Pensieri Sparsi

Posso chiamarti?


A volte ho la sensazione che tutte le parole del mondo mi siano state date in dono e sia mio compito dare loro nuova vita in questo mondo.
Un modo romantico per giustificare quanto, in realtà, io ami parlare [o scrivere].

L’essere stata costretta [dalla paura di non poter parlare] ad aggiungere minuti al mio piano tariffario di questo mese, mi ha portato indietro nel tempo, quando le lunghe telefonate dal cellulare erano solo un miraggio e si aspettava di essere sole in casa per stare ore e ore al telefono con un’amica, pregando in aramaico e inventando scuse assurde ogni qualvolta il postino consegnava la bolletta. Maledetto.

“Ma sei ancora al telefono?”

Quante volte ho sentito mia madre urlarmelo dal piano di sotto, ogni qualvolta provava a fare una telefonata e, alzando il ricevitore, si ritrovata inondata dalla leggerezza delle mie chiacchiere adolescenziali. Non importava se avessi lasciato la mia migliore amica solo poche ore prima, la telefonata pomeridiana era un rito a cui non potevamo assolutamente rinunciare, un bisogno di connessione che  non riuscivamo a saziare con squilli e messaggi. Avevamo bisogno del suono delle parole, del rumore delle risate, dello stridore dei nostri pensieri che si scontravano.

Posso chiamarti?

Chiedo il permesso, resto una persona educata, ma al suono delle parole davvero non riesco a rinunciare, ora come allora. E’ di tendenza ricordarsi quanto sia bello parlare faccia a faccia dinanzi ad un bel caffè, sentirsi anticonformisti e guardare con disgusto la tecnologia che ci sta ammaestrando come scimmiette; eppure chi potrebbe davvero rinunciare ad una telefonata al giorno d’oggi? Io di certo no, potrei impazzire se non avessi la possibilità di raggiungere, almeno con la voce, le persone a me care.

Non riesco neanche ad immaginare un mondo in cui, in un momento di gioia assoluta, io non abbia la possibilità di sentire quelle voci a me amiche, non possa ricevere quegli abbracci virtuali, non possa annullare le distanze e ritrovarmi ad urlare di gioia come se fossimo l’una di fronte all’altra, come se attraverso la linea telefonica la mia felicità possa essere trasmessa con il solo trillare della mia voce.

Non riesco neanche ad immaginare un mondo in cui, quando la rabbia o la tristezza mi afferrano decise a buttarmi giù, io non possa fare la mia ultima telefonata, chiedere sostegno, trovare conforto, sentire che andrà tutto bene. Non posso pensare di ritrovarmi a piangere da sola quando lo sconforto arriva all’improvviso, non posso non consolare un’amica che ha bisogno di me solo perché tra di noi ci sono centinaia di chilometri di distanza.

Si dice che “Il caffè è una scusa per dire ad un amico che gli vuoi bene“….

…”Posso chiamarti?” potrebbe essere il nome di un buon caffè.

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13 thoughts on “Posso chiamarti?

  1. Pensa all’utilità se certi mezzi li avessimo avuti anni fa. Quante cose si sarebbero potute evitare. La tecnologia non è da demonizzare, tutto sta, come sempre, nell’uso che se ne fa. E poi, diciamolo francamente, ognuno è libero di fare ciò che crede. L’importante è non sconfinare nelle libertà altrui.

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  2. Mai fidarsi di quando Angel chiede :posso chiamarti? Solo cinque minuti.
    Perché i cinque minuti diventano un fiume in piena di parole e di discorsi che non sentivi il bisogno di fare prima di iniziarli. E poi inizi a chiederti come hai potuto non raccontare prima quella determinata cosa, come hai potuto aspettare così tanto.In un mondo in cui prendiamo un caffè oggi ci è precluso non può mancare il posso chiamarti. E io non potrei essere più d’accordo che così

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  3. Posso chiamarti 5 minuti, faccio presto? 😂 e restarono a telefono per almeno 2 ore. Siamo certe di sfruttare le promozioni che attiviamo, è quella la vera ragione. ♡

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  4. Ricordo quel mondo in cui per chiamare era necessario avere un gettone telefonico e cercare una cabina considerando che il telefono di casa aveva il lucchetto ed era comunque in cucina e la privacy era una parola che non esisteva!

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