Parole e Storie

Può un bacio essere letale?


Questa volta era troppo anche per lei, la sua mente non poteva sopportare oltre. Lo aveva capito dal primo istante, lo aveva sentito nel profondo della sua essenza. Credeva di essere forte, lei. Pensava di poter gestire tutto, lei. Si era illusa di essere molto più di quanto, sempre più, ormai sapeva di essere. Lei. Un’anonima e comune mortale. Si era vista protagonista di una favola che mai più avrebbe potuto essere sua. Un dolore lancinante le lacerava il petto mentre una profonda voragine prendeva dimora al suo interno. Vuota. Non le sarebbe bastato urlare come una psicopatica di notte per alleviare l’atroce sofferenza che si era impadronita di lei, a nulla sarebbe servito stalkerare madre natura dalla finestra della sua camera durante il magico evento del susseguirsi dei mesi, a nulla sarebbe servito cercare di farsi violentare in vicoli oscuri, diventare crema di se stessa spalmata sull’asfalto in una rovinosa caduta in moto, sfracellarsi dall’alta scogliera della riserva.

Lui non sarebbe più stato più suo. Lei non lo avrebbe più guardato con gli stessi occhi.

Ora, più che mai, le era chiaro il vero motivo per cui non voleva che lei diventasse come lui, non avrebbe potuto continuare a fingere per l’eternità.

Fragile e insicura, aveva deciso per la prima volta di smettere di essere un’ameba in balia degli eventi e di prendere realmente in mano la sua vita. Aveva scritto una mail a sua madre, era sicura che Renee avrebbe in parte capito la sua decisione, aveva sempre sperato di riuscire a vedere una scintilla di personalità nel grigiume della sua unica figlia. Un misero bigliettino per Charlie, poche righe per ringraziarlo dei suoi silenzi e del suo aver evitato di buttare soldi mandandola da un bravo analista, dissipare il patrimonio degli Swan per inutili cure per salvarla dal suo destino le avrebbe distrutto l’esistenza. Aveva fissato il cellulare, scorrendo lentamente i numeri della sua rubrica nell’inutile speranza di trovare qualcuno a cui inviare un messaggio, qualcuno a cui davvero potesse interessare cosa avesse da dire, che folle paranoia avesse accompagnato i suoi pensieri questa volta, aveva optato per Mike, quanto meno avrebbe potuto comunicargli che lei non sarebbe andata a lavoro quel pomeriggio. Non aveva avuto il coraggio di dirgli che lei non sarebbe più andata a lavoro, cosa avrebbe pensato sua madre? Stava per inviare un telegramma ad Alice quando si era accorta che stava semplicemente procrastinando il momento. Non aveva più tempo. Sentiva i brandelli del suo povero cuore frantumato bruciarle nel petto, dopo tanto tempo qualcosa le bruciava dentro….e non era la voglia di farsi possedere brutalmente sul letto della sua cameretta, che tanto l’aveva vista disperarsi per quell’amore nato sotto una stella sbagliata!!!

Faceva male, troppo male.

Non poteva più sopportare quel dolore. Non voleva più sopportarlo.

Le era servita una rapida ricerca su Google per trovare la soluzione al suo male, il degno epilogo di quella travagliata sofferenza. Aveva sviscerato le varie opzioni nella vana speranza di riuscire a scegliere quella più epica…ci aveva miseramente rinunciato. Non le importava più il come, le importava farlo. In quel momento. Subito. Non doveva aspettare oltre.

Era corsa nel bosco, quello stesso bosco in cui lui l’aveva lasciata la prima volta, lo stesso in cui lo aveva visto brillare come la fatina di Peter Pan, lo stesso in cui si era sentita prelibato bocconcino per denti aguzzi. Era lo scenario perfetto, giunta nel bel mezzo della radura se ne era convinta. Si era adagiata su delle foglie secche, cercando di trovare la migliore postura che la sua goffaggine le consentiva, voleva sentirsi bella almeno in quel momento. Aveva respirato a pieni polmoni l’aria umida che la stringeva come una pesante cappa, si era concentrata sui rumori che la circondavano sentendosi parte integrante del paesaggio, si era resa conto che era proprio quello il modo in cui aveva vissuto la sua vita: era sempre stata parte della scenografia, mai della scena.

