Pensieri Sparsi

Semplicemente.


Se vi dicessi che non ho smesso di osservare il mondo, mi credereste?
Sembro assente, persa nella mia nuvoletta rosa fatta di ricordi e malinconia [non ho mai affermato di essermi ripresa dalla mia astinenza da NC], smarrita nei meandri di quelle emozioni che mi hanno sconvolto l’esistenza…ma posso giurarvi che non è così.

Sono presente a me stessa, semplicemente non ne ho voglia.

Pensieri Sparsi

Tirate fuori la pecora!


Ci sono due carabinieri in vacanza, senza divisa e, ad un certo punto,
incontrano un pecoraro che gli fa:
“Se indovinate che mestiere faccio vi regalo una pecora”
Uno dei carabinieri: “Il pecoraro!” e l’ uomo:
“Complimenti! Venite a casa mia che vi regalo una pecora”.
Arrivati a casa del pecoraro dice ai due carabinieri:
“Ora scegliete una pecora” e i carabinieri: “Quella!”
Il pecoraro: “Volete vedere che io indovino il vostro mestiere?
Voi fate i carabinieri! Perchè tra tutte le pecore avete scelto proprio il cane!!”

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Erano giorni, forse settimane, che cercavo l’ispirazione per un nuovo post, qualcosa che esulasse dal solito aggiornamento sulla mia posizione geografica [questo blog funziona meglio di un GPS da questo punto di vista] o sulla mia crisi d’astinenza da Nick Carter; insomma, ammetto che stavo cercavo qualcosa che riportasse quell’ilarità demenziale che aveva caratterizzato la nascita di questo spazio.
Adoro quando la vita mi ascolta.

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Ad essere del tutto sinceri, però, è da ieri che fisso questo foglio bianco cercando di dare un senso alle mie parole; capitemi: quando la realtà supera di gran lunga la fantasia, catapultandoti letteralmente in una barzelletta, è davvero complicato raccontare la verità dei fatti giurando di non averci romanzato sopra per rendere il tutto più appetitoso.
Mi sono sempre chiesta da cosa nascessero le barzellette sui carabinieri, da cosa fosse originata tanta ilarità nei confronti di persone formate ed addestrate per la nostra protezione, da cosa potesse prendere vita questa visione anche un pò umiliante per questi uomini in divisa…e ho avuto la mia risposta.

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E’ una mattina come tante altre quando, alla stazione dei carabinieri, giunge una segnalazione sospetta; sin dalle prime battute si intuisce che si tratta di una situazione delicata da dover verificare al più presto. Senza indugi, ligi al proprio dovere, quindi, ben 3 uomini in divisa si recano presso l’abitazione più o meno individuata dal segnalatore [tenendo ben presente che il numero civico rappresenta solo un numeretto utilizzato per far impazzire il postino nel consegnare correttamente la posta].
Suonano al citofono mostrando il proprio lato migliore alla videocamera e comunicano alla signora che risponde all’altra parte che, a causa di una chiamata sospetta, è necessario che svolgano alcuni controlli per accertarsi che nessun reato avvenga sotto la propria giurisdizione.

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La signora, preoccupata dalla presenza di ben tre uomini in divisa, si dimostra prontamente disponibile a collaborare con le forze dell’ordine invitandoli ad entrare e, cercando di capire quale potesse essere il problema in quella tranquilla mattinata di maggio, provando a capire la natura stessa della soffiata ricevuta.

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“Ci hanno segnalato che avete una pecora in giardino, siamo venuti a cercarla.”
Capirete lo stato di sbigottimento in cui la signora è piombata nell’udire codeste parole riempire con nonchalance il silenzio.
Una pecora? Siete seri?
Erano seri. E, per assicurarsi che alcun animale dal manto lanoso fosse presente nella proprietà, hanno chiesto se fosse possibile fare un giro del cortile, quello pavimentato e non quello ricoperto di erba perché, è cosa ben nota, quanto le pecore adorino pascolare sulle mattonelle di cotto piuttosto che su un terreno morbido ed erboso.

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Sinceratisi che gli unici animali posseduti dalla suddetta signora fossero solo un cane ed un gatto, e dispiaciuti del non aver trovato la pecorella smarrita, i tre carabinieri sono tornati tristemente alla propria caserma di provenienza lasciando la signora e tutto il vicinato nello sgomento più assoluto.
Che fine ha fatto la povera pecora?

