Pensieri Sparsi

Show’em what you made of. Il film dei Backstreet Boys al cinema. Vi dico la mia!!!


Ero incerta sullo scrivere questa recensione, un po’ per il mio odio risaputo per il genere, un po’ perché temevo di rivelarmi troppo di parte sull’argomento; è per questa ragione che, già dalle prime righe, ho deciso di mettere in chiaro le cose: ammetto, senza vergogna, che questa non sarà una recensione oggettiva; sono certa possiate capirmi, infondo, come si fa a guardare con distacco qualcosa che si ama incondizionatamente da metà della propria vita? Semplicemente: non si fa.

Quando la boyband che ha segnato la tua adolescenza, e non solo, annuncia la realizzazione di un film documentario sulla propria storia l’esplosione di feelings è assicurata, le aspettative a riguardo non possono che essere elevate, dopo aver seguito un gruppo per oltre 17 anni, come nel mio caso, ti sembra quasi doveroso conoscere tutte le sfaccettature della loro storia, senti di avere quasi il diritto di entrare a conoscenza dei pezzi mancanti delle loro vicende, hai il desiderio spasmodico di sentire la loro versione dei fatti di alcuni avvenimenti accaduti nel corso degli anni.

Il 29 Aprile del 2012 il gruppo ha annunciato il ritorno di Kevin, dopo sei anni di latitanza che evito di commentare; e proprio il ritorno del figliol prodigo, insieme all’assegnazione della stella sulla Walk of Fame di Hollywood, al nuovo album in uscita, al ventennio di carriera da festeggiare e, diciamola tutta, alla voglia di dimostrare al mondo intero che ci sono boyband e boyband, che con lavoro e pazienza si può continuare a regalare sogni e guadagnare milioni, hanno dato al gruppo la spinta decisiva a donare parte di se stessi alle proprie fans attraverso questo film.

Può un film di 118 minuti raccontare una carriera lunga 20 anni [22 al momento in cui sto scrivendo]?
Quella affidata a Stephen Kijak è stata sicuramente un’impresa ardua, la pellicola avrebbe dovuto parlare, a mio modesto parere, a ben tre tipologie differenti di pubblico:
– le fans del passato, quelle dei tempi d’oro della boyband, quelle che dopo la loro adolescenza hanno deciso di crescere staccando i loro poster dal muro, mettendo da parte i loro cd e sistemandoli nel cassetto dei ricordi;
– le fans che non li hanno mai abbandonati,quelle che hanno continuato a vivere della loro musica nonostante Mtv li avesse cancellati, nonostante le radio li avessero dimenticati, nonostante tutto.
– le fans nuove o le non fans, quelle che, tendenzialmente, conoscono poco o nulla del gruppo, quelle a cui, per farla breve, va spiegato anche come si sono formati, quelle che, magari, un domani sentiranno il desiderio di essere in prima fila ad un loro concerto dopo aver visto il loro film.

Per farla breve [e non sarò breve, rassegnatevi], il povero regista ha avuto una bella gatta da pelare tra le mani e, probabilmente, è questo il motivo per cui il film che avrebbe dovuto celebrare il ventesimo anniversario della band è uscito ben 2 anni dopo tale evento. Backstreet Time, ne avete mai sentito parlare? Brutta storia.

Show’em what you made of  [al cinema il 14 e 15 luglio] è, in realtà, una sorta di finestra sulla storia della boyband di Orlando, un veloce viaggio durato ben 22 anni tra alti e bassi, successo e momenti di depressione.
Già dalla scena iniziale del film si capisce come Nick, Brian, Aj, Kevin e Howie abbiano scelto di improntare il racconto della loro carriera/vita attraverso le immagini del film; a quali persone sane di testa verrebbe in mente di iniziare un documentario sulla propria carriera facendo pipì? Probabilmente solo ai Backstreet Boys. Ed è proprio la loro genuinità e il loro essere diretti e senza filtri nel raccontarsi ad essere il filo conduttore di questo ritratto cinematografico.

