Pensieri Sparsi

Eclisse ed Amazon!


Avevo fatto una promessa a me stessa, prima ancora che agli altri:
questa volta avrei portato una cosa a termine; questa volta ci avrei creduto io per prima.

Ho tergiversato, cercato scuse, mi sono nascosta dietro a ragionamenti assurdi anche a me stessa ma, alla fine, mi sono fatta violenza e mi sono costretta a mantenere quella promessa.

E’ questo il vero motivo per cui sono qui a parlarvi di Eclisse, il racconto [chiamarlo romanzo mi sembra ancora una cosa troppo grossa] che oggi mi sono decisa a pubblicare su Amazon.
E’ una storia a cui sono affezionata, una di quelle IMG-20150525-WA0001 (1)storie scritte quasi di getto e poi conservata per anni in un cassetto, una di quelle storie che vorresti condividere con chi ha la pazienza di dedicarti del tempo.
Non farò una recensione del mio stesso libro, probabilmente finirei per dare pieno spazio alle mie paranoie e a convincervi a cercare altro; se siete qui è perché mi avete conosciuto attraverso le parole del mio piccolo spazio virtuale…se avete voglia di conoscermi meglio attraverso le parole del mio racconto potete farlo qui:

Eclisse di Angela Maisto

La copertina [che io adoro] è opera della mia favolosa grafica di fiducia Giada Savio, a cui non smetterò mai di dire grazie per avermi assecondato in questa cosa [e in tutte le altre].

Il racconto è acquistabile sullo store di Amazon, non è necessario possedere un Kindle per il download, il sito è dotato di un’apposita App sia per dispositivi Ios che Android che consentono una facile gestione dell’acquisto, del download e della lettura.

Non mi resta che augurarmi in bocca al lupo per quest’avventura, sperando che qualcuno di voi, magari incuriosito dal mio blog, avrà voglia di leggermi e di dirmi cosa ne pensa della storia a cui le mie dita hanno dato vita.

Pensieri Sparsi

L’uomo del treno


Sono solita viaggiare da sola: trolley alla mano, occhiali da sole a nascondere i pensieri, espressione imbronciata, aria svampita e cuffie per isolarmi dal mondo e perdermi nei meandri della mia testa.

Per quanto spesso aneli il teletrasporto per trovarmi in maniera istantanea nel luogo desiderato e nonostante le crescenti ansie che sempre più frequentemente le notizie al telegiornale innescano nella mia essenza, mi godo ogni momento del mio spostamento.

È, però, nell’esatto momento in cui alzo la testa dal mio lettore Ebook e mi concedo di dare uno sguardo a chi ho intorno che, solitamente, trovo storie interessanti da inserire nei miei racconti di viaggio, è nell’istante in cui ricambio il sorriso di uno sconosciuto, chiedo aiuto per la valigia troppo pesante o sposto la mia borsa per far spazio al mio vicino, che permetto a me stessa di fare nuovi e fugaci incontri.

Sono scontri di vite, scambi di parole che restano sospese a mezz’aria, un trucco per ingannare il tempo nei momenti di noia che ti assalgono durante un lungo viaggio.
Lo ammetto, nella mia visione romanzata delle cose, le persone che incontro, di volta in volta, sono figuranti posti da chi tesse i fili del fato per godersi lo spettacolo pop corn alla mano.

Sarà che nei miei viaggi ho incontrato persone di ogni genere: la nonnina che, carica di regali e cibo, attraversava mezza Italia per vedere il nipotino appena nato, la bambina che mi rubava le patatine chiedendomi di raccontarle una storia, la ragazzina al suo primo viaggio da sola per raggiungere il suo amore in un’altra città, il ragazzo che mi ha rubato un bacio, la vecchietta che mi ha riempito di frutta e biscotti, le ragazze americane missionarie venute a fare volontariato in Italia, turisti da ogni parte del mondo.
Storie e vite di cui conservo uno sbiadito ricordo, come pezzi nascosti di un enorme puzzle che, viaggio dopo viaggio, compongo sul muro della mia memoria..

In questo post, voglio condividere con voi il mio ultimo strano incontro fatto in treno, raccontarvi come, a volte, ho la sensazione di essere la protagonista di uno di quei film per ragazzine che adoro tanto guardare. Oh no, toglietevi quel sorrisetto dal volto, non ho incontrato alcun principe azzurro [leggesi: non  ho incontrato alcun bonazzo da far paura per cui perdere la testa e mollare tutto all’improvviso dimenticandomi del mio presente], era più come quei film in cui la bella protagonista svampita mentre sta attraversando un momento della propria vita in cui si sente confusa e smarrita incontra un perfetto sconosciuto che invece sembra aver capito tutto, nonostante non conosca neanche il suo nome.