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La già grottesca situazione è, però, peggiorata quando, tornata da lavoro e incuriosita dalla vicenda della povera pecora, la figlia della signora, ha iniziato a seminare dubbi e confusione:
Non avremmo potuto possedere una pecora?
Perchè erano in tre, non girano sempre in due [quanto meno nelle barzellette o nelle fiction televisive?
Ti hanno mostrato qualche documento?
A che caserma appartenevano?
Ti hanno mostrato un tesserino?

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La povera signora, vinto il desiderio di ammazzare la propria figlia e ritrovarsi nuovamente i carabinieri in casa, ha iniziato a nutrire qualche dubbio sull’accaduto mentre la figlia, ossessionata dai servizi delle Iene sui finti carabinieri/poliziotti, ha deciso di prendere in mano la situazione e, sentendosi essa stessa un carabiniere, ha iniziato ad indagare sul misterioso accaduto.

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Arrivati a questo punto, per la vostra salute mentale, vi risparmio i giri di telefonati assurdi effettuati alla ricerca della verità su questa benedetta pecora, vi risparmio l’incapacità del carabiniere di turno nel rispondere se  fosse loro compito o meno ricercare pecore a casa dei cittadini, vi risparmio i toni di stupore e sbigottimento risuonati lungo la linea telefonica ogni volta la parola pecora fosse pronunciata durante la conversazione. In un moto di generosità, vi risparmio anche l’accanimento nel voler sapere, a tutti costi, che problema ci potesse mai essere con la povera pecorella e le varie affermazioni al limite dell’oltraggio a pubblico ufficiale.

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Fatto sta che, dopo due giorni di telefonate, è stato il comandate della caserma a fornire le risposte tanto ricercate:
Capisco la sua ansia per la situazione, ma si rende conto che ha chiamato tutto il mondo da ieri? Ero proprio io con i colleghi a cercare la pecora.

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Insomma, adesso che so che le nostre forze dell’ordine vegliano solerti su di noi e sulle pecorelle posso dormire sonni tranquilli, stando ben attenta a contare le pecore d’ora in poi avendo appurato quanto esse siano care all’efficiente corpo dell’arma che ci mette 10 minuti per rispondere al centralino delle emergenze, oltre mezz’ora per giungere sul posto dopo una telefonata, manco si scomoda per un furto denunciato ma non esita un solo istante ad inviare il comandante stesso alla ricerca di una pecora in un recinto.

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Una domanda però continua a tormentarmi:
Cosa avrà mai fatto di male quella povera pecora?

Pensieri Sparsi

Il Blues del Viaggiatore


E’ martedì…e stamane non riesco proprio a ricordare dove ho riposto la mia voglia di sorridere; non che abbia voglia di cercarla in questo momento ma mi piacerebbe quanto meno essere a conoscenza di dove sia finita.

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Ci sono persone che, tornate da un viaggio, non fanno in tempo a mettere piede in casa che hanno già disfatto la valigia, messo a lavare i vestiti sporchi, suddiviso i vari souvenir da donare ad amici e parenti, scaricato la scheda SD della fotocamera sul computer e collocato nelle giuste caselle della memoria i momenti appena vissuti…e poi ci sono io che, dopo ormai più di una settimana, ancora fisso il vuoto cercando di costringere la mia mente a tornare alla realtà.

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La valigia l’ho riposta ieri, iniziavo a temere di ritrovarmi alla porta qualcuno del programma Sepolti in casa e non sarebbe stato propriamente carino [il borsone è ancora mezzo pieno, ma non ditelo a nessuno]; l’ho osservata per giorni giacere inerme ai piedi del mio letto, fissarmi sconsolata per quella posizione di limbo a cui l’avevo rilegata attribuendone la colpa alla mia famigerata pigrizia. Quella posizione di limbo in cui mi ero rintanata io stessa.

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Era quasi consolatorio vederla ancora li per terra, semiaperta, come se fosse in sospeso tra quello che ormai era terminato e quello che avverrà in seguito; quella sciocca sensazione a cui aggrapparsi, l’illusione che tutto quello che ho vissuto non potesse essere davvero finito. Un mero inganno della mia mente.