Il film mostra brevemente, forse troppo, la fase di incisione dell’album In a world like this, i 5 ragazzi nell’estate del 2012 hanno convissuto a Londra per circa un mese proprio per lavorare alla realizzazione del nuovo album lontano dagli stimoli familiari e, soprattutto, provando a riviversi come i vecchi tempi. Le scene di vita quotidiana mostrate rispecchiano a pieno l’idea di famiglia che negli anni siamo stati abituati ad associare a loro, la loro fratellanza, il loro rispetto e il loro saper vedere il lato divertente della vita insieme rappresenta un po’ tutto il loro mondo. Come lo stesso Nick afferma nel film, al principio sono stati creati a tavolino, sono stati creati come era stato creato Pinocchio, ma alla fine anche Pinocchio è diventato un bambino vero [non sono impazzita, ma le similitudini di Nick Carter hanno sempre avuto il loro fascino]; erano 5 bei faccini reclutati in giro per l’America da un uomo tanto ricco e potente quanto meschino e subdolo, sono diventati 5 fratelli da madre diversa con un unico sogno, un unico destino, un unico scopo: diventare delle Star…e con sudore e fatica ce l’hanno fatta!

Rivedere sul grande schermo le immagini risalenti il 1993 mi ha fatto sentire non poco vecchia, rivederli bambinetti cercare di avere movenze sensuali mi ha fatto sorridere con tenerezza come se stessi rivedendo dei filmati di vecchi amici con cui ho condiviso gran parte della vita…e forse è così sotto un certo punto di vista. Ascoltare i loro ricordi dei loro esordi filtrati da quelle che potevano essere le imposizioni delle etichette discografiche di quei tempi mi ha fatto meglio comprendere quanto possa essere difficile la strada verso il successo, quanto fosse diverso il loro mondo rispetto a come lo immaginavo a 15 anni guardandoli sculettare il tv.

Parte della storia di ognuno di loro ha trovato spazio sullo schermo del cinema, ognuno dei ragazzi ha condiviso parte della propria storia passata o presente, parte delle proprie sensazione, parte di sé. Ognuno dei ragazzi ha lasciato una propria impronta su quella pellicola, sui miei occhi…nel mio cuore.

Mi sono emozionata alle parole di Brian, al racconto della patologia che da anni gli rende complicata la vita e, che per altrettanti anni, ha cercato di tenere nascosta, la fragilità del suo racconto, la voce strozzata dalle lacrime nel suo prendere coscienza che le cose non torneranno più facili come erano un tempo mi hanno lasciato un’immensa voglia di abbracciarlo e sussurrargli: ti amiamo anche così. Certo, questa è la voce della fan che è in me a parlare, ma vi avevo avvisato che si sarebbe fatta sentire durante questa lunga recensione.

Molto toccanti sono state anche le parole di Kevin, i suoi ricordi legati al luogo in cui è vissuto, il racconto della malattia del padre e della forza dimostrata dal perduto genitore hanno velato i miei occhi di lacrime. Vedere un uomo di oltre 40 anni scoppiare in lacrime nonostante i tanti anni passati è il chiaro sentore di come certe perdite, alla fine, restano dentro come profonde cicatrici che, in un niente, tornano a sanguinare.

Aj sfiora delicatamente gli anni della sua dipendenza mostrando, ancora una volta, tutta la sua gratitudine verso Kevin che, costringendolo alla disintossicazione, gli ha praticamente salvato la vita; apre uno spiraglio su quegli anni dolorosi e faticosi lasciando intravedere quanto possa essere complicato per un ragazzino poco più che ventenne gestire un carico emotivo di tale portata. Successo e soldi come se piovessero, fatica che ti distrugge le membra e la testa che inizia a viaggiare per sentieri tortuosi. Che fine avrebbe fatto se non fossero stati davvero quella grande famiglia che hanno dimostrato di essere? Non voglio saperlo.

