Pensieri Sparsi

Buone ninne imbronciate!


Avete presente quando i bambini improvvisamente iniziando a piangere? Senza un motivo apparente, imbronciano il viso e iniziano ad essere infastiditi dal mondo intero? Tirano su col naso e iniziano a meditare vendetta verso non si sa mai bene chi o cosa? 
Stasera sono proprio una bambina…Buonanotte ❤️ 

Pensieri Random di una 15enne · Pensieri Sparsi

Una parte di me, diversa da me.


Sin da quando ero ragazzina ho creduto più al destino che alle favole; in età universitaria poi, forse complice un amico dalle credenze mistiche tendenzialmente esoteriche, mi sono lasciata infatuare dal fascino delle coincidenze, dall’ammaliante presenza di segni che mi indicassero la giusta via. Una via che spesso, ignorando i chiari segni disseminati dal fato per il semplice gusto di giocare secondo regole diverse, ho scelto di non seguire scoprendo che il destino, in qualche modo, avrebbe comunque rimediato ai miei errori.

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È stato così quando, circa dieci anni fa, ho ascoltato quella canzone che mi ha ricordato chi fossi indicandomi il sentiero da cui ripartire per ritrovarmi; è stato così che, arrivata in stazione una mattina di ormai otto anni fa ho visto partire dinanzi ai miei occhi il treno che mi avrebbe portato a Roma per vedere i Backstreet Boys. Avevo fatto tardi perché avevo dimenticato il telefonino a casa. Io avevo dimenticato il telefono, l’estensione naturale della mia mano. Assurdo.

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Sconcertata avevo preso il treno successivo, più lento, sul quale mi ero scontrata con una triste realtà: quella che credevo essere la mia partner in crime si era rivelata essere poco più che una stronzetta invidiosa che, senza pensarci due volte, mi aveva scaricato. Non sto qui a tediarvi su questa inutile perdita, col tempo ho capito quanto anche lei fosse semplicemente una pedina nelle mani del destino, un pezzo di un meraviglioso puzzle che avrei completato solo in seguito.

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Sono passati otto anni da quel giorno, da quando, delusa ed eccitata allo stesso tempo, ho percorso la strada che mi avrebbe condotto alla Mondadori…o più propriamente a quello che avrei trovato lì.
Sono passati otto anni e la mia memoria è quello che è, non ricordo le prime parole che ci siamo rivolte quel giorno, sicuramente c’è stato qualche abbraccio di troppo, odiavo gli abbracci e ancora oggi mi domando come il destino mi abbia rifilato una persona così abbracciosa; quello che ricordo però è quell’assurda connessione che ho provato, quella strana strana sensazione che non sarei più stata sola. La certezza di aver trovato una sorella di madre diversa.

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Oggi lo chiamo destino, in alcuni giorni la chiamo sfiga. E’ bastato un attimo affinché le nostre vite si intrecciassero, con tutto quello che ne è scaturito dopo. Eravamo come Romeo e Giulietta, non nel senso romantico della cosa; amiche di amiche che si odiavano costrette a scambiarsi informazioni in segreto, tediate dagli sguardi odiosi di chi non capiva questa amicizia nata un pò per gioco… un pò per stalkeraggio [sono stata una povera vittima, dovete credermi].

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Era il 24 Novembre del 2007, il primo momento in cui Nick Carter si è ricordato di me, il giorno in cui ho incontrato la mia migliore amica [a cui consiglio vivamente di approfittare di questo momento di dolcezza]. Eravamo due ragazzine, così diverse da non centrare nulla l’una con l’altra, così uguali da sceglierci per la vita. Quanto può essere strana la vita?

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Due anni dopo, nello stesso giorno, in una città diversa siamo riuscite ad avere il nostro momento perfetto, la nostra foto perfetta, quella che racchiudeva in una sola immagine tutto il nostro mondo.
♥♥♥ Io + lei + Nick Carter  ♥♥♥

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Lo so, roba da ragazzine starete pensando voi, ma, credetemi, se vi dico che non potete neanche immaginare la gioia di quel momento. Non ho mai messo mie foto sul blog, ma a sto giro è diverso, quando rileggerò queste parole voglio vedere la felicità sui nostri volti, ricordarmi, ancora una volta, che sapore ha la gioia pura se condivisa con chi è parte fondamentale della tua vita.

