Pensieri Sparsi

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Lo so, lo so davvero! Sono pessima! Prometto che torno a scrivere più spesso e poi in realtà non lo faccio mai. Ho mille idee che mi riempiono la testa, idee per nuovi post che si rincorrono quando sono bloccata nel traffico al mattino, idee che bussano alla mia porta quando cerco di capire qualcosa in più di barche e modelli 3D. Posso farcela a tornare per davvero, nella versione estiva di me.

La versione di me che mi piace di più 💕

Pensieri Sparsi

Si dovrebbe tornare senza voce da un concerto, non senza vita!


Non sono solita mettere nero su bianco i miei pensieri quando accadono cose del genere, quando per l’ennesima volta ci ritroviamo inermi di fronte alla conta dei morti, delle vittime di una guerra che si combatte con armi impari, che colpisce il cuore delle nostre emozioni e lo distrugge in pochi istanti di delirio e follia, eppure questa volta c’è qualcosa che mi ribolle dentro, qualcosa che mi costringe ad esprimermi a riguardo, qualcosa che mi impedisce di tacere.

 L‘ennesimo attentato quello accaduto ieri notte a Manchester; a far paura in una frase del genere, per quanto mi riguarda non più la parola attentato, ma quell’ennesimo che ormai sempre con più naturalezza accompagna tale parola, come se abituarsi a tali notizie riuscisse a renderle meno terrificanti. Non è così, neanche un poco.

Quante volte sono stata ad un concerto? Quante volte ho salutato i miei genitori in preda all’euforia più totale? Quante volte mi hanno visto varcare la soglia di casa per recarmi chissà dove all’insegna dell’ennesimo concerto, l’ennesimo viaggio tra amiche e musica che avevo tanto bramato, pianificato e/o atteso? Quante volte schiacciata da folla urlante mi sono lasciata travolgere dalle emozioni che, pervadendo la mia anima, mi regalavano un’assurda sensazione di invincibilità. Perché è così che ci si sente quando si è felici, quando la musica pervade l’essenza più profonda della propria anima, quando si accendono le luci su un palco non più vuoto e la sagoma del proprio cantante preferito smette di essere sfocata, quando la realtà supera la fantasia…quando sembra che tutto possa accadere.

#SoloCoseBelle
E’ uno degli hashtag che normalmente accompagna le mie foto di concerto perché, quando esci di casa stringendo in mano quel pezzo di carta che ti consentirà l’accesso alla felicità, sono solo le cose belle quelle che riempiono la tua testa, le uniche che dovrebbero colmare quelle giornate, le uniche che dovrebbero condizionare  il tuo umore, le uniche che vorrai ricordare. Le uniche che dovresti aver vissuto.

Un velo di lacrime ricopre i miei occhi nel leggere le notizie che, istante dopo istante, forniscono più dettagli a questa notte dell’orrore: 22 morti certe, oltre 50 feriti, decine di dispersi. Ragazzine, bambine, la cui unica colpa è stata quella di voler vivere in un sogno per una serata. Immagino la gioia nei loro occhi allo spegnersi delle luci, le emozioni da batticuore canzone dopo canzone, la sensazione di trovarsi in una realtà parallela. Provo ad immaginare il terrore che ha attraversato i loro corpi al suono dell’esplosione, il panico che ha paralizzato le loro gambe, le urla che le hanno lasciate senza voce, la paura di non riuscire a tornare a casa, di non riuscire a riabbracciare la propria madre, di non riuscire ad uscire vive da quell’incubo. Non ci riesco, fa troppo male.

Avevo 14 anni quando sono stata al mio primo concerto, mio padre non aveva voluto entrassi da sola perché non era pronto a vedere la sua bambina fare cose da grandi o, semplicemente, perché un genitore sa che nessun posto è davvero al sicuro per la sua bambina eppure la sua felicità vale quel rischio. Sempre. Ora più che mai. 

Ci ho pensato tutto il giorno, un tragedia sembra essere più dolorosa quando in qualche modo ti colpisce da vicino; non è questione di morti di serie A o di serie B, non è il volersi mettere addosso una bandiera per omologarsi al dolore mediatico che ci viene riversato addosso, si tratta semplicemente di riuscire a rivedere se stessi tra quella folla e sentirsi mancare l’aria per la paura. E’ immaginare di andare al prossimo concerto con la triste consapevolezza che quell’isola felice non è più un posto sicuro; è avere la consapevolezza che ad ogni attentato si perde un pochino in più.


Ho paura, ma non sarà la paura a fermarmi. 


