Parole e Storie

Fallen in love with an Angel.


E’ domenica sera, una domenica un pò così e, mentre stavo scrivendo tutt’altro, mi è venuto in mente di postare questa roba qui.
E’ una vecchia storia, vecchia davvero. E’ una di quelle storie tanto amate da chi mi leggeva tanti anni fa, una di quelle storie che molti ricordano con nostalgia e a cui io sono emotivamente legata. E’ una di quelle storie che vorrei tanto rispolverare dall’armadio, una di quelle a cui vorrei donare un vestito nuovo e poi chissà…
Stasera ho ripreso il primo capitolo…l’ho rattoppato e gli ho messo qualche merletto per renderlo più piacevole alla vita…stasera vorrei condividerlo con voi [anche se potrebbe sembrarvi sciocco e infantile].
Lo so, è una premessa troppo lunga, ma io sono logorroica. 

Fallen in love with an Angel.

Non posso credere stia succedendo davvero: sto tornando a New York!
La mia mente sembra essersi incastrata su un unico pensiero da quando ho messo piede su quest’aereo, come un disco rotto che ripete in loop sempre la stessa melodia facendo vibrare corde della mia essenza che credevo sopite per sempre ormai.
Sto tornando a casa.
Fisso la notte scura che scorre veloce attraverso il finestrino lasciandomi rapire dalle immagini che la mia mente ha iniziato a proiettare, seguo il flusso dei miei pensieri perdendomi nei ricordi che, come scene di un film in bianco e nero, si rincorrono nello schermo della mia memoria: frammenti di vita passata che si susseguono sulle note di un’appropriata colonna sonora. Che strano come ogni canzone del mio lettore mp3 si sposi perfettamente con ogni fotogramma che fluttua leggiadro nella mia mente.

Sto tornando a casa.
Non ho mai dimenticato il giorno della mia partenza per la Francia; il liceo era finito da poco, il grande ballo di fine anno, come da tradizione, aveva messo fine in grande stile a quel capitolo della nostra vita. Le nostre strade si sarebbero divise, ne eravamo consapevoli sin dal primo giorno di scuola di quell’ultimo anno mentre fantasticavamo sui college esclusivi a cui avremmo presentato domanda; eppure, se chiudo gli occhi, riesco a percepire nuovamente l’ondata di tristezza che aveva travolto il mio cuore quando, con gli occhi velati di lacrime, ho varcato per l’ultima volta la porta di casa e il mio sguardo si è scontrato con quello delle mie migliori amiche. Avevo stretto più forte il manico del trolley fuxia che trascinavo altera e, con un movimento secco della testa, avevo sistemato i capelli e ricacciato dentro le lacrime ostentando una sicurezza che mi avrebbe assicurato, senza problemi, la nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista. La consapevolezza che tutto sarebbe cambiato nel giro di poche ore di fuso orario mi stava lacerando lentamente ma, per nessuna ragione al mondo, il sorriso sarebbe sparito dal mio viso; stavo lasciando il mio mondo, il mio regno, per affrontare una realtà a me totalmente sconosciuta, era arrivato il momento di mettere da parte la corona di reginetta del ballo e accettare il rischio di essere una ragazza anonima in un paese in cui non avrebbero capito neppure la mia lingua.
“Stella, non dire sciocchezze. Nessuno sano di mente potrebbe mai considerarti anonima; devi aver bevuto troppo ieri sera ed essere ancora sbronza per pensare un’eresia del genere. Non sai di cosa stai parlando, si accorgeranno ben presto di quanto tu sia unica e lo sai benissimo, tesoro, hai solo voglia di sentirtelo dire da noi. Sei tremenda.”
Le parole di Brenda riecheggiano ancora rumorose nella mia testa, quante volte le avrò sentita fare quel medesimo discorso? Probabilmente ogni qual volta, in un momento di debolezza, avevo messo a nudo le mie paure più recondite confessandole ad alta voce; ero così ossessionata dalla popolarità e dallo status sociale che avevo conquistato nel periodo del liceo che, il solo pensiero, di non poter più vivere beandomi di quei privilegi sociali mi distruggeva psicologicamente.

