Pensieri Sparsi

Am I your person?


Faccio parte della generazione cresciuta guardando Grey’s Anatomy.
Lo dico quasi come fosse un’ammissione di colpa, e in questi giorni, forse, lo è davvero perché scegliere un telefilm ambientato in un ospedale in cui muoiono più dottori che pazienti qualche strana turba psichica deve nasconderla.

Guardare una serie televisiva per oltre dieci anni, indubbiamente, condiziona a livello radicale la psiche; involontariamente si assimilano le vite dei protagonisti come qualcosa di reale o quanto meno di realisticamente accadibile dimenticando, nei casi peggiori, che si tratti di pura finzione. Ammetto, non con poca vergogna, di aver sperato di incontrare il mio Dottor Stanamore nei corridoi degli ospedali in cui ho transitato e di aver odiato il mio medico di base per il suo essere così dannatamente lontano dal poter far parte del cast del suddetto telefilm. Con non meno vergogna, confesso di aver chiesto in maniera indiscreta ad un’amica infermiera se, anche nell’ospedale in cui lavora, fosse uso comune chiudersi in una delle stanzette degli inservienti e dilettarsi come se non ci fosse un domani.

E poco importa se, dopo avermi fatto credere per anni che l’amore può essere eterno anche se lui l’ho incontrato una sera come tante in un bar, lui muore in un modo così stupido da lasciare solo amarezza e delusione; poco importa se dopo aver reso un misero post-it simbolo dell’amore assoluto, dopo essersi salvato da sparatorie e disastri aerei improbabili, lui muore come il più sfigato dei personaggi e lei semplicemente scappa via per nove mesi. Poco importa se dopo case fatte di candele con una precisione da far invidia ai grandi architetti e scene strappalacrime in uno stupido ascensore, il lieto fine sia stato distrutto così miseramente. Poco importa…perché, dopo Meredith e Derek, nessuna donna potrà mai smettere di aspettare l’arrivo di quello giusto a cui poter finalmente dire in lacrime: “Pick me. Choose me. Love me.”

Sono di quella generazione cresciuta con una frase divenuta quasi un credo: Sei la mia persona. Come se questo solo potesse spiegare il tutto, le incomprensioni, le liti, i pianti. Sei la mia persona…anche quando il veleno che ci buttiamo addosso è talmente pesante da far davvero male. Sei la mia persona…perchè ci siamo scelte, o il destino ha scelto per noi; perchè di punto in bianco è diventato così ed è complicato anche solo provare a capirne il motivo. Sei la mia persona…quando le risate e gli abbracci fanno scivolare il male delle parole, quando anche a distanza so che ci sei e sai che ci sono. Sei la mia persona…e sono meno sola, e sei meno sola.

Sono una di quelle che, per qualche recondito e disperato motivo, si è affezionata a quella frase nel corso degli anni; l’ho presa e fatta mia come se, di punto in bianco, anche la mia vita potesse essere una specie di telefilm. Sei la mia persona. Messaggi e foto, lacrime e malinconia. La trasposizione televisiva  di qualcosa di reale, qualcosa di tangibile che, quasi per magia, in un processo osmotico inverso prendeva vita settimana dopo settimana sullo schermo. Sono una di quelle persone che ha sofferto più per la dipartita di Cristina che per la morte di Derek perché, dopo dieci anni, la mia persona non può semplicemente fare le valigie e andare via.

Sono una di quelle che in uno strano lieto fine ci spera ancora, una di quelle che, anche se razionalmente non ha mai creduto in stronzate del genere, emotivamente si è affezionata all’idea di avere qualcuno di speciale al mondo. Non uomo, ma una persona…la mia persona. E, anche se persa in un misterioso limbo di pensieri oscuri, voglio credere di non averla persa…non ancora.

Voglio credere che non mi abbia perso…non ancora.

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One thought on “Am I your person?

  1. Mai conclusa la visione di “Grey’s anatomy” e nemmeno posso dire di esserci cresciuta, ma non è questo il punto.
    Shonda Rhimes sa scrivere, e saperlo fare significa a volte toccare vertici di universalità quasi magici. La tua persona lo sa.

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