Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You can call me: Hey!


Sono giorni che cerco tra i meandri della mia testa quale fosse quella canzone che parlava di giochi mai vinti che tanto avrei voluto usare come didascalia di alcune foto postate al ritorno da questo ennesimo folle viaggio. L’unica frase che mi torna in mente è quella della Pausini: sei un gioco che non vinco mai, sei il mio sbaglio più grande…non era la citazione che cercavo.
Probabilmente la ricorderò quando non ne avrò più bisogno o forse, molto più verosimilmente, non è mai esistita.

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L’ennesimo giro di parole inutili per iniziare un post che di parole forse ne avrà un milione o due. Perché succede ogni volta così quando torno da un viaggio…soprattutto se in quel viaggio ci sei Tu.

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È passata una settimana, sembra già una vita fa.
Ormai è quasi scontato per me pensare di non avere più tempo per queste cose, non avere più la testa per questa leggerezza. E’ come se ogni volta temessi quasi di non avere più voglia di tornare quella 15enne che tanto mi sta simpatica.
È ormai scontato che mi bastano poche ore post partenza per smentire ogni paranoia precedente.

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Anche questa volta è stato così, lo dimostra il fatto che io abbia preso il biglietto del treno che mi avrebbe portato a Roma, dove tutto avrebbe avuto inizio, solo il giorno prima della partenza; ancor di più, forse, lo dimostra il mio riscontrare silenziosamente in ogni piccolo intoppo un segnale che tutto sarebbe stato uno scatafascio.
Ho sbagliato strada per andare in stazione.
Non sono riuscita a prendere il treno prima perché c’è stato un incidente.
Ho aspettato un’ora in stazione e le patatine mi hanno disturbato lo stomaco.
Un tizio ha lasciato uno zaino a terra affermando si trattasse di una bomba.

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Eppure questa volta non c’era l’ansia a farmi compagnia…e la cosa mi metteva un’ansia strana addosso.
Il pensiero che potesse finalmente essermi passata ha tormentato le ore trascorse in attesa che la magia avesse inizio; la sola idea che le farfalle nello stomaco fossero morte e che neanche più Tu riuscissi a farmi sentire viva mi terrorizzava.
Se fossi cresciuta pur non avendo mai chiesto di farlo?

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Abbiamo sopportato la pioggia, mangiato cibo liquido, corso e sconfitto le vacche montagne ragazze tizie svizzere e conquistato la transenna; siamo sopravvissute alla puzzona che scorreggiava come se avesse appena ingerito un cadavere putrido, abbiamo atteso con ansia il momento in cui l’enorme schermo è sceso giù e le luci si sono spente…e poi finalmente loro…finalmente Tu.

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Il non averti incontrato il pomeriggio aveva lasciato spazio nella mia mente per il più catastrofico dei pensieri: non sarebbe mai stato come le altre volte, non avevi idea che saremmo state li. Ed è stupido e patetico ma non riuscivo a non provare un senso di tristezza per questa inutile consapevolezza; non giudicatemi voi che mi state accompagnando in questo viaggio strano tra le emozioni di una quindicenne: un loro concerto è spettacolare perché la loro musica tocca le corde della mia anima ogni volta…ma è sempre Lui a renderlo unico toccando corde che neanche vi sto a raccontare.

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Adoro come riesci ogni volta a trovarmi tra la folla, come ridi, come la tua faccia assume espressioni che portano lontano i miei pensieri, come ormai abbia deciso di cambiare nome sulla carta d’identità per diventare la tua Hey.
Ma soprattutto adoro come io riesca ancora a stupirmi di tutto ciò.

Non ero sicura di essere pronta ad incontrarti davvero. Non lo sono mai. Mi hai sorriso, come sempre.Mi hai detto ciò che ormai mi dici sempre, ti ho rimproverato per la scarsa memoria, hai finto dispiacere, abbiamo sorriso…poco prima che Mike mi spostasse di peso perché ogni volta rompiamo il cazzo a qualcuno per quei pochi secondi rubati in più.

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Il party a Zurigo è stato un delirio, mi sentivo piccola e schiacciata da quelle montagne con le gambe. Ancora una volta hai sorriso vedendomi ancora li (prima o poi dovrai pagarmi la pensione, amico bello), la tua mano ha cercato la mia proprio subito dopo che avevo appena dato una botta alla demente che continuava a poggiarmi il braccio sulla testa, hai sorriso probabilmente per la scenetta appena vista e l’hai stretta forte fissandomi negli occhi.
Ed io sono diventata brava a non piangere ogni volta che vorrei farlo, sto migliorando.

E’ quando la stanchezza inizia a farsi sentire per davvero che inizi a percepire che i ventanni sono ormai un ricordo e che, nonostante lo spirito sia in piena adolescenza, il corpo non è più lo stesso. Sia chiaro, non credo che né io né le mie amiche siamo propriamente delle vecchie decrepite, ma davvero non riesco a ricordare di essermi sentita così stanca come quando finalmente ho poggiato la testa sul cuscino nel nostro monolocale di Zurigo.
Inutile dire che non ci fosse tempo per riposare: nuovo giorno, nuova corsa, nuovo aereo da prendere, nuova città da raggiungere, nuove emozioni da cui farsi travolgere.

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Credo che nessuna di noi avesse ragionato molto quando abbiamo scelto la compagnia che ci avrebbe portato a Praga, non mi spiego altrimenti il nostro stupore quando abbiamo realizzato che avremmo volato con una compagnia cinese e che quello con Cinciulin sarebbe potuto essere il nostro ultimo viaggio in tutti i sensi.
Il ritrovarsi il gruppo di supporto seduto nei seggiolini avanti ed averli usati per farci sistemare la valigie ha sicuramente tranquillizzato i nostri animi inquieti (sicuramente lo scoprire che fosse un aereo da tratta intercontinentale ha funzionato di più)…ma le hostess con il grembiule da Panda hanno vinto assolutamente su tutto.