Come avrei fatto a vivere se ne nessuno mi avrebbe adorato semplicemente per il mio essere me stessa? Come avrei fatto a sopravvivere all’anonimato?
Non potevo assolutamente perdere la mia popolarità…e invece era andata esattamente così.
Appena messo piede in terra francese, avevo capito che molte cose nella mia vita sarebbero cambiate e io non avrei potuto farci nulla: non era più tempo per delle mega-feste in piscine di ville principesche, non era più tempo per lustrini e di pon-pon, non era più tempo di nascondermi dietro i miei occhialoni da sole e decidere, con aria annoiata, cosa fosse da considerare di moda quella settimana. Era il tempo di cambiare! Non potevo essere un’americana in eterna vacanza, dovevo ripartire da zero e ricostruirmi passo dopo passo, dimenticare chi ero stata e come girava il mondo quando la stella più luminosa del firmamento ero io. Era arrivato il momento di crescere.
Sto tornando a casa.
Non ho raccontato a nessuno del mio arrivo, nessuno a parte Brenda e Kelly, logicamente.
Erano le mie migliori amiche ai tempi del liceo, probabilmente le uniche vere amiche che mi ero concessa di avere, le uniche veramente sincere tra quella massa informe di ochette dalle voci stridule che avrebbero fatto di tutto pur di entrare nelle mie grazie e godere anche loro dei privilegi della popolarità, anche se solo riflessa. Ci sono persone che il destino mette sul tuo cammino per un motivo ben preciso, Brenda e Kelly rientrano in quella categoria: amiche sin dai tempi dell’asilo noi tre, siamo sempre state inseparabili, ed era bastato poco tempo affinché il liceo divenisse il nostro regno indiscusso.
Le mie labbra si inarcano leggermente per un sorriso colmo di nostalgia al ricordo di quei giorni passati, la mia mente mi riporta ancora una volta indietro nel tempo, in quei lunghi corridoi della scuola a cui noi tre riuscivamo a dare un tocco di colore; li attraversavamo indossando, con fierezza, le divise della squadra, camminavamo ondeggiando i fianchi con fare sinuoso facendo attenzione ad occuparne giusto il centro di essi intralciando il passaggio agli altri studenti e canalizzando su di noi tutte le attenzioni. Nessuno poteva ignorare il nostro passaggio, tutti, inservienti compresi, restavano incantati a fissarci cose se fossero vittima di chissà quale sortilegio. Sorridevamo soddisfatte incrociando i nostri sguardi, il leggere le emozioni impresse su quei visi imbambolati ci donava un senso di potere che aveva un non so che di afrodisiaco. Ammirazione, desiderio, soggezione, invidia, gelosia. Pochi istanti, centinaia di emozioni differenti. E ogni mattina una vittima diversa per il solo gusto di affermare la nostra indiscussa supremazia: noi eravamo il top, gli altri solo sciocchi effetti collaterali.
Storco il naso al pensiero di questa fetta del mio passato ora che ho imparato a guardare il mondo con gli occhi di un effetto collaterale, come sbiadite fotografie rivedo gli occhi lucidi di quelle ragazze che avrebbero fatto di tutto per compiacermi e che io, acidamente, mi divertivo a distruggere per il solo gusto di farlo. Un peso compare sul mio stomaco.

Sto tornando a casa.
Ormai ci siamo. Guardo fuori dal finestrino, le luci della città si fanno sempre più vicine, sento il mio stomaco stringersi come se un pugno mi avesse colpito in pieno, non saprei dire se è il vuoto d’aria causato dall’atterraggio o l’emozione che si schiude dentro me. L’aereo traballa un po’ prima di fermarsi del tutto.  Guardo un’ultima volta fuori dal finestrino le luci ormai nitide dell’aeroporto, mi concedo un lungo sospiro prima di slacciare la cintura di sicurezza e lasciare il mio posto.
“Sono tornata!”

In realtà, non credo ci metterò davvero mano;
ma mi piace l’idea di averci pensato.

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13 thoughts on “Fallen in love with an Angel.

  1. Devi solo organizzarti. Davvero ne vale la pena. Se questo è un primo capitolo, parte con un bel ritmo, una prosa avvolgente e diventa via via avvincente. Perché no dunque?
    Senza piaggeria alcuna, io lo trovo molto interessante…

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  2. Ti ringrazio del commento, sembra banale ma mi stupisce che, dopo anni, susciti sempre le stesse sensazioni: come vedere un film.
    ti auguro una buona giornata.
    Angela

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  3. Forse dovrei pensarci davvero, probabilmente sono solo ipercritica su tutto quello che faccio e l’idea di dover mettere mani su questa storia in particolare mi mette un pò “ansia”. Ma ci penserò…grazie mille.

    Liked by 1 persona

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