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Solito inconveniente estivo su un intercity per Roma: aria condizionata guasta con conseguente carrozza chiusa al pubblico; valigia e imprecazioni alla mano, sono andata, quindi, alla ricerca di un posto da occupare. Dribblando bambini frignoni e uomini soli svaccati sui sedili manco fossero sul divano di casa propria, evitando di cascare sulle valigie disposte alla bene e meglio lungo il corridoio, ho trovato pace di fronte a due ragazze in partenza per le vacanze.
Troppo impegnata a brontolare contro la batteria del mio telefono, non ho notato subito il signore paffuto seduto al mio fianco; è stato solo l’arrivo del controllore dall’ostentata simpatia a distogliermi dai pensieri in cui mi ero persa.

Potrei scrivere un intero post sul fatto che la gente dia per scontato che io sia straniera e che, di conseguenza, parli inglese [quando nella tua stessa città il cameriere di parla in inglese inizi a capire che c’è qualcosa che non va proprio come dovrebbe], fatto sta che mi sono ritrovata in maniera del tutto spontanea a fare da traduttrice tra il controllore troppo curioso e il mio vicino di posto decisamente divertito dalla scenetta offerta.

Un modo banale per attaccare bottone direte voi, ed io non posso che darvi ragione!
Non appena il controllore si è allontanato, l’uomo al mio fianco si è rianimato, ben felice di aver trovato qualcuno che parlasse la sua lingua con cui poter condividere il viaggio; sotto lo sguardo sconcertato delle due ragazze, che non capivano una sola parola di cosa stessimo dicendo, abbiamo iniziato così a dialogare del più e del meno.
Domande banali da viaggio:
• è in vacanza?
• come mai da solo?
• da dove viene?
• quanto tempo si ferma in Italia?
Chiacchiere leggere per ingannare il tempo con cui ho appreso che lo sconosciuto signore era norvegese, viveva ad Oslo per la precisione, cambiava lavoro ogni tre anni per noia e voglia di affrontare sempre nuove sfide, aveva lavorato più o meno in tutto il mondo, aveva una moglie e due figlie [di cui ho osservato le foto ascoltando i racconti sulle loro vite], aveva da poco salutato la consorte per godersi gli ultimi giorni in Italia da solo e aveva scelto Roma come ultima meta.

Stavo per dedicarmi alle lettura di qualche blog random, quando mi ha incuriosito con l’ennesima domanda:
posso chiederti in che mese sei nata? E il giorno?
Credo di aver sorriso in maniera cordiale fornendogli la risposta e di aver finto accondiscendenza quando gli ho sentito esclamare:
Tu non lo sai, ma mi hai detto tantissime cose di te in questo momento.

A questo punto del racconto va fatta qualche specifica, sono una persona estremamente razionale eppure mi lascio affascinare dalle cose che non conosco, quei misteri che si nascondono tra le parole e le immagini, tra i numeri ed i pensieri. E’ solo per questo motivo che, invece di scoppiare a ridere come istintivamente avrei fatto, ho domandato incuriosita: ma davvero? Ok, il termine giusto per definire il mio tono di voce sarebbe sarcastico, ma chi non lo sarebbe in una situazione del genere?

Lo sconosciuto signore norvegese, mostrandomi il libro che stava leggendo poco prima di essere interrotto dal controllore, mi ha spiegato la sua passione per la numerologia illustrandomi quanto i numeri che gli avevo fornito gli avevano aperto un mondo su me stessa.

Ero incredula e sconcertata mentre ascoltavo le sue parole fluttuare nell’aria del vagone di quell’intercity diretto a Roma; un perfetto sconosciuto stava tracciando un accurato profilo del mio carattere e del mio modo di affrontare la vita come se mi conoscesse da anni… ed io mi sono ritrovata a parlare delle mie ansie e delle mie paure, come se avessi di fronte un vecchio amico ho liberato i miei pensieri. In fondo è proprio questo il bello di parlare con un perfetto estraneo, la consapevolezza che l’indomani non dovrai rivedere il suo sguardo fa crollare di colpo ogni corazza di cui ti eri ricoperta fino a quel momento.