Howie, sempre accompagnato dai ragazzi, fa ritorno alla casa di quando era piccolo, racconta di se bambino alle prese con dei conigli proliferi, della figura paterna e delle prime uscite con le ragazze insieme a Brian. Un momento di leggerezza che mi ha fatto sorridere non poco; racconta poco della sua vita, evita di menzionare i lutti dolorosi che l’hanno caratterizzata eppure dei 5, probabilmente, è stato quello che si è messo più a nudo di tutti: è stato uno dei primi ad essere reclutato da Lou Pearlament, il loro primo manager, per il progetto Backstreet Boys; era la voce portante del gruppo  al suo esordio [con la vecchia formazione] ma con l’arrivo di Brian ha dovuto cedere il posto di frontman e spostarsi in seconda fila, con lo sviluppo di Nick è stato poi eclissato del tutto. Dopo 20 anni, probabilmente per la prima volta, reclama il suo posto e, proprio dinanzi alla telecamera, racconta di aver chiesto ai ragazzi di avere più spazio all’interno del gruppo nell’incisione del nuovo album, dopo 20 anni passati nelle retrovie ha chiesto, sempre con il sorriso [almeno apparentemente] di sedere al tavolo dei grandi. Insomma, bravo Howie.

Ehmm devo commentare anche Nick? Davvero?
E’ da quando ho messo mano a questa recensione che sapevo che avrei avuto difficoltà nel farlo; non ho ben capito se la parte dedicata al suo racconto mi ha colpito o meno, ma probabilmente è legato alla mia visione che ho di lui. Sicuramente è stato quello che, anche se non si direbbe, ha avuto la vita peggiore, vivere senza una famiglia solida alle spalle ti rende fragile…essere una popstar mondiale con una famiglia che ti vede solo come un bancomat ambulante ti distrugge a livello mentale…e non solo. La sua fragilità e la sua instabilità emotive sono esplicitate in più scene del documentario, non credo ne esca proprio benissimo come personaggio agli occhi di chi osserva determinate scene senza gli strumenti giusti per interpretarle.

Esempio palese di questa mia osservazione è, appunto, il litigio tra Nick e Brian; non viene mostrato interamente, quindi si percepisce appena il motivo per cui tale discussione si accende [è ben chiaro che mai e poi mai va detto a Nick Carter di stare zitto, a meno che non lo si voglia ascoltare urlare le peggio cose per almeno un quarto d’ora].
La scena è questa: Nick urla come indemoniato, Brian lo distrugge con una sola frase, Kevin non sa se ridere, piangere o mettere le orecchie da asino a Nick e spedirlo dietro alla lavagna. Imperdibile.

Show’em what you made of è accompagnato dalla proiezione della performance acustica registrata a Londra il 26 Febbraio 2014 in occasione della premiere europea del film; commentare una loro performance live è banale e superfluo…ancora meno utile se tale performance a Febbraio l’ho vista dal vivo proprio al Dominion Theatre. Brividi ed emozioni, lacrime e nostalgia.

Ho scritto tanto, forse troppo, forse nessuno è arrivato fino a questo punto…eppure avrei potuto scrivere ancora, ancora e ancora.
118 minuti di film non sono sufficienti per raccontare una band come i Backstreet Boys, non sono i dischi venduti o i concerti sold out in giro per il mondo a sottolineare quanto ancora siano grandi nonostante, come ho letto in giro in questi giorni, abbiano meno capelli e un po’ di pancetta [Nick anche più di un po’].
La loro grandezza è data…semplicemente da loro.
Tutte le parole del mondo non basterebbero per descrivere quanto si possa essere orgogliosa di essere parte di questa folle famiglia, di quanto si possa essere orgogliosa di loro, di quanto si possa desiderare di essere ancora qui, tra vent’anni, a recensire la seconda parte di questo bellissimo film, di questa magnifica storia d’amore, chiamato Backstreet Boys.