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Se Zurigo era stato un assaggio di come fosse tornare ragazzina, Praga è stata la portata principale; perché la verità è che quando siamo tutte insieme peggioriamo fantasticamente e la nostra età mentale cala vertiginosamente. Credo sia questo il motivo per cui prima di andare al palazzetto, ma subito dopo aver mangiato, ci siamo ritrovate a scivolare su un bob in mezzo alla natura urlando peggio delle bambine.
Si, avrei dovuto dire come delle vere e proprie deficienti…e ci amo per questo.

Scontrarsi con il Backstreet’s Time non è mai piacevole, dire ad che tu il suo lavoro lo fai meglio però non ha prezzo; sbattertene i coglioni delle sue direttive ed organizzare una rivolta per prendere quello che è tuo di diritto è pura poesia.
La velocità del momento è sempre qualcosa di disarmante e a sto giro vuoi la stanchezza, vuoi il preciclo, vuoi che ormai sto diventando una vecchia bisbetica, vuoi che avevo voglia di scamazzarlo già il giorno prima ma Mike che mi si è avvicinato per invitarmi a muovermi a fare la foto mi ha proprio urtato il sistema nervoso e ringrazierò sempre il mio pessimo carattere per la dolce reazione avuta.

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Mi hai assecondata, come sempre. Hai seguito le direttive ricevute personalizzandole a modo tuo…come sempre, l’ho già detto? Mi hai stretto come se fossi un bambino che stesse soffocando e tu ti stessi impegnando nell’effettuare la Manovra di Heimlich.
Il mondo si è fermato, come sempre.

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Il concerto è stato pazzesco, Tu sei stato pazzesco.
E non so per quale stupida ragione ti diverti a giocare con me, ma ho smesso di pormi domande e ho iniziato a godermi il momento. Per un solo istante i tuoi occhi si intrecciano con i miei e mi regali il Paradiso.
E poco importa se sembro patetica, se quando ti guardo ho la faccia da ebete e gli occhi a cuoricino; se mi dedichi attenzioni perché sono una povera cogliona che ti regala soldi o che magari ridi alle mie spalle quando vedi l’emozione colorare il mio viso. Poco importa se è solo un istante che durerà per sempre, se mi sento sempre un po’ più persa nelle mie emozioni, se mi isoli e mi isolo per paura di esternare cosa penso davvero, se mi sento sola quando invece vorrei piangere ed urlare, se vorrei parlare per ore di ogni tuo gesto e finisco per minimizzare perché sono la prima a sentirsi cogliona. Poco importa quello che mi circonda, se per un solo istante il mondo si ferma e ci sei solo Tu.

img_3250 Non so neanche io perché ho dato tutta questa libertà ai miei pensieri questa volta, sarà che esattamente 20 anni fa assistevo al mio primo concerto, sarà che sono passati 20 anni esatti dal mio primo questo sarà l’ultimo perché poi si sciolgono, sarà che so che ci saranno altre lacrime e altri abbracci pensando che davvero sarà l’ultimo prima o poi.

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20 anni fa ero un puntino tra la folla…adesso sono il puntino che cerchi tra la folla.

Pensieri Sparsi

Essere buoni, ripaga davvero?


Domenica mattina, in fila alla cassa di un affollato negozio di un centro commerciale (ritenetevi fortunati che vi evito tutte le domande esistenziali che hanno accompagnato la mia ricerca di un posto libero per posteggiare l’auto). E’ quasi arrivato il mio turno per pagare quando noto che la ragazza che aveva provato a fare la furba ed infilarsi davanti a me in fila ha una vistosa pancia da donna incinta.
Impreco dentro di me: non mi sembra il caso di mettermi contro il Karma questa settimana. La vocina nella mia testa urla forte: ma che te ne fotte? Ti stava bellamente passando avanti senza chiederti alcuna cortesia.

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Il Karma, ricorda il Karma. Metto a tacere la vocina che continua ad imprecare nella mia testa e fingendo un sorriso abbozzo un:
“Se vuole può passare prima di me. Non mi ero accorta…”
Mi interrompe.
“Ormai ci siamo quasi. Non importa.”
Possibile che nessuno le abbia mostrato cortesia?
“Si questo è vero, ma non mi ero accorta che era in attesa.”
Le indico la pancia quasi a giustificare la mia innaturale gentilezza. Sorride, probabilmente immaginandomi morta.
“Oh no. Non sono incinta…ho appena partorito…non sono incinta!”
“Ah…”
Ho abbozzato un sorriso. Per fortuna era giunto il mio turno alla cassa.

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La vocina della mia testa ha iniziato a sghignazzare: Così impari a voler fregare il Karma.

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E’ da ieri che questa domanda rimbalza nella mia testa:
Ma essere buoni ripaga davvero?

Pensieri Sparsi

Sembrava che la bella stagione non volesse proprio arrivare!


Ed invece eccola qua!!!

Lunedì scorso, ve lo giuro, dormivo sotto il mio amico piumone, ricoperta dal mio plaid rosa con le stelline fuxsia, abbracciata alla mia borsa dell’acqua calda…perché il freddo della fine della giornata continuava ad attanagliarmi l’anima.

Una settimana dopo fisso il telecomando del condizionatore interrogandomi se sia troppo presto cedere al lato oscuro.

Divento banale se finisco per sconvolgermi che non esistono più le mezze stagioni?