Pensieri Sparsi

Pensieri Sparsi


Sono ammalata. Scrivo spesso quando sono ammalata. Ho il naso arrossato che mi fa sembrare un clown. E le dita piene di germi. Ho poca voglia di parlare. Il mal di gola è l’unica cosa che riesce a placare la mia voce in certi giorni. Sono quasi senza voce. Quasi perchè, in fin dei conti, la voce non la perdo mai del tutto. Ho tante cose da dire, pensieri sparsi da raccontare. Forse dovrei farli fruire senza ragionarci troppo.

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Essere ammalati in estate fa schifo. Capiamoci, non sto affermando che in inverno quando le mie pessime difese immunitarie vanno a farsi un giro consentendo party sfrenati nel mio corpo ai microbi ci sia tutto questo carnevale di Rio, ma in estate fa tutto decisamente più schifo. C’è un caldo che si muore e il fantastico mix naso tappato + apnea forzata è un biglietto solo andata per un non mi parlate che mordo.
Che poi, parliamone pure, se una già è sfigata ad avere la tosse che manco nonna Belarda, nei suoi momenti peggiori, denuncia la stessa quantità di muchi non è carino sottolineare come faccia tanto pieno inverno sentirmi tossire in questo modo. Me ne rendo conto da sola eh.

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Parlare con gli sconosciuti è decisamente più facile. E va beh, qui mi sono tenuta proprio sul banale, me ne rendo conto: è inutile che storcete il naso. Sia chiaro, non è che avessi bisogno di rendermene ancora conto ma sabato ne ho avuto la conferma. Seduta al tavolino del bar dinanzi ad una mega coppa di gelato cioccolato e fragola mi sono ritrovata, quasi senza rendermene conto, a raccontare cose che mai avrei immaginato uscissero con così tanta naturalezza dall mia bocca a persone che di me, in fin dei conti, non sapevano praticamente nulla. Ho capito che avevo bisogno di parlarne ancora un po’, di non sentirmi stupida o egocentrica quando per l’ennesima volta i discorsi versano su quel momento che è rimasto incastrato nella mia mente. Mi sono resa conto che, nonostante potesse sembrare tutto così assurdo, la persona che avevo di fronte non mi stava giudicando anzi, in un qualche modo, aveva capito a pieno il mio stato d’animo e le mie ansie future. Senza conoscere me, senza conoscere quel mondo che tutti giudicano. Mi sono accorta che sono riuscita a raccontare cose, stati d’animo, che neanche alle amiche più fidate sono riuscita ad esternare. Non avrebbero capito neanche loro.

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Ma voi davvero guardate la foto di Whatsapp? Parliamo di quel pallino minuscolo che a stento si vede di fianco al nome; no perché io a stento ricordo quale sia l’immagine da me utilizzata, figuratevi se nello scrivervi per comunicare qualcosa perdo tempo a vedere che foto abbiate scelto. Sembra che io sia l’unica che non si caghi più dii tanto che foto abbia il mio interlocutore, roba che questa settimana ho cambiato immagine profilo e mi sono arrivati mille messaggi che la commentavano. E di certo non è che io sia tutta questa gnocchità scesa in terra, eh. Ma quando anche il tizio francese a cui hai appena mandato un messaggio di lavoro dai toni acidi e saccenti come risposta commenta prima la tua immagine di profilo qualche domanda sul genere umano inizi pure a fartela.

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La mia tolleranza verso il mondo è sempre minore. E anche qui: cosa c’è poi di nuovo? Nulla in realtà, probabilmente il caldo o le vacanze ancora lontane [o che mi manchi come se fossi mio] mi rendono sempre meno tollerante verso chi mi circonda. Insomma avete presente quando siete proprio stufi delle stesse dinamiche, delle stesse storie, delle stesse lagne di chi vi circonda? Scinnitm a cuoll!!!

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Andare dal parrucchiere in estate è il male. Va beh, per me il parrucchiere è sempre il male…ma credetemi, di ciò che vedete in questa foto c’è ormai il nulla.

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I servizi sul caldo e le temperature elevate di Studio Aperto sono la cosa più inutile dell’intero universo. Davvero devo commentare questa mia osservazione?

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Avevo proprio bisogno di tirare fuori un po’ di pensieri.

Pensieri Sparsi

Monday mood.


Ci sono giorni che semplicemente proprio NO…ti alzi dal letto che già sai che tutto sarà solo un enorme rottura di scatole. La voglia di parlare è pari a zero e i pensieri troppo rumorosi nella tua testaGiorni in cui ogni telefonata, ogni interazione, ogni parola ti fa odiare il fatto che siamo animali sociali e, in alcuni momenti, non possiamo prescindere dal rapportarci col mondo. Mica è giusta questa cosa.Giorni in cui ti imponi delle cose, raccogli i tuoi pensieri e li canalizzi in quel percorso che ritieni più giusto, prendi le distanze e ti costringi a cambiare prospettiva.Giorni che…per fortuna, ad un certo punto, finiscono.

