Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

All American


Ammetto, con un velo di imbarazzo che mi colora il viso meglio di quanto abbia fatto la pennellata di blush questa mattina, che il crescente numerino di followers di questo spazio inizia ad inibire le mie parole, o quanto meno prova a farlo nella mie testolina. Mi spiego meglio, la mia difficoltà nel castrare pensieri e parole da spesso origine a post deliranti con tendenze acide con un dolce retrogusto adolescenziale, la caratteristica di questo mio spazio virtuale, probabilmente, è proprio quella di non avere delle caratteristiche; insomma chi inciampa nelle mie parole ha la consapevolezza di ritrovarsi in un vortice di no sense emozionale. Chi frequenta questo blog sa benissimo di non avere idea di cosa aspettarsi quando torna a farmi visita, io per prima non ho idea di cosa finirò per metterci di volta in volta. Insomma, tutte sto giro di parole inutili è per dire che, a dispetto del menefreghismo cosmico su cui avevo impostato il blog mi accorgo,sempre più spesso, di ritrovarmi a pormi una serie di domande stupide ogni volta che mi appresto a scrivere un nuovo post: ma cosa gli faccio leggere? A chi potrà mai interessare? Davvero voglio parlare ancora di questa roba?
Solitamente la risposta arriva da sola senza che io ci perda tempo a ragionare troppo: blog mio, spazio mio, deliri miei! 

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Ho una valigia da preparare e poca voglia di ragionare sul come riempirla, la musica che riecheggia nella stanza mi ricorda, in un rumoroso promemoria, di cosa volevo parlare in questo post prima di perdermi nei meandri dei pensieri che vorticano nella mia mente: yaaay, è uscito un nuovo cd di Nick Carter! E Sti cazzi!
{non sono impazzita so perfettamente che lo state pensando in coro}

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Il fatto che lui canti questa roba qui la dice lunga sul suo stato menale, il fatto che io trovi piacevole ascoltare questa roba là dice lunga sul mio, sulla mia voglia di leggerezza e il mio desiderio malcelato di voler restare ragazzina.
Siete ancora in tempo a fermarvi nella lettura e salvarvi da questo delirio; mi sono presa una settimana di tempo per ascoltare questa roba e leggerne i testi prima di poterne mettere nero su bianco le mie impressioni. Amo la capacità di questo uomo di riuscire a farmi tornare 15enne con la vuotezza delle sue parole e la ripetitività dei suoni che esco dalla sua bocca da troia [ops, non volevo essere scurrile ma non ci sono altre definizioni per le sue labbra].

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11 canzoni per un cd, All American, realizzato nel tempo che io ci impiego al mattino per scegliere cosa indossare, che denota il disperato bisogno del biondino che ha rapito il mio cuore di restare forever young illudendosi di nascondere le rughe che iniziano a contornare i suoi occhi con le immagini profonde evocate dalle parole dei suoi testi.

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Indecisa sul come impostare questa mia personalissima recensione del cd in questione, ho inviato un messaggio ad una carissima amica per chiedere consiglio sul da farsi; dopo averle inviato un pezzo di quello che avrei scritto le ho candidamente chiesto se ritenesse dovessi blaterare genericamente sulle canzoni o fare una critica puntuale di ogni brano. La sua risposta mi ha indotto alla seconda ipotesi: non odiatemi, in fondo sono solo 11 canzoni e voi potete ancora smettere di leggere.

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Il cd si apre con 19 in 99, sembrano numeri messi a caso, me ne rendo conto, semplicemente 19 erano gli anni che Nick aveva nel 1999 e che vorrebbe avere nuovamente per poter tornare a giocare con i videogiochi, indossare Reebook, ascoltare 2Pac o i Nirvana, incontrare ragazze di nome Lana con un tatuaggio sulla schiena. Insomma questo poveretto ha una voglia disperata di tornare a quando poteva spendere soldi fregandosene del resto facendo il bagordo sotto la scritta Hollywood; certo adesso con il mutuo da pagare, le bollette da saldare, i figli da mandare al college mica può permettersi di sperperare quei soldi che passano direttamente dal conto delle fans al suo?

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Per restare in tema grandi problemi esistenziali di un povero cantante di una boyband, troviamo Get over me, collaborazione con Avril Lavigne ed uno dei miei pezzi preferiti del cd.
Come ogni idolo delle teenagers, Nick era solito infilarlo allegramente un po’ qua e un po’ là mentre era in giro per il mondo; come dargliene una colpa? Era giovane, ricco, famoso e in ogni angolo del mondo trovava orde di ragazze pronte a spalancare le gambe [non che adesso la situazione sia cambiata di tanto, ma questa è un’altra storia]. Infila qui, infila lì, il povero Nick deve averlo messo nel posto sbagliato più di una volta se è finito con lo scriverci addirittura una canzone sulla psicopatica di turno che, convinta di essere il grande amore della sua vita, ha iniziato a stalkerarlo con la speranza di infilargli un anello al dito solo perché è un cantante. Che vita difficile, eh? Il fatto che io riesca a dare un viso ad almeno una psicolabile a cui potrebbe essere facilmente dedicata la canzone è sintomo di quanto io sappia decisamente troppo di questo uomo e di quanto lei si sia resa tanto ridicola da divenire leggenda.

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Questo poveretto ha una fan stalker, non può spendere soldi come quando aveva 19 anni ma fanculo a tutti lui vive in California e tutto va alla grande perché nel suo dorato stato d’animo ha il sesso, le spiagge, gli ossessionati del silicone, i Chiwawa con i collari di diamanti, i tossicodipendenti, il traffico e la sabbia e tutte quelle cose fighissime che tutti dicono di odiare ma invece vogliono.

