Pensieri Sparsi

Me stessa 2.0


Mia madre mi ha sempre detto devi essere una brava bambina,mi ha insegnato a parlare in un certo modo, a stare a tavola in un certo modo, a rispondere alle persone in un certo modo, a reagire alle situazioni in un certo modo. Mi ha spiegato l’importanza di essere brava a scuola, gentile con le persone più deboli e, allo stesso modo, con quelle più prepotenti; mi ha insegnato a porgere l’altra guancia, a cercare sempre nelle mie azioni i motivi delle reazioni degli altri. Mi ha insegnato ad essere una buona amica, a saper ascoltare, a lasciare spazio ed evitare i capricci, a non pretendere nulla dagli altri, a sopportare i loro cambi d’umore.  Mi ha fatto capire che, spesso, bisogna agire in un determinato modo perché altrimenti è brutto, perché ogni nostro gesto risuona come in una grande cassa di risonanza nel mondo, perché non è carino se qualcuno resta ferito da una nostra frase o da un nostro mancato gesto, perché bisogna pensare sempre agli altri prima che a noi stessi.
Mia mamma mi ha insegnato tante cose…poi sono cresciuta!

Ho preso tutti i suoi insegnamenti, li ho fotografati e li ho mischiati ai miei ricordi, li ho posti su un enorme tavolo, li ho guardati e studiati per un po’ prima di metterci mano, prima di stravolgerli totalmente ricreando un nuovo scenario di idee e prospettive frutto delle mie esperienze, delle mie sensazioni…della mia vita.
Non li ho dimenticati, come si potrebbe pensare, li ho semplicemente contestualizzati alla mia nuova essenza; li ho innaffiati con le lacrime versate ogni volta che, nel mio percorso, sono caduta, li ho concimati con tutto l’amore che ho incontrato percorrendo i miei passi.

Non credo di essere la brava bambina che lei ha cresciuto, quella bambina ha preso troppe fregature, si è scontrata troppe volte con una realtà poco attenta ai suoi bisogni, con delle bambine troppo furbe, invidiose o arriviste che hanno provato a farle il vuoto intorno solo per paura.

Ero appena in seconda elementare quando ho realizzato cosa potesse generare l’invidia di una sola persona gretta e insignificante: ero la bambina nuova, quella divenuta, quasi subito, la preferita della maestra con i miei occhiali, forse, troppo grandi per il mio visino minuto; lei era la classica bambina prima della classe [fino al mio arrivo] che, per principio, aveva preso in odio la nuova arrivata. A quell’età non avevo idea dei film adolescenziali che sarebbero stati girati sul tema, non avevo gli strumenti giusti per reagire, mi limitavo ad odiare il dover andare a scuola passando le giornate a tossire, non volevo affrontare le mie giornate scolastiche perché quando quel mostro di bambina decideva che nessuno doveva parlare con me, beh nessuno lo faceva e, credetemi, non è una cosa piacevole.
E’ stato a quell’età ho iniziato a intuire che le parole di tolleranza di mia madre poco mi sarebbero state utili.

Non sono mai stata brava ad imparare dai miei errori, nessuno lo è davvero quando l’unico desiderio è quello di essere accettato dal gruppo, quando si mette da parte la propria personalità per diventare come le altre. Non servono le confraternite americane nelle nostre scuole per la creazione di gruppi di elite in cui tutte le ragazzine aspirano ad entrare;  io non so avessi mai davvero desiderato di essere parte di quel gruppo ma, di certo, non volevo essere un outsider…non ancora una volta.
Neanche allora  gli insegnamenti di mia madre mi avevano aiutato, la mia gentilezza e il mio non voler offendere nessuno mi avevano, ancora una volta, penalizzato; troppo ingenua e troppo buona per capire che mi stessero raggirando come meglio credevano, ero diventata il capro espiatorio del loro stupido giochetto ed ero stata silurata con un “non ti vogliamo nel nostro gruppetto, non ci fidiamo di te.
Ero solo alle scuole medie, e il porgi l’altra guancia iniziava a starmi stretto.