Recensiti per Voi ♥

Recensione: Rossetto liquido Moodstruck Splash


Quando tra una chiacchiera e l’altra Alessandra , consulente Younique da ormai un anno e mezzo, mi ha chiesto se avessi voglia di testare un nuovo rossetto il mio primo pensiero è stato: ok, questa è pazza!
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Mi ero resa disponibile a provare un mascara per lei lo scorso anno e non avevo la più pallida idea di come dirle che con una richiesta del genere stava rischiando di commettere un suicidio. Il motivo? Ve lo spiego subito!
Punto primo: io non amo i rossetti, li VENERO. Potrei uscire di casa senza trucco, ma difficilmente mi vedrete senza un rossetto sulle labbra. Fosse anche un semplice velo di burro-cacao, le mie labbra devono essere sempre in un qualche modo truccato. [Prima o poi giuro che velo faccio un articolo sulle mie ossessioni].
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Punto secondo: credo di possedere rossetti di ogni marca, modello, tipologia e tonalità. Praticamente potrei smettere adesso di comprare rossetti e sarei in grado di truccarmi fino al giorno della mia morte.
Punto terzo: sono estremamente rompi coglioni quando si tratta di rossetti.
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Il punto numero tre è esattamente il motivo principale per cui è passata praticamente una vita dal momento in cui il rossetto ha oltrepassato la porta di casa mia [praticamente il giorno dopo l’effettuazione dell’ordine] e il momento in cui ho messo mano a questa pseudo recensione.
Oh, avevo bisogno di testarlo per bene!!!
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Prima di dirvi cosa ne penso, è necessaria un’altra piccola precisazione: ammetto di aver testato anche Alessandra come consulente. Mi aveva proposto la scelta di due prodotti differenti e una rosa bellissima di colori, la mia risposta è stata: scegli tu per me.
Parto dal presupposto che una buona consulente debba saper sicuramente vendere, ma prima ancora debba essere brava nel consigliare e nell’indirizzare nella scelta soprattutto chi si approccia per la prima volta ad una certa tipologia di prodotti.
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Tra la vasta gamma di prodotti e colorazioni, Alessandra ha scelto per me il rossetto liquido Moodstruck Splash, colore Rosso cremisi puro.
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Confesso che il mio primo pensiero è stato: uhmm rossetto rosso, scelta semplice quando si parla di me.
Eppure non appena ho osservato la texture del colore sulle mia labbra ho capito che non avrebbe potuto fare scelta migliore.
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La Younique mi ha sempre colpito per la semplice eleganza dei suoi packaging; la scelta di colori come il viola e il nero per le scatole conferisce quel tocco dark che personalmente trovo delizioso. Anche questa volta non mi ha deluso e l’apertura del pacchetto mi ha mandato in un brodo di giuggiole.
 Ma torniamo al nocciolo della questione: questo rossetto ci è piaciuto o no?
La risposta non è così immediata come potrebbe sembrare.
Appena aperto, la prima cosa che ho notato è stata che, seppur è definito chiaramente rossetto liquido la vera natura di questo prodotto è cremosa.
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Adorato alla prima stesura, mi sono resa conto che l’applicazione di un prodotto del genere non è poi così immediata. Mi spiego bene: si stende da dio e la consistenza cremosa evita tutte quelle inutili e fastidiose sbavature proprie dei rossetti liquidi maaaaa…. bisogna imparare a conoscere bene il prodotto, a saperlo dosare bene sulle labbra, per non ritrovarsi in poco tempo (o alla prima soffiata di naso, causa raffreddore che arriva sempre nei momenti meno opportuni) a poter fare concorrenza ad uno qualsiasi della famiglia Cullen (eh si, sta settimana hanno passato la saga di Twilight in tv) dopo essersi nutriti di scoiattoli.
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Imparato a gestire il prodotto [serve davvero pochissimo tempo], e passato il fastidioso raffreddore-uccidi-rossetto ho potuto finalmente apprezzare a pieno le caratteristiche del prodotto.
Steso sulle labbra con estrema facilità e discreta precisione, risulta estremamente leggero, quasi impercettibile. Una delle cose che maggiormente odio di alcuni rossetti è quel senso di appicicaticcio/pesantezza sulle labbra, poter avere la consapevolezza di avere le labbra splendidamente colorate senza avvertire nulla è assolutamente un punto di forza del rossetto della Younique.
Perfetta la durata, con una piccola pecca: complici cibi un pò oleosi tende a macchiare non poco il tovagliolo usato per pulirsi e questa è una cosa che detesto. Va però detto che, nonostante il netto trasferimento di prodotto, il colore sulla labbra, seppur più chiaro, non scompare del tutto.
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In conclusione, un prodotto assolutamente promosso che mi sentirei di consigliare, magari anche in qualche tonalità più chiara/estiva.