Un lungo respiro. Dolore.  La lama conficcata nel suo petto. Un dolore reale. Le mani ancora strette sull’impugnatura del coltello da cucina che aveva preso poco prima di uscire di casa. Acuto dolore. Il sangue che le aveva tinto di vermiglio la maglietta scolorita.

Si sentiva viva, mentre la vita lentamente si stava allontanando da lei.

Isabella Marie Swan aveva finalmente preso una decisione nella sua vita. 

Un’amaro sorriso si era disegnato sul suo volto mentre con poca grazia il suo corpo si accasciava nella nuda terra pronta ad accoglierla. Aveva atteso dolorante di esalare l’ultimo respiro, crogiolandosi nel dolore che aveva accompagnato la sua esistenza.

Dolore infinito.

La sua mente masochista aveva continuato a prendersi gioco di lei anche negli ultimi momenti della sua vita riproponendole, come un film drammatico, quelle immagini che le avevano distrutto l’esistenza, quelle immagini che le avevano lacerato l’anima portandola a quell’estrema decisione. Quelle immagini che l’accompagneranno anche nel suo riposo eterno.

Si era svegliata decisamente presto quel giorno stupendosi di non trovare gli occhi di Edward, come su fanali, incollati su di se; si sentiva inquieta e sola, abituata a sentirsi osservata per l’intera notte, non riusciva a muovere un passo senza i suoi occhi fissi sul suo esile corpo. Aveva inspirato a fondo l’aria poco profumata della sua stanza, prendendo il coraggio di alzarsi per aprire la finestra. I vampiri posso sentire gli odori? Non le era ancora chiara tutta la faccenda. A mala voglia si era avvicinata all’infisso aprendo lentamente un’anta, una folata di vento aveva spostato la tenda svelandole la raccapricciante scena: le labbra di Edward stavano baciando una bocca che non era la sua, le sue mani si muovevano su una schiena che non era la sua, le sue braccia avvolgevano un corpo che non era il suo. Era rimasta incollata a fissare la scena, sentendo uno strano calore nascere nelle sue viscere. Non aveva mai visto Edward abbandonarsi a una tale passione, fremere di desiderio al tocco di quelle mani che no, non era le sue.

“Non possiamo continuare in questo modo, Edward, devi dirglielo!!!”

Non poteva credere a quello che stava vedendo, ancor meno a quello che stava ascoltando.

“Non è così facile, lo sai bene. Ne morirebbe!”

La voce di Edward non nascondeva il dolore di quella triste verità.

“Mi sento morire io ogni volta che ti vedo con lei. Non ci pensi a me?”

Non poteva essere vero. Era uno scherzo.

“Jake, sei tutta la mia vita, lo sai. Ho solo bisogno di tempo!!!”

Le labbra carnose dell’adorato amico di La Push avevano cercato con bramosia la gelida bocca di Edward. Si era sentita così stupida in quel momento, sapeva benissimo quanto Jacob soffrisse nel vederla insieme ad Edward ma si era scioccamente convita che fosse il suo amore per lei a tormentarlo, in un istante tutti gli sguardi da dolce cucciolo di Jake avevano assunto una sfumatura diversa.

“Ti amo, Edward!”

“Ti amo anche io, Jake!”

Quanto può essere letale un bacio?

Troppo!

Adesso Bella lo sapeva!!!

Momento leggerezza.

Ho sempre amato stravolgere la realtà, modificare i finali delle storie esistenti.

Spero di non avervi annoiato.

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6 thoughts on “Può un bacio essere letale?

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