Pensieri Sparsi

Reale come una finzione.


Esco dalla doccia lasciandomi risucchiare dal tiepido vapore che ha riempito la stanza, avvolgo un telo al mio corpo, e, frizionando i capelli, mi avvicino allo specchio completamente ricoperto di condensa. Con un rapido gesto della mano creo una scia che mi consenta di specchiarmi alla bene e meglio e osservo la mia immagine riflessa. I segni del jet leg sono ancora evidenti sul mio viso, servirà una buona dose di correttore per coprire queste orribili occhiaie che la fanno da padrone, e forse servirebbe un ritocchino anche al taglio dei miei capelli. Dovrei appuntarlo da qualche parte: farsi tagliare i capelli da una spogliarellista ubriaca non è una cosa molto furba! Continuo ad osservare la mia immagine cogliendo ogni sfumatura che mi riporti alla mente un ricordo, un frammento di vita vissuta in questi ultimi anni. Scorgo la stellina tatuata sul mio polso, unica memoria indelebile di un passato ormai troppo lontano.
Lascio scivolare il telo sul pavimento e mi sposto fino all’immensa cabina armadio, passo in rassegna ogni singolo indumento, uno scintillio di colori e paiette invade i miei occhi. Dolce e Gabbana, Prada, Armani, Versace, Gucci. Basta solo pensare ad un grande nome della moda per riuscire a trovarlo nell’ordinato caos che ho di fronte.
Allungo la mano, prendendo un abito a caso. Scarpe. Borsa. Gioielli. Trucco. Capelli. Occhialoni da sole. Un velo di gloss. Un sorriso dei migliori.
Si dice che a Los Angeles non importa chi tu sia, ma chi tu racconti di essere.
Benvenuta, Stella Jones!!!


“Gradisce dello champagne?”
Sorrido maliziosa al cameriere brunetto vestito a festa che, con grazia innaturale, mi porge un piccolo vassoio in argento sul quale fanno bella mostra pregiati calici di cristallo pieni a metà, prendo un paio di fluite con un gesto sinuoso ed elegante, esattamente come ho visto fare a qualche super modella pochi istanti fa e, senza grazia alcuna, mando giù il prelibato contenuto. Prima un bicchiere. Subito dopo l’altro.
“E’un gioco da ragazzi Stella – aveva squittito al telefono Shana appena qualche giorno fa – puoi riuscirci anche tu! Devi cambiare vita, tesoro mio! Quale posto migliore di Los Angeles?”
Sorrido alla voce che si insinua nella mia mente, non mi era stato difficile darle ragione. Appena qualche giorno fa. Intercetto un altro cameriere e il suo bel vassoio pieno di champagne. Alla goccia. Attendo con ansia che queste maledette bollicine raggiungano la mia testa, stordendo i miei pensieri, distogliendo i miei freni inibitori.
“L’ho visto fare in un film. – ancora la voce di Shana ad insinuarsi nei miei pensieri – da non crederci, è successo proprio allo stesso modo!”
Perché non ho insistito a spiegarle che la vita non è un film?
“Guardami adesso, Stella! Ti sembro la stessa persona di quando ci siamo viste l’ultima volta?”
Si! Avrei dovuto risponderle di si, invece che civettare come una quindicenne alla vista della mia amica di sempre fasciata da un attillatissimo tubino Armani, tempestata di gioielli, presumibilmente diamanti o dio solo sa se esiste qualcosa di ancor più luccicante e costoso.
“Devi solo crederci tu per prima, oddio questi capelli, farai inorridire Ouidad con questa specie di cespuglio che hai in testa. Ma cosa ti hanno fatto in India? Oddio! Oddio! Non dirmelo! Non lo voglio sapere! Devi smetterla con questi viaggi assurdi, Stella! Devi sistemarti, trovare pace, proprio come ho fatto io!!!”
Ennesimo bicchiere di champagne accompagnato dall’ennesimo sorrisino allusivo. Faccio pratica. Non è difficile. Inizio a prendere confidenza con l’ambiente che mi circonda, una villa estremamente lussuosa, una piscina grande quanto un campo di football, fiori al profumo di vaniglia, ragazze magre come fuscelli su tacchi da capogiro, uomini in giacca e papillon, ragazzotti con camicie semi sbottonate e un’eccitante aria sbarazzina. Tutti rigorosamente allegri, muniti di fluite e tante bollicine. Sarà che ho perso il conto dei bicchieri che ho bevuto ma inizio a trovare piacevole questa atmosfera leggera e vuota. Sorrido ammiccante a destra e a manca cercando un posto anche per me in questo caos di gente che ride e brinda. Brinda e ride. Come se la vita fosse tutta qui.
“Deve essere davvero buono lo champagne a sto giro!”
Mi volto quasi di scatto al suono della voce vellutata che cattura la mia attenzione, sorrido in maniera automatica prima di riuscire a mettere a fuoco il viso del mio interlocutore. Decisamente troppe bollicine. Decisamente un sorriso troppo abbagliante quello che cattura i miei occhi.
“È come collezionare i bollini per una raccolta, Stella – ancora Sasha –  chi ottiene più punti è quello giusto. A quello devi puntare. Allora vediamo, prendi appunti. Punto primo: un bel sorriso. É sinonimo di pulizia, se i denti sono lucenti figurati il resto!”
Scuoto la testa allontanando la sua voce squillante dalla mia testa. Ancora quel sorriso. Due occhi neri e profondi che mi scrutano in attesa di una mia risposta. Sorseggio con lentezza un altro sorso dal mio bicchiere, inumidisco le labbra con la lingua e sorrido.
“Ne ho bevuti decisamente di migliori!”
Sorride. Labbra carnose. Un filo di barbetta.
“Punto secondo: le labbra. Non immagini neanche che soddisfazioni possono regalarti un bel paio di labbra morbide e carnose!”
“Te ne ho visti mandar giù un bel po’. Forse l’apparenza inganna.”
Non sai quanto. Ipnotizzata dai suoi occhi intreccio le mie dita alle sue, sorrido impercettibilmente avvicinando le mie labbra al suo orecchio.
“Che ne diresti di un tour della casa. Dicono che le camere da letto sono favolose!”