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Ho sempre vissuto di depressione post viaggio, allontanarsi dalla monotonia della propria vita, anche se per pochi giorni, regala nuove prospettive da cui osservare il tutto al proprio rientro; vivere lontano dai doveri e dalle preoccupazioni, poi, regala alla mente quell’irrefrenabile desiderio di essere nomade per sempre. Vivere in un sogno per circa una settimana e ritrovarsi la scrivania piena di scartoffie al proprio ritorno ti uccide lentamente dentro, ti spegne come un alito di vento sulla flebile fiamma di una candela.

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Faccio fatica ad abituarmi nuovamente a quello che avevo lasciato alle mie spalle, ai ritmi e alle persone della mia quotidianità, ai loro discorsi e alle loro vite che risuonano così lontane dalla mia. Sorrido distaccata, annuisco fingendomi partecipe mentre con la testa sono lontana…mentre con la testa sono ancora via.

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Lo chiamano Blues del Viaggiatore, una melodia triste che accompagna i giorni del ritorno a casa. Io lo definirei Sindrome da Adele, sarà che quando ci siamo salutate, o poco prima, c’era una sua canzone alla radio e i nostri occhi si sono riempiti di lacrime in un istante ma la mia mente non smette di mandarmi in loop immagini dei momenti vissuti, ricordi in bianco e nero come in quei video che piacciono tanto a Maria De Filippi.

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E in un certo senso la depressione post viaggio è proprio questo, perché la vita di tutti i giorni a volte sembra proprio un videogioco pieno di bug, che continua solo a forza di scatti irreali e saltelli inutili. [cit.]

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E’ una malinconica tristezza, una mancanza insistente, un desiderio irrefrenabile di scappare via; è una lotta alla sopravvivenza per non soccombere alle emozioni che ti schiacciano. E’ una fase transitoria…

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…fino al prossimo viaggio.

Pensieri Sparsi

Benzina sul fuoco


Succede che quando si è ragazzine si hanno dei sogni nei cassetti e che quei cassetti siano chiusi a chiave per proteggere il tesoro in essi contenuti, succede che la paura di mostrare al mondo la fragilità di quei sogni lasci che il tempo arrugginisca la serratura di quei cassetti rendendoli impenetrabili agli occhi dei più distratti.
Succede che la giusta dose di coraggio costringa quei sogni a fare capolino dall’angolino buio in cui erano stati stipati mostrando al mondo qualcosa di meraviglioso. Il baco che diviene farfalla…il sogno che diviene realtà.

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E’ esattamente questo il percorso che ho visto fare negli anni a Noemi Romagnolo, autrice di Benzina sul fuoco [e mia migliore amica], le ho visto coltivare quasi in segreto una passione che ho visto nascere negli anni, l’ho osservata studiare e migliorare per rendere le sue parole e le sue storie immagini concrete nella mente di chi si accostava alle sue parole, l’ho vista divertirsi immaginando scene da favola che sono poi diventati scorci del lavoro che, con dedizione e impegno, ha pubblicato.

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E’ passato quasi un anno dalla pubblicazione di Benzina sul fuoco [di cui vi avevo parlato qui e di cui potete comprare il formato ebook qui], e non potrei essere più orgogliosa della strada percorsa da Noemi fino ad oggi, dell’entusiasmo con cui le ho visto intraprendere questo cammino, dei giusti riconoscimenti che finalmente stanno arrivando a ripagarla dell’impegno e della dedizione investiti nella realizzazione del suo sogno.

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Nonostante mi spiaccia troppo non riuscire ad essere presente fisicamente, non potevo assolutamente esimermi nell’esprimere tutta la mia felicità per quello che, ne sono certa, sarà solo il primo dei traguardi importanti raggiunti.
Il Premio Letteraio “Il Tombolo” è stato il primo concorso a cui Noemi Romagnolo ha partecipato e la premiazione che si terrà sabato 28 Maggio presso il Cortile delle Ortensie di Cantù ne è la giusta e meritata conclusione.
Benzina su fuoco si è classificato nelle prime tre posizioni del concorso nazionale e, credetemi non sono sono di parte, se vi dico che merita assolutamente il primo posto.

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In bocca al lupo, amica mia.
Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

You think you know, but you have No idea!


