Pensieri Sparsi

L’uomo del treno


Sono solita viaggiare da sola: trolley alla mano, occhiali da sole a nascondere i pensieri, espressione imbronciata, aria svampita e cuffie per isolarmi dal mondo e perdermi nei meandri della mia testa.

Per quanto spesso aneli il teletrasporto per trovarmi in maniera istantanea nel luogo desiderato e nonostante le crescenti ansie che sempre più frequentemente le notizie al telegiornale innescano nella mia essenza, mi godo ogni momento del mio spostamento.

È, però, nell’esatto momento in cui alzo la testa dal mio lettore Ebook e mi concedo di dare uno sguardo a chi ho intorno che, solitamente, trovo storie interessanti da inserire nei miei racconti di viaggio, è nell’istante in cui ricambio il sorriso di uno sconosciuto, chiedo aiuto per la valigia troppo pesante o sposto la mia borsa per far spazio al mio vicino, che permetto a me stessa di fare nuovi e fugaci incontri.

Sono scontri di vite, scambi di parole che restano sospese a mezz’aria, un trucco per ingannare il tempo nei momenti di noia che ti assalgono durante un lungo viaggio.
Lo ammetto, nella mia visione romanzata delle cose, le persone che incontro, di volta in volta, sono figuranti posti da chi tesse i fili del fato per godersi lo spettacolo pop corn alla mano.

Sarà che nei miei viaggi ho incontrato persone di ogni genere: la nonnina che, carica di regali e cibo, attraversava mezza Italia per vedere il nipotino appena nato, la bambina che mi rubava le patatine chiedendomi di raccontarle una storia, la ragazzina al suo primo viaggio da sola per raggiungere il suo amore in un’altra città, il ragazzo che mi ha rubato un bacio, la vecchietta che mi ha riempito di frutta e biscotti, le ragazze americane missionarie venute a fare volontariato in Italia, turisti da ogni parte del mondo.
Storie e vite di cui conservo uno sbiadito ricordo, come pezzi nascosti di un enorme puzzle che, viaggio dopo viaggio, compongo sul muro della mia memoria..

In questo post, voglio condividere con voi il mio ultimo strano incontro fatto in treno, raccontarvi come, a volte, ho la sensazione di essere la protagonista di uno di quei film per ragazzine che adoro tanto guardare. Oh no, toglietevi quel sorrisetto dal volto, non ho incontrato alcun principe azzurro [leggesi: non  ho incontrato alcun bonazzo da far paura per cui perdere la testa e mollare tutto all’improvviso dimenticandomi del mio presente], era più come quei film in cui la bella protagonista svampita mentre sta attraversando un momento della propria vita in cui si sente confusa e smarrita incontra un perfetto sconosciuto che invece sembra aver capito tutto, nonostante non conosca neanche il suo nome.

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Solito inconveniente estivo su un intercity per Roma: aria condizionata guasta con conseguente carrozza chiusa al pubblico; valigia e imprecazioni alla mano, sono andata, quindi, alla ricerca di un posto da occupare. Dribblando bambini frignoni e uomini soli svaccati sui sedili manco fossero sul divano di casa propria, evitando di cascare sulle valigie disposte alla bene e meglio lungo il corridoio, ho trovato pace di fronte a due ragazze in partenza per le vacanze.
Troppo impegnata a brontolare contro la batteria del mio telefono, non ho notato subito il signore paffuto seduto al mio fianco; è stato solo l’arrivo del controllore dall’ostentata simpatia a distogliermi dai pensieri in cui mi ero persa.

Potrei scrivere un intero post sul fatto che la gente dia per scontato che io sia straniera e che, di conseguenza, parli inglese [quando nella tua stessa città il cameriere di parla in inglese inizi a capire che c’è qualcosa che non va proprio come dovrebbe], fatto sta che mi sono ritrovata in maniera del tutto spontanea a fare da traduttrice tra il controllore troppo curioso e il mio vicino di posto decisamente divertito dalla scenetta offerta.

Un modo banale per attaccare bottone direte voi, ed io non posso che darvi ragione!
Non appena il controllore si è allontanato, l’uomo al mio fianco si è rianimato, ben felice di aver trovato qualcuno che parlasse la sua lingua con cui poter condividere il viaggio; sotto lo sguardo sconcertato delle due ragazze, che non capivano una sola parola di cosa stessimo dicendo, abbiamo iniziato così a dialogare del più e del meno.
Domande banali da viaggio:
• è in vacanza?
• come mai da solo?
• da dove viene?
• quanto tempo si ferma in Italia?
Chiacchiere leggere per ingannare il tempo con cui ho appreso che lo sconosciuto signore era norvegese, viveva ad Oslo per la precisione, cambiava lavoro ogni tre anni per noia e voglia di affrontare sempre nuove sfide, aveva lavorato più o meno in tutto il mondo, aveva una moglie e due figlie [di cui ho osservato le foto ascoltando i racconti sulle loro vite], aveva da poco salutato la consorte per godersi gli ultimi giorni in Italia da solo e aveva scelto Roma come ultima meta.