Non credo essere migliorata molto, non negli anni immediatamente successivi; sentivo che qualcosa stava cambiando dentro di me ma ero stata bravissima ad infilarmi da sola in una nuoca casa di bambola; giorno dopo giorno sentivo le catene stringersi intorno ai miei polsi, ero un’adolescente frenata dalla buona bambina che alloggiava nella sua mente. Non ero più un outsider, in questo ero stata brava; ero parte di un gruppo che, con la tenerezza dei gesti e la forza delle parole, aveva iniziato a prendersi cura di me, della ragazzina che andava protetta e difesa, la ragazzina a cui andava spiegato quanto il mondo potesse essere cattivo, la ragazzina che non sapeva reagire alle angherie del mondo.

Ho passato tanti anni in una gabbia d’oro, si forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero. Tiziano Ferro non avrebbe potuto spiegarlo meglio; adoravo la gabbia d’oro in cui ero finita, eppure il personaggio che gli altri avevano costruito per me iniziava a starmi antipatico.
La brava bambina dentro di me aveva delle cose da raccontarmi ma io non le davo spazio per parlare, non avevo voglia di ascoltare. Avevo gli insegnamenti di mia madre, le cicatrici delle mie cadute, le gioie delle volte in cui mi ero rimessa in piedi da sola e delle mani sempre pronte per aiutarmi, ma non sapevo più dove fossi finita io.

Ci ho messo un po’ per ritrovarmi, credo di aver avuto il bisogno di perdermi del tutto per potermi ripresentare a me stessa.
Piacere di averti conosciuta, sei la benvenuta nel mio mondo…nel tuo mondo!
Ci ho messo un po’ per trovare un posto nella mia testa per la brava bambina che tanto brava non era più, ci ho messo un po’ ad imparare ciò che la mia vita voleva insegnarmi ma, un po’, ci sono riuscita.

Ed è così che ho imparato a conoscere le persone prima di concedere loro la mia fiducia, ad ascoltare i miei pensieri prima di confrontarli con quelli degli altri, a non nascondermi dietro le mie paure e le mie ansie.
Ho imparato a guardare oltre le parole dette, a ricordarmi che dietro ogni persona esiste un mondo che, probabilmente, non conoscerò mai del tutto, ad accettare i sorrisi e le lacrime che arriveranno con la consapevolezza che ogni momento è unico e ha un insegnamento per chi vuole imparare.
Ho imparato che nessun uomo è un’isola, che sono brava a stare da sola ma è quando mi concedo a stare in compagnia che ritrovo la parte di me che mi sta più simpatica, quella che troppe volte dimentico di possedere, quella che sa vivere di leggerezza e sorrisi.
Ho imparato che sono brava ad ascoltare,  forse più che a parlare, che sono brava a leggere tra le righe anche quando non dovrei farlo, che empatia non è solo una bella parola ma a volte sa essere una grande fregatura.
Ho imparato a porgere l’altra guancia stringendo la mia mano a pugno pronta per reagire, perché buona si ma con rispetto per me stessa; ho imparato che non sempre la miglior difesa è l’attacco, ma un buon piano è sempre la buona base per cadere sempre in piedi.
Ho imparato che essere una buona amica è complicato, quasi quanto trovarne una. Nessuno ti insegna davvero come fare, nessuno ti spiega quali sono i tuoi errori. Troppa sincerità. Troppa diplomazia. Troppa disponibilità. Troppa poca presenza. Troppe parole…forse troppo poche. Troppi silenzi. Troppa distanza. Troppe incomprensioni. Troppe complicazioni.
Ho imparato che curare un’amicizia è un lavoro difficile e io non sono bravissima nel farlo per quanto continui a provarci, che per quanto provi a donare la mia presenza non sempre è il modo giusto di farlo, che i miei silenzi pesano più delle mie parole.
Ho imparato a conoscere me stessa e a volermi bene anche quando volermi bene è difficile.