Non avrei mai creduto sarebbe stato così complicato mettere nero su bianco quello che mi ha regalato questa esperienza, di viaggi ne ho fatti tanti eppure nessuno mi ha mai lasciato questo profondo senso di smarrimento che provo dentro. Nessuno mi ha mai proiettato per 4 lunghissimi giorni in una realtà così da sogno da non sembrarmi reale neanche adesso che le emozioni stanno pian piano diventando ricordi. E’ come se tutti i miei pensieri fossero incastrati, li sento sovrapporsi e scontrarsi nel vano tentativo di prendere forma, il raffreddore che mi accompagna da stamattina non mi rende facile il metterli in ordine rendendomi ancora più tonta ed ovattata di quanto non fossi da quando sono scesa da quella nave.

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Come si fa a tornare alla realtà, dopo aver vissuto in un sogno?
Sono giorni che me lo domando costringendomi ad accettare che tutte le emozioni vissute nei giorni scorsi siano stati follemente reali e non meramente frutto della mia fervida immaginazione; la verità è che quando la realtà supera la migliore delle fantasie si fa davvero fatica a realizzare che non si trattava dell’ennesimo sogno ad occhi aperti in cui ti sei smarrita quando la concretezza della vita vera inizia ad andarti un pò stretta.

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Quando poco più di un anno fa ho prenotato questo viaggio non avevo la benché minima idea dello stato mentale in cui sarei ricaduta al suo termine, come mai avrei potuto? Oh certo, potrebbe sembrare un collegamento immediato quello che sto per presentarvi ma, credetemi, non lo è stato; insomma se scegli di prendere parte ad una crociera nel Mediterraneo in compagnia del tuo gruppo preferito forse, e dico forse, potresti quanto meno immaginare che non ne saresti uscita con una discreta lucidità mentale. Voi magari potreste, io a quanto pare no.

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Ero così dannatamente scettica e spaventata da questo viaggio da aver rischiato di rinunciarvi ancor prima di effettuare la prenotazione, al primo intoppo riscontrato; quando le paure si travestono da razionalità l’unico rimedio è avere qualcuno che ti prende per mano e ti costringe a saltare fregandosene se la rete di sicurezza è stata posizionata sotto i vostri piedi. Ho ancora vivida nella mia memoria quella telefonata: Adesso voglio solo sentirti urlare. Sento ancora l’umidità delle lacrime incredule che erano straripate dai miei occhi. Ero stata spinta in un vortice che non avrei potuto più fermare.
Chiudi gli occhi e salta. Tutto il resto vien da se.

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E’ stato un anno di attese e aspettative, di ansie e paure che mi tenevano sveglia di notte costringendomi ad incubi dal sapore raccapricciante, è stato stress nella sua più pura delle forme. Non volevo assolutamente ricevere una delusione da questa esperienza, sentivo di non potermi concedere fantasie e rischiare di cadere rovinosamente dalla nuvoletta rosa dei sogni beati in cui mi rifuggivo.
Quante masturbazioni mentali una persona può farsi in un anno? Oh, voi non ne avete la benché minima idea.

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Il nocciolo della questione è che a me ha sempre fatto paura la felicità.
Capirete da soli quanto diviene complicato, in questa prospettiva, decidere di regalarsi una dose infinita di felicità e decidere di farlo utilizzando quanto avessi guadagnato con le vendite del mio libro. Nella mia testa era un pò come se avessi deciso di puntare i piedi a terra contro il destino costringendolo a donarmi quanto meritassi. Almeno per una volta. Al destino tale posizione probabilmente non deve essere piaciuta così tanto se, soltanto nel mio secondo giorno di vacanza, ha deciso che avessi un telefono troppo figo da poter utilizzare in nave e che, di conseguenza, fosse giusto farne dono alla popolazione spagnola. #fanculo

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Questo piccolo imprevisto avrebbe potuto compromettere tutto il mio viaggio ed è inutile fingere che, se non fosse stato per le persone meravigliose che riempiono la mia vita, ci sarebbe riuscito perfettamente; sono bravissima a frignare chiudendomi nella nuvola nera della commiserazione ed il sentirmi nell’occhio del ciclone della sfiga non ha certamente aiutato il mio già labile stato mentale.
Volevo tornare a casa! Temevo non sarei mai riuscita a vivere serenamente i giorni che mi attendevano con quel senso di perdita che mi tormentava, mi sentivo violentata nella costrizione di dire addio a tutto quello di personale fosse contenuto nel telefono.
Eppure sono riuscita a stupire me stessa, e non posso esimermi dal ringraziarmi per averlo fatto.