Stavo per dedicarmi alle lettura di qualche blog random, quando mi ha incuriosito con l’ennesima domanda:
posso chiederti in che mese sei nata? E il giorno?
Credo di aver sorriso in maniera cordiale fornendogli la risposta e di aver finto accondiscendenza quando gli ho sentito esclamare:
Tu non lo sai, ma mi hai detto tantissime cose di te in questo momento.

A questo punto del racconto va fatta qualche specifica, sono una persona estremamente razionale eppure mi lascio affascinare dalle cose che non conosco, quei misteri che si nascondono tra le parole e le immagini, tra i numeri ed i pensieri. E’ solo per questo motivo che, invece di scoppiare a ridere come istintivamente avrei fatto, ho domandato incuriosita: ma davvero? Ok, il termine giusto per definire il mio tono di voce sarebbe sarcastico, ma chi non lo sarebbe in una situazione del genere?

Lo sconosciuto signore norvegese, mostrandomi il libro che stava leggendo poco prima di essere interrotto dal controllore, mi ha spiegato la sua passione per la numerologia illustrandomi quanto i numeri che gli avevo fornito gli avevano aperto un mondo su me stessa.

Ero incredula e sconcertata mentre ascoltavo le sue parole fluttuare nell’aria del vagone di quell’intercity diretto a Roma; un perfetto sconosciuto stava tracciando un accurato profilo del mio carattere e del mio modo di affrontare la vita come se mi conoscesse da anni… ed io mi sono ritrovata a parlare delle mie ansie e delle mie paure, come se avessi di fronte un vecchio amico ho liberato i miei pensieri. In fondo è proprio questo il bello di parlare con un perfetto estraneo, la consapevolezza che l’indomani non dovrai rivedere il suo sguardo fa crollare di colpo ogni corazza di cui ti eri ricoperta fino a quel momento.

Abbiamo chiacchierato per oltre un’ora ridendo di quanto buffo fosse stato il destino quel giorno: io ero sulla carrozza sbagliata, lui sul treno sbagliato, entrambi stavamo imparando qualcosa da quell’incontro inaspettato, da quelle chiacchiere leggere e pesanti allo stesso momento.
Ci siamo salutati augurandoci il meglio per le nostre vite, mi ha lasciato una mail per inviare il mio curriculum a sua moglie che non credo utilizzerò mai e con la consapevolezza di non aver sprecato tempo con le nostre chiacchiere.

“Non devi aver paura di perdere nella vita, ogni volta che perdi qualcosa, in realtà, impari molto altro; impari che resti in piedi, nonostante tutto; impari che sei, comunque, più forte tutto. Le prime volte ci stai male, ma poi impari che alla fine tutto passa, che tu riesci a far passare tutto. Ci vuole tempo. Perdere aiuta a costruire la tua personalità, non farti spaventare dalle cose che non vanno come vorresti. Non aver paura di desiderare qualcosa, sai che, prima o poi, sei talmente testarda da ottenerlo.”

Grazie sconosciuto signore del treno.

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15 thoughts on “L’uomo del treno

  1. Questo post è davvero stupendo.
    Come te, anch’io ho avuto la fortuna di incontrare persone più o meno socievoli durante i miei pochi viaggi in treno. Forse loro non mi hanno regalato le stesse pillole di saggezza, ma ascoltare un punto di vista diverso è sempre molto illuminate.
    Personalmente, ti consiglierei di conservare quella mail, magari di utilizzarla giusto per un saluto. Forse quello stesso indirizzo ti donerà tante sorprese così come l’uomo che hai incontrato.

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  2. uhhhh, che bel post! anche a me piace stare sola, quando sono in giro sola… hihi! ma va! però a volte si fanno incontri dove ti senti più scoperta che con qualcuno che coniosci da tanto tempo! ed è sempre uno stupore incrociare vite altrui… vabbè, mi son capita da sola!

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  3. Sì davvero. Mi è venuto in mente che ľanno scorso incontrai un uomo sull intercity per torino. Anche io ho alzato gli occhi dal kindle e tac! Si è messo a raccontarmi del suo lavoro e mi ha fatto vedere le foto della casa a miami che sua moglie gli aveva appena mandato. Ah ah è stato esilarante mentre mi indicava una finestra di un palazzone bianco dicendomi che lui e la moglie vivono lì.

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  4. L’avevo già letto, ma é stato bello rileggerlo oggi…mi fai sempre venir voglia di partire con i tuoi racconti! Questo signore é stato un vero mito e secondo me certi incontri non sono solo coincidenze!

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