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E’ complicato spiegarvi il nostro rapporto, ci avevo provato qualche post fa, ma le parole non sempre riescono ad esprimere la complessità delle emozioni; non ho mai creduto all’amicizia vera, non ho mai amato le amicizie morbose, non ho mai sopportato le amicizie gelose. Noi siamo tutto e siamo niente, la amo e la odio. Il bianco e il nero che quando si fondono creano un arcobaleno di colori, ma quando si scontrano generano il caos più totale.

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Sono passati otto anni, e mi sembra solo ieri quando, per la prima volta, quando le nostre strade si sono incontrate. Non è la migliore amica più perfetta del mondo, neanche io lo sono…ma è la mia migliore amica.

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Una parte di me, diversa da me.

 

Pensieri Sparsi

Post-non-Post


È lunedì eppure oggi, nonostante il ritorno a lavoro dopo quasi 10 giorni di ferie con pioggia e freddo, nonostante la noia del traffico che mi ha tediato nel mio svolgere il compito di sorella maggiore, nonostante il fastidio di essere donna, nonostante tutto non avrei voluto tediarvi con il solito post del lunedì. Evviva. Avevo iniziato a scrivere un post sulla dipendenza da smartphone, invece di dedicarmi al recupero delle serie Tv che prima o poi mi sommergeranno, quando un rumore una musica fastidiosa ha iniziato a rimbombare dalla strada coprendo il suono della Tv di sottofondo che mi stava tenendo compagnia.

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Invece di alzare il volume della tv, ho assecondato la mia scimmiesca curiosità e, sfidando il gelo, ho aperto la finestra e sono uscita in terrazza e mi sono ritrovata, mio malgrado, in una puntata del Boss delle cerimonie. Niente telecamere né Don Antonio a dirigere il tutto, semplicemente un’assordante musica neomelodica che rimbombava nell’aria al grido gioioso di Auguriiii Floraaaa.

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Lungi da me essere contraria alle tradizioni matrimoniali, insomma c’è gente a cui la serenata potrà sembrare un estremo atto di romanticismo, una dimostrazione d’amore estremo che si è trasformata dalla stonata canzoncina accennata su una pessima base musicale all’assunzione di un cantantuncolo professionista che tedierà con la sua melodica voce tutto il vicinato perché la suddetta Flora deve essere consapevole dell’amore che il futuro sposo non riesce più a contenere nel suo cuore neomelodico.

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Grazie a Flora ho, quindi, rinunciato al mio post sulla dipendenza dal mio smartphone a favore di un insieme di parole senza senso dedicate alla futura sposina; perché se a quanto pare rientro nel vicinato della fortunata donna a cui è stato dedicato questo sperpetuo musicale come faccio ad astenermi dal commentare il lieto evento?

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Stavo iniziando a blaterare sulla serenata insolente che mi ha disturbata mentre provavo a scrivere, sempre senza guardare alcun telefilm della mia lunga lista da recuperare, ma poi ho sentito una musica familiare che mi ha fatto sorridere all’istante rimettendo a posto il mio mood come per magia. Come si fa a restare acidi e sarcastici quando risuona nella stanza la canzoncina della pubblicità del Pandoro Bauli?

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Non si può! Quindi con questo post-non-post vi auguro la buonanotte ♥♥♥♥

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Pensieri Sparsi

Ma voi siete pronti al freddo?


L’inverno è ormai alle porte, ne sento l’alito freddo dritto sul collo e già rabbrividisco.
Mettiamo in chiaro le cose: non ho alcuna intenzione di tediarvi raccontandovi il mio incondizionato odio per la stagione fredda; non ho voglia di annoiarvi spiegandovi che, se non il mio amore per il Natale e la sua magia non fosse maggiore del mio odio verso il gelo, preferirei entrare in letargo tipo a Settembre per risvegliarmi, magari grazie al bacio di un bel principe azzurro super accessoriato, direttamente a Maggio; non voglio chiarirvi il semplice concetto per cui preferirei crogiolarmi nel sudore estivo piuttosto che stringere amicizia con i pinguini che, ben presto, affolleranno le strade.
Oh no, questo non è un post lamentela…è un post di protesta.