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Salita su quella nave non sapevo cosa aspettarmi, tutta quella mole di gente con cui condividevo passione e desideri, in realtà, mi spaventava; sarei riuscita a vivermi a pieno la mia esperienza, nonostante tutto?
Ancora una volta la mia ansia costringeva la mia mente a sottovalutarmi, ed ancora una volta le mie compagne di viaggio sono state le mie fatine turchine facendomi capire sin da subito come sarebbe stato il nostro viaggio: una figata!

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E’ stato proprio senza sapere cosa aspettarmi che mi sono trovata a fare il giro del solarium con Kevin che non riusciva a capire dove fosse l’ingresso della Spa, ad abbracciarlo con le mie amiche e fargli fare una foto con il mussillo [dicesi anche bocca a culo] anche se lui la bocca non è proprio che ce l’abbia.

E’ stato per l’orribile maglia con la scritta CIAONE di Deb che Nick, curioso come una scimmia, si è avvicinato a noi al Sail Away Party regalandoci una schiacciatina di amore [e uno scombussolamento di ormoni]. Perchè aldilà delle foto scattate, è stato un momento bellissimo essere noi tre strette [schiacciate dalla folla] tra le sue braccia.

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E’ stata fortuna [o forse il Karma pagato profumatamente con il mio telefono] se la sera del primo party noi ci siamo ritrovate in prima fila senza aver fatto neanche 10 minuti di attesa; è stata la loro dolcezza e la loro disponibilità se quella serata abbiamo riso come se non ci fosse un domani nonostante fossimo schiacciate come delle sardine [forse il cocktail offerto da Nick, la birra da Howie e la vodka dallo staff ha aiutato, ma sono dettagli], è stata la carineria di Leighanne nel fare le foto a bimbominchia come una ragazzina insieme a noi, la pazienza di Brian nello scattare foto e fare video, i calzini orribili di Howie ed il suo tentativo di muoversi in maniera sensuale; è stata la presenza delle migliori amiche che potessi desiderare con me li in quel momento a rendere quella serata esilarante.

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E’ stato grazie ad un bisogno fisiologico se ho potuto stampargli un bacio sulla guancia anche quando era decisamente una roba brutta da guardare vestito da Principessa Leila; è stata l’assenza di neuroni a farmi strofinare la mano sulla guancia per togliere il segno del mio rossetto rosso sul suo viso mentre sorridendo mi diceva di non preoccuparmi. E’ stata la sua dolcezza nel riuscire a darmi un bacio sulla guancia nonostante il marasma di gente gli rendesse complicato passare.

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I ricordi si sovrappongono nella mia mente rendendomi complicato ricordare tutto quello che è successo, è stato tutto così intenso e compresso in un lasso di tempo così breve che giorno e notte si accavallano nella mia mente, si confondono creando un’unica linea temporale scandita dalle emozioni più che dalle lancette dell’orologio.
Tutti i ricordi portano a lui.13256116_10209391463933814_1097103883437920635_n.jpg

Che io sia monotematica sull’argomento credo che ormai lo sappiano anche i muri, e come potrebbe essere diversamente; per quanto io adori i Backstreet Boys come gruppo, per quanto trovi Brian, Alex, Kevin ed Howie degli uomini straordinari, nessuno di loro può anche solo pensare di competere con il biondino che mi ha rubato il cuore quando ancora non avevo idea che un cuore potesse battere così forte da fare male.

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Questo post chilometrico pregno di deliri di una quindicenne forse troppo cresciuta è in realtà per me stessa, per placare la mia pace di dimenticare tutto quello che ho vissuto! Per quanto sia vero quello che dal primo istante non ho smesso di ripetere a chiunque io abbia raccontato quello che ho vissuto, per quanto sia vero che sono sconvolta da me stessa per essere riuscita a vincere le mie paranoie costringendomi a ricordare di avere una voce e di sapere usarla, la verità più intima e nascosta è che non so se riuscirò mai a superare lo stupore che sia accaduto proprio a me. Le cose belle mi fanno paura, le cose belle succedono così raramente che non sono abituata a viverle.