You think you know, but you have no idea.

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13 thoughts on “Show’em what you made of. Il film dei Backstreet Boys al cinema. Vi dico la mia!!!

  1. Ho letto tutto d’un fiato. Sono d’accordo con le tue bellissime parole, 188min non bastano per raccontare la loro meravigliosa carriera. Sono rimasta un po’ delusa che non abbiano toccato il tasto “uscita di Kevin” però va bene così. Sono contenta che sia tornato e vederli tutti insieme è davvero emozionante. Formano il quintetto più bello di tutto il mondo. Sarei curiosa di leggere cosa pensi dell’uscita di Kevin.
    Sei molto brava a scrivere è davvero mi piacerebbe leggerti.

    Carla.

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  2. A me è dispiaciuto abbiano appena accennato all’abbandono di Kevin!
    Utilizzo il termine abbandono perché è così che mi ci sono sentita quando ho letto il suo comunicato, anzi quando mi è arrivato il messaggio della mia amica che me lo comunicava mentre ero dal parrucchiere. Si, ricordo perfettamente dove fossi in quel momento perché credo che per un istante la terra abbia tremato sotto i miei piedi.
    Mi è dispiaciuto abbiano appena accennato ai lavori fatti in 4, perché proprio quelli sono stati gli anni “peggiori”, gli anni in cui i restanti 4 si sono aggrappati con le unghie a quel sogno iniziale.
    Non ho vissuto bene l’abbandono di Kevin e non ero fan della sua scelta di ritornare, ammetto di aver pensato: io adesso non lo voglio come lui non ha voluto più noi.
    Ero arrabbiata con lui, come si può essere arrabbiata con un amico a cui vuoi davvero bene. Non ti nascondo che ho avuto difficoltà a rapportarmi con la sua presenza; quando sono venuti per la promo in Italia nel novembre del 2013 l’ho ignorato…per me i Backstreet Boys erano Nick, Aj, Brian e Howie.
    Mi sono ricreduta totalmente sulla mia posizione! E lo dico a gran voce!
    Ho apprezzato l’umiltà con cui ha fatto ritorno, la disponibilità con le fans e il suo desiderio di farsi nuovamente amare. È stato bravissimo nel farlo; l’idea di eliminare le transenne ai Vip poi è stata geniale. L’ho amato durante questo tour per una serie di ragioni, ma sarebbe un commento troppo lungo poi.
    Quindi in definitiva sono felice sia tornato alla fine.
    Sono felice ti sia piaciuta la mia recensione ♡

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  3. Questo si che è un bel tuffo nel passato. Quante ore passate a cantare le loro canzoni e ad imparare le varie coreografie, e quanto mi sentivo figa quando arrivavo all’ultimo passo. Ricordo l’emozione quando scrissi, con le mie amiche, la versione in italiano di Quit Playing Games With My Heart (non so se ti ricordi, ma all’epoca fu indetto un concorso) e quanto rimanemmo male quando la nostra canzone non fu scelta. E ora che sono cresciuta, quando li sento, mi scappa sempre un sorriso perché è quasi come se “gli amici di sempre” ce l’abbiano fatta. Sono ancora lì per noi, ma anche per loro.

