccoglie cosa si semina ed evidentemente come contadina io devo essere proprio una frana; perchè non riesco a spiegare diversamente il vuoto che ho intorno ogni volta che sono io a stare male, ogni volta che io avrei bisogno realmente di qualcuno al mio fianco.

La triste verità è che con le parole sono così dannatamente bravi tutti, ma a conti fatti restano solo vuote chiacchiere che hanno iniziato a far sanguinare le mie orecchie e smesso di far lacrimare i miei occhi.


Non ho bisogno di nessuno! Non ci sarò più per nessuno!

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi · Weird World ❤

Se proprio dovessi salvare qualcosa….


​​in questo assurdo anno ormai agli sgoccioli, beh non avrei dubbio alcuno: salverei voi…salverei TE.

Perchè anche nei momenti più bui siete stati il mio pensiero felice, quel dolce promemoria che nella vita tutto può accadere…


Perchè voi siete semplicemente la mia FELICITÀ!!!

Pensieri Sparsi

Vivi bene. Semplicemente, vivi.


“Il punto sai qual è alla fine? Noi di mattina usciamo di casa pensando che abbiamo tempo, usciamo e pensiamo: tanto ho tutta una vita avanti a me, fino a quando muoio ad ottanta anni sai quanto tempo? Ma se ci pensi bene: chi lo ha scritto che moriremo ad ottanta anni? La vita è come una clessidra, anche se stiamo fermi il tempo continua a scorrere mica si ferma con noi. Il punto è che noi mica sappiamo quanta sabbia abbiamo in questa clessidra; magari noi pensiamo di avere tempo e invece non è poi davvero così. Ed è per questo che io non mi arrabbio più per tutte quelle cose banali per cui mi arrabbiavo prima, che senso ha farlo? Noi siamo solo di passaggio, se ci pensi bene, quindi perché passare il nostro tempo arrabbiati per delle cose inutili?”

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Ed è sempre quando ne hai più bisogno che, seguendo percorsi talvolta strani, le parole giuste giungono alle nostre orecchie; è così che mentre sei intenta a scegliere che fazzoletti comprare che incontri quel vecchio amico, quello con cui la vita non è stata poi così generosa, che, senza conoscere in alcun modo i tuoi pensieri, sembra dare voce a quelle parole che tu non vuoi ascoltare,  risposte a quelle domande a cui risposte tu non vuoi dare, conferme a quei pensieri a cui non ti vuoi aggrappare.

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Vivi bene.
Semplicemente, vivi.

Pensieri Sparsi

I ❤️ NYC!



Non potevo restarci lontana per troppo tempo, non potevo non ascoltare nuovamente il caos che mi tiene sveglia di notte, non potevo non sentirmi nuovamente piccina accanto a questi giganti di vetro e acciaio. Era impensabile, per me, essere ancora lontana dalla città che non dorme mai.


Si dice che New York sia costituita da milioni di persone diverse, e tutti vengono qui in cerca di qualcosa.


Sarà per questo che mi sento a “casa”.

Pensieri Sparsi

Tirate fuori la pecora!


Ci sono due carabinieri in vacanza, senza divisa e, ad un certo punto,
incontrano un pecoraro che gli fa:
“Se indovinate che mestiere faccio vi regalo una pecora”
Uno dei carabinieri: “Il pecoraro!” e l’ uomo:
“Complimenti! Venite a casa mia che vi regalo una pecora”.
Arrivati a casa del pecoraro dice ai due carabinieri:
“Ora scegliete una pecora” e i carabinieri: “Quella!”
Il pecoraro: “Volete vedere che io indovino il vostro mestiere?
Voi fate i carabinieri! Perchè tra tutte le pecore avete scelto proprio il cane!!”

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Erano giorni, forse settimane, che cercavo l’ispirazione per un nuovo post, qualcosa che esulasse dal solito aggiornamento sulla mia posizione geografica [questo blog funziona meglio di un GPS da questo punto di vista] o sulla mia crisi d’astinenza da Nick Carter; insomma, ammetto che stavo cercavo qualcosa che riportasse quell’ilarità demenziale che aveva caratterizzato la nascita di questo spazio.
Adoro quando la vita mi ascolta.

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Ad essere del tutto sinceri, però, è da ieri che fisso questo foglio bianco cercando di dare un senso alle mie parole; capitemi: quando la realtà supera di gran lunga la fantasia, catapultandoti letteralmente in una barzelletta, è davvero complicato raccontare la verità dei fatti giurando di non averci romanzato sopra per rendere il tutto più appetitoso.
Mi sono sempre chiesta da cosa nascessero le barzellette sui carabinieri, da cosa fosse originata tanta ilarità nei confronti di persone formate ed addestrate per la nostra protezione, da cosa potesse prendere vita questa visione anche un pò umiliante per questi uomini in divisa…e ho avuto la mia risposta.