Abbiamo chiacchierato per oltre un’ora ridendo di quanto buffo fosse stato il destino quel giorno: io ero sulla carrozza sbagliata, lui sul treno sbagliato, entrambi stavamo imparando qualcosa da quell’incontro inaspettato, da quelle chiacchiere leggere e pesanti allo stesso momento.
Ci siamo salutati augurandoci il meglio per le nostre vite, mi ha lasciato una mail per inviare il mio curriculum a sua moglie che non credo utilizzerò mai e con la consapevolezza di non aver sprecato tempo con le nostre chiacchiere.

“Non devi aver paura di perdere nella vita, ogni volta che perdi qualcosa, in realtà, impari molto altro; impari che resti in piedi, nonostante tutto; impari che sei, comunque, più forte tutto. Le prime volte ci stai male, ma poi impari che alla fine tutto passa, che tu riesci a far passare tutto. Ci vuole tempo. Perdere aiuta a costruire la tua personalità, non farti spaventare dalle cose che non vanno come vorresti. Non aver paura di desiderare qualcosa, sai che, prima o poi, sei talmente testarda da ottenerlo.”

Grazie sconosciuto signore del treno.

Pensieri Sparsi

Esprimi un desiderio.


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Tra una chiacchiera e l’altra, stasera una scia ha attraversato il cielo ♡
Poco importa quale fosse l’argomento della conversazione telefonica in cui ero impegnata già da due ore, per un solo istante ho sentito la magia riempire di scariche elettriche l’aria, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato la parte nascosta di me.
Un solo desiderio. Uno solo.
La prima immagine che riempie la mia mente. ♡

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E voi, avete espresso il vostro desiderio?

