Parole e Storie

Parola magica


“Puoi anche continuare a guardarmi le gambe, non si apriranno per magia!”

Sorrido sfacciata sollevando leggermente il bicchiere dal bancone del bar, il mio sguardo penetra il liquido increspato dal movimento lento della mia mano scontrandosi divertito contro i suoi occhi.  Un ampio sorriso sul suo viso, quasi  una risata smorzata. Sistema la visiera del berretto chinando lievemente il viso, scuote il capo prendendosi il suo tempo, tenendomi bloccata nel mio. Ho sempre odiato le attese. Sorseggio ansiosa.  Non immaginavo di desiderarlo cos tanto,  non lui,  non adesso.

Mi concedo ancora un sorso, continuando a fingermi padrona della situazione, dominatrice di questo gioco pericoloso che già so finirà per far male solo me.

Passa una mano tra i capelli, decisamente più lunghi di quanto li ricordassi, più lunghi di quando le mie mani li hanno accarezzati l’ultima volta ignare di quanto un giorno avessi potuto desiderare di vedere le mie dita intrecciate in quella chioma corvina.

Gli orridi quadretti della sua camicia, lasciata lievemente slacciata, mi stanno ipnotizzando;  mi mordo le labbra inseguendo la linea del suo collo, liscio e invitante sembra fatto apposta per accogliere le carezze che la mia bocca e la mia lingua saprebbero donargli.

La sua mano sulla mia coscia mi fa trasalire riportandomi di colpo alla realtà, un brivido mi attraversa l’anima colpendomi come una frustata.

“Potresti dirmi la parola magica allora!”

Sorride. Le labbra umide e semiaperte, come se fossero  in attesa,  gli occhi fissi nei miei ardono di desiderio, ogni muscolo del suo viso sembra essere in tensione mentre la sua mano si fa sempre più audace. Schiudo le gambe inumidendomi le labbra lascivamente, ancora un lungo sorso di vodka senza distogliere i miei occhi dai suoi, le sue dita sempre più padrone della mia pelle. Mi strappa il bicchiere di mano in un moto violento impossessandosi della mia bocca, preme le sue labbra sulle mie famelico, non mi lascia tempo e spazio per una contromossa, mi ha completamente reso schiava della sua passione. Sposta lo sgabello su cui sono seduta, girandomi verso di lui. Si avvicina deciso posizionandosi tra le mie gambe ormai oscenamente pronte ad accoglierlo. Non mi importa più di nulla ormai: voglio essere sua!

Le mie mani impazzite corrono sul suo corpo, accarezzano il suo petto fino a conoscerne ogni muscolo, scendono verso i suoi jeans slacciandoli con bramosia.

Mi ferma. Si sposta da me lasciandomi stravolta e vuota, incapace di respirare se non la sua aria. Ansimo con le labbra schiuse, le guance arrossate dall’eccitazione, gli occhi lucidi dalla frustrazione. Sorride soddisfatto regolarizzando il suo respiro. Allungo una mano per tirarlo nuovamente a me, con un rapido movimento la blocca fissandomi con un’espressione che non riesco a decifrare, le sue labbra rapiscono le mie dita, sento la lingua carezzarle e un lento calore riempirmi dall’interno.

“Sto impazzendo, Jay. Ti voglio.”

Non posso averlo detto sul serio. Non io. Non a lui. Non in questo squallido bar.

“Parola magica, Izzie!”

“Voglio essere tua!”

Ancora quel sorriso magnetico sul suo volto, quel brillio nei suoi occhi, ancora le sue mani sul mio corpo, ancora le sue labbra sulle mie mentre con decisione finalmente prende possesso del mio corpo, della mia anima, della mia essenza più profonda, mentre mi accompagna alle porte del Paradiso e mi abbandona nella profondità degli Inferi nel medesimo istante, mentre mi annullo ad ogni sua spinta invocando il suo nome come fosse quello del mio Dio, mentre le mie unghie segnano la sua pelle lasciandogli il mio marchio, mentre inconsapevolmente diventa sempre più mio.

“Allora Izzie!!! Quale era la parola magica?”

Scuoto la testa svegliandomi dal sogno ad occhi aperti in cui mi ero persa, sento le guance colorarsi prepotentemente di rosso quando i miei occhi si scontrano con quelli di Jay che continua a fissarmi con aria buffa e impaziente.

“Eh? Di che parli?” – la voce esce quasi roca dalle mie labbra costringendomi a dissimulare con qualche colpo di tosse.

Jay sfila il bicchiere che ho tra le mani, scuotendo la testa con disappunto, sistema la visiera sul suo viso coprendo i suoi occhi che sento carichi di delusione. Sorrido timidamente intrecciando le mie dita alle sue.

“Questa volta devi scoprirla tu!”

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9 thoughts on “Parola magica

  1. E’…… un bellissimo il pezzo. Vorrei commentarlo, non me ne volere, cerco solo di leggere tra le righe. C’era una volta ….”Apriti Sesamo !” e quella porta si apriva. Spesso le parole funzionano, non sempre. In quella riunione con Jay è successo come nelle riunioni dei manager americani. Alle scuole di manager insegnano infatti che le migliori riunioni sono quelle dove si è già deciso tutto prima. Quella volta la parola magica non è stata necessaria. Era già deciso da prima.

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  2. Devi creare una struttura dove inserirli, magari ne esce qualcosa di carino, sennò ci avrai provato e fatto esperienza. Le basi ci sono. A volte si devono chiudere gli occhi e buttarsi. Tanto cosa c’è da perdere? Un po’ di tempo? Ma se ti sarai divertita ne sarà valsa la pena. A volte le storie nascono così per gioco .

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  3. La storia sarebbe una cosa a parte rispetto a questi brevi brani, in realtà esiste…è da correggere per lo più. Davvero è una questione di coraggio farla leggere o quanto meno farla girare

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  4. Non ci devi pensare. Se credi che la storia sia solo da correggere fallo, e poi buttati. E non aver paura di cadere, ti rialzerai. Il mondo dell’editoria a volte è crudele, matutto dipende dalla domanda e dall’offerta.

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