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Sarà che sono reduce da una lunga doccia calda di circa 40 minuti, sarà che il freddo del novembre londinese si è infiltrato dritto nelle mie ossa, sarà che il solo pensiero che nei mesi a venire i miei migliori amici saranno il mio condizionatore e il mio plaid morbidoso, sarà che, ogni qualvolta si avvicina questo periodo, una sola gigantesca domanda aleggia nella mia testa:
Ma come diavolo fanno le donne a restare perfettamente donne in inverno? Come, nonostante il freddo pungente, riescono a restare impeccabili femme fatales? Qual è il vostro maledetto segreto?

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Chiariamo una cosa fondamentale: non sono affetta da alcuna maledizione stile Shrek che al sopraggiungere dell’inverno mi trasforma in uno Yeti…ma ci vado moooolto vicino.
Ed è per questo motivo per cui capirete il senso della mia frustrazione ogni qualvolta il termostato inizia a precipitare; il punto focale della questione è che la quantità di vestiti da me indossata è inversamente proporzionale alla gradazione segnata dal termostato. Capirete, quindi, che, mentre in estate tendo a ridurre ai minimi termini la metratura di stoffa utilizzata per coprirmi, in inverno arrivo letteralmente a perdere il conto dei capi d’abbigliamento indossati.

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Osservo con bonaria invidia quelle donne che sfidano il freddo indossando un cappottino, possibilmente aperto per mostrare il vestito di lanetta leggera indossato, indiscutibilmente, utilizzando calze nude quasi impercettibili e stivaletti dal tacco vertiginoso, il tutto impreziosito da un foulard leggero che, svolazzando mosso dal vento gelido, crea quel tocco di enfasi in più che non fa mai male. Invidio la loro capacità di indossare guanti sottilissimi semplicemente per fare scena, la loro abilità di camminare impettite nonostante la Bora, la loro abilità di mantenere intatto trucco e parrucco nonostante il rischio evidente di ipotermia.

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Con l’arrivo del primo freddo io subisco una qualche trasformazione genetica che rende il mio corpo incapace di produrre calore o, quantomeno, di percepirlo. Il mio armadio di riempie di maglioni extralarge super colorati, di quelli che sono un abbraccio caldo di lana; le calzine colorate in ciniglia diventano le mie amiche per la pelle, non esco di casa senza essermi avvolta nel mio piumino stile omino michelin, bardata nella mia sciarpona e rintanata nel mio berretto.  Non prendo proprio in considerazione l’idea di indossare gonne con calze spesse quasi quanto un pantalone; indosso talmente tanti indumenti da riuscire a far desistere un maniaco al solo pensiero dell’immane sforzo di spogliarmi.

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Forse sono un tanti nello esagerata, ma avete iniziato a pensare al momento in cui al mattino dovrete abbandonare il caldo tepore del vostro piumone per andare a lavoro? Mi si gela il naso al solo pensiero.
Dovrebbero dichiarare tale meschinità illegale! E’ una vera e propria tortura, siamo onesti, prendere la terribile decisione di mettere fuori i primi centimetri di pelle al mattino [grazie condizionatore programmato che mi fai svegliare già al calduccio, ti amo]; è una violenza contro se stessi abbandonare il pigiamone di pile e costringersi a vestirsi. Non è assolutamente giusto.

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E vogliamo parlare del terribile momento in cui, dopo 40 minuti passati sotto al getto bollente della doccia, arriva il fatidico momento in cui bisogna chiudere l’acqua e protendere il braccio verso l’accappatoio? Non importa che si è deciso di utilizzare il termo arredo come appendino per rubarne il calore, ne tantomeno che, oltre ai caloriferi, si è scelto di tenere accesa anche una piccola sfufetta nel piccolo bagno in cui si consumerà il misfatto…il momento esatto in cui il braccio lascerà il calore asfissiante del box doccia ci sarà, sempre, Elsa pronta a creare stalattiti e stalagmiti intorno al nostro braccio con un suo raggio congelante.

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Ho detto che non mi sarei lamentata, mentivo.
Ma voi, siete pronti al freddo?

Pensieri Sparsi

Tornata all’ovile!


Messo piede da poco sul suolo italico e ad attendermi trovo freddo e pioggia; si chiama cattiveria questa {che è sinonimo di inverno} perché, dopo aver lasciato il freddo gelido di Londra, mi aspettavo di trovare ad accogliermi il tepore del sole di casa. Illusa. 