Parole e Storie

Eclisse #2


La risata argentea di Christian risuona gioiosa nell’aria rallegrando il mio cuore di mamma, corre felice arrampicandosi da una giostra all’altra, urla e sorride soddisfatto mentre l’altalena lo porta sempre un po’ più su, sempre più in alto verso quel cielo che, bramoso, vuole arrivare a sfiorare con la mano. Mi siedo su una panchina non molto distante dalle giostrine per dargli l’illusione di essere libero senza però perderlo di vista; si sente già un piccolo ometto il mio bambino, la sua voglia di scoprire il mondo riesce a sorprendermi giorno dopo giorno regalandomi emozioni che mai avrei immaginato di provare. I pensieri scemano nella mia mente, mi perdo osservando il mio piccolo correre spensierato inseguendo una farfalla dai mille colori, un’espressione vispa colora il suo viso mentre, come un piccolo tigrotto, studia la sua preda, sbuffa indispettito vedendola sfuggire per l’ennesima volta ma non si arrende. Caparbio e testardo. Proprio come il suo papà!
“Mamma, mamma! Guarda cosa ho catturato. Ce l’ho fatta! Guarda mamma.”
Con le mani strette a preservare il suo piccolo tesoro, Christian corre urlando a squarciagola verso di me, si agita forse un po’ troppo nella fretta di mostrarmi la sua conquista, le gambine gli si intrecciano, è un istante, e vedo il mio scricciolo capitombolare a terra, le sue mani si poggiano veloci sul terreno permettendo alla sua preda di tornare a volare libera e felice verso il verde prato.
“Christian!”
Afferro la borsa che avevo poggiato di fianco e, a grandi falcate, raggiungo quel piccolo angelo biondo, gli sorrido con dolcezza chinandomi a ripulirgli quei pantaloni che fino a poco fa erano di un candido azzurro. I suoi occhi brillano per le lacrime che li riempiono, tira su con il naso cercando con tutte le sue forse di non piangere, la vocina lamentosa e le manine si muovono concitatamente.
“Quella stupida farfalla, era mia ora. Non doveva andare via. L’avevo presa per te.”
“Non importa, amore mio, ascoltami: è volata via, adesso è di nuovo libera, può spostarsi di fiore in fiore, cercare nuovi prati, mica volevi tenerla prigioniera?”
“Certo che volevo. Era mia ora.”
Scuoto la testa con disappunto, Christian pende dalle mie labbra.
“Se qualcuno ti prendesse mentre stai scegliendo su quale giostra salire e ti portasse via dicendo: questo è mio adesso! Tu come ti sentiresti?”
“Io sono un bambino, non una stupida farfalla.”
“Un bambino cocciuto sei.”
Imbroncia le labbra incrociando le braccia indispettito.
“Era la mia.”
Gli passo una mano tra i capelli scompigliandoli un po’, un piccolo bacio sulla guancia e una dolce proposta. Basta poco per veder tornare il sorriso sul suo viso.
“Ho sentito che i cacciatori di farfalle mangiano molto gelato per restare in forma: mega coppa da Zacky?”
“Cioccolato e fragola?”
Annuisco rimettendomi in piedi, stringo la sua piccola mano nella mia e insieme ci incamminiamo verso la gelateria.
“Allora Christian, come la facciamo questa mega coppa di gelato?”
Zacky, il gelataio, un uomo sulla cinquantina dai capelli brizzolati e il viso bonaccione, inizia con il solito elenco di mille e più gusti, consapevole che la scelta del mio piccolo ricadrà sempre sui soliti due.
“Fragola e cioccolato.”
“Ma davvero non vuoi provare il gusto puffo?”
“Che schifo. Fragola e cioccolato.”
“Ma quanto è testardo questo bambino.”
“Cliente difficile.”
Sorrido divertita prendendo le due coppe dalle mani di Zacky e dirigendomi ad un tavolino non troppo distante dal bancone, Christian affonda felice il cucchiaino nel suo gelato concentrando su esso tutta la sua attenzione.
“Allora, scricciolo, pronto per domani?”
Distoglie lo sguardo dal cucchiaino strabordante di gelato che stava portando alla bocca, imbroncia le labbra corrucciando il viso in un’espressione seria.
“Non ci voglio andare. Io non ci vado eh.”
“Sono sicura che ti divertirai tantissimo, invece, ci sono molti tuoi amichetti di scuola e conoscerai tanti nuovi bambini…”
Lascia cadere nervosamente il cucchiaino nella coppa incrociando le braccia per dare più valenza alle sue parole.
“Non ci voglio andare. Se è così divertente perché non ci vai tu?”
Sorrido benevola assaggiando un po’ del suo gelato.
“Se avessi la tua età sarei contenta di andarci, ora sono po’ troppo cresciutella purtroppo. Comunque suor Mary è dolcissima, mi ha detto che vi porteranno tutti i giorni a mare e poi è attrezzatissimo il campus, pensa che hanno addirittura il campo di basket come quello dei veri campioni.”
Al suono delle ultime parole gli occhi gli si illuminano di gioia, impugna nuovamente il cucchiaino e riprende a mangiare il suo gelato riempiendomi di domande sul campo da basket, la testarda riluttanza di poco fa sembra essere solo un ricordo ormai, gli sorrido con dolcezza cercando di rispondere a tutti i suoi quesiti. E’ stata Maggie a suggerirmi di iscrivere Christian al campo estivo, dopo avermi ripetuto che come madre ho ancora troppo da imparare mi ha messo tra le mani il volantino pubblicitario del campus di suor Mary, l’ho scrutato interdetta per un po’ provando a immaginare come potesse essere per il mio bambino passare le vacanze in un posto del genere.
“Santa donna, non avrai mica intenzione di far trascorrere a questo piccoletto tutta l’estate in questo bar? Niente ma. Le iscrizioni chiudono oggi, quindi muoviti, alzati da quella sedia e cammina.”
Quasi di peso mi ha trascinato nel cortile dell’edificio, dove si svolgeranno le attività estive, di fronte a suor Mary, una donnina quasi della mia stessa età dai lineamenti minuti e lo sguardo profondamente misericordioso che, con aria affranta, mi faceva presente come era la situazione.
“Mi spiace davvero ma non ci sono più posti disponibili, quest’anno abbiamo avuto un elevato numero di iscrizioni e…”
Stavo per ringraziare e andare via quando ancora una volta Maggie ha intercesso per me ponendosi con le mani poggiate sulle anche e sguardo altero di fronte alla povera ragazza.
“Mi stia ben a sentire: non ho camminato per cinque isolati sotto questo sole torrido per sentirmi dire che a quel piccolo angelo biondo non è concesso di stare in questo campus e passare un’estate che abbia una parvenza di normalità, non mi importa chi santi in paradiso deve pregare: Christian avrà il suo campo estivo.”
La piccola suora mi ha guardato impaurita fare spallucce accennando un sorriso, ha alzato gli occhi al cielo posandomi una mano sulla spalla con fare caritatevole.
“A quanto sembra l’ultimissimo posto disponibile è del suo Christian.”
“Non so come ringraziarla.”
“Ringrazi il suo angelo custode.”
Ha accennato guardando Maggie andare via brontolando lasciandomi sola.
Il rumore squillante del metallo del cucchiaino che batte sulla coppa di vetro ormai vuota risuona nella mia mente disperdendo i ricordi.
“Diventerò un campione, mamma.”
“Ne sono certa, piccolo mio.”