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E’ una mattina come tante altre quando, alla stazione dei carabinieri, giunge una segnalazione sospetta; sin dalle prime battute si intuisce che si tratta di una situazione delicata da dover verificare al più presto. Senza indugi, ligi al proprio dovere, quindi, ben 3 uomini in divisa si recano presso l’abitazione più o meno individuata dal segnalatore [tenendo ben presente che il numero civico rappresenta solo un numeretto utilizzato per far impazzire il postino nel consegnare correttamente la posta].
Suonano al citofono mostrando il proprio lato migliore alla videocamera e comunicano alla signora che risponde all’altra parte che, a causa di una chiamata sospetta, è necessario che svolgano alcuni controlli per accertarsi che nessun reato avvenga sotto la propria giurisdizione.

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La signora, preoccupata dalla presenza di ben tre uomini in divisa, si dimostra prontamente disponibile a collaborare con le forze dell’ordine invitandoli ad entrare e, cercando di capire quale potesse essere il problema in quella tranquilla mattinata di maggio, provando a capire la natura stessa della soffiata ricevuta.

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“Ci hanno segnalato che avete una pecora in giardino, siamo venuti a cercarla.”
Capirete lo stato di sbigottimento in cui la signora è piombata nell’udire codeste parole riempire con nonchalance il silenzio.
Una pecora? Siete seri?
Erano seri. E, per assicurarsi che alcun animale dal manto lanoso fosse presente nella proprietà, hanno chiesto se fosse possibile fare un giro del cortile, quello pavimentato e non quello ricoperto di erba perché, è cosa ben nota, quanto le pecore adorino pascolare sulle mattonelle di cotto piuttosto che su un terreno morbido ed erboso.

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Sinceratisi che gli unici animali posseduti dalla suddetta signora fossero solo un cane ed un gatto, e dispiaciuti del non aver trovato la pecorella smarrita, i tre carabinieri sono tornati tristemente alla propria caserma di provenienza lasciando la signora e tutto il vicinato nello sgomento più assoluto.
Che fine ha fatto la povera pecora?

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La già grottesca situazione è, però, peggiorata quando, tornata da lavoro e incuriosita dalla vicenda della povera pecora, la figlia della signora, ha iniziato a seminare dubbi e confusione:
Non avremmo potuto possedere una pecora?
Perchè erano in tre, non girano sempre in due [quanto meno nelle barzellette o nelle fiction televisive?
Ti hanno mostrato qualche documento?
A che caserma appartenevano?
Ti hanno mostrato un tesserino?

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La povera signora, vinto il desiderio di ammazzare la propria figlia e ritrovarsi nuovamente i carabinieri in casa, ha iniziato a nutrire qualche dubbio sull’accaduto mentre la figlia, ossessionata dai servizi delle Iene sui finti carabinieri/poliziotti, ha deciso di prendere in mano la situazione e, sentendosi essa stessa un carabiniere, ha iniziato ad indagare sul misterioso accaduto.

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Arrivati a questo punto, per la vostra salute mentale, vi risparmio i giri di telefonati assurdi effettuati alla ricerca della verità su questa benedetta pecora, vi risparmio l’incapacità del carabiniere di turno nel rispondere se  fosse loro compito o meno ricercare pecore a casa dei cittadini, vi risparmio i toni di stupore e sbigottimento risuonati lungo la linea telefonica ogni volta la parola pecora fosse pronunciata durante la conversazione. In un moto di generosità, vi risparmio anche l’accanimento nel voler sapere, a tutti costi, che problema ci potesse mai essere con la povera pecorella e le varie affermazioni al limite dell’oltraggio a pubblico ufficiale.

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Fatto sta che, dopo due giorni di telefonate, è stato il comandate della caserma a fornire le risposte tanto ricercate:
Capisco la sua ansia per la situazione, ma si rende conto che ha chiamato tutto il mondo da ieri? Ero proprio io con i colleghi a cercare la pecora.

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Insomma, adesso che so che le nostre forze dell’ordine vegliano solerti su di noi e sulle pecorelle posso dormire sonni tranquilli, stando ben attenta a contare le pecore d’ora in poi avendo appurato quanto esse siano care all’efficiente corpo dell’arma che ci mette 10 minuti per rispondere al centralino delle emergenze, oltre mezz’ora per giungere sul posto dopo una telefonata, manco si scomoda per un furto denunciato ma non esita un solo istante ad inviare il comandante stesso alla ricerca di una pecora in un recinto.