“Aspetta! Non andare via.”
Mordicchia il mio collo sillabando con voce roca ogni parola. Un brivido mi percorre la schiena mentre con fare sconnesso cerco di rivestirmi. La sua mano cerca le mie gambe, le schiude appena facendosi strada fino ai miei punti più sensibili. Gemo maledicendo me stessa. Mi abbandono all’ennesimo orgasmo che mi allontana prepotentemente dalla realtà. Mordo le sue labbra bisbigliandogli il mio godimento.
Forse aveva ragione Sasha, non è stato poi così difficile, e, di certo, non posso ammettere che non sia stato piacevole. Trovare una stanza da letto libera in questa mega villa, quello si che è stato complicato.
Prova a sfilare nuovamente il mio vestito, le sue mani fanno risalire con veemenza la stoffa lungo le mie gambe. Fisso le lancette del pregiato orologio alle sue spalle. Porca miseria. É tardissimo. Da quanto tempo siamo chiusi qui dentro? Sento la sua eccitazione crescere sotto di me. Non c’è tempo. Muovo il bacino con lentezza sorridendo sulle sue labbra. Devo andare. Lo sento spingere piano. Troppo piano. Gemo inarcando la schiena. Ho fretta. Mi aggrappo alle sue spalle dettando il ritmo di questo incontro. Sto perdendo tempo. Spinge più forte, gemendo al culmine del piacere perdendosi completamente in me. Mordo la sua spalla per non urlare mentre lo raggiungo.
Ancora ansimante bacio quelle labbra da cui non vorrei staccarmi mai più, accompagno il vestito lungo le gambe e mi allontano dal suo corpo. Non dovevo essere così brusca. Mi fissa spaesato. Un’espressione da cucciolo smarrito prende possesso del suo viso rendendolo ancora più eccitante. Respiro a fondo, posso farcela.
“Devo andare via!”
Senza degnarlo di uno guardo infilo alla svelta le scarpe, afferro la borsa lasciata cadere sul pavimento per la troppa foga del momento. Sento i suoi occhi persi su di me, mi bruciano la pelle con la loro intensità. Non posso farmi distrarre.
“Ma come…dove…che ho fatto di sbagliato?”
Un solo istante. I suoi occhi nei miei. Non posso farlo.


Senza dare alcuna risposta alla sua domanda apro la porta della stanza e mi confondo tra la gente che sembra non accorgersi di me. Mi concedo un altro fluite di champagne. Meglio due. Fingo di salutare qualcuno di tanto in tanto e con naturalezza salgo nella prima limousine che intercetto.
“Mi scusi signora, deve aver sbagliato auto. Sto aspettando il signor Brooks.”
La voce nasale dell’autista panciuto riempie l’abitacolo.
“Mi ha detto lui di usare la sua auto. Il mio autista ha avuto un problema. – al diavolo questo ciccione che continua a fissarmi-Mi porti al 4123, West Century Boulevard. Veloce. Le sembra che abbia voglia di perder tempo?”
L’uomo mi fissa sommesso per qualche istante, sforzandosi di apparire dispiaciuto, alza il vetro che lo separa da me lasciandomi nella lussuosa solitudine del divanetto in pelle. Si tratta decisamente bene questo signor Brooks.
É quasi l’alba quando oltrepasso la porta di casa, salgo di corsa le scale fiondandomi nella stanza armadio. Pochi gesti rapidi e tutto torna perfettamente al suo posto. Vestito. Scarpe. Borsa. Gioielli. Tutto perfettamente dove era prima. Come se nessuno li avesse toccati. Sorrido soddisfatta ammirando la staticità degli oggetti di fronte a me. Afferro il borsone poggiato di fianco alla porta d’ingresso ed esco fuori. Appena in tempo.

Storie ripescate, parole perse nel mio pc.
Mi piace rileggermi, spero non vi disturbi.
Buon Sabato

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