Il bianco ovattato delle nuvole sfuma lentamente sotto il mio sguardo fisso sul finestrino, i colori assumono sfumature diverse, le figure iniziano a prendere forma nei miei occhi. Scruto ogni particolare su cui ricade la mia attenzione mentre una mesta malinconia mi pervade dal profondo, un paesaggio che conosco in ogni suo piccolo dettaglio per le troppe volte che ho percorso la stessa tratta. Le prime scosse di assestamento dell’aereo che ha toccato terra scuotono il mio corpo allontanando da me quegli stupidi ricordi che cercavano di invadere con prepotenza la mia mente.
Chiudo gli occhi lasciandomi cullare dalle ultime vibrazioni del veicolo.
Il suono metallico delle parole del capitano che annunciano il nostro arrivo a Barkley riecheggia nell’abitacolo. Un sorriso smorzato si fa largo sul mio viso al pensiero di quanto risuonassero dolci queste sterili parole nella mia mente solo qualche anno fa quando il mio unico desiderio era correre da lei.
“Hey, Chris, tutto bene?”
La voce di Alex spazza via la sua immagine dai miei pensieri, riacquisto possesso di me, sfodero un sorriso sfacciato e mi metto in piedi strizzando l’occhio all’hostess che mi mangia con gli occhi ancora eccitata dalla sveltina consumata in volo.
“Benissimo, amico, benissimo.”

Ho ascoltato qualche consiglio…a breve troverete il mio racconto su Amazon.
Ho condiviso con voi un altro pezzo in modo da darvi un’idea di cosa troverete in esso, di cosa potreste leggere se mi darete fiducia.

Una finestra sui personaggi che incontrerete…
Nulla di più.
Se vi va, ditemi cosa pensate.

Pensieri Sparsi

Coming back home again!!!


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Lo so, ho smesso di essere costante nell’aggiornamento del mio blog; scrivo poco, spesso di sfuggita, lascio frammenti di momenti vissuti come su una mega lavagna virtuale, dissemino appunti di vita che mi rammenteranno un giorno la frenesia di questi giorni.

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Sto tornando a casa…di nuovo!!!
Sono stata via…di nuovo!!!
Mi stupisco di me stessa…di nuovo!!!

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Ho delle amiche stupende…e lo dico di nuovo 💗

Parole e Storie

Eclisse


Mi prenderò cura di te

“Perché lo hai fatto? Come hai potuto? Cosa cazzo ti è passato per la testa, cristo santo. Non dovevi. Perché diavolo lo hai fatto?”
Le sue urla strazianti riecheggiano nell’auricolare del telefono che stringo disperatamente tra le mani, mordo il labbro inferiore quasi fino a farlo sanguinare, respiro ritmicamente cercando di mantenere saldo il controllo della voce, nessuna sfumatura nella freddezza assente del mio tono deve svelare ciò che sento sempre più difficile nascondere.
“Mi dispiace. Avevo già deciso ormai, non avrebbe avuto alcun senso aspettare ancora.”
Una pausa pregna di dolore e disperazione.
“Ne avrebbe avuto per me, porca troia. Per noi. Come hai potuto farlo? Era nostro figlio, cazzo, come hai potuto decidere da sola? Cazzo, sei solo una stronza, come ti è saltato in mente? Sei un’egoista, era nostro figlio, cazzo. Lui. Cazzo. Lui era…”
Ascolto le sue parole spingendole lontano da me. Sfogati, amore mio, butta fuori tutta la rabbia che senti esplodere dentro di te, odiami pure se ti servirà a stare meglio. Piangi amore mio, liberati da quel dolore che ti stringe il cuore opprimendoti fino a impedirti quasi di respirare. Non rispondo alle sue accuse, sospiro stancamente cercando dentro di me quell’ultimo barlume di forza per mettere fine a questo strazio.
“Mi spiace, Chris. Il bambino non c’è più, è inutile parlarne ormai.”
Frasi dirette e concise di chi parole davvero non ne ha.
“Ti odio. Per me sei morta, Desy. Morta!!!”
Il suono muto del telefono attraversa la mia anima annientandola con un sol colpo, come uno specchio gettato a terra da un bambino dispettoso sento il mio io frantumarsi in mille pezzi, alcune schegge impazzite hanno infilzato il mio povero cuore provocandomi un dolore allucinante, mi manca il respiro mentre sento il mio male prendere forma, calde lacrime amare bagnano il viso rigandolo con la loro scia nerastra. Mi lascio cadere sul letto, il materasso sembra voglia fagocitarmi per quanto risucchia il mio corpo, l’odore di vecchio delle coperte si impossessa di me rendendomi parte dell’arredamento di questo squallido motel di terzo ordine in cui mi trovo.
La mano accarezza il ventre ancora piatto in un gesto lento e carico di dolcezza e sofferenza.
“Mi prenderò cura io di te.”

