Pensieri Sparsi

Anche le mie ansie, hanno l’ansia.


Non ho ancora capito se dare un nome al proprio nemico lo renda meno spaventoso; conoscere il suo nome non mi aiuta a sconfiggerlo, forse lo rende più familiare, meno misterioso, ma mai meno potente. Un nome lo rende condivisibile, unisce nella battaglia, ma è nella lotta che siamo soli. Forse quel nome mi avrebbe aiutato quando ero bambina, quando mi mettevo a letto la sera prima delle lezioni di pianoforte e provavo a dormire: chiudevo gli occhi concentrandomi sul suono della televisione per intontire i pensieri e lasciarli fluire via dalla mia mente, stringevo il mio peluche quasi fino a strangolarlo nella vana speranza di trovare in esso la consolazione di cui sentivo di aver bisogno, mi rigiravo nel mio lettino non riuscendo a capire cosa stesse accadendo al mio stomaco, cosa lo comprimesse così tanto quasi fino a far male. Forse quel nome mi avrebbe aiutato a capire che quel peso al petto e quella sensazione che non sapevo spiegare non erano dovuti all’influenza, non erano capricci per restare a casa l’indomani, non era un modo per attirare attenzione…erano dannatamente reali e, ad una bambina, facevano paura. Erano li, tutta la notte e ancora al mattino, per tutte le ore di lezione, fino a quando con i miei spartiti in una borsa andavo a lezione. Era in quel momento che divenivano più forti, il dolore allo stomaco mi toglieva il respiro e le dita erano quasi pietrificate quando sfioravo il piano per la prima nota. Era un istante: o io o il mio nemico. A me la scelta: le mie dita le mie armi, la mia mente la mia difesa. Ad una bambina è difficile credere. Era complicato, in quel tempo, dare un nome a quelle sensazioni. Ansia.

Alcune persone la ricevono in dono sin dalla culla: biberon, pannolini, carillon… e ansia. Altre la incontrano tra i banchi di scuola, negli occhi di un professore o tra le lacrime del primo amore, quando sembra che quello che si possiede non è mai abbastanza, quando appare tutto sbagliato, approssimativo, quando il vuoto ricopre il tutto e sembra che non si riesca a smettere di annegare.

Ad altri la presenta la vita con la sua imprevedibilità, come un cameriere imbronciato che ti porge il conto dopo aver mangiato tanto, forse troppo. In un bel giorno di sole lei decide di mostrarti quanto poco basti per l’arrivo di una tempesta, quanto poco serva per cancellare tutto ciò che avevi progettato nella tua mente. Un alito di vento e, come un castello di carte in un uragano, tutto diviene labile, effimero e tu resti aggrappato, semplicemente, a quello che non c’è.

E’ un insistente promemoria. Una costante paura dell’errore. Un’invadente compagna di viaggio. La più potente delle debolezze.

Ci sono mattine in cui mi sveglio e so che, per quel giorno, non sarò sola. Apro gli occhi, tiro un lungo respiro e lascio che lo stomaco accolga tutto il suo maledetto peso. Osservo il mio viso allo specchio e mi ricordo che è solo un altro giorno, che è tutto nella mia mente. Sorrido perché so che è quella sensazione che mi terrà compagnia tutto il giorno, sarà seduta accanto a me in auto, mangerà al mio tavolo a pranzo e cena, guarderà la tv insieme a me tenendo occupati tutti i miei pensieri, accompagnerà ogni mio passo rendendolo più pesante. Eppure sorrido perché so che non mi fermerà.

Come da bambina, quando le mie mani iniziavano a sfiorare i tasti del pianoforte e il mio nemico diventava musica. Come quando, incredula, suonavo l’ultima nota e imbarazzata facevo il mio inchino.

Sorrido spaventata esattamente come in quel momento. Ho paura, ma so che sono più forte io. Sempre.

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5 thoughts on “Anche le mie ansie, hanno l’ansia.

  1. Io non le ho mai avute, però mi capita che ansia mi viene all’improvviso come esempio per un concerto o fare cose nuove. O anche mi é capitato per strada di avere ansia.

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  2. Sicché hai studiato pianoforte 😀
    Per quanto riguarda l’ansia ci convivo anche io da tempo, anzi, da bambino ricordo un anno in cui mi svegliavo la mattina e vomitavo succhi gastrici…, metà della quinta elementare l’ho passata a casa.

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