Non sono più quella brava bambina che mia madre ha cresciuto, sono diventata la versione 2.0 di me stessa…la versione migliorata di me stessa.

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14 thoughts on “Me stessa 2.0

  1. La storia della brava bambina è stata insegnata a tutti, penso…. per quel che mi riguarda, è servita soltanto ad avere più paura di fare del male che di farmene fare, anche se farne significava difendermi.
    Sai che la me 2.0 è in costruzione da un po’ (a proposito…. devo passarti le ultime cose e non mi ricordo dove sono arrivata!!! XD). La brava bambina se ne sta andando in soffitta, sto imparando a lasciare quell’insegnamento dettato dalla buona fede ma dannoso e sarò esattamente chi voglio essere, e se agli altri non piace o scombina i loro piani, o non sono in grado di rispettarlo non sarà mai più un problema mio.Alla faccia della brava bambina, delle buone maniere e di cosa non sta bene fare ^___^

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  2. La brava bambina è cresciuta ed è diventata una donna consapevole del mondo che la circonda e pronta ad affrontarlo con grinta!(ovviamente mi ritrovo molto, come penso molte altre persone, nel tuo post).

    p.s. Ho “scoperto” il tuo post solo grazie a fb:nella lista dei post dei following non c’è.😦Help, hanno cambiato qualcosa!

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  3. Ma sai che sono un paio di giorni che ho la sensazione che sia cambiato qualcosa nella gestione dei post? Sia nei tag che nelle liste dei follower…chissà come mai!!!

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  4. WordPress mi odia ultimamente!
    Attendo le cosine nuove e anche qlk aggiornamento…da quando sono tornata sono stata bella incasinata!!!
    Dobbiamo portare le nostre brave bambine a giocare al parco…e abbandonarle li 💗

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  5. Premetto che,,,sei una dei pochi blogger che seguo sul serio…anche perchè ogni tuo articolo è intriso di quel non so che…che appunto mi attrae…
    La cosa assurda di quello che ho letto in questo qui ed in altri che hai scritto è la silenziosa semplicità in cui riesco ad impersonarmi nelle tue parole, in questo mi sono addirittura commosso.
    Essere etichettato Outsider è davvero una delle cose più brutte ed umilianti che la scuola possa offrirti…ti mettono in una condizione di solitudine e sfiducia personale che sicuramente nessuno meriterebbe di provare.
    Fortunatamente ( come anche hai detto anche tu ) si cresce, e attraverso le esperienze che la vita ci mette di fronte cambiamo, abbandoniamo tutte le idealizzazioni da bambino, soppiantate dalla realtà…una realtà ben diversa da quella semplicistica dei genitori, una realtà che a poco a poco scava dentro di noi rendendoci più consapevoli…a volte anche fin troppo…

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  6. Prima di tutto ti ringrazio per aver scelto di seguirmi leggendo davvero ciò che scrivo, sembra banale come cosa ma, credimi, non lo è.
    Essere un Outsider ai tempi della scuola è complicato, ti lascia dentro un senso di inadeguatezza che brucia anche dopo anni; allo stesso modo ti fa conoscere aspetti del tuo carattere che neanche sapevi di possedere…per me è stato così. Ho imparato che “più mi vogliono fuori”…”più sono brava a prendere il controllo”; ti giuro che non è un discorso da psicolabile, ma non saprei dirtelo con altre parole.
    Grazie ancora per le tue parole ❤

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  7. sicuro che sei migliorata ?….., ho notato che gli insegnamenti da piccoli rimangono per tutta la vita…..magari vengono un po’ modificati…..ma la base è quella….. sicuramente tu, come tutti, li hai adattati alla vita attuale….ma sotto sotto rimangono sempre quelli… si nota la persona che ha ricevuto una educazione da piccolo e chi no…. ti faccio un esempio sciocco…. salutare una persona o stringere una mano….. ascoltare chi parla aspettando che finisca ….. cmq non sembri molto psicolabile !! eheheheh…

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