Buonanotte, Mr Stephens

Mi lascio cadere rovinosamente sul divano slacciandomi i pantaloni, senza molti preamboli afferro la testa della brunetta, che mi fissa con aria sognante, e la conduco con poca grazia sulla mia intimità, la sua bocca si muove golosamente intorno alle mie parti più sensibili seguendo il ritmo dettato dalla mia mano sulla sua nuca. Alzo gli occhi al cielo abbandonandomi ai miei gemiti fino a sfogare tutta la mia libido nella bocca della ragazza che, stravolta dall’eccitazione e dal desiderio, mi supplica con lo sguardo di farla godere.
“Bob, portala fuori!”
La porta alle mie spalle si apre lentamente, il mio uomo ombra entra sicuro mentre con pochi gesti scoordinati risistemo i pantaloni al meglio, la ragazza viene quasi alzata di peso dal mio bodyguard che, senza proferir parola, accontenta subito la mia richiesta facendola sparire in men che non si dica dalla mia vista.
Sono distrutto. Lo show di questa sera mi ha massacrato eppure il mio appetito sessuale non è ancora sazio, prendo una birra fresca da frigobar e una sigaretta speciale dal pacchetto che ho poggiato sul tavolino accanto a me, sento i miei sensi affievolirsi leggermente e la mia voce rauca chiedere l’ingresso della prossima troietta della serata, è una biondina questa volta, si avvicina sensuale a me guardandomi come se fossi un dio, le sue stupide parole inutili riempiono la stanza, una smorfia compare sul mio viso mentre l’afferro con forza facendola quasi cadere su di me, le mie labbra cercano fameliche le sue, la mia lingua fruga violentemente nella sua bocca quasi come se volessi succhiarne la più profonda essenza, le mie mani si muovono veloci sul suo corpo fino a spogliarla totalmente, in pochi gesti le sono dentro, mi muovo come un animale in calore tenendola saldamente per i fianchi, pochi colpi decisi per raggiungere di nuovo il piacere più assoluto, esco da lei e mi allontano senza degnarla nemmeno di uno sguardo.
“Puoi sparire adesso.”
Mugugna qualcosa con tono supplichevole e lamentoso cercando di fermarmi prendendomi un braccio, l’allontano da me con un movimento lesto, chiudo la porta del bagno alle mie spalle lasciando scemare nella mia testa il suono lagnoso della sua voce, lascio scorrere l’acqua sul mio corpo perdendomi nel tepore che mi regala il vapore che ha riempito la stanza.
Un altro giorno ha avuto fine.
Sbandando come se fossi ubriaco, mi lascio cadere sul morbido letto ricoperto da un caldo piumone rosso porpora, spalanco gli occhi fissando il soffitto cassonettato, un senso di spossatezza pervade il mio corpo eppure anche questa notte il sonno non sembra volersi impossessare di me. Sospiro rumorosamente accendendomi l’ennesima sigaretta farcita, aspiro profondamente fino a quando i miei polmoni saturi chiedono di essere liberati, inspiro lentamente inarcando le labbra per un sorriso ebete e vuoto, proprio come me. Chiudo gli occhi costringendomi a mettere fine a questa giornata, la testa si fa a mano a mano sempre più pesante fino a quando si spegne definitivamente anche l’ultimo pensiero.
Buonanotte, Mr Stephens.

Desy e Chris sono due mie vecchie conoscenze,
quei personaggi che tieni chiusi nel cassetto, che ogni tanto saluti facendoti prendere da mille dubbi, mille desideri.
Desy e Chris sono una storia scritta senza pretese, quelle storie a cui ti ci affezioni senza motivo, quelle storie che vorresti che gli altri conoscessero anche se non sai che non sono nulla di speciale, quelle storie che hai nel cuore…
Desy e Chris sono un piccolo progetto:
l’idea di un racconto che vorrei autopubblicare su Amazon…ma che, per paura di mettermi in gioco, continuo a mettere da parte.