Eppure, nonostante quel freddo che mi ha costretto ad outfit anti sesso {devo assolutamente scrivere un post sul mio rapporto col freddo}, ho amato ogni singolo istante trascorso in questa città. L’avevo adorata a Febbraio, l’ho amata avvolta in questa veste natalizia!   Nessuno comprende quanto sia stupendo viaggiare finché ritorna a casa ed appoggia la testa sul suo solito, vecchio e familiare cuscino

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Un puntino rosa


  
Mi ero fermata per fotografare quell’albero triste; ho sempre adorato gli alberi secchi, la fiera nudità con cui si apprestano ad affrontare l’inverno. Era domenica, una domenica strana, in cui la gioia di vivere e condividere del tempo con le amiche si mescolava alla consapevolezza di vivere in un mondo malato; una domenica in cui quell’albero privo di foglie che si ergeva solitario di fianco al lago sembrava avere un significato diverso dal solito! Stavo per scattare la foto quando un puntino rosa ha iniziato a camminare verso le papere, senza quella paura che il male del mondo aveva seminato nel mio cuore. Quel puntino rosa, ancora ignaro dell’orrore che ci circonda in questo periodo, si avvicinava speranzosa alle papere come fosse la cosa più naturale del mondo. Senza paura. È così che ho scattato la foto! 

Meritiamo di essere come quel puntino rosa: senza paura.

Pensieri Sparsi

Tornando a casa❣


Non si considerava un turista bensì un viaggiatore, e spiegava che si tratta in parte di una differenza temporale. Dopo poche settimane, o pochi mesi, il turista si affretta a tornare a casa; il viaggiatore, che non appartiene ad alcun luogo in particolare, si sposta lentamente da un punto all’altro della terra, per anni.  Sono in viaggio verso casa! Avevo scritto un post lungo e pieno di malinconia ma l’applicazione di worpress ha deciso che la cosa più giusta da fare fosse cancellare anziché pubblicarlo! Grazie worpress! Come se non bastasse il film noioso che la carrozza cinema di Italo mi ha riservato a sto giro! Sento l’odio bussare alla mia Porta!

 È che sto tornando a casa e, nonostante sia consapevole che ci resterò giusto il tempo di un cambio valigia, non riesco a scacciare questa pesante sensazione di malinconia che permea il mio cuore! È sempre la stessa storia: ogni qualvolta mi tocca salutare le mie amiche in stazione non riesco a non farmi avvolgere da un velo di tristezza, ogni volta che il suono cristallino delle nostre risate spensierate di affievolisce all’aumentare dei km che ci separano non riesco a non provare malinconia nostalgia. Ogni volta che le nostre parole pronunciate ad alta voce ritornano ad essere messaggi digitati su whatsapp, non riesco a non odiare questa stupida lontananza che ci divide.  Sto tornando a casa! La valigia piena di nuovi ricordi e una scorta delle mie caramelle preferite proventi da svariate parte del mondo; in fondo, a cosa importa quale sia la tua età se hai delle amiche pronte ad assecondare la tua follia? A nulla ❤️ I’m coming home…tell the world that I’m coming! 

Pensieri Sparsi

On the road…again…


Sono di nuovo su un treno, un treno in ritardo, ma pur sempre un treno!Sono di nuovo in viaggio, trolley fuxia alla mano, musica nelle orecchie e caramelle gommose a tenermi compagnia.  Il sole fa timidamente capolino tra la nebbia che lo avvolge, ma poco importa! Sto andando via, di nuovo! Mi sto concedendo una nuova pausa dalla mia vita o sto semplicemente vivendo secondo le mie regole? A chi importa avere una risposta? A me no di certo! 

La verità è che questa vita è così imprevedibile che perdere anche un solo istante nel cercare di dare risposte a domande che, probabilmente, non ne hanno equivale a sprecare tempo. E noi siamo davvero sicuri di avere tutto questo tempo a nostra disposizione?  Meno male che è venerdì…e io sono via!

Pensieri Random di una 15enne

#ProblemiEsistenziali


Ci sono giorni in cui i problemi della vita mettono tutto in una prospettiva diversa! Situazioni paradossali in cui non avresti mai immaginato di ritrovarti!

 
Io conosco la mia risposta [nonostante la canotta bianca a cui mancava solo la macchia di sugo].