Pensieri Sparsi

Come ci si sente alla fine di una pandemia?


Si, lo so, non è ancora finito un bel nulla ma permettetemi di dire che il peggio è passato. O almeno spero.
È che la vita di tutti i giorni, quella normale, mi ha assorbito così tanto che quasi faccio fatica a ricordare come fosse vivere in quarantena. Ho detto quasi.

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Con tutte la parole che solitamente affollano la mia testa ero certa che in questo posto avrei trovato un’inondazione di pensieri e di emozioni…e invece il nulla cosmico. Il vuoto più assoluto.
Il motivo non è poi così difficile da capire: nei due mesi e mezzo chiusa in casa tutto era sospeso…anche i pensieri. Ma quelli non puoi tenerli bloccati per sempre e, prima o poi, arriva il momento di metabolizzare, di provare a razionalizzare quanto emotivamente è successo. Perché se è vero che questo anno lo ritroveremo nei libri di storia, sono certa che difficilmente qualcuno racconterà delle nostre emozioni, delle nostre crisi di panico, dell’angoscia del non sapere quando avremo avuto nuovamente la normalità, delle foto sul terrazzo o dei balletti su Tik Tok. Tutto avrà un sapore melodrammatico. Ritroveremo il nome del Presidente Conte, ma nessuno scriverà delle sue bimbe. Forse si parlerà dei Presidenti di Regione, ma difficilmente sui libri di storia troveremo i meme sullo sceriffo della Campania. Si parlerà di numeri e di morti, per dare un tocco di romantico patriottismo forse dei canti dal balcone e gli arcobaleni con la scritta andrà tutto bene. Si parlerà dei medici che scopriranno il vaccino e degli infermieri, ma solo perché ci sono foto testimonianza della loro stanchezza che ormai hanno fatto la storia.

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Nessuno racconterà di quanta gente ha imparato a fare la pizza e il pane a casa, ma forse si saprà che ad un certo punto la gente avrebbe ammazzato per un panetto di lievito. Forse nessuno saprà mai che abbiamo creduto davvero saremmo usciti migliori da tutto questo. Che poi mi chiedo chi ci abbia creduto davvero a questa idiozia.

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Una pandemia. Forse non avevo neanche idea di cosa fosse prima del Covid-19, perché alla fine siamo riusciti a dare un nome specifico a chi ci stava sterminando.
La verità è che ognuno di noi porterà un ricordo diverso di quanto abbiamo vissuto; c’è chi porterà cicatrici profonde chi, come me, ha avuto la fortuna di vivere solo il disagio dell’obbligo di dover stare a casa e tuttalpiù di dover lottare con i propri demoni personali.

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Siamo sopravvissuti ad una pandemia…almeno per ora. Ma cosa ci è rimasto dentro di quei giorni?

Non ho imparato a fare il pane e non ho sfornato dolci in quantità industriale, ok non ho sfornato proprio nulla a dover essere sincera; non ho tagliato i capelli ma ho ricominciato a mettere lo smalto da sola. Non ho fatto le grandi pulizie di primavera ma ho messo in ordine la libreria e cestinato scheletri del periodo universitario. Non ho imparato una nuova lingua, ma ho letto due libri. Non ho divorato serie tv e nemmeno ho scritto su questo spazio. Non mi sono allenata, non così tanto almeno, ma ho perso 3 kg. Ho affrontato la mia ansia che a tratti non mi faceva respirare e ho iniziato a fare video su Tik Tok scoprendo che a prendermi in giro alla fine sono davvero brava. Ho iniziato a fare balletti idioti e nella mia scoordinatezza sono davvero favolosa. Ho capito che dividere il peso dei pensieri può essere d’aiuto a sentire meno la stanchezza, ma la verità è che i pensieri nessuno può toglierli davvero dalla tua testa…restano li, si nascondono dietro risate forzate e ritornano a galla quando meno ce lo si aspetta.

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Ho imparato che ci si riempie di promesse quando si condivide una realtà assurda e contorta, promesse che si scontrano con la realtà che torna a bussare alla propria porta.

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Come ci si sente alla fine di una pandemia?
La verità è che alla fine di tutto proprio non saprei come ci si sente. So che quando tutto è iniziato ero stanca e incazzata con il mondo…dopo 77 giorni avevo uno strano sorriso; ho incontrato nuovamente me stessa anche se pensavo di essermi persa di nuovo. Ho capito che alla fine mi piaccio con tutte le mie debolezze e ho capito che, molto in fondo, la presenza degli altri nella mia vita è essenziale. Lo avreste mai detto? Proprio io ho scoperto che alla fine le persone non mi dispiacciono così tanto…senza abbracci…o forse qualcuno.

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Avete già riabbracciato qualcuno? Vi hanno già abbracciato?
Vorrei sentire le storie di tutti, capire quanto questa situazione vi ha toccato, ascoltare come sia stato tornare alla vita di tutti giorni…sentirmi vicina a tutti voi.

5 pensieri riguardo “Come ci si sente alla fine di una pandemia?

  1. È bello leggere la tua visione positiva.. ti sei riscoperta come tante persone hanno fatto e non l’hai data vinta al panico e l’ansia che, ahimè, fanno parte anche di me…
    Per me è stato un periodo di riscoperta pure, ho cucinato e preso quei kg che ora vedo di troppo.. non sono andata in panico, nonostante la vita fosse cambiata e i drammi famigliari non hanno cessato di esserci.
    Ho constatato che non siamo diventati più buoni..
    E ora?
    Sembra che sia tutto tornato (quasi) come prima..
    È quasi come questi 3 mesi di panico non fossero mai esistiti..
    Ho dato qualche abbraccio ma mi sono anche riscoperta un pò fredda a riguardo..
    E ora? Ho voglia di viaggiare, e di ridere. Ne ho bisogno.
    Ps tiktok for life ahahhaha

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  2. mi resta la voglia di credere , una voglia che ho sempre avuto! Credere alle favole , io che credo solo a quello che vedo con i miei sensi …. . Ieri ho avuto il mio primo contatto al mare …. ho stretto la mano ad un vu cumpra’ …. indiano…

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  3. Durante la pandemia sono stata “impegnata” con pesanti problemi di salute, quindi il lockdown è venuto a coincidere con il mio forfait fisico, che mi avrebbe comunque costretto a un ozio forzato. Quindi sono un caso a parte, non so quanto tutto questo mi abbia cambiato, posso solo aggiungere che, con la sensibilità acuita dalla mia situazione, gli abbracci e la vicinanza dei miei più cari mi sono mancati orribilmente, che in casa abbiamo molto panificato e “pizzato,” giungendo ai vertici della scienza, con la recentissima acquisizione dei sandwich al latte, ottimi per spuntini e merende. Ho preso atto (ma lo sapevo già) del fatto che amo la vita, che ogni giorno va vissuto al meglio, anche tenendo conto degli handicap di cui la salute o altro ci gravano.

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  4. A me è rimasto il dubbio se tenere o no aperto un blog che parla di noir e incubi…
    ma nel dubbio (e due) lo tengo aperto, sebbene solo su prenotazione. 🙂

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