Pensieri Sparsi

Ti mando un vocale…


Ti mando un vocale così faccio prima è la più grande menzogna del nostro secolo, seconda probabilmente soltanto al fantomatico hashtag #nofilter.
Possiamo, quindi, per favore smettere di prenderci in giro?
Potrei fare citazioni auliche e menzionare Tommaso Paradiso e i suoi vocali da dieci minuti soltanto per dire quanto sia felice o, in maniera più umile che va anche tanto di moda, potrei limitarmi a scorrere la mia lista di messaggi Whatsapp per raccontarvi di come qualsiasi cosa, seppur nata per rendere più semplice le nostre vite, si riveli un’arma a doppio taglio.

No. Non sto esagerando ed è inutile che fingiate che tali parole non vi tocchino affatto. Perché, senza fare troppi giri di parole, anche voi siete tra quelli che siedono da un lato o dall’altro della staccionata. Insomma che li mandiate o li subiate, i messaggi vocali ormai fanno parte delle vostre vite….esattamente come della mia.

Ma esaminiamo il fenomeno insieme, perché tutti alla fine, volenti o nolenti, finiamo per inciampare in una delle seguenti note vocali:

  • Ti mando un vocale così faccio prima!
    Che sia una bugia l’ho già detto, ma non mi faccio problemi a ripetervelo.
    Credo che circa un terzo dei messaggi vocali che ricevo (e che invio) rientrano in questa categoria. Siamo tutti dei bugiardi.
    Un audio che inizia con questa premessa conterrà al suo interno, come minimo:
    – La spiegazione del perché inviare un vocale risulti essere meglio di un messaggio scritto;
    – Il racconto dettagliato di cosa stia facendo in quel momento la persona che lo sta registrando;
    – Il motivo per cui ci sia estrema fretta e usare le dita per digitare risulta essere dispendioso;
    – La narrazione di storie varie ed eventuali che non hanno nulla a che fare con il tema dell’audio stesso;
    – Forse. E sottolineo forse. La comunicazione veloce che si intendeva inviare
  • Messaggi vocali a raffica.
    Probabilmente reduce dall’abitudine di premere invio ogni tre parole di una frase, c’è sempre quella persona che ritiene che adottare lo stesso sistema per i messaggi vocali sia cosa buona e giusta. Il risultato sarà quello avere una moltitudine di audio dalla durata massima di 6 secondi che vi faranno desiderare di lanciare il vostro smartphone dalla finestra.
  • Quelli che non capiscono che i vocali li odi.
    Non dovrebbe essere complicato capire che se tu mi invii un vocale ed io ti rispondo con un messaggio scritto probabilmente sto cercando di comunicarti qualcosa.
    Dovrebbe esserlo anche meno se la cosa si ripete più e più volte durante una pseudo conversazione. E invece no. Potreste farvi sanguinare le dita a furia di digitare, l’altra persona riterrà sempre più giusto farvi sanguinare anche le orecchie.

  • Non posso ascoltare i vocali.
    Alzi la mano a chi non è mai capitata una cosa del genere: ricevete un audio, scrivete che siete impossibilitati nell’ascolto e…vi arriva un audio come risposta. Ovvio no?
    Non me la sento di commentare oltre.
  • I messaggi di gente che fa cose.
    Assolutamente collegato al Ti mando un vocale così faccio prima!
    Incurante del fatto che lo scopo di un audio dovrebbe essere quello di snellire la comunicazione, ritiene giusto continuare a fare cose durante la registrazione (o non interrompere la registrazione mentre accadono cose).
    Ed è questo il motivo per cui, in un messaggio di 4 minuti abbondanti almeno la metà sarà riempite da: non fare arrabbiare mamma…cazzoooo, e metti la freccia…aspetta che metto il rossetto…no, la mia pizza non era una capricciosa…si, lo smalto mettiamolo rosa.
  • I messaggi interrotti a metà.
    Sono la diretta contrapposizione della categoria precedente.
    Non è un modo per creare suspense, o almeno credo; semplicemente invece di lasciare che tutto il mondo esterno entri nel proprio messaggio audio la conversazione viene tranciata di colpo…e abbandonata a se stessa.
  • Muoio. Non riesco a non ridere
    Non basta più inviare emoticon di risate o utilizzare il sempreverde hahaha; il vero appassionato di messaggi vocali si sente in dovere di farvi ascoltare l’argenteo suono della propria risata accompagnata dal celebre intercalare muoiooooo.
    Peccato che non muoiono mai.

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  • I messaggi di chi piange.
    Un po’ come quelli di chi ride, riuscite a spiegarmene il senso? Sarò prima di sensibilità ma lo scegliere di registrare un messaggio con la voce rotta dal pianto, invece di aspettare che la botta di emotività sia passata, proprio non la concepisco.

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  • Scusami se ansimo, ma…
    Registrare un audio mentre si cammina può avere dei risvolti poco piacevoli. Intervallare le parole con ansimi e sospiri che Rocco Siffredi scansati dovrebbe essere vietato da qualche legge eh.

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  • Scusami, ma sono senza voce…
    …ma ti mando comunque un vocale in modo che tu possa capire quanto io stia male per davvero.

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  • I messaggi inutilmente lunghi.
    Parole…parole…parole…innumerevoli giri di parole per esprimere un concetto che potrebbe essere facilmente essere sintetizzato in poche battute invece di divenire una possibile Hit radiofonica. Anche meno.


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Personalmente odio i messaggi vocali. 
Scegliere di inviarne uno per fare prima è una menzogna se prima di premere invio lo registro 10 volte perché, per un motivo o per un altro, ritengo di dover ricominciare da capo.
Sono logorroica. Lo sono anche quando scrivo, priva di capacità di sintesi mi risulta praticamente impossibile inviare audio dalla durata inferiore ai 60 secondi. Mi distraggo con estrema facilità e troppo spesso mi ripeto incartandomi nelle mie stesse parole.
Se aggiungiamo che odio il suono della mia voce, direi che il quadro è completo eppure sono la prima ad essere inciampata almeno una volta in ognuna delle categorie elencate, o quasi.

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E voi? Che rapporto avete con i messaggi vocali?