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E’ probabilmente questo il motivo per cui, quando Nick si è avvicinato all’ingresso del Privè dicendo che avrebbe portato dentro tre ragazze, non mi sono stupita neanche un pochino nel vedere che la terza fosse esattamente quella che si era infilata poc’anzi avanti a me. Nella mia mente risuonavano già le note di Ironic di Alanis Morrisette, colonna sonora perfetta del #maiunagioia grosso come una casa che mi era caduto in testa in quel momento, quando la mia mano gelida è stata afferrata da qualcosa di caldo e la sua voce ha ribadito al buttafuori che deve entrare anche lei, solo lei e basta.

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Potrei farmi figa e dire che in fin dei conti lo sapevo che mi avrebbe fatto entrare o che mi sono sentita come in quei film che guardavo da ragazzina in cui la Popstar nota la ragazzina regalandole una notte da sogno…la verità è che quando la sua mano ha preso la mia per farmi entrare in quel privè tutta la razionalità di questo mondo è andata a puttane e il mio unico pensiero era cerca di non piangere, risparmiati questa figuraccia te ne prego. Non avere le mie amiche con me mi ha mandato in panico e non so per quale connessione mentale l’abbraccio di cui avevo bisogno in quel momento l’ho chiesto a lui, forse perché se proprio dovevo morire volevo morire su quella camicia bianca che spero di non aver sporcato di fondotinta. Il problema di fondo è che lui lo sa che tu stai morendo e si diverte troppo a farti morire lentamente, non so dare altra spiegazione al modo in cui mi ha stretta in quell’abbraccio, al modo in cui mi ha riempita di bacini il viso mentre io cercavo di ricordare come si facesse a respirare evitando di fare facce da pesce lesso.

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Il vero dramma è che lui ti fissa negli occhi quando ti parla, ed è così che mentre mi chiedeva conferma del fatto che io fossi italiana, tenendo il viso ad una distanza troppo pericolosa per i miei ormoni, io pensavo che avrei dovuto sistemare le mie sopracciglia che erano decisamente un disastro in quel momento.
Mai nella vita avrei sognato di parlargli, ma parlargli davvero; di ritrovarmi a scherzare sulla sua età e sul suo sentirsi così giovane da poter essere un One Direction; mai avrei immaginato di percularlo per la sua poca conoscenza geografica e di raccontargli candidamente che per regalarmi questa esperienza sono rimasta praticamente al verde; mai avrei immaginato di parlargli di suo figlio e osservare i suoi occhi alle mie parole. Mai avrei immaginato di ricevere così tanti abbracci da sentirmi sotto effetto di qualche strana sostanza stupefacente [si chiama amore adolescenziale] come se di colpo il mondo intorno a me avesse perso tutti i colori, come se l’unica cosa ad avere senso fosse la sua voce. Ed io odio la sua voce.8726514

Tutte abbiamo bisogno di sentici speciali, c’è poco da girarci intorno, ed il modo in cui lui riesce a regalarti quell’illusione è un qualcosa difficile da spiegare a parole.
Me lo ha dimostrato ancora una volta la mattina successiva [sarebbe più corretto parlare di poche ore dopo] quando, dopo che l’ho abbracciato stile koala, prima che potessi sporcargli la guancia di rossetto rosso come mio solito ha anticipato i miei movimenti con un bacio morbido e lento all’angolo della bocca. Sia chiaro, probabilmente è stata la mia mente a regalarmi tutta la scena come se fossi finita in una sorta di filmato slow motion in cui le mie connessioni mentali erano praticamente azzerate, oppure la sensazione di vivere a rallentatore mi ha salvato dal perdere il famoso battito di cuore come accade nelle migliori fan fiction. Insomma, se già volevo morire, quando mi ha sussurrato all’orecchio “It’s nice to see you again!” sarei rimasta abbracciata come stavo e avrei iniziato a frignare come una bimba piccola a cui hanno regalato la casa delle Barbie più figa dell’intero universo.

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Ed è esattamente senza capire nulla che mi sono messa in posa per quella che sarebbe stata la foto ufficiale dell’intera crociera, dopo aver dormito mezz’ora la notte precedente e con i capelli non propriamente puliti perché l’acqua della nave non va molto d’accordo con i capelli ricci; è così che mi sono appena accorta che stava cercando di spostare i capelli dal mio viso per regalarmi una foto che non smetterà mai di farmi sorridere ogni qual volta i miei occhi cadranno su di essa.