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  4. Se hai tempo ti consiglio davvero di vedere il film, io l’ho visto alla premiere a Londra e successivamente all’anteprima stampa in Italia…e ti direi di non perderlo al cinema. Se li hai persi di vista da un pò sarà come incontrare dei vecchi amici. Sono estremamente di parte sull’argomento, in questi ultimi anni, forse ancor più di quando ero ragazzina, mi hanno regalato le migliori emozioni di sempre.
    Sarà che ho avuto modo di incontrarli più volte e quindi il mio amore per loro è cresciuto a livello esponenziale; sono veramente stra carini di persona…forse più di quanto li idealizzavamo da ragazzine.
    Insomma il 14 o il 15 ti consiglio di andare al cinema ❤

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  5. Ci andrò sicuramente e sappi che, la ragazzina che è in me, ti sta invidiando da pazzi. Quante volte ho sognato di incontrarli e quante storie scrivevo. Pagine e pagine di diario aspettando l’incontro perfetto con Nick sperando che, una volta incrociati i nostri sguardi, finalmente avrebbe capito che ero la donna della sua vita ❤
    Non vedo l'ora che esca, sono già emozionata.

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  6. Posso consigliare alla ragazzina che c’è in te un gruppo fb dove condividere questa passione con altre ragazzine come te e me?
    cmq anche io scrivevo fan fiction, stesso tema e stesso personaggio tuo. Maledetto Carter.

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  7. Come sempre, meravigliosa! Centri il punto, e anche se l’ho visto all’anteprima a Londra e un po’ di volte a casa, ho letto tutta d’un fiato questa recensione!
    Abbiamo una grande fortuna, essere cresciute insieme a loro e quindi li si ama, ma a volte anche ci si arrabbia con loro, li si cerca per necessità, per bisogno della loro musica, del loro contatto, un concerto, una continuazione del nostro sogno.. Amo tutto ciò e invito ogni ragazza ad assaporare anche solo poco di questo, non lo lascerà più!

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  8. Scrivi in maniera fantastica. Concordo con ogni tuo pensiero, anche secondo me avrebbero dovuto raccontare e soffermarsi di più sugli anni “peggiori” senza Kevin…perché proprio sarei stata curiosa di vedere i rapporti tra loro in quei momenti e come hanno superato le difficoltà…
    Io sono una fan che li ha amati nell’adolescenza e nel loro periodo migliore, con l’abbandono di Kevin mi sono allontanata, x vari motivi, si cresce e nessuna amica era fan come lo ero io, mi hanno fatto sentire sempre come l’immatura che ascolta le boyband…e poi con l’addio di Kevin pensavo “ok adesso si dividono come hanno fatto i take that”… E invece non è stato così… È stata la mia scelta peggiore quella di allontanarmi da loro. Sono felice di averli ritrovati grazie alle pubblicità del loro ultimo tour….felice di aver visto che sono di nuovo tutti insieme e che veramente quell’idea di famiglia felice e di fratellanza che trasmettevano allora è reale. Con il film ho confermato la mia idea della loro umiltà, di tutti e 5 i ragazzi, nonostante i soldi e il successo, nonostante l’ombra del declino sono riusciti a farsi valere perché comunque oltre ai loro bei faccini, hanno davvero talento e solo chi lo ha davvero può resistere per tutto questo tempo.

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  9. Grazie mille per i complimenti; diciamo che scrivere di loro mi rende tutto molto più semplice.
    Fortunatamente adesso sei tornata “nel giro”, sono come una droga…non si può stare senza!!!

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  10. … LORO tirano fuori sempre il meglio 🙂 li amo e dopo il film ancora di più ❤ condivido ogni singola parola ed emozione 🙂 recensione che consiglio a tutti (vai di Spam :p)

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  11. Da “vecchia” fan,avrei voluto tanto andare a vedere questo film,poi per un motivo e per un altro non ci sono andata, purtroppo da un certo punto della mia vita in poi ho seguito solo di striscio le vicessitudini dei bsb, la tua recensione ha risvegliato vecchie emozioni e tanta voglia di riconrdare e sognare ancora un pò con loro..cercherò di vederlo in qualche modo! graziw mille ^_^

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  12. Se dai una scorsa al mio blog ti renderai conto che la mia parte sognatrice ed adolescenziale è una parte fondamentale della mia vita ❤ cmq fino a poco tempo fa lo trovavi su youtube, prova a darci un occhio.

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