Pensieri Sparsi

Ma come nasce un post sul blog?


Non che io mi sia mai realmente posta un problema del genere, soprattutto visto che non ho mai fatto mistero sul fatto che una buona percentuale delle cose che pubblico riempie la mia mente, e di conseguenza le bozze delle mail e/o le note del mio cellulare, quando sono di fronte allo specchio del bagno della mia mansarda; come se i pensieri trovassero confortevole prendere vita tra il mio dentifricio all’aloe e la confusione variopinta dei mie trucchi, in quella fase che è un pò un mix tra un sano stordimento mattutino e una meno sana ansia da ritardo perenne ovviamente tendenzialmente crescente quando decido che in alcun modo i miei deliri possano essere sprecati e, ovviamente, cerco di svolgere tutte le funzioni essenziali senza smollare un solo istante il cellulare per paura che anche una sola sillaba possa andare perduta nel fare cose di futile importanza come muovermi a finire di truccarmi ed uscire di casa.Il punto focale di questo ennesimo delirio, però, nasce proprio dal fatto che in un anonimo venerdì pomeriggio di Maggio io abbia deciso di svuotare queste famose bozze lasciate un pò qui e un pò diventate ormai post condivisi; è proprio nel fare ciò che mi sono trovata faccia a faccia con quelle parole lasciate un pò a metà, quei deliri iniziati e mai finiti, quei pensieri elaborati in uno di quei momenti in cui la mente ha scelto di lavorare nei momenti meno opportuni e fuggiti rapidi alle mie dita impegnate, purtroppo o per fortuna, a fare altro.

Parole pregne di potenziale…o sciocchezze colossali digitate un pò a caso e abbandonate in quelle bozze a cui prima o poi tornerò a lavorare. Bugiarda!!!

Perchè la triste verità è che un pensiero lasciato a metà è quasi sempre un pensiero perso.

Ecco: questo potrebbe essere semplicemente un post fatto di pensieri a metà; un memoriale per quei post meravigliosi che a causa del mondo esterno siete stati costretti a perdere. Una sorta di tributo verso quelle parole disperse, verso quel potenziale sprecato.

▶️ Ci sono cose a cui di solito non faccio caso, svampita come sono; potrei tranquillamente percorrere 1200 volte la stessa strada e non essere in grado di ricordare la presenza o meno di un tale negozio/insegna/palazzo dal color ciliegio; potrei parlare per ore con una persona e non essere in grado di rimembrare il colore dei vestiti che indossava in quel momento. Pienamente consapevole della distrazione in sui spesso smarrisco me stessa…


▶️Sono smartphone dipendente e, per quanto sia consapevole che al giorno d’oggi non sia poi questa grandissima confessione da fare, l’ammettere di avere una dipendenza è da sempre il primo passo verso la sua guarigione [???].

▶️Ma le sensitive vanno ancora di moda?

Non che mi sia mai immaginata seduta dietro ad un tavolino adornato di carte, candele e orpelli vari a fissare una telecamera con fare maniacale ed incitare la gente a chiamare il numero in sovrimpressione per ascoltare i miei mistici consigli. Non l’ho mai fatto, ma potrei iniziare a pensarci. Sia chiaro, non vorrei mai che nella vostra mente la mia immagina fosse associata ad una Bonnie Bennet qualsiasi, ad accomunarmi alla fastidiosa strega di The Vampire Diaries probabilmente sono solo la sfiga e i capelli indisciplinati (tanto per essere fine nel descriverli). 


▶️”Alza quel giocattolo da terra.”

“Ok. Dopo.”

“Puoi mandare un messaggio a Tizio per dirgli…”

“Certo. Lo faccio dopo.”

“Puoi andare a compare il latte?”

“Si, ok. Ma vado dopo.”

Probabilmente avrei dovuto prendere in considerazione le parole di mio padre quando diceva che “dopo” potrebbe essere tranquillamente il mio secondo nome; semplicemente non saprei dirvi se sono bravissima a tergiversare fino a dimenticare completamente quello che in realtà mi ero ripromessa di fare o, senza troppi giri di parole, sono semplicemente una persona pigra.


Parole che si rincorrono. Parole che si sono perse. Parole che sarebbero potute diventare un pensiero completo se non fossero state lasciate sospese un pò a metà. Parole. In fin dei conti è così che nasce un post, semplicemente da parole che vogliono sfuggire via dal dimenticatoio in cui altrimenti sarebbero rilegate.


A me piacciono le parole. Anche quelle lasciate in sospeso.