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E’ irrazionale, privo di qualsiasi logica o buon senso, quello scontro di emozioni che avviene nella mia essenza quando le sua braccia si stringono intorno al mio corpo; per una frazione di secondo mi consento di sognare, per una frazione di secondo mi cullo nell’illusione di un’effimera felicità, per un istante dal sapore infinito mi lascio rapire dall’illusione che se il mondo dovesse finire in quel preciso istante io mi sentirei a casa.

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Tornare alla vita reale non è mai stato così difficile, eppure forse è proprio questo contrasto tra sogno e realtà a rendere tutto così magico ogni volta; è questo il motivo per cui, quando durante il concerto hanno cantato le canzoni che ascoltavo da bambina fantasticando su come un giorno avrei incontrato Nick Carter, non sono riuscita a trattenere l’emozione e ho lasciato che le lacrime rigassero il mio viso lasciandomi travolgere, senza alcuna protezione sentimentale, dalla scarica emotiva che mi ha scosso il cuore. Guardarsi intorno e vedere le stesse emozioni colorare i volti di chi gremiva il teatro mi ha fatto sentire meno sola, meno pazza in questo viaggio eccezionale che è la vita di una fan di un gruppo che sta insieme da 23 anni e che, ormai, è parte essenziale della mia vita.

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You think you know, but you have No idea. 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

#thankYOU


La verità è che, nonostante tutta la razionalità che si possa avere a 31 anni suonati, nonostante la consapevolezza che si tratti di roba random senza alcun valore, nonostante la consapevolezza che sia un’abile mossa per far crescere la sua popolarità, nonostante tutto insomma, quando sembra che a tutto il mondo tu non vada a genio, ma a lui si…


…non si può evitare di sorridere.
#thankYOU

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Ho imparato a sognare…


Sto tornando a casa, non posso credere che sia già tutto finito; se mi ci rifermo a pensare sento le lacrime che fanno a gara per affollare i miei occhi!

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Dopo questi giorni rinchusa in un sogno meraviglioso, chi mi spiega come faccio a tornare alla realtà? Quando il karma ti regala momenti al di sopra di ogni immaginazione, come si fa a credere che sia accaduto tutto per davvero?          

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C’è che ho imparato a sognare e non smetterò! 

Pensieri Sparsi

On the road again!


A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quello che cerco.
Ci siamo! Oh mio dio: ci siamo, se l’ansia non mi logora prima {e le valigie non mi schiacciano durante il tragitto}. Ho prenotato questo viaggio da così tanto tempo che non riesco ancora a realizzare che sono davvero su questo treno che mi porterà su quell’aereo che mi porterà su quella nave. Si lo so, il tutto risuona un po’ come quella canzoncina per fare un tavolo, ci vuole il legno…per fare il legno ci vuole un albero! O forse no, sono solo i miei pensieri che, troppo accelerati, mi fanno vedere connessioni che esistono solo nella mia mente. Abbiate pazienza con me!Capitemi: ho chiuso i bagagli solo un paio d’ore fa [e a sto giro non ho il mio inseparabile trolley fuxia a farmi compagnia] e non riesco a togliermi di dosso la sensazione di aver dimenticato qualcosa di indispensabile a casa! Oh certo la mia valigia è piena di non si sa mai, così piena che più che partire per un viaggio di dieci giorni sembra che io stia traslocando ma hey, mi servivano davvero tutti i trucchi che ho portato! E certo che avevo bisogno di tutti quei vestiti…anzi non credete che siano pochi?

Ok, respira! Smetti di fare voce all’ansia che ti incasina i pensieri e lo stomaco; smetti di pensare all’imprevisto che rovinerà tutto; smetti di cercare il pretesto per non goderti questa felicità. Per un po’ smetti di essere te e goditi questo viaggio!

In fondo, te lo sei meritato!

Pensieri Sparsi

In the Dark


La luce crede di viaggiare più veloce di ogni altra cosa,
ma si sbaglia.
Per quanto veloce viaggi,
 la luce scopre che l’oscurità arriva sempre prima,
ed è lì che l’aspetta.


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Quando diamo spazio alle nostre paure e alle nostre ansie,
siamo più spaventati o più sinceri?