Pensieri Sparsi

Ma davvero vai a Parigi?


Quando, dopo tutto quello che era accaduto, ho detto in giro che sarei andata a Parigi per il weekend ho ottenuto reazioni differenti che facilmente racchiuderei in due filoni di pensiero:

• Sei pazza? Dopo tutto quello che è accaduto, andare a Parigi è un suicidio!

• Fai benissimo! Dopo tutto quello che è successo la città sarà sicurissima.    Non che abbia chiesto pareri in giro, sia chiaro; avevo ben presente la mia visione sempliciotta delle cose: se è scritto da qualche parte che quel giorno devo morire che io sia a Parigi o a casa mia a pensare al mio viaggio a Parigi poco importa, se devo morire…morirò! Tanto vale godermi le cose belle che incontrerò nel mezzo!   

Sono appena atterrata a Roma: sopravvissuta a tre giorni di bellezza Parigina, un po’ meno al mal di schiena che mi ha tenuto compagnia per tutto il tempo. Piacevolmente distrutta come dopo ogni bel viaggio tengo stretto a me il mio trolley rosa carico di nuove sensazioni e nuovi ricordi da riporre con cura nel mio armadio emozionale.  Sono sopravvissuta alla paura di continuare a vivere nonostante tutto, nonostante il mondo, nonostante i controlli raddoppiati alle borse e i militari con i mitra per le strade!    

Sono sopravvissuta all’emozione di osservare da vicino quei luoghi che sembravano lontani dalle immagini in tv, al dolore che fendeva l’aria in quella zona di Parigi dove il tempo è stato congelato il 13 Novembre! Non voglio perdermi in discorsi sociopolitici da salottino, non voglio domandarmi di chi sia stata la colpa di quanto accaduto, semplicemente ho sentito il bisogno di rendere omaggio a chi, quella sera, ha perso la vita facendo la cosa che più io amo al mondo: vivere la musica, condividere emozioni! È stato un pugno allo stomaco osservare quella distesa di fiori e candele, foto e disegni, quei messaggi di pace lasciati laddove quello che si riesce a sentire è solo una profonda rabbia per l’ingiustizia del mondo.     Ho accarezzato con lo sguardo il pegno d’affetto deposto da chi prima di me aveva fatto visita a quel luogo, nonostante tutto un sorriso amaro si è fatto largo sul mio viso nel notare quella grande scritta argentata: love!

Perché nonostante tutto, nonostante il mondo, è tutto quello che ci rimane.  

Sto facendo ritorno a casa…almeno per ora! 

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21 thoughts on “Ma davvero vai a Parigi?

  1. Io penso che tu abbia fatto benissimo, non perché consideri la città più sicura di prima, ma perché sono d’accordo con te, sia sulla tua visione “sempliciotta”, che è anche la mia, sia perché penso che ci sia ben poco, forse niente che valga le sensazioni e i ricordi che altrimenti avresti perso.

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  2. Io tremo..ed ho paura per mia sorella che vive lì. ..ma non posso fare a meno di pensare che è inutile vivere con il pensiero costante della morte che ti può colpire ad ogni istante…sarebbe stare al gioco di quei mostri . Si deve alzare la testa e pensare al futuro. Comunque.

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  3. non per forza cio che e capitato debba ricomincare nello stesso posto o debba del tutto ricominciare, cio che e capitato e tragico, vergognoso, lascerante, perche nessuno ha il diritto di ucidere un altro essere vivente, ma anche perche sono persone con il cervello lavato, il loro dio mai avrebbe voluto che loro ammazaserono delle persone nel nome di dio. ma ben si espandere amore.

    ps. foto carine.

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  4. La gente dovrebbe riflettere su più. È un pò come quelli che dopo aver visto la costa schiantarsi al giglio disdicevano le crociere o che se cade un aereo non lo prendono. Questo perché le paure sono amplificate dai media. Se una cosa non fa notizia allora non c’è da aver paura e così ad esempio tutti quelli che ti hanno posto la domanda si saranno messi in auto incuranti del fatto che tutti i giorni qualcuno ci muore. Poi certo…magari distinguere tra essere a Parigi o Roma o New York e magari andare a kobane dove si muore ogni minuto sarebbe auspicabile ma per l’occidentale medio da social è già troppo!

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