Se vi ho incuriosito, almeno un pochino, vi consiglio di fare un giro sul sito Younique di Alessandra a questo LINK o, se avete bisogno di informazioni più dettagliate, non esitate a contattarla ai seguenti recapiti:
email: alessandra_guzzetti@libero.it
Tel: 3807308656
Ig: younique_by_aleguzzetti
Fb: Younique By Ale Guzzetti
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E’ davvero così divertente?


Se a diventare virale fossi tu?
Me lo ero chiesta con poca leggerezza quando la signora della pelliccetta aveva iniziato a girare per il web; prima di vederle fare il tour delle trasmissioni trash e delle serate in discoteca, mi ero chiesta come dovesse sentirsi una qualsiasi persona a ritrovare un proprio video su internet e pensare a quanta gente stesse ridendo di lei in quel momento.

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Forse dovrei smetterla di farmi domande, perché poi la vita finisce inesorabilmente per rispondermi.
Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita ti risponde.

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Succede che vai in vacanza, ti scattano una foto live e in quel momento un’onda ti trascina via. Divertente. La tipica differenza tra le foto postate su internet e la realtà di quello che accade in realtà. Paola Turani fa millemila stories in cui ironizza sulla cosa. Divertente… fino a che non inizia ad essere pesante sentir parlare di quel video come la cosa più divertente di un’intera vacanza trascorsa tra Miami e le Bahamas.

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Succede che il video viene inviato/mostrato a tutte le tue amiche perché è troppo divertente. sono le tue amiche, ti hanno visto fare cose decisamente peggiori. È divertente. 

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Succede che dopo due mesi ti sei rotta tre quarti di cazzo annoiata di sentir parlare di quel video. Decidi di chiudere il cerchio. Prendi la foto e il video che l’accompagna, scegli una frase stupida e li posti sulle tue IG stories. Sai ridere di te stessa e i messaggi dei tuoi amici sono divertenti; le loro reazioni sono divertenti. Sono i tuoi amici. E’ il tuo profilo. Hai deciso tu.tenor1

Succede che un tizio a cui hai espressamente negato il consenso a postare quel video che neanche eri stata tu a inviargli decide che è tutto troppo divertente e a ridere di te devono essere i suoi followers. Succede che il tizio posta quel video sul suo profilo abbinandolo ad una didascalia di merda che ti fa passare per una morta di fama, decide che se sai ridere di te stessa, tutti possono ridere di te. Non è divertente.

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Smette di esserlo nell’esatto momento in cui i commenti ti ridicolizzano [ed i primi commenti sono quelli delle tue amiche che probabilmente non conoscono un cazzo di te], smette di esserlo se guardi il numero di followers del tipo e conosci il bacino di utenza, smette di esserlo quando capisci che sei stata messa in ridicolo. Smette di esserlo quando pensi al tempo passato a scegliere ogni volta il vestito perfetto, il trucco perfetto, l’atteggiamento perfetto per poi rischiare di essere la ragazza del video ridicolo.

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Smette di essere divertente quando hai la piena consapevolezza che quel video potrebbe essere stato visto da una di quelle persone che sono sul poster appeso in camera tua da quando eri una bambina. Smette di esserlo quando ti è sorto il dubbio che potesse vederlo LUI, e ti sei sentita morire dentro.
Smette di esserlo quando a smettere di ridere sei tu.

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Perchè io so ridere di me stessa,
ma mi piacerebbe poter decidere chi deve ridere di me.

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Prima di partire…


“Sono in aeroporto per tornare a casa. Ho conosciuto una ragazza che si chiama Angela…”E’ così che la piccola Maya ha inaugurato il suo nuovo diario segreto, seduta su quella scomoda sedia dell’aeroporto di Bergamo aspettando di tornare a casa…esattamente come me.Ho coperto gli occhi e le ho promesso che non avrei letto cosa avrebbe scritto, e così ho fatto. Mi piaceva darle l’illusione che viviamo in un mondo in cui la gente ascolta quello che chiedi, un mondo in cui la gente non se ne sbatte delle conseguenze di quello che fa. Un mondo che non esiste.Maya mi ha raccontato di sua sorella più piccola che le scarabocchiava i diari e del matrimonio a cui era stata il giorno prima, della casa dei nonni e della sua mamma a cui dava noia stare ferma ad aspettare quell’aereo che proprio non voleva farci partire.Non mi piacciono i bambini eppure Maya, con le sue mille e trecento domande, mi ha tenuto compagnia. L’ho osservata scrivere sul suo quadernino nuovo con metodica attenzione, esattamente come facevo io alla sua età.È con la sua immagine nella mente che ho messo piede sull’aereo per tornare a casa, la consapevolezza che in un mondo troppo veloce c’è ancora una bambina che trova gioia perdendosi tra le sue stesse parole.In un mondo come questo, c’è ancora chi riesce ad immaginare un mondo diverso.