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Eppure, dopo l’ennesimo risveglio ancora stordito da troppo alcol della sera precedente, un tatuaggio di cui non ricorda nulla, il sapore di liquore ancora in bocca, la playstation rotta e la macchina in doppia fila completamente rigata, si è reso conto che forse era il caso di cambiare rotta seguendo la direzione del suo Second Wind. Parlare della madre psicopatica che incontra la ragazza a cui vuole mettere un anello al dito, nonostante la voce da povero folle con cui canta quelle parole, smuove un certo senso di empatia che si perde, in un battito di ciglia, nella melodia della musica e nell’immagine di lui nudo nel letto evocata poco prima.

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In un moto di ribellione dalle canzoni sole-cuore-amore che usualmente canta con i Backstreet Boys, decide di inserire un pezzo come Swet nella playlist. Personalmente non amo molto la musicalità del brano [che non so per quale motivo mi ricorda tanto Swine di Lady Gaga], eppure non riesco a fermare le immagini mentali che in automatico partono nella mia testolina non appena le prime note del pezzo arrivano alle mie orecchie. Saranno gli ansimi di sottofondo, il modo lascivo con cui biascica le parole consapevole dell’effetto che avranno sugli ormoni di chi da anni fantastica fissando un suo poster appeso al muro, sarà che è uno stronzo e il pensiero di come questa canzone sarà eseguita live mi fa alzare la pressione, sarà che ancora devo riprendermi da Pony, sarà che odio quello che non posso avere…ma questo pezzo mi provoca una serie di squilibri ormonali che, per preservare quel minimo di dignità che forse ancora posseggo, eviterò di descrivere in maniera dettagliata.

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Il problema è che dopo aver ascoltato per 2 minuti e 42 il suo desiderio di affogare nel tuo amore, diventa davvero complicato sentirgli volere un pezzo dolce come una Cherry Pie, di voler scartare caramelle e sentire odore di sesso.

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Per la mia salute mentale, mio caro Carter, possiamo tornare a parlare della tua playstation rotta o dei tatuaggi sulla schiena che ami tanto? Possiamo parlare di come ti sei perso la fidanzata a Tijuana? Di come tu riesca a ricordare solo che stavate vomitando Tequila in questa tua vita loca?tina-mucho-calor

Per smorzare i miei ormoni, impazziti a metà cd fortunatamente inserisce una canzone dedicata a sua moglie e al portabagagli super dimensionato che si ritrova come fondoschiena in pieno stile All American, esattamente come la Kardashian [ti piacerebbe, aggiungo io]. Non so quanto sarei felice se mio marito affermasse: She’s super-sizing it, all American; All American, she’s like a battleship….ma chi sono io per giudicare?

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Per quanto trovi questo pezzo abbastanza noioso, non posso ascoltare con dolcezza Man on the Moon; a pochi giorni dall’uscita del cd mi è arrivato un messaggio dalla mia editor severa che mi ha fatto sorridere non poco: Ma Man on the Moon è ispirata a Eclisse?
Per chi avesse letto la storia di Chris, Desy e del piccolo Christian il collegamento è stato abbastanza immediato, dopotutto a chi credevate mi fossi ispirata per il mio Chris?

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E dopo aver capito che Paolo Fox deve aver tirato un brutto scherzo al biondino del mio cuore che non vuole conoscere il suo Horoscope ed essermi tagliata le vene con I will wait, brano scelto dalla sottoscritta che, pur di non sentirlo cantare, si sveglia immediatamente al mattino, sono arrivata alla fine del cd con una voglia matta di vederlo live e di poterlo riabbracciare anche solo per un istante e tornare ragazzina felice illudendomi che sarà per sempre.

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La verità è che per quanto trovi divertente distruggere tutto quello che fa questo povero uomo, ringrazio ogni giorno per la sua iperattività e la sua incapacità di restare per più di qualche giorno di seguito con il sedere piazzato sul divano a giocare alla sua amata playstation; adoro la vuotezza dei suoi testi, la sua voglia di restare giovane per sempre che è troppo simile alla mia, la spensieratezza che canzoni del genere riescono a regalarmi anche in periodi come questo in cui sono in pausa da me stessa.

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Ringrazio me stessa per la mia capacità di riuscire ancora ad emozionarmi e sognare come nel 1999, anche non ho più la stessa età di allora e ringrazio il biondino dalla bocca di troia che ha rapito il mio cuore per essere rimasto lo stesso di allora.

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It makes me wanna go back in time
I know you remember me
You and I, didn’t give a damn 

Non cresceremo mai per davvero,
e non cresceremo…insieme.

 

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7 thoughts on “All American

  1. Amo la capacità di questo uomo di riuscire a farmi tornare 15enne con la vuotezza delle sue parole e la ripetitività dei suoni che escono…”
    Post strano, professi il tuo affetto per questo personaggio che io ricordo solo come quello biondo di quei pirla dei Backstreet Boys scrivendo veramente le peggio cose sulla sua “arte”! La Vuotezza delle Sue Parole! Ahia, porello…

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  2. Si chiama momento odio/amore di una fan! Non so se sei arrivata alla fine del post infinito e tralasciando la tua definizione di pirla, credo che a 30 anni si abbia la facoltà di dividere “l’amore adolescenziale” dalla realtà dei fatti; nello specifico parliamo di un cd dal sound molto leggero che però parla solo di sesso, ragazze con i tatuaggi sulla schiena, playstation rotte e post sbornia da capogiro 😛

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  3. Adoro questa tua recensione e come sempre condivido quello che hai scritto. Fa sorridere come alla fine sappiamo leggere dietro i testi, conoscendo fin troppo bene il nostro biondino

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