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Una domanda però continua a tormentarmi:
Cosa avrà mai fatto di male quella povera pecora?

Pensieri Sparsi

Miss you more.


Ci sono giornate strane, quelle che iniziano con un piccolo bagno di pioggia e troppi km da macinare, come se per sbaglio ti avessero trasformato in una pallina da flipper costretta ad essere sballottolata tra un cosettino per accumulare punti; giornate in cui arrivi ad ora di pranzo già stanca con l’unico desiderio di arrivare alle 18 e mettere fine all’ultima giornata lavorativa della settimana. 

 Ci sono giornate in cui ti rendi conto di aver, forse, finalmente deciso cosa fare da grande dopo aver tanto faticato; giornate in cui finisci per dare un senso a quel percorso che avevi iniziato e terminato ma a cui non riuscivi a dare una vera e propria direzione. Giornate in cui quel titolo tanto desiderato da ragazzina è decisamente più tuo [e forse adesso ti farà meno ridere quando gli altri te lo attribuiranno]. 

 Ci sono giornate in cui ti senti grande ma poi arrivano tweet del genere e ti ricordi che sei sempre una ragazzina, la sua ragazzina. 

 Ci sono giornate che… è decisamente venerdì! ✌🏻️

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18 anni d’amore


Warning: questo post contiene un elevato tasso zuccheroso, la lettura di questa vera e propria dichiarazione d’amore di una non più ragazzina dal cuore da quindicenne potrebbe urtare il vostro intelletto e provocarvi un elevato picco glicemico. 

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Oddio, l’ennesimo post su una boyband; ma non parlava d’altro questo blog?
Forse si, forse no…a chi importa? Questo è lo spazio e il tempo in cui i miei pensieri vengono imbrigliati, il mio punto di vista su ciò che mi circonda, piccoli frammenti della mia vita e se la mia vita è così profondamente legata a 5 ragazzotti dal sangue a stelle e strisce non ho alcuna intenzione di farmene una colpa!

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Sarà che ho cambiato lavoro da poco, ho cambiato di colpo orari e abitudini, ho perso parte del tempo che dedicavo alla me adolescente per lasciare che la me adulta si adeguasse al nuovo schema della vita; sarà la paura di crescere che mi porge la mano quando le responsabilità bussano alla mia porta; sarà l’istinto di scappare sull’isola che non c’è insieme a Peter Pan; forse sarà semplicemente nostalgica malinconia ma in questo giorno non posso non abbandonarmi alla dolce sensazione di sicurezza che mi regalano i miei ricordi.

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Avevo 13 anni, era il 26 Febbraio del 1998 ed ero a cena; nulla di diverso dal solito, nessuno strano presagio che mi informasse che da quella sera la mia vita sarebbe cambiata per sempre. C’era Sanremo in TV, mi ha sempre annoiato a morte eppure quando all’annuncio degli ospiti fatto da Raimondo Vianello mio padre aveva osato cambiare canale gli avevo cordialmente chiesto di non farlo:
“Voglio vedere che faccia hanno questi cretini per cui tutte le mie amiche a scuola impazziscono! Sono rincretinite, non parlano d’altro!”

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Ho sempre creduto nel Karma e, deduco senza alcuna ironia, che quella sera tutte le prese in giro verso quelle ragazzine fissate per l’impossibile mi si siano rivoltate contro.
Avevo sentito parlare di quel gruppo musicale probabilmente da Raimondo e tutto il mondo, ne conoscevo le movenze ed i nomi, ero a conoscenza addirittura dei problemi cardiaci di uno di loro ma non avevo assolutamente mai avuto la curiosità di vedere né di che faccia avessero questi tizi che avevano rubato la sanità mentale alle mie amiche né di ascoltare che musica facessero. Presuntuosa e fastidiosa li avevo etichettati come roba inutile per ragazzine. Fino a quella sera.

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Non so bene spiegare cosa sia successo, mai mi sono posta realmente il problema a dirla tutta. E’ stata magia, uno strano sortilegio che mi ha ipnotizzato alla Tv sulle note di quella canzone che profumava di casa, un profumo che avrei imparato presto a riconoscere. Sarebbe tenero, e perché no anche romantico, dire che in quei pochi minuti mi avevano colpito i suoi occhi azzurri, il suo caschetto dorato o la sua bocca a cuore; raccontare di come fossi rimasta folgorata dal suo sguardo o dal modo in cui la lingua accarezzava le labbra ogni tre parole pronunciate.

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La verità è che quella sera ero rimasta affascinata dall’aria di porello disadattato che, tra i cinque, aveva il biondino; quell’espressione da cucciolo smarrito tendenzialmente sfigato che, sin da subito, la mia mente aveva associato al suo nome. La mia mente aveva iniziato a tessere la sua storia di povero disagiato facendo di me l’unica eroina in grado di salvarlo dalla cattiveria del mondo [ho sempre avuto una fervida immaginazione, non posso negarlo].

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Avevo 13 anni e non riuscivo a dare un nome a quella sensazione di calore che avevo sentito dentro nel fissare la sua immagine alla Tv, a quella voglia di conoscere tutto di quel biondino dai tratti femminei, a quella voglia di averlo nella mia vita come se fosse la cosa più naturale del mondo; non potevo sapere che quei pochi minuti dinanzi ad un televisore avrebbero condizionato in maniera così radicale la mia vita.

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Sono passati 18 anni da quella sera e, per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare come fosse la mia vita prima di allora; come riuscissi a vivere senza il mio pensiero felice a tenermi compagnia; non riesco a capacitarmi di come il tempo sia trascorso, di quanto connessa sia stata la mia vita con quella di cinque perfetti sconosciuti che me l’hanno salvata più volte senza averne coscienza alcuna.
Solo chi si è perso, perso per davvero, può comprendere quanto calore possa dare il sentirsi a casa, quanta dolcezza possano regalare quelle note di una familiare spensieratezza.
Solo chi ha temuto di non ritrovarsi può capire quanto un sorriso familiare possa scaldare il cuore facendo riaffiorare emozioni che credevi sopite.

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Si dice che la musica salvi le persone, le guarisce con delicatezza, le prende per mano e le accompagna fuori dall’oblio. Per me è stato così! Ero persa e non lo sono più, avevo bisogno di un appiglio per ricominciare a parlare con la Vera me stessa e sono ripartita dall’unica cosa che mi ricordava chi fossi, quella passione che fosse mia e soltanto mia; avevo bisogno di credere che la felicità potesse essere facile ed effimera.

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Non chiedetemi come sia accaduto!
Non li incontrerai mai. Mi dicevano; ed io sono passata dal collezionare loro fotografie a collezionare fotografie con loro, a nutrire la mia anima di quei fuggenti attimi di felicità che solo un grande sogno può donare.

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Per gli altri saranno sempre i Backstreet Boys, per me sono Nick, Brian, Alex, Kevin e Howie. Cinque amici un pó lontani nel cui abbraccio adoro perdermi come fosse la cosa più naturale del mondo .

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Perché quando dopo 18 anni ancora ti batte il cuore
come quando ne avevi 13 non può che essere amore:
Un eterno amore!

 

 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Nonostante tutto…


Nonostante oggi sia lunedì, nonostante il traffico del mattino che mi ha fatto fare tardi costandomi il primo rimprovero a lavoro, nonostante quasi non ricordo di aver pranzato, nonostante le risposte non ricevute e le mille mila fotocopie fatte oggi, nonostante mi sia sentita un Minions per tutto il giorno, nonostante il traffico che ha tardato il mio ritorno a casa… 

…nonostante tutto, mentre mi godo le coccole del mio aMicio e la morbidezza del mio letto, mi perdo nella malinconia dei ricordi.

 Posso tornare a due anni fa? Puoi prendermi di nuovo in braccio? Non chiedo mica la luna!  

Pensieri Sparsi

Ancora un post sul lunedì?


Se io adesso iniziassi a delirare su quanto odio il lunedì pensereste che è il mio solito post del lunedì con cui vi tedio l’esistenza a cadenza quasi settimanale; non avreste tutti i torti, a voler essere proprio sincera al 100% ma provate a mettervi nei miei panni per un solo secondo. Con tutto il malumore che accumulo durante il primo giorno della settimana dal momento esatto in cui poggio un piede per terra non ho molte alternative: o riverso il questo spazio una serie di pensieri dal sapore delirante o finisco per ammazzare qualcuno.
Direi che non ho molta scelta, non trovate?

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Pur tralasciando il racconto dell’incubo che mi ha tenuto compagnia tutta notte lasciandomi in regalo, al mio risveglio, un senso di angoscia terribile; ignorando il rumore della pioggia che ha suggellato l’inizio di una giornata degna del nome che porta e cercando di dimenticare l’ora e mezzo bloccata nel traffico per giungere in ufficio il senso di malumore si è ormai impossessato di me, nonostante il finto sorriso indossato prima di mettere piedi fuori casa.

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Perché quando alle 8.30 del mattino fantastichi sul momento esatto in cui tornerai sotto al tuo piumone, puoi stare certa che